La valutazione di questo autore:
| Vantaggi: |
La maestria degli interpreti |
| Svantaggi: |
Una sceneggiatura tremula e diafana come un ectoplasma |
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No |
Due uomini molto diversi tra loro (bianco/nero, ricco/meno ricco, libertino/monogamo e via dicendo) si trovano nella stessa stanza di ospedale, accomunati dalla stessa malattia e destinati alla stessa fine entro gli stessi termini cronologici. In un'ultima sfida alla morte (e alle loro precedenti esistenze), decidono di dare corpo a sogni incassettati per anni seguendo con scrupoli ora ferrei ora decisamente sfuggenti una 'lista' stropicciata come le loro facce.
Beh, se in linea di massima questo è vero ('non né mai troppo tardi' intendo), non provateci col broccolo vecchio di una settimana, neppure il tentativo di gettarlo nell'acqua bollente (come scoprirono già le Peliadi) servirà a farlo nascere a nuova vita.
Non so da che parte iniziare.
Davvero. È un tantino imbarazzante. Ne parlano
tutti così bene...
Seduta in una delle improbabili sale ateniesi, dove, di 4 spettatori, una coppia sgnacchettava qualcosa in bocca e un solingo iniziava con un sacchetto sfrigolante di patatine per finire con una sonora ronfata, la qui presente cercava di seguire il film nonostante il sonoro testé descritto e le luci non proprio basse dimenticate accese dall'addetto, il quale poi (probabilmente aveva la fidanzata nel gabbiotto) spente le luci a metà del primo tempo, durante una scena di puro dramma esistenziale, accende improvvidamente quanto lungamente luci colorate sullo schermo occupato dai volti pensosi e risoluti di Morgan Freeman e Jack Nicholson….
Ma non credo sia colpa di questo distraente contesto se non ho apprezzato la pellicola diretta e prodotta da Rob Reiner (del quale ho amato talmente "Harry ti presento Sally" da commuovermi ancora al pensiero).
Il fatto è che il film è
esattamente come ci si aspetta che sia. O meglio, come si
paventa che possa essere.
Avete visto un trailer? Beh, non c'è altro.
Avete letto due righe di presentazione? Altrettanto.
Sceneggiatura labilissima. Fatta di luoghi comuni messi in fila come i settenani al ritorno dal lavoro.
Due uomini dalle vite opposte, ma che in realtà sono molto più simili, loro e le vite, di quanto vorrebbero farci credere.
L'abile meccanico tuttologo Carter Chambers (Morgan Freeman) e il sardonico imprenditore Edward Cole (Jack Nicholson) hanno parecchie cose in comune e non potrebbe essere diversamente per lo svolgimento della vicenda.
Onestà, lavoro, traguardi e naturalmente amicizia, famiglia, buonismo a tutto tondo (se uno ha fatto del male alla figlia era per difenderla, se l'altro ha trascurato la moglie era per far studiare i figli…), sono le sabbiose fondamenta melense su cui la storia cerca di reggersi, o forse tutta l'abbondante melassa deve servire in qualche modo da collante per permettere ai due grandiosi interpreti di arrampicarsi su vetri di una trasparenza adamantina.
I presupposti da cui partono i nostri agguerriti 'vecchietti', che tali non sono neppure anagraficamente ormai (poco più di sessant'anni), sono gli stessi: gente che si è fatta il mazzo, che è partita da zero e facendo qualche pesante rinuncia ha lottato per ciò in cui credeva. Ottenendo quindi il proprio meritato successo. America.
In buona sostanza, non si parte da situazioni da rivoluzionare. Tutto conduce poi all'insano dubbio che solo i predestinati saranno salvati (torta con 500 candeline?). I buoni sono buoni, anche quando non lo sanno ed attendono che un altro buono lo faccia loro scoprire.
E dunque, questa livella elisia non è che debba poi fare grossi sforzi.
La personale tragedia iniziale del confronto con la debolezza di un fisico che non vuole dare conto né al carattere, né ai soldi, né agli affetti, dura (drammaticamente e meravigliosamente restituita) quanto deve durare per spingere i due uomini ad affrontare quasi per scherzo rimpianti, sogni piccoli e inattaccabili dall'acido corrosivo del tempo, paure sciocche e fantasmi inammissibili. La condivisione dei sogni e delle paure, la messa in gioco da parte di ciascun amico di una sfida inaccettabile per l'altro. Che entrambi, naturalmente, supereranno, chi al primo colpo e chi dopo una spintarella.
Notevole: nessuno dei due ha paura della morte né la sente come sprone, questa è l'ultimo, pare, dei pensieri, che per motivi opposti (ferma fede uno, irremovibile agnosticismo l'altro) resta sempre sullo sfondo e impallidisce davanti alla ricchezza inaspettata delle risicate prospettive di vita. Uno sbocco di sangue? Nulla di meglio che un bagno bollente, come tutti sanno…
Eppoi. La corrente alternata dei caratteri lasciata a particolari discordanti. Uno (per tutti, gli altri li abbuono), è mettere alla berlina l'uso modaiolo delle sciccherie gastronomiche (e va bene) shitting la passione di Cole per il 'Kopi Luwak' come una stramberia da parvenu che non si adatta però alle caratteristiche di un tale personaggio, se non molto forzatamente: non ce lo vedo, a non sapere come è prodotto il caffé più caro del mondo, uno così. Anche perché l'informazione te la danno subito, al bar, quando ne chiedi una tazzina e soprattutto chiedi cos'abbia di tanto speciale (da costare 500 euro al kilozzo). Persino al Caffé della Crocetta a Torino….
Naturalmente sarà il meno economicamente abbiente (non povero, come si ostinano a dire tutti, maledizione) dei due a fare il dono maggiore, una vita nuova, o meglio completa all'altro (persino più lunga, per avere modo di correggere le imperfezioni), avendo lui, il giusto, ampiamente goduto i frutti dei suoi meriti nel corso della propria vita, ottenuti sacrificando ai valori sostanziosi e basilari della famiglia egoistiche velleità letterarie coltivate di conseguenza a margine del lavoro manuale in forma di erudizione da settimana enigmistica. Mi fa un po' specie questa allegra ¬_diminutio capitis_ della cultura (forse dovrei leggervi uno schizzo di 'supporto', funzionale e relativamente importante in sé, alla bontà inossidabile di Chambers?, uno attento a tutto, alla vita e agli altri), ma uscirei dal seminato affrontando un argomento che a sceneggiatore e regista non è venuto nemmeno lontanamente in mente di.
Come altrettanto non sviluppata è la crisi interiore, appena labilmente accennata in esordio, di una umanissima stanchezza per un quotidiano che non salvaguarda, per le amarezze di sacrifici che ora vengono a mordicchiare i talloni come pescetti dispettosi, salvo poi trasformarsi in delfini salvatori di fronte al sorriso ingannatore di una sirena.
L'accoppiata risulta vincente nello 'scambio': ad uno la funzione di mettere in moto la ruota ("The bucket list" - "La Lista del Capolinea", appunto, del titolo originale), all'altro di fornire il carburante (dollari).
Gli splendidi scenari in cui si scambiano battute da poco prezzo, salvate solo dalla personale recitazione, non hanno resa la giustizia che la loro stessa bellezza meriterebbe. Nonostante gli sforzi, né piramidi né Himalaya riescono a passare attraverso la lente appannata dell'obiettivo di Reiner.
Forse sono cattiva io. Forse ero di malumore, quella sera. In fondo è un film che parla di sogni, buoni sentimenti, fatiche, dimissioni esistenziali e rinnovamento interiore.
Parla di attingere l'immenso facendo, pur morti, una cosa contro le leggi vigenti. Accanto ad un amico incontrato sul filo di lana che ci ha insegnato a volare con le ali che non sapevamo di avere.
Peccato per il mancato sfruttamento del personaggio di Thomas, al secolo Matthew (Sean Hayes), con cui il terribile Cole ha un rapporto del tutto privilegiato e per nulla banale, ma che si concretizza affettivamente (o per un consistente lascito?, mah) solo nella scena finale, nel compimento, per conto dell'ormai polverizzato principale, dell'ultimo tratto verso il traguardo.
Mentre ben scialbe sono le figure che circondano il magnanimo Chambers, ottusa moglie rompicoglioni (Beverly Todd) in primis e insipienti figli imbarazzati (il vero figlio di Freeman, Alfonso) di fronte al padre che ha creato le loro carriere a sacrificio della sua.
All'iniziale sintassi intrigante, poche volte banalizzata, in cui gli elementi sono variegatamente composti, la paratassi della seconda tranche si svilisce nei paragoni eccessivamente didascalici e meccanicistici: dalla fotografia di un interno famigliare caldo e ciacolante sotto toni dorati VS un glauco appartamento ipertecnologico ed asettico freddo come un pasto pronto per il microonde, alla gestualità dell'ammiccamento seduttivo di una scoperta quotidianamente nuova da 45 anni VS il rimando fantasmatico e vitreo di un'immagine che si specchia in un ritardato e catarchico omne animal post coitum triste platealmente esibito - di spalle - a due splendide fanciulle in fiore (di serra).
Grande successo di pubblico? Beh, dovremmo stupirci? Due stelle del firmamento hollywoodiano garantiscono che, male che vada, due grandi interpretazioni non ci deluderanno. E così è. Ma che insipido, tutto il resto…
Tre stelle buoniste solo perché appunto, comunque vada, Morgan Freeman e Jack Nicholson sono grandi a dispetto di qualunque cosa….
(popcorn VS patatine)
Scheda
NON È MAI TROPPO TARDI (_The Bucklet List_, USA 2007) Durata 97'.
Regia: Rob Reiner. Sceneggiatura: Justin Zackham. Fotografia: John Schwartzman. Scenografia: Bill Brzeski. Musiche originali: Marc Shaiman
Cast: Jack Nicholson, Morgan Freeman, Sean Hayes, Beverly Todd, Rob Morrow, Alfonso Freeman.
| Altre Opinioni |
♠ La lista del capolinea ♠
Valutazione del Prodotto Non è mai troppo tardi (R. Reiner - USA 2007) scritta da
Bellatrix72
Vantaggi: Ricordarsi di apprezzare la vita ADESSO
Svantaggi: Rendersi conto di quanto sbagliamo ogni giorno
Da quanto tempo non mi gustavo un film così bello e pieno di significato, un film che ti fa fremere di emozione e sensazioni oscillanti tra il dolore e la gioia…
Avevo previsto che questo film fosse imperdibile, da quando vidi i manifesti pubblicitari di ...
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Gli utenti Ciao hanno valutato questa opinione mediamente Eccellente |
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Eccellente
17.10.2008
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La lista del capolinea
Valutazione del Prodotto Non è mai troppo tardi (R. Reiner - USA 2007) scritta da
forrestgump75
Vantaggi: divertente e commuovente al tempo stesso, due interpreti strepitosi
Svantaggi: Qualcuno rimprovera il film di esser troppo a cuor leggero
Edward (Jack Nicholson) e Carter (Morgan Freeman) sono due uomini totalmente diversi l'uno dall'altro.
Carter è un meccanico appassionato di telequiz; padre di tre figli e marito amorevole.
Edward è un miliardario cinico e (all'apparenza) privo di senti ...
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Gli utenti Ciao hanno valutato questa opinione mediamente molto utile |
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molto utile
14.03.2008
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MAI E' TARDI PER CAMBIARE
Valutazione del Prodotto Non è mai troppo tardi (R. Reiner - USA 2007) scritta da
supercocco78
Vantaggi: trama non troppo scontata, due colossi come protagonisti, ottima morale
Svantaggi: nessuno
Titolo originale: THE BUCKET LIST Anno: 2008 Regista: ROB REINER Nazione: USA Attori Principali: JACK NICHOLSON - Edward MORGAN FREEMAN - Carter Un paio di settimane fa, dopo essere tornato a casa la sera, mi sono vis ...
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Gli utenti Ciao hanno valutato questa opinione mediamente molto utile |
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molto utile
01.08.2009
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Mai troppo tardi per aprire il tuo cuore
Valutazione del Prodotto Non è mai troppo tardi (R. Reiner - USA 2007) scritta da
BELLAMBRIANA2
Vantaggi: --
Svantaggi: ---
...E' l'ultimo film che ho visto e mi ha emozionato molto.
Il titolo italiano è NON E' MAI TROPPO TARDI, invece il titolo originale è The Bucket List, che non sono riuscita a tradurre letteralmente, sarebbe "La lista del capolinea", è un film diretto dal ...
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Gli utenti Ciao hanno valutato questa opinione mediamente molto utile |
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molto utile
12.03.2008
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Non è mai troppo tardi
Valutazione del Prodotto Non è mai troppo tardi (R. Reiner - USA 2007) scritta da
crotala
Vantaggi: arricchimento
Svantaggi: non ne vedo
...Due pilastri, due grandi del cinema, mi sono subito chiesta che ci fanno insieme Morgan Freeman e Jack Nicolson.
Ma la visione di questo film devo dire, mi ha dato la risposta.
Non potevano che essere loro, due grandi vecchi, uno ricco sfondato,Nicolson ...
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Gli utenti Ciao hanno valutato questa opinione mediamente molto utile |
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molto utile
28.01.2008
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