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Molto preparato con il fisico e molto sensibile con l'espressività di un volto squadrato e poco cafro, Jamie Foxx fa con "Ogni maledetta domenica" il grande salto dalla tv della stand-up comedy al cinema con la 'c' maiuscola, e sfonda letteralmente lo schermo; anche se la parabola della sua ... Leggi l'opinione
alle prese con una vera e propria guerra di spogliatoi e con la nuova proprietaria, convinta che tony sia troppo legato alla vecchia scuola. Il quaterback infortunato, la sua riserva, il medico della squadra e...
La nuova "boss" della dirigenza (Diaz) vorrebbe mandarlo via, ma non è facile, perchè Toni è molto amato dalla squadra. Entriamo così in quel mondo: la violenza nel campo, le ambizioni e le crisi dei giocatori, gli intrighi di tutti. Alla fine vince P
trasmissioni televisive. Otto scrittori si addentrano nei chiaroscuri del nostro sport nazionale. Tommaso Giagni si mescola tra gli ultras della Lazio alla ricerca d
Oscar, esplora il mondo dello sport professionistico dirigendo un cast pieno di stelle in OGNI MALEDETTA DOMENICA. Al Pacino è Tony D'Amato, il tormentato allenatore de
Una Opinione di brest su Ogni maledetta domenica 16 Marzo 2007
La valutazione di questo autore:
Regia
buona
Attori
convincenti
Sceneggiatura
buona
Colonna Sonora
perfetta
Vantaggi:
Realismo estremo nella rappresentazione dello sport iper - professionistico, un cast popoloso, una regia ruvida e concitata, un montaggio abilissimo, un Jamie Foxx rivelazione .
Svantaggi:
Per apprezzarlo appieno occorre essere tifosi di sport, o di football, o di Stone, o di Al Pacino, o della neonata stella Foxx, o magari di una Cameron Diaz maschiaccia e sboccata . Chi non si riconosce nel profilo deve evitare questo film .
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Sì
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Centimetro dopo centimetro. Con sudore e sangue. Perché ogni maledetta domenica o vinci o perdi, e nessuno al mondo può sottrarti al tuo destino di sofferenza, nel trionfo come nell'umiliazione della sconfitta. E' questa la filosofia spicciola di Tony D'Amato (Al Pacino), storico allenatore dei Miami Sharks nella lega professionistica di football: una stagione travagliata lo vede al centro di molte situazioni in rapido e quasi incontrollato divenire, e tra queste le più imprevedibili riguardano le bizze della focosa proprietaria della squadra, Christina Pagniacci (Cameron Diaz), l'usura agonistica del vecchio campione Jack Rooney (Dennis Quaid) e la rampante ambizione del nuovo quarterback nero Willie Beaman (Jamie Foxx). I playoffs si avvicinano minacciosi come un pack di linebackers, e pongono al logorato stratega e motivatore alcune domande impellenti: ce la farà a tenere unito uno spogliatoio di vanitosi milionari? Riuscirà a ribaltare la recente serie negativa e ad agguantare per l'ennesima volta la post-season? Convincerà Christina con la bugia pietosa del suo immutato entusiasmo per il gioco e per la gloriosa franchigia della Florida? La risposta a quasi tutto è nel braccio fatato e nel tempismo di Willie, e il giorno stabilito per svelarla è la prossima maledetta domenica.
(Sto gradualissimamente lavorando alla ricomposizione della mia 'opera omnia' dal 1990 ad oggi: l'intenzione è quella di recensire TUTTI i film che ho visto al cinema in questo lasso di tempo, e la cui opinione sia ancora mancante sul sito. Non fate quella smorfia corrucciata: escluso questo, ne mancano ancora solo 200)
Il genere del film sportivo è tanto rischioso quanto allettante: al di là delle pellicole sul pugilato, intrinsecamente avvincenti anche se per i puristi molto poco realistiche nella riproduzione dei combattimenti, molte altre discipline si sono rivelate totalmente aride di pathos cinematografico: si pensi al calcio (non granché il troppo celebrato "Fuga per la vittoria", francamente brutto il più recente "Best") o al tennis (imbarazzante, secondo chi ha avuto la sfortuna di vederlo, l'ambizioso "Wimbledon" del 2003 con Paul Bettany e Kirsten Dunst). L'America, tuttavia, è patria al tempo stesso dello sport professionistico e del cinema, e non di rado la combinazione di queste due identità profonde ha dato vita a piccoli gioielli: innanzitutto sul baseball ("Otto uomini fuori" e "Gioco d'amore", mentre "L'uomo dei sogni" di Phil Alden Robinson per la sua metafisica bellezza meriterebbe un discorso a parte), ma anche sul più pacioso golf ("Tin Cup") e soprattutto sul football ("Quella sporca ultima meta", "Tempi migliori"). Il relativo successo che questi film hanno riscosso da noi è dovuto in gran parte all'estraneità del grande pubblico italiano con i codici, linguistici e regolamentari, di questi sport, e ancor di più alla mancanza, da parte nostra, della nozione di come la storia dello sport sia fortemente connaturata con quella degli Usa, strano paese nel quale eroi degli stadi (e, non casualmente, anche quelli del grande schermo) raggiungono una popolarità culturale del tutto equivalente a quella di presidenti modernizzatori, predicatori visionari, generali vittoriosi, statisti assassinati. (Questo è il punto dell'opinione in cui chi non sa la differenza tra football americano, football nel resto del mondo e rugby può ancora allontanarsi tranquillamente senza ricevere neanche una pernacchia o una cuscinata sulla nuca) (Da adesso in poi è a vostro rischio e pericolo)
Forse non tutti (tra voi) sanno che… Oliver Stone è un vero fanatico di football. Uno di quelli che la domenica si chiude in casa con buffet, birre e amici assortiti per gustarsi anche tre o quattro partite 'live' di seguito sul megaschermo del salotto. Il sessantenne tifoso dei New York Giants ha però attraversato una fase senile di rifiuto della modernità e nostalgia dei bei tempi andati (chissà se ci si trova ancora in mezzo o l'ha superata: i suoi film successivi a questo sembrerebbero far propendere per la prima ipotesi): stupisce che un navigatissimo uomo di mondo come OS si scandalizzi del fatto che 'non esistono più i giocatori-bandiera' o che 'oggi contano solo i soldi', ma a dispetto di una saggezza domestica che sa molto di qualunquismo reazionario (tanto da riecheggiare i sospiri di mia madre di fronte alle notizie che provengono ogni sera dal Tg4 e che raccontano l'ineluttabile decadenza dell'universo mondo dopo i brogli elettorali comunisti contro Re Silvio), per fortuna il suo mestiere di regista lo richiama all'ordine, e gli impone di allestire un dramma dinamico che contenga tutta la velocità mozzafiato delle azioni di gioco e tutta l'amarezza esistenziale di un vecchio leone indeciso se gettare la spugna o raccogliere nuove sfide.
La squadra di Tony D'Amato, livido generale di mille battaglie, sfoggia il carnivoro appellativo di 'Miami Sharks', gli squali di Miami. E' interessante che la vera squadra della capitale non ufficiale della Florida sia quella dei 'Dolphins': la National Football League aveva infatti (prevedibilmente) negato a Stone il permesso di utilizzare nomi e marchi ufficiali della lega in un'opera di finzione che avrebbe usato la mano pesante nel descrivere il 'lato oscuro' del più americano degli sport americani. Stone non aveva fatto mistero che nel film i temi centrali sarebbero stati il disincanto, l'inaridirsi dei genuini valori della competizione leale, l'ingombro osceno e corruttore del denaro, il lassismo etico nei confronti dei moderni gladiatori cui viene concesso tutto in dosi illimitate (soldi, sesso, droghe) purché siano massicci e assatanati sul turf della domenica. Così, proprio come fanno sempre le compagnie aeree con le produzioni di film d'azione (sui cui jumbo infatti appaiono sempre nomi e marchi accuratamente inesistenti), la NFL si è ben guardata dall'autorizzare l'utilizzo di squadre e livree reali in un film schiettamente improntato ad un realismo brutale e corrosivo. Oliver Stone si è però vendicato come fanno gli intellettuali e gli artisti, con l'immaginazione: se l'NFL crede di mantenere una verginità mediatica con i suoi Dolphins, io quelli di Miami nel mio film li chiamo Sharks: squali contro delfini, la rozza mordace verità del campo e della vita contro l'edulcorato copyright dello sport griffato e venduto, in quasi tutti i sensi.
Coach Stone la vince, la sua partita. La vince alla grande. Usa le vitamine legali del cinema per abbozzare vicende e personaggi che popolano il campo, le tribune, le sale stampa e i turpiloquianti spogliatoi dei professionisti del football, e ottiene il massimo risultato col massimo sforzo di un cast sempre extra-lusso, di una regia ipertrofica quanto mai adatta al contesto, e soprattutto di un montaggio di travolgente grandinante frammentarietà, perfetto per restituire la concitazione del gioco e furbo nel nascondere quasi completamente le tribune, che durante le riprese non potevano essere affollate come nelle vere gare NFL. La stessa energia torrenziale iniettata a raffiche nell'epilessia del montaggio, schiaffeggiata senza ritegno nella ruvidità di una sceneggiatura biliosa e infine arieggiata con sventolio di macchina da presa nelle pieghe e sequenze di una regia incalzante, è 'condotta' senza interruzioni di flusso da una numerosa e luccicante batteria di attori, la maggior parte dei quali adattano la loro disponibilità celeberrima a ruoli di puro contorno: è il caso del monumento Charlton Heston, dell'ex-rampante e ora molto in disuso Matthew Modine, per non parlare del 'mitico' John C. McGinley, caratterista onnipresente nei film di Oliver Stone. E' indiscutibile, però, che il magnetismo di Al Pacino contrapposto alla 'fame' ascensionale di Jamie Foxx sia la turbina emotiva da cui tutta l'energia si sprigiona: anche se Cameron Diaz è ammirevole per la sua incarnazione di una maschiaccia in un corpo da fotomodella, e il suo linguaggio da camallo le permette di sintonizzarsi in tempo reale sulla lunghezza d'onda di un tessuto dialogico estremamente graffiante, è il rapporto padre-figlio, maestro-allievo e vecchio-giovane tra Tony D'Amato (Tony come Montana, icona alpaciniana residente nella Miami di "Scarface" e Brian De Palma solo 19 anni prima) e Willie Beaman a reggere il peso del dramma generazionale. Molto preparato con il fisico e molto sensibile con l'espressività di un volto squadrato e poco cafro, Jamie Foxx fa con "Ogni maledetta domenica" il grande salto dalla tv della stand-up comedy al cinema con la 'c' maiuscola, e sfonda letteralmente lo schermo; anche se la parabola della sua love-story è molto convenzionale (da felicemente accoppiato a gasato satireggiante e ritorno, con capo cosparso di cenere), la sua performance sul campo è formidabile. Peccato che dopo un epilogo perfetto dell'ultima decisiva partita, gli autori abbiano avuto la cattiva idea di apporre un sotto-finale (in split screen con i crediti di coda) in cui il prosieguo della carriera dell'allenatore viene ampiamente raccontato in chiave trionfale e celebrativa: la mia umile opinione è che una chiusura meno esplicitamente gloriosa per il vecchio protagonista sarebbe stata più consona con il tono generale della storia narrata sin lì, pieno di amarezza e solitudine.
Crudo, violento come la sleale partita della vita, sincopato come un singhiozzo di dolore o prostrazione fisica: "Any Given Sunday", ogni dannata domenica che dio conficca sulla faccia della terra, è diventato negli ultimi anni un vero mantra per allenatori professionistici di ogni sport, a riprova di quanto efficacemente coach Stone sia riuscito a entrare nella corteccia cerebrale e nei ventricoli cardiaci di quell'anomalo esemplare di essere umano noto come 'allenatore'. Per godersi appieno un film così non è però necessario essere dopati dallo stress competitivo di una panchina, o di un nevrotico bordocampo: è bellissimo anche visto dalle nostre poltrone di casa, dai salotti in dvd o dal plastificato cigolio di una mai doma vhs. Chi l'ha già visto sa cosa voglio dire; chi non l'ha fatto, invece, lo può appuntare senza esitazione sul taccuino delle tattiche infallibili per uscire vincitori da una di quelle serate in cui a praticare uno sterile possesso palla sarà un subdolo avversario chiamato 'noia'.
SCHEDA OGNI MALEDETTA DOMENICA (Any Given Sunday, Usa 1999, 150'). Regia: Oliver Stone. Soggetto: Daniel Pyne e John Logan. Sceneggiatura: John Logan, Oliver Stone. Fotografia: Salvatore Totino. Montaggio: Stuart Levy, Thomas J. Nordberg, Keith Salmon, Stuart Walks. Musiche originali: Richard Horowitz, Paul Kelly. Scenografia: Victor Kempster. Costumi: Mary Zophres. Con Al Pacino, Cameron Diaz, Jamie Foxx, Dennis Quaid, James Woods, LL Cool J., Matthew Modine, Aaron Eckhart, Charlton Heston, John C. McGinley, James Karen. (Voto: 7.5)
Vantaggi: Un grande film con interpreti super Svantaggi: Non ne ho trovati
...fare un film perfetto sotto ogni punto di vista (lui stesso appare nei panni di un telecronista sportivo), ricco di tensione, potenza, con una fotografia impeccabile e riprese mozzafiato. La versione in DVD poi è la “director’s cut”, molto più lunga e complessa dell’originale vista al cinema. Il cast poi è perfetto: ogni singolo interprete meriterebbe un encomio solenne. A me è piaciuto anche per motivi personali, visto che per tre stagioni sono ... ...di football americano, ma alla fine la visione non può non risultare piacevole anche a chi non conosce o non ama questo bellissimo sport. Eccellente la colonna sonora, mista tra rap, rock e hip hop.
Il DVD poi è uno spettacolo: due dischi e un sacco di speciali. Nel primo disco abbiamo il film vero e proprio con commenti audio dello stesso Stone e di Jamie Foxx. Inoltre è possibile ascoltare tutta la colonna sonora.
Il secondo disco è da sballo: ...
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Vantaggi: Un gran bel film Svantaggi: Se vi disturbano, scene di violenza e linguaggio crudo
...della meta, la vittoria ad ogni costo, o meglio l’eliminazione del perdente, visto che nello sport americano non esistono mezze misure, o si vince o si perde.
Del resto ‘ogni maledetta domenica si vince o si perde, resta solo da vedere se si vince o si perde da uomini’: questo afferma più volte il coach D’Amato, un trascinatore, un vincente, un uomo che ha dato la sua vita al football, tanto da perdere la moglie e i figli.
... ...degli affetti non ha futuro: la giovane prostituta Mandy (Elizabeth Berkley) non ha intenzione di stare con lui: la sua famiglia è la sua squadra, i giocatori i suoi figli.
‘Ogni maledetta domenica’ rappresenta una critica spietata allo sport visto come business: la passione si trasforma in lucro, per i dirigenti che vorrebbero un nuovo stadio per maggiori introiti o magari un’altra città dove trasferire la squadra, un mondo popolato ...
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Vantaggi: Molto Bello! :-) Svantaggi: Lunghino per i non amanti del genere..
Ragazzi.. gran bel film..
personalmente uno dei miei 20 preferiti direi..
allora, vediamo..
"Ogni Maledetta Domenica (Any Given Sunday)" è la storia dei Miami Sharks di Tony D'Amato, interpretato brillantemente da Al Pacino.. beh.. questa squadra non se la passa troppo bene.. perde.. tanto.. mentre quattro anni prima aveva vinto due campionati di football di fila.. E piove sul bagnato quando il quarterback titolare Jack "Cap" Rooney (Dennis Quaid) ... ...si infortuna nella stessa partita..
Miami allora è costretta a puntare sul suo terzo quarterback Willie Beaman (Jamie Foxx) che ben presto riesce ad esplodere.. e suscitare lo stupore e gli interessi di fans e manager della squadra con straordinarie prestazioni..
Rooney si sente scavalcato.. e Beaman ora è un leader.. mentre il coach.. Tony D'Amato è sempre più perso nel suo matrimonio fallito e crede di perdere il suo istinto.. la squadra e Beamen ...
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Vantaggi: Buona regia e ottimo cast! Svantaggi: Forse troppo fisico...
La telecamera “scende” su di un campo da gioco verde, fatto di erba sintetica. Subito ci rendiamo conto di trovarci davanti ad una partita di football americano. Migliaia di persone incitano i loro beniamini, quasi come se ci trovassimo all’interno del colosseo e i giocatori fossero i gladiatori. Ossa che scricchiolano, urla inferocite, sudore, inni propiziatori, tattiche, infortuni, tutto questo e’ football e sembra che Oliver Stone ci voglia portare ... ...tregua…. Tutto e’ adrenalina, e sara’ cosi’ per gran parte del film.
Quando usci’ questo film al cinema , io stavo ancora a Pisa, ma memore di “The program” (altro film sul football) preferi’ non andare a vederlo, anche se il cast era veramente di prim’ordine, con attori del calibro di Al Pacino, Dannis Quaid, Cameron Diaz, Charlton Heston, James Woods ecc…
Beh, probabilmente ho fatto male, in quanto sicuramente questo e’ un film che rende molto ...
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Vantaggi: il gioco di squadra! Svantaggi: forse la durata
Ho guardato questo film quasi per caso e vi posso dire che non è male.
é la storia di una squadra di football americano, i miami shark, che sono in crisi di risultati e colpiti da molti infortuni. Entra in gioco la 3 scelta quaterback(se si scrive cosi) per un incidente capitato agli altri due durante la partita, ma non riesce a salvare la partita. Le 2 partite seguenti pero si rivela un grande e facendo tutto da solo, porta la squadra alla vittoria.
... ...li da anni e alcuni giocatori quasi storici. La dirigenza è sempre in mano alla stessa famglia però da alcuni anni è in mano alla figlia del vecchio presidente. Il vecchio presidente aveva portato la squadra allo splendore dando piena fiducia all'allenatore e ad alcuni giocatori. Oggi pero i giocatori sono vecchi e l'allenatore anche. Questo nuovo quarterback ( il grande jamie foxx) fa troppo di testa sua e l'allenatore (al pacino) non ci va d'accordo. ...
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Vantaggi: cast, musica, tema Svantaggi: sceneggiatura non originalissima e finale un po' scontato
..., grazie ad una bella e simpatica cheerleader, ad un allenatore eccezionale (Gene Hackman) e a compagni di squadra motivati, Falco porterà la sua squadra alla vittoria conquistandosi un posto nei playoff.
La storia è quella di tanti film sul genere: cose simili le abbiamo già viste in "Fuga per la vittoria", "Quella sporca ultima meta", e nel bellissimo "Ognimaledettadomenica". Ma qui il tema degli sconfitti è più presente che altrove. Nello scanzonato spogliatoio si respira chiaramente un'atmosfera di festa casalinga, eppure i giocatori che si divertono sentono il peso delle ferite che hanno accumulato negli anni. Scrollarsi di dosso la fama di perdenti è difficile per tutti loro, nessuno conta più che su se stesso. Hanno avuto molti schiaffi dalla fortuna e la gente li ha traditi. Proprio qui sta il tema del film: essi riscoprono la...
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Vantaggi: Orribile Svantaggi: Il canone perchè lo paghiamo a fare
...Ognimaledettadomenica, il pomeriggio c'e un programma alquanto terribile da non vedere.
Domenica in è il suo nome ed è fatto esclusivamente per quella gente che si vuole mettere in mostra.
Una trasmissione di cui fare a meno, ma purtroppo tenuta in vita e non so spiegarmi il motivo.
Come sempre ci sono i mostri sacri(se si vogliono chiamare cosi) ancora in circolazione in cerca di un attimo di notorietà.
Inoltre i giochi che fanno per far diverire loro, ma che dovrebbero intrattenere anche gli spettatori (che non fanno mai) oppure i concorsi che loro ti chiamano (come fanno avere il tuo numero)o chiami tu per il domandone. Ma tanto si sa chi vince il premio contante, e pertanto dall'altra parte del telefono c'e sempre qualcuno a suggerirti le risposte. Troppo semplice, troppo facile e comunque si sta verificando atti di illegalità...
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Vantaggi: Tom Cruise... la atmosfere dark e oniriche Svantaggi: La parrucca posticcia di Cruise
...mostri sacri aggiungendo Jon Voight) in ?Heat? e dal regista che ha fatto di Will Smith il sosia perfetto di Cassius Clay/Muhammad Alì, un thriller di maniera, con tutto quello che ci deve essere. Noioso in alcune parti, forse fin troppo manieristico. Mann racconta la storia di Vincent e Max affiancando la realtà a momenti onirici, come il passaggio dei coyote davanti alla macchina: danno quel senso di perdizione e di selvaggio che è la loro notte.
Bravo Tom Cruise anche se il suo look è fin troppo posticcio. Già si sentono voci che lo danno come ?vincitore di un Oscar?, senza rendersi conto che le prove che dovevano essere premiate dall?Academy sono ben altri film del Signor Cruise. Antipatie a parte, una buona prova anche per Jamie Foxx, che si era già fatto notare in ?Ognimaledettadomenica? di Oliver Stone.
Riempie lo schermo...
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Numero dischi: 1 - Nazione: Italia - Durata: 95' - Regia: Enzo G. Castellari - Cast: Bo Svenson, Fred Williamson, Michel Constantin, Ian Bannen, Raimund Harmstorf, Peter Hooten, Debora Berger
A quanto pare quest'anno hanno deciso di non fare buona domenica, ma di mandare in onda "questa domenica".
Cosa c'è di nuovo ?
Semplicemente niente!
Ossia qualcosa di nuovo c'è, il nome del programma, visto che la conduttrice è sempre la stessa,... continua