... Oggi riassaporo l’esperienza mistica del top score grazie a “Noi due sconosciuti” (2007), italiana rielaborazione - una volta tanto accettabile - di “Things We Lost in the Fire” (le cose che abbiamo perso nel fuoco), titolo originale dell’opera di Susanne Bier, 51enne danese, autrice anche ... Leggi l'opinione
belleinterpretazioni dell?anno in questo impegnativo film acclamato dalla critica. Audrey (Berry) è reduce da una terribile perdita, e impulsivamente invita Jerry (Del Toro), un amico di lunga data in piena crisi, a stare con lei e coi suoi due figli. Grazie all?aiuto e al sostegno reciproco, Audrey e Jerry riscoprono la speranza e la felicità nelle loro nuove vite. Diretto dalla regista candidata all?Oscar® Susanne Bier (Dopo il matrimonio), prodotto dal premio Oscar® Sam Mendes, e con la partecipazione del vincitoredel Golden Globe® David Duchovny (X Files), Noi due Sconosciuti è un film molto toccante ed emotivamente sincero.Regista:: Susanne BierAttori: Halle Berry;Benicio Del Toro;David Duchovny;Alexis Llewellyn;Micah Berry;Alison Lohman;Robin Weigert;Paula Newsome
Paramount| DATA DI USCITA: 03/01/2011| ETA CONSIGLIATA: Tutti| DURATA: 113 min| TITOLO IN LINGUA ORIGINALE: Things We Lost In The Fire| DATI TECNICI: Wide Screen - Dolby Digital 5.1 - Area 2 (Europa/Giappone)| DESCRIZIONE: I coniugi Burke, Brian e Audrey, sono sposati da undici anni, hanno due figli piccoli, una bella casa e una situazione economica agiata. Sono molto affiatati, l'unico argomento di discussione tra i due riguarda le visite che Brian fa regolarmente all'amico d'infanzia Jerry, un tossicodipendente che non visto di buon occhio da Audrey. Finch Brian non muore improvvisamente...
certo punto che esiste un mondo parallelo, in cui il partner conduce, silenziosa e segreta, un'altra vita. In quel mondo la persona che si pensava di conoscere in ogni
certo punto che esiste un mondo parallelo, in cui il partner conduce, silenziosa e segreta, un'altra vita. In quel mondo la persona che si pensava di conoscere in ogni
Una Opinione di Bugsy su Noi due sconosciuti (S. Bier - USA, Gran Bretagna 2007) 15.02.2012
La valutazione di questo autore:
Vantaggi:
Interpretazione esaltante di Benicio Del Toro; la musica
Svantaggi:
La vicenda non sorprende per originalità . . . ma che importa?
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Sì
Opinione completa
Quell’uomo è ubriaco. Picchia la moglie sul bordo della strada. La prende a calci e lei piange, grida, implora. «Aiutatemi! Qualcuno mi aiuti!». L’altro uomo sta per salire in automobile, il gelato per i figli in mano, custodito in una vaschetta termica. Si volta di scatto. Resta fulminato dalla scena e d’istinto interviene. Afferra dalle spalle l’ubriaco e lo strappa da sopra la donna ferita e in lacrime. Dice «Lei stia ferma lì, signora». Poi si volta e riesce a calmare l’energumeno. Torna verso la donna, per vedere come sta, mentre col telefonino tenta di chiamare un’ambulanza. Ma alle sue spalle l’altro si avvicina con una pistola in mano e fa fuoco.
Scusate la seguente eccessiva lunghezza, ma quando ci riprendo la mano poi mi gaso.
Finalmente un film da cinque stellette, visto l’altra sera in dvd. Era un bel po’ che non mi capitava di scrivere di una pellicola con tanto oro a luccicare. Un sacco di tempo, anche perché su ‘Ciao’ sono tutt’altro che costante. Per la precisione mi tocca risalire al 3 maggio 2004, quarantasette opinioni fa. Era “Kill Bill”, Quentin Tarantino e scusate se è poco. Tengo a precisare che i film da valutazione massima per me sono quelli che ho ciclicamente voglia di rivedere e che acquisto in dvd. La cosa, talvolta, capita anche con molti ‘4 stellette’ e persino con qualche ‘3 stellette’. Oggi riassaporo l’esperienza mistica del top score grazie a “Noi due sconosciuti” (2007), italiana rielaborazione - una volta tanto accettabile - di “Things We Lost in the Fire” (le cose che abbiamo perso nel fuoco), titolo originale dell’opera di Susanne Bier, 51enne danese, autrice anche di pellicole quotate come – fra altre – “Non desiderare la donna d’altri” e “Dopo il matrimonio”, che comunque io non ho visto. A dire il vero “Noi due sconosciuti” è l’unica ‘fatica’ della Bier in cui mi sono imbattuto, previa accurata documentazione.
C’è una ‘famiglia felice’, i Burke: papà Brian (David Duchovny, mister X-Files per intenderci), mamma Audrey (Halle Berry, di una bellezza ingrata), figlioletta Harper (l’allora 10enne Alexis Llewellyn, carina e spontanea) e figlioletto Dori (l’allora 8enne Micah Berry, anch’egli ben ‘allevato’ per la parte). Abitano sereni in una bellissima villa a Seattle, Usa, circondati da un grande giardino ricolmo di vegetazione. Peccato che una sera papà – pungolato dal figlio proprio mentre è all’opera per regalarsi una mezz’ora di ‘svago’ con la moglie – esce per comprare il gelato. Della serie: «Tu amore non muoverti da lì, resta così come sei, perché sarò di ritorno prima che te ne accorga». Invece papà Brian non torna più. Il giorno del funerale, durante il tradizionale rinfresco all’americana, suo malgrado Audrey si ricorda che deve assolutamente avvertire Jerry (Benicio Del Toro). Un avvocato precipitato (lo script sceglie di non dire perché) nel burrone della tossicodipendenza. Condizione che non l’aveva privato del rispetto e delle premure proprio di Brian, suo miglior amico fin dall’infanzia col quale, nonostante tutto, ancora s’incontrava di tanto in tanto a dispetto della contrarietà di Audrey.
La vicenda - non particolarmente originale - cammina sul percorso della collettiva elaborazione di un lutto sfibrante, che ognuno dei protagonisti affronta con la propria sensibilità. Ma in questa sede va chiarito che il film offre soprattutto una magistrale interpretazione di quel fenomeno di nome Benicio Del Toro (cito solo un tris di circostanze, giusto per meglio rendere l’idea ai meno assidui del pianeta-cinema: “Traffic” [tra il 2000 e il 2001 Oscar più Golden Globes come miglior non protagonista e premiato a Berlino come miglior attore], “21 grammi” [nomination all’Oscar 2003 come miglior non protagonista], “Che - L’argentino”, [Palma d’Oro a Cannes 2008 come miglior protagonista]).
Di film che chiamano in causa la tossicodipendenza ne sono stati girati tantissimi. Senza arrovellarmi mi vengono in mente “Cristiana F. - Noi i ragazzi dello zoo di Berlino” (1981), “Trainspotting” (1993) e lo stesso “Traffic” (2000). Ma mentre osservavo l’attore portoricano mettere in scena un uomo devastato dall’eroina e recitare una crisi d’astinenza, ho capito che quello lì, secondo me, era il più bravo di tutti. In quest’opera filmica Del Toro manovra nella vicenda con una performance esaltante, con un’alzata di sopracciglio o una strizzata d’occhi, con un sorriso amaro o un volto sfigurato dal dolore. L’handicap che deriva dalla scelta della versione parlata in italiano (causa mie imperdonabili carenze anglofone), è in parte alleviato dal doppiaggio di Francesco Pannofino, a mio avviso il migliore dell’attuale scuola italiana, invidiata nel mondo. Il film, però, non sarebbe così bello se intorno a Benicio non avessero lavorato con padronanza di mezzi, attori navigati (per la scheda rimando a centinaia di siti) a cominciare dalla stessa Halle Berry, commovente e irritante al contempo nei panni di una donna che non riesce a fare un passo per uscire da una disperazione debilitante e allucinogena.
Icastica e - in contrasto col dolore che impregna la gran parte della vicenda - anche lenitiva, la colonna sonora a base di abbondante chitarra spagnola, realizzata per lo più dall’argentino Gustavo Santoalalla (molto bravo anche in “Brokeback Mountain”, “I diari della motocicletta” e “Babel”).
Mi capita, a volte, di citare il 'nostro' Brest e anche in questo caso ben volentieri lo faccio. Egli ha di recente affermato – per quanto ho inteso io - che quando nello scrivere di un film si è propensi ad analizzare per lo più la prestazione di uno o più interpreti, è perché il resto dell’opera presenta una generalizzata fiacchezza. A mio avviso, per lo più Brest ha ragione. Le eccezioni – sempre secondo il modesto parere di Bugsy – riguardano quelle opere filmiche in cui la vicenda (che sia di sceneggiatura originale o ispirata a romanzo, fatto realmente accaduto e così via) non ha lo scopo di essere sorprendente ma mette a disposizione il campo da gioco alla comprovata maestria di uno o più attori. Tale struttura è tipica – e faccio solo quest’esempio - di molti film biografici, nei quali la storia sta lì e aspetta che sia il ‘teatrante’ (ma anche la musica, la fotografia, i costumi, eccetera) a renderla un gioiello in celluloide oppure una porcheria .
Voto 9,5. 0
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"Noi due sconosciuti" è un dramma psicologico particolarmente intenso interpretato da una grandissima Halle Berry, qui lontana dalla icona sexy che si è costruita addosso nel corso degli anni e dal sempre efficace Benicio Del Toro, a suo agio anche in par ...
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08.01.2009
Alla scoperta della propria metà Valutazione del Prodotto Noi due sconosciuti (S. Bier - USA, Gran Bretagna 2007)scritta da
Giallo_gugu
Vantaggi: Ottime interpretazioni e narrazione non banale Svantaggi: Alcune ingenuità di sceneggiatura
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16.06.2008
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