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Non al denaro non all'amore né al cielo - Fabrizio De André

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Un ridere rauco,ricordi tanti,nemmeno un rimpianto

5  30.10.2002

Vantaggi:
Tutti quelli che l'ascolto di un capolavoro può dare .  .  .

Svantaggi:
L'unico svantaggio è ignorarne l'esistenza .

Consiglio il prodotto: Sì 

Dettagli:

Qualità dei testi

Qualità della musica

Voce artista

Originalità

Design del disco

Paragone con dischi precedenti dell' artista


gioyann

Su di me: 周扬 dalla Cina con fetore! giorgior...

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In media l'opinione è' stata valutata molto utile da 39 utenti Ciao

Torno dopo molto tempo a scrivere su de Andrè. Questa è la terza opinione che gli dedico, ma a questo album sono particolarmente affezionato quindi non speriate che venga colto da sensi di colpa per avervi annoiato di “consuetudine” !!
Tra l’altro mi è stato da poco graditissimamente regalato il Cd che racchiude la “Opera Omnia” di de Andrè…..e dedico l’opinione alla genitl persona in questione !!
E’ un “concept album” tratto da un libro che mi ha colpito in particolar modo: “L’antologia di Spoon River” di Edgar Lee Masters. Penso che de Andrè sia stato affascinato da questo vecchio libro del 1915, ambientato in un piccolo paesello americano (Spoon River, appunto, forse immaginario), “perché denuncia i difetti di gente attaccata alle piccole cose, che non vede al di là del proprio naso, che non ha alcun interesse umano al di fuori delle necessità pratiche.”.
E’ un libro di poesie ed ogni poesia traspone il pensiero di un abitante di Spoon River. Ognuno si espone come può, ognuno racconta la sua vita e i valori secondo i quali l’ha vissuta. Una sola cosa accomuna tutti gli abitanti: la collina. Anzi, il cimitero sulla collina.
Tutti i personaggi del libro sono morti e raccontano la propria vita, i propri rancori, i propri rammarichi e Edgar Lee Masters è davvero un maestro nel far rivivere ogni abitante del paese. Ma questa è una storia che credo sappiate più o meno tutti; il libro è davvero famoso !!

Per l’Italia il libro è stato tradotto da Fernanda Pivano negli anni ’40. Era poco più che ventenne e dati i contenuti del libro, il gesto sa davvero di coraggio: valori quali l’onore, l’orgoglio, la religione, il nazionalismo non ne escono fuori benissimo. I personaggi sono uomini e donne con un passato fatto di fallimenti. Masters ebbe non pochi problemi dopo la pubblicazione del libro, in quanto le sue denunce dei vizi umani e della pochezza di certi sentimenti che imperano nel collettivo modo di operare (primi fra tutti, l’invidia e l’avidità), scatenarono le ire di chi si sentiva colpito in prima persona vedendo in un determinato personaggio la propria allegoria (le code di paglia non sono un prodotto moderno !!). In realtà non c’erano personaggi reali ai quali Masters si riferisse: quei personaggi li possiamo ritrovare in tutti i paesi e in tutte le comunità. Lo scemo del villaggio, la meretrice, il medico buono e quello disonesto, il corrotto, il fesso, il giullare…chi non ha mai avuto a che fare con almeno l’80% di queste tipologie nel proprio paese o nelle proprie classi a scuola ?? E’ “il trattare del macrocosmo descrivendo il microcosmo”, come l’autore stesso afferma.
Nell’Opera Omnia è proprio Fernanda Pivano che intervista de Andrè, intavolando una chiacchierata riguardo i motivi che lo hanno spinto a prosare le poesie di Masters in un album dedicato a solo 9 dei 244 personaggi (peraltro intrecciati in poche storie comuni) che compaiono nel libro. E le intenzioni di de Andrè non erano poi molto diverse da quelle di Masters; de Andrè, sentendosi normale e umanamente fallimentare, ha sempre descritto persone normali, quasi degli “antieroi” e gli individui di questo libro erano sicuramente pane per i suoi denti. Soprattutto perché, essendo morte, queste persone non sono più oppresse dal senso di competizione e di accumulazione che le caratterizzava in vita e parlano spontaneamente e sinceramente, senza giustificare le proprie azioni con deboli alibi, bensì analizzando in maniera fredda e razionale ciò che li ha guidati a compiere certe azioni, a pensare in un certo modo, ciò che li ha condotti alla morte. Ma soprattutto a valutare a cosa sia valsa ogni loro condotta. Racconti a volte tristi, a volte ingenui, ma spogliati di ogni umana ipocrisia.

Ed è quasi un monito a riflettere ed analizzare le nostre scelte e i nostri obiettivi mentre siamo in vita, allo scopo di non perdere di vista cosa sia veramente importante. Dopo la morte è troppo tardi per rammaricarsi e infatti chi parla non si rammarica. Piuttosto racconta la sua storia, a volte in maniera distaccata, altre volte riaccendendosi di passione alla fiamma dei ricordi.

La prima poesia del libro e la prima canzone dell’album hanno lo stesso titolo:
LA COLLINA. Una breve introduzione ai personaggi del libro e dell’album: si ha l’impressione che un narratore onniscente si imbatta in una città vuota, chiedendosi che fine abbiano fatto i suoi abitanti.

“Dove se n’è andato Elmer che di febbre si lasciò morire ?? […] Dove sono Elle e Kat, morte entrambe per errore: l’una di aborto, l’altra d’amore ?? […] Dove i figli della guerra partiti per un ideale, per un truffa, per un amore finito male ?? E Lizzy che inseguì la vita lontano e dall’Inghilterra fu riportata in questo palmo di terra ??
Dormono, dormono sulla collina.”

Dopo una non troppo lunga rassegna di chi è morto per denaro, chi per amore chi per il cielo, il ricordo passa alla chiave di volta di tutto l’album, il personaggio al quale sarà dedicata l’ultima canzone. La più bella a mio avviso.

“Dov’è Jones il suonatore che fu sorpreso dai suoi 90 anni e con la vita avrebbe ancora giocato ?? Lui che offrì la faccia al vento, la gola al vino e mai un pensiero, non al denaro né all’amore né al cielo ??”

Jones è l’unico che, invece di esser sorpreso da una morte violenta o prematura o in qualche modo auspicata, viene sorpreso dalla “vecchiaia” e non spreca la sua vita in preoccupazioni o ambizioni. L’ultima canzone avrà modo di presentarlo e farci ascoltare il suo “flauto spezzato”.

Altre canzoni sono dedicate a

UN GIUDICE, famosa canzone dove si narra di un nano che cinicamente studia anche di notte preparando gli esami “al lume del rancore”, al solo scopo di diventare un giudice e vendicarsi finalmente di chi lo ha deriso per la sua statura. Il ritmo scorre incalzante descrivendo la carriera che da studente lo porterà ad “arbitro in terra del bene e del male”, provando piacere nel poter decidere chi condannare e chi no (e qualche filo-governativo gongolerà, immaginando a come proiettare questa referenza per difendere la legge Cirami !!). Non c’è pentimento nelle parole di questo giudice e il cinismo che lo ha contraddistinto nella vita si presenta intatto anche adesso che è morto.
De Andrè infatti aggiunge una frase storica rispetto al testo originale.

“La maldicenza insiste, batte la lingua sul tamburo.
Fino a dire che un nano è una carogna di sicuro,
perché ha il cuore troppo, troppo vicino al buco del culo”

La stessa frase che porterà nel nano in questione il desiderio di vendetta, diventerà un atroce verità nel suo caso. A volte si viene pilotati dall’opinione comune verso i propri comportamenti.

UN BLASFEMO regala un altro bellissimo momento. Deluso dalla vita e soprattutto dal fallimento nell’accumulare ricchezze (Inverno mi convinse che Dio non sarebbe arrossito rubandomi il mio), il “blasfemo” crea una teoria tutta sua sulla religione e i suoi rappresentanti in terra, affermando la loro volontà di impedire agli uomini, grazie alla religione, di perpetrare la conoscenza.

“Mi arrestarono un giorno per le donne ed il vino.
Non avevano leggi per punire un blasfemo.
Non mi uccise la morte ma due guardie bigotte:
mi cercarono l’anima a forza di botte”

Ma se due guardie riescono a togliergli la vita, è evidente che il segreto della vita, la mela proibita, è ancora sulla terra. Il segreto della vita è la “conoscenza”, potere amato e temuto dagli uomini e che da sempre si è cercato di negare all’uomo stesso. La conoscenza è pericolosa e non aiuta a governare e sia Masters che de Andrè denunciano il sistema di censura (in questo caso la prigione) e la repressione da parte del sistema poliziesco (le due guardie. Non dimentichiamoci che questo album è stato scritto nel 1971 e correvano tempo poco simpatici !!) affinché la conoscenza sia ancora appannaggio di pochi eletti.

“non Dio, ma qualcuno che per lui l’ha inventato
ci costringe a sognare in un giardino incantato”
(ignorando che al mondo c’è il bene e c’è il male)

Altri personaggi ancora passano in rassegna nell’album, ma sarebbe troppo lungo esporli tutti. Meritano attenzione e una piccola menzione

IL MEDICO, che tentò di curare i malati gratis, per bontà di cuore

“Da bambino volevo guarire i ciliegi
quando rossi di frutti li credevo feriti,
la salute per me li aveva lasciati
coi fiori di neve che avevan perduti.”

…finchè si accorge che

“la scienza non puoi regalarla alla gente […]
se non vuoi che il sistema ti pigli per fame”

Una della poesie più struggenti è quella dedicata a
UN MALATO DI CUORE, uno dei pochi che si lascia catturare dalla passione, uno dei pochi che sia disponibile a un comportamento spontaneo. Il suo cuore “stordì” nel baciare una ragazza, per la troppa emozione…ma non ha rimpianti. Ricorda con piacere che riuscì a baciarla, prima di morire e questa è l’unica cosa che conti veramente per lui.

UN CHIMICO, l’uomo che si rifugiò nella scienza per non morire d’amore, sentimento da lui giudicato stolto e inutile. Nonostante questo muore in maniera ridicola,
“proprio come gli idioti che muoion d’amore”

Due parole per l’ultima canzone sono costretto a spenderle.

IL SUONATORE JONES
Questo è il giusto epilogo di tutta la carrellata degli ex abitanti del villaggio.
Il suonatore Jones, l’unico a morire sereno e di vecchiaia fra tutti gli altri, è colui che ha deciso di godersi solo le cose belle della vita.

“In un vortice di polvere gli altri vedevan siccità.
A me ricordava la gonna di Jenny in un ballo di tanti anni fa.”

La presentazione di Jones è pressochè identica nel libro e nella canzone di de Andrè. Da questa prima, fondamentale frase, si può già capire con quale mentalità Jones affronti la vita.
A Jones piace suonare; la musica è la sua vera ragione di vita. La vita è la sua stessa ragione per vivere.
Jones sentiva la sua terra vibrare di suoni come se fosse il suo cuore. Come poteva pensare di migliorarla coltivandola ?? Perché coltivarla ???

“Libertà…l’ho vista dormire nei campi coltivati
a cielo e denaro, a cielo ed amore, protetta da un filo spinato.
Libertà…l’ho vista svegliarsi ogni volta che ho suonato
per un fruscio di ragazze a un ballo, per un compagno ubriaco.”

La forza di queste parole, mentre escono dalla bocca di de Andrè, è devastante. Non possono lasciare indifferenti, atterriscono. Si ribalta la situazione, i valori: il lavoro e l’accumulare denaro non sono i veri scopi da perseguire nella vita, secondo la filosofia di questo vecchio.

Jones sa suonare. Se la gente lo sa (e la gente lo sa che sai suonare), “suonare ti tocca per tutta la vita”

Ciò che Jones guadagna lo spende in alcool, donne, fumo. Bacco, tabacco e venere: sapore antico.
Jones rifarebbe tutto quello che ha fatto, non ha rimorsi né rimpianti. E’ l’unico felice della vita che ha trascorso e di come l’ha trascorsa. Perfino il malato di cuore era triste per l’occasione perduta; Jones no.
La canzone si chiude con Jones che muore in un attacco di riso, cadendo sul suo flauto (nel libro è un violino):

“Finì con i campi alle ortiche. Finì con un flauto spezzato .
E un ridere rauco e ricordi tanti………e nemmeno un rimpianto”


Un capolavoro imperdibile. Mi piace pensare che de Andrè abbia vissuto come il suonatore Jones e non mi risulta difficile crederlo. Che si sia d’accordo o meno su questo modello di vita e di valori, non si può negare che il pensiero di “vivere per vivere” sia affascinante.
Scusate per la lunghezza...


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Commenti su questa Opinione
annasegr

annasegr

28.11.2007 14:57

Ho cambiato il Giudizio in Eccellente ora che si può.... Comunque io sono Apolitica...., quindi i MIEI GUSTI non sono MAI e in nessun caso condizionati da un Inesistente CREDO Politico... Per questo NON mi preoccupo... A me piace, ciò che piace...; che sia di destra, sinistra, centro...; NON avrà MAI nessun valore e/o Importanza per me.... Prrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrr.... A differenza di te e dell'altro Comunistoide del quale ero Innamorata fino a non molto tempo fa... E soprattutto indipendetemente da quel che possiate pensare tu e Marco di me... Prrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrr. A volte mi piaci persino tu..., sebbene Comunistoide e Mostuoso quale SEI... ;-). Ihihihihihihihih... Baciiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii. Anna.

Eliseobeat

Eliseobeat

16.06.2005 18:46

mitico faber!

MORK71

MORK71

15.08.2003 20:31

Perdonato per la lunghezza dell'opinione. Ho scoperto in tarda età, un paio di anni fa, De André e la sua straordinaria capacità, dote di "cantastorie". Sto provando, tempo permettendo, a ricostruirne, o forse sarebbe meglio dire recuperarne, per mio diletto personale, la vita e le opere. Bella opinione.

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