Justine Lévy, figlia del filosofo Bernard-Henry Lévy, ripercorre e trasfigura nella narrazione reali vicende autobiografiche: l'amore per Adrien (al secolo Rafhaël Enthoven), nato... continua
narrazione reali vicende autobiografiche: l'amore per Adrien (al secolo Rafhael Enthoven), nato nell'adolescenza e proseguito nell'eta adulta, l'incontro di Adrien con ...
narrazione reali vicende autobiografiche: l'amore per Adrien (al secolo Rafhaël Enthoven), nato nell'adolescenza e proseguito nell'età adulta, l'incontro di Adrien con ...
narrazione reali vicende autobiografiche: l'amore per Adrien (al secolo Rafhaël Enthoven), nato nell'adolescenza e proseguito nell'età adulta, l'incontro di Adrien con la
promettente ménage con una parrucchiera, afflitto da nausee ricorrenti va a farsi visitare. La dottoressa gli dice che è incinto. Ma come è possibile? Non si sa, tant'è vero che sulle prime i medici diagnosticano
Una Opinione di christie su Niente di grave (Justine Lévy) 22 Maggio 2005
La valutazione di questo autore:
Contenuti
piacevoli
Vantaggi:
un romanzo autobiografico molto coinvolgente
Svantaggi:
se cercate una lettura d'evasione, state alla larga da questo libro !
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Sì
Opinione completa
"Amare non vuol dire somigliarsi. Amare non vuol dire essere uguali, comportarsi come gemelli, credere di essere inseparabili. Amare non è avere paura di lasciarsi o di smettere di amarsi. Amare è accettare di cadere da soli, e rialzarsi, da soli."
La fine di una storia, spesso, è l'occasione per fare un bilancio della propria vita. Se, poi, era la storia della tua vita, con un uomo che hai amato sin da quando eri poco più che una bambina e che è diventato presto, forse troppo presto, tuo marito, il bilancio è epocale. Questa è la situazione in cui si ritrova Louise, una giovane parigina, con un lavoro in una casa editrice, che, in questo monologo, mette in discussione tutta la sua vita. Non soltanto la lunga e tormentata storia d'amore con Adrien, che l'ha lasciata per mettersi con l'ex del padre di lui, ma anche il rapporto che Louise ha con suo padre, molto, troppo stretto ed esclusivo, o il confronto con la madre, splendida come una modella, mentre Louise si vede sempre grassoccia e imbranata. Un cumulo d'insicurezze, ansie, paure, immaturità che l'hanno spinta verso l'abuso di droghe e farmaci e un aborto non voluto ma "imposto" dal marito, allora in piena ascesa lavorativa. Louise ha la correttezza morale di non affibbiare tutte le colpe e le origini dei suoi problemi ai genitori o all'ex marito. Perché se loro l'hanno delusa, usata o non l'hanno compresa, la colpa, se di colpa si può parlare, è anche sua, di Louise, del suo orgoglio, che le ha permesso di chiedere aiuto solo una volta toccato veramente il fondo. Come si dice, "Forte non è chi non cade mai, ma chi cade e trova la forza di rialzarsi". Louise si rimbocca le maniche, si fa curare, esplora ed esamina i suoi pensieri, le paure più profonde, le ferite della sua anima e, resa sicura anche da un nuovo amore, più maturo e sicuramente più vero di quello dell'ex marito, ritrova, o forse trova per la prima volta, la serenità.
Normalmente, il romanzo intimista e tristissimo non fa per me e mi tengo lontana da questo genere di libri. Ho sfogliato "Niente di grave" nel reparto libri di un supermercato, attratta più dal titolo che dalla copertina. L'ho comprato con molte riserve, temendo si rivelasse una "palla". Al contrario, "Niente di grave" è un libro che si divora, pieno di sentimento, di riflessioni e d'autoironia, una dote che, secondo me, è indispensabile per uscire fuori dalla disperazione. Credo che, come me, molte donne si ritroveranno almeno in qualcuno dei problemi e dei pensieri di Louise, sull'amore e sull'autostima, sul matrimonio e il tradimento, sui chili di troppo o sull'infelicità. Se, da una parte, "Niente di grave" non è per nulla una lettura leggera e svagata, dall'altra è meno triste di quel che la mia descrizione possa far pensare, perché, anche se la protagonista soffre e passa da un guaio all'altro, alla fine ce la fa: riesce a rincollare i cocci della sua vita, capisce che il passato è passato ed è inutile rimuginarci troppo.
"Niente di grave" è un romanzo autobiografico. L'autrice, Justine Lévy, ha veramente un padre ingombrante (il filosofo e scrittore Bernard-Henry Lévy, famosissimo in Francia), una madre ex attrice molto bella ed è stata realmente lasciata dal marito, Raphael Enthoven, anche lui "figlio di", a causa di una modella, Carla Bruni. Insomma, leggendo il libro, non è facile capire quanto sia dovuto alla fantasia e quanto al vissuto dell'autrice, che però, in un'intervista, ha tenuto a ribadire che "Niente di grave" è comunque un romanzo e che, quindi, non tutto quel che è descritto nel libro le è successo veramente. Justine Lévy ha scritto, nel 1995, un primo romanzo autobiografico, "Incontro", con anch'esso protagonista Louise. L'ho comprato prima ancora di finire questo! Spulciando per Internet, ho appreso che Justine ora ha un figlio, nato dal nuovo amore, e una casa in Camargue, entrambi desiderati dalla sua alter ego letteraria, Louise…buon per lei!
"Di colpo mi sono sentita come un bruco bocciato all'esame di farfalla."
Justine Lévy "Niente di grave" Frassinelli 184 pagine 13,00 €
Vantaggi: interessante preludio al secondo romanzo dell'autrice Svantaggi: stile ancora acerbo
...Qualche mese fa ho letto, scoprendolo per caso nel reparto libri di un supermercato, un volume di JustineLévy, "Niente di grave". In un lungo monologo, la protagonista, Louise, alter ego della scrittrice, parla della sua discesa all'inferno e ritorno. Fragile, insicura, instabile, Louise racconta della sua storia d'amore con l'ex marito, sposato da giovanissima, della sua dipendenza dai farmaci, del suo problematico rapporto con i genitori, l'uno più ingombrante dell'altra. In genere, mi tengo lontana da questo tipo di romanzi, che cadono spesso nello stucchevole o nel sentimentale. Invece, "Niente di grave", che aveva attirato la mia attenzione grazie alla copertina, mi è piaciuto molto. L'ho trovato profondo, triste ma anche dolce, con un finale rasserenante. Così, non ho potuto fare a meno di comprare subito l'opera d...
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Gli utenti Ciao hanno valutato questa opinione mediamente molto utile
Alice Classification: LETTERATURE STRANIERE: TESTI
Editore: Frassinelli
Data di pubblicazione: 2005
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Justine Lévy, figlia del filosofo Bernard-Henry Lévy, ripercorre e trasfigura nella narrazione reali vicende autobiografiche: l'amore per Adrien (al secolo Rafhaël Enthoven), nato nell'adolescenza e proseguito nell'età adulta, l'incontro di Adrien con la bellissima Paula, famosissima top-model e amante del padre (Carla Bruni), la disperazione di chi ha perso l'amore della vita e che ora si lascia vivere senza vivere, attende sapendo che non c'è nulla da attendere.
Il vero nome di Jaeckie Zucker è Jakob Zuckermann, ma ormai nessuno lo chiama più così. Il nome ci fa pensare subito alla sua origine ebraica, ma, come afferma egli stesso, dal 1961 (anno in cui la madre, insieme al fratello maggiore Samuel era fuggita... continua