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Vantaggi Realismo estremo nella rappresentazione dello sport iper-professionistico, un cast popoloso, una regia ruvida e concitata, un montaggio abilissimo, un Jamie Foxx rivelazione.
Svantaggi Per apprezzarlo appieno occorre essere tifosi di sport, o di football, o di Stone, o di Al Pacino, o della neonata stella Foxx, o magari di una Cameron Diaz maschiaccia e sboccata. Chi non si riconosce nel profilo deve evitare questo film.
Dettagli
| Genere | drammatico |
|---|---|
| Età minima | per tutti |
| Regia | buona |
| Attori | convincenti |
| Sceneggiatura | buona |
| Colonna Sonora | perfetta |
| Qualità Video (DVD): |
continua
Centimetro dopo centimetro. Con sudore e sangue. Perché ogni maledetta domenica o vinci o perdi, e nessuno al mondo può sottrarti al tuo destino di sofferenza, nel trionfo come nell'umiliazione della sconfitta.
E' questa la filosofia spicciola di Tony D'Amato (Al Pacino), storico allenatore dei Miami Sharks nella lega professionistica di football: una stagione travagliata lo vede al centro di molte situazioni in rapido e quasi incontrollato divenire, e tra queste le più imprevedibili riguardano le bizze della focosa proprietaria della squadra, Christina Pagniacci (Cameron Diaz), l'usura agonistica del vecchio campione Jack Rooney (Dennis Quaid) e la rampante ambizione del nuovo quarterback nero Willie Beaman (Jamie Foxx).
I playoffs si avvicinano minacciosi come un pack di linebackers, e pongono al logorato stratega e motivatore alcune domande impellenti: ce la farà a tenere unito uno spogliatoio di vanitosi milionari? Riuscirà a ribaltare la recente serie negativa e ad agguantare per l'ennesima volta la post-season? Convincerà Christina con la bugia pietosa del suo immutato entusiasmo per il gioco e per la gloriosa franchigia della Florida?
La risposta a quasi tutto è nel braccio fatato e nel tempismo di Willie, e il giorno stabilito per svelarla è la prossima maledetta domenica.
Il genere del film sportivo è tanto rischioso quanto allettante: al di là delle pellicole sul pugilato, intrinsecamente avvincenti anche se per i puristi molto poco realistiche nella riproduzione dei combattimenti, molte altre discipline si sono rivelate totalmente aride di pathos cinematografico: si pensi al calcio (non granché il troppo celebrato "Fuga per la vittoria", francamente brutto il più recente "Best") o al tennis (imbarazzante, secondo chi ha avuto la sfortuna di vederlo, l'ambizioso "Wimbledon" del 2003 con Paul Bettany e Kirsten Dunst).
L'America, tuttavia, è patria al tempo stesso dello sport professionistico e del cinema, e non di rado la combinazione di queste due identità profonde ha dato vita a piccoli gioielli: innanzitutto sul baseball ("Otto uomini fuori" e "Gioco d'amore", mentre "L'uomo dei sogni" di Phil Alden Robinson per la sua metafisica bellezza meriterebbe un discorso a parte), ma anche sul più pacioso golf ("Tin Cup") e soprattutto sul football ("Quella sporca ultima meta", "Tempi migliori").
Il relativo successo che questi film hanno riscosso da noi è dovuto in gran parte all'estraneità del grande pubblico italiano con i codici, linguistici e regolamentari, di questi sport, e ancor di più alla mancanza, da parte nostra, della nozione di come la storia dello sport sia fortemente connaturata con quella degli Usa, strano paese nel quale eroi degli stadi (e, non casualmente, anche quelli del grande schermo) raggiungono una popolarità culturale del tutto equivalente a quella di presidenti modernizzatori, predicatori visionari, generali vittoriosi, statisti assassinati.
(Questo è il punto dell'opinione in cui chi non sa la differenza tra football americano, football nel resto del mondo e rugby può ancora allontanarsi tranquillamente senza ricevere neanche una pernacchia o una cuscinata sulla nuca) (Da adesso in poi è a vostro rischio e pericolo)
La squadra di Tony D'Amato, livido generale di mille battaglie, sfoggia il carnivoro appellativo di 'Miami Sharks', gli squali di Miami.
E' interessante che la vera squadra della capitale non ufficiale della Florida sia quella dei 'Dolphins': la National Football League aveva infatti (prevedibilmente) negato a Stone il permesso di utilizzare nomi e marchi ufficiali della lega in un'opera di finzione che avrebbe usato la mano pesante nel descrivere il 'lato oscuro' del più americano degli sport americani.
Stone non aveva fatto mistero che nel film i temi centrali sarebbero stati il disincanto, l'inaridirsi dei genuini valori della competizione leale, l'ingombro osceno e corruttore del denaro, il lassismo etico nei confronti dei moderni gladiatori cui viene concesso tutto in dosi illimitate (soldi, sesso, droghe) purché siano massicci e assatanati sul turf della domenica.
Così, proprio come fanno sempre le compagnie aeree con le produzioni di film d'azione (sui cui jumbo infatti appaiono sempre nomi e marchi accuratamente inesistenti), la NFL si è ben guardata dall'autorizzare l'utilizzo di squadre e livree reali in un film schiettamente improntato ad un realismo brutale e corrosivo.
Oliver Stone si è però vendicato come fanno gli intellettuali e gli artisti, con l'immaginazione: se l'NFL crede di mantenere una verginità mediatica con i suoi Dolphins, io quelli di Miami nel mio film li chiamo Sharks: squali contro delfini, la rozza mordace verità del campo e della vita contro l'edulcorato copyright dello sport griffato e venduto, in quasi tutti i sensi.
Crudo, violento come la sleale partita della vita, sincopato come un singhiozzo di dolore o prostrazione fisica: "Any Given Sunday", ogni dannata domenica che dio conficca sulla faccia della terra, è diventato negli ultimi anni un vero mantra per allenatori professionistici di ogni sport, a riprova di quanto efficacemente coach Stone sia riuscito a entrare nella corteccia cerebrale e nei ventricoli cardiaci di quell'anomalo esemplare di essere umano noto come 'allenatore'.
Per godersi appieno un film così non è però necessario essere dopati dallo stress competitivo di una panchina, o di un nevrotico bordocampo: è bellissimo anche visto dalle nostre poltrone di casa, dai salotti in dvd o dal plastificato cigolio di una mai doma vhs.
Chi l'ha già visto sa cosa voglio dire; chi non l'ha fatto, invece, lo può appuntare senza esitazione sul taccuino delle tattiche infallibili per uscire vincitori da una di quelle serate in cui a praticare uno sterile possesso palla sarà un subdolo avversario chiamato 'noia'.
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apo1971 04/03/2011 09:21
Ogni maledetta domenica....mi tocca assistere ad una rimonta. Tanto è esaltante rimontare (non mi toccare l'immortale "fuga per la vittoria" capito?) quanto è deprimente essere rimontati. Ecco, su questo qualcuno dovrebbero farci un film un giorno. Ma come diavolo fa una squadra a scendere in campo con il coltello tra i denti, a schiacciare l'avversario per poi, durante lo svolgimento del match, prendere inesorabilmente coscienza della propria debolezza mentre vince? Misteri dello sport....... e della psiche umana. Comunque, non divaghiamo, mi sono fermato a "Quella sporca ultima meta", spero di vedere presto anche quest'opera di Oliver Stone.
harleyd74 08/02/2009 11:45
visto ieri notte
lollofonta 25/03/2008 20:55
Fantastico il monologo pre-partita di Al Pacino.....
astalavistababy 29/05/2007 17:41
Non credo che sia un film che possa interessarmi ,comunque sei stato molto chiaro e dettagliato.
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altro gran film di al pacino..ovunque lo metti non toppa mai..