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'E nnuvole
Vantaggi un disco autenticamente popolare e colto, tradizionale e moderno insieme, dialettale e universale (e che dimostra che un esperimento riuscito si può ripetere con successo)
Svantaggi solo per chi pensa che la musica napoletana sia soltanto tarantella, pizza e mandolino (o che la “world music” sia un qualcosa che puoi fare solo se ti chiami Peter Gabriel)
Dettagli
| Qualità dei testi | 5 |
|---|---|
| Qualità della musica | 5 |
| Voce artista | buona |
Anni dopo l'inarrivabile bellezza di “Creuza de ma”, Mauro Pagani provò a continuare con De Andrè il lavoro iniziato nel 1984: a testimoniarne il risultato rimangono oggi gran parte dei brani contenuti ne “Le nuvole”, disco ibrido e a sprazzi, ma solo a sprazzi, bellissimo. Tre anni dopo “Oggi o dimane” Massimo Ranieri e Mauro Pagani tornano in sala d'incisione dopo avere scavato altri tesori nella inesauribile miniera della canzone napoletana. Il risultato sono i 14 brani di “Nun è acqua”, disco del 2003 se possibile ancora più compiutamente realizzato del precedente. Proseguendo, quindi, nel blasfemo paragone se mi è piaciuto pensare a “Oggi e dimane” come alla “Creuza de ma” della musica napoletana, “Nun è acqua”, con le sue atmosfere rarefatte, leggere, mutevoli potrebbe essere un nuovo “Le Nuvole”. Ascoltando con voi il cd provo dunque a scoprire indizi che possano suffragare la mia azzardata ipotesi. Scopro così Mauro Pagani “rubare” a piene mani (dalle proprie tasche) trasferendo in uno dei brani meglio riusciti del disco, “'O cafè”, una “crema d'arabia” di canzone, quello che fu il felice arrangiamento di “Don Rafaè”, che con la sua illustre progenitrice ha dichiaratamente molti altri punti di contatto, ed una evidente similitudine non solo, diciamo così, “serramentistica” tra “La nova gelosia” (canto tradizionale della fine del XVIII secolo, guarda caso in napoletano) e “Fenesta Vascia” (trascrizione da un canto popolare del '500 nella quale c'è il verso che dà il titolo all'album). Il talento, anche di polistrumentista, di Mauro Pagani, sposato alla ben nota, ma mai scontata o di maniera, capacità interpretativa di Massimo Ranieri, suffragate dal lavoro di ricerca effettuato da Mauro di Domenico, vengono qui dispiegate a piene mani su un repertorio che offre svariate occasioni per esaltarle: così, ad esempio, una canzone come la quasi sconosciuta “Giacca Rossa ('e russetto)” di Carosone è l'occasione per l'interprete di mettere in luce le proprie capacità attoriali su un testo di grande resa drammaturgica, mentre l'arrangiamento gioca con chitarra elettrica e organo Hammond prima dello straordinario assolo di tromba finale. Sulla meritevole operazione culturale portata avanti dagli autori (considerando come tali a pieno titolo anche l'arrangiatore ed i musicisti) mi sono già soffermato nella mia opinione su “Oggi o dimane”; posso solo aggiungere che qui le suggestioni musicali non sono solo etniche e la strumentazione si arricchisce di nuovi elementi (a fianco dell'antico bouzuki compare la chitarra elettrica con i fiati che conquistano spesso un ruolo da protagonisti) mentre i testi delle canzoni, che vanno a pescare in un repertorio a noi cronologicamente più vicino, acquistano spessore e capacità comunicativa grazie anche ad autori del calibro di Renato Carosone (per la già citata “Giacca Rossa”) e Domenico Modugno (“'O ccafè” e “Io mammeta e tu”) e a pezzi da novanta come “Luna rossa” e “Malafemmena”. Vestite di sontuosi abiti musicali, straordinariamente varie per le atmosfere che sanno creare, spesso di grande impatto emotivo, le canzoni dell'album hanno ciascuna almeno un valido motivo d'ascolto: tra tutte restano imperdibili, oltre alle già citate, “Scetate”, una canzone del 1887 che diventa una passionale serenata sulle note dell'oud (il liuto arabo) e nella quale il testo si interseca con brani di poesia persiana, la delicata “I' te vurria vasà!”, fragile come le rose del testo, leggera come il sonno ed i sospiri della protagonista cantanta ed il medley “Malafemmena”/”Amapola” con la voce di Susana Baca (la più conosciuta cantante andina) che si sovrappone a quella di Ranieri. Un ultima nota per evidenziare i brani più divertenti sottratti al loro destino di canzoni di puro intrattenimento per essere impreziosite da filastrocche in francese (“Io mammeta e tu”) o contaminate da altre melodie (il clarinetto di “Agata”che intona il motivo di “Uomo in frack”) e per il libretto che accompagna il cd che ha il solo merito di riportare i testi dei brani. E quel “capitano d' 'o legno genuvese” che arriva in porto su suoni che sembrano giungere da un vivace mercato orientale, una mattina del mese in cui maturano “'E ccerase” nello straordinario arazzo tessuto nel brano d'apertura (il migliore), a guardarlo bene ha la la faccia da indiano, un ciuffo di capelli sulla fronte, la sigaretta ad un angolo della bocca e sotto la palpebra un po' abbassata lo sguardo di chi sembra venuto da lontano ad ascoltare della buona musica.
“Tutte culore e lluce erano ‘e nnuvole”
Ernesto Murolo
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maela72 08/02/2005 22:58
Raffinatezza.
rosarina 09/11/2004 12:37
opinione dettagliata che stimola l'acquisto o anche, nel mio caso, un ulteriore ascolto alla ricerca degli accostamenti musicali citati che sembrano calzare perfettamente...ciao e complimenti! :-)
Cara.mella 08/11/2004 17:59
Ranieri mi piace perché è un artista che non vive di rendita, ma è sempre alla ricerca di cose nuove anche quando ripropone dei classici. Ciao
movida2001 17/10/2004 20:21
Fino a qualche anno fa mi trovavo anche io tra quelle persone inserite tra parentesi negli svantaggi...invece ho cambiato idea sia per i cosiddetti "sconosciuti" che per grandi personaggi come Ranieri (la cui voce qualsiasi cosa canti, sue o interpretazioni di altri artisti, provoca sempre un brivido).
Sei informatissimo!!!!! Amo davvero Massimo Ranieri e il tuo commento è straordinario e molto preciso!!!! Ciao by Kappafarmina