Okinawa, Okinawa

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Opinione su "Okinawa, Okinawa"

pubblicata 14/10/2010 | IceMan46
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Opinioni : 729
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Ottimo
Vantaggi bisogna andarci
Svantaggi purtroppo non è girato l'angolo
Eccellente
Bellezze naturali
Ospitalitá
Attrazioni
Gastronomia
Efficienza trasporti pubblici

"un arcipelago del Sol Levante"

case di Taketomi

case di Taketomi

Se dite Okinawa la maggior parte dei presenti si ricorderà di una delle più sanguinose battaglie del secondo conflitto mondiale e la perdurante presenza delle truppe americane in Giappone.

Ma Okinawa è molto di più. Una catena di isole, più o meno grandi, che si estende a circa mille chilometri a sud-ovest della madre patria, il Giappone, nel mare della Cina. Queste isole hanno una cultura ed una natura sub-tropicale che pochi stranieri, ma anche pochi giapponesi hanno avuto la fortuna di visitarle.

Le più lontane dalla madre patria, più vicine alla Cina ed a Taiwan, sono le isole Yaeyama che fanno parte del più importante arcipelago di Okinawa. Questo insieme di isole ed isolette, che non hanno memoria di battaglie in tempo di guerra ed esperienza come base per i Marines americani, è un mondo lontano dalle implicazioni politiche e dall’atmosfera che invece permeano l’isola di Okinawa, circa 400 chilometri lontana, dove hanno base i Marines americani.

Le isole Yaeyama sono l’angolo di Okinawa dove la cultura Ryukyu - chiamata così per ricordare l’indipendente regno che esisteva qui prima di essere assorbito dal Giappone - è meglio conservata.
La sensazione che le isole Yaeyama siano spiritualmente indipendenti, separate dalla madre patria Giappone, sopravvive anche ai giorni nostri. I locali chiamano i Giapponesi che arrivano dalle isole principali, che formano il Giappone, immigranti. E molti turisti giapponesi dicono che le isole Yaeyama sono più esotiche di molte altre destinazioni asiatiche. Anche a Tokyo ed Osaka oramai si trovano diversi ristoranti che offrono la cucina di Okinawa.

Per visitare le isole Yaeyama bisogna farsi tre ore di aereo da Tokyo ed atterrare all’aeroporto di Ishigaki, una delle due isole più grandi e l’unica ad avere un aeroporto.

L’isola di Ishigaki è molto interessante per chi ama fare immersioni o snorkeling. Il punto migliore si trova a Kabira Bay, nella parte nord-occidentale dell’isola. L’acqua è blu smeraldo ed è costellata da una barriera corallina. Io, non sapendo nuotare, ho comunque potuto ammirare la bellezza dell’acqua a bordo di una barca con il fondo in vetro trasparente.
Essendo Ishigaki l’unica isola un po’ urbanizzata, l’ho eletta come mio campo base per il mio soggiorno nelle isole Yaeyama.
Dal porto di Ishigaki partono le barche dirette alle altre isole. La scelta è ampia e anche i prezzi sono competitivi (ricordatevi che il Giappone, nonostante la svalutazione dello yen, rimane uno dei pesi più cari al mondo).


L’isola di Taketomi è la mia prima escursione. Posta a sud-ovest di Ishigaki, ha una forma ovale e ricopre un’area di poco più di seicento ettari. Si raggiunge in soli 10 minuti di navigazione. Ha una popolazione di soli 328 abitanti (questo almeno mi è stato detto al tempo della mia visita). È così piccola che si può visitarla tutta a piedi od in bicicletta (io ho scelto quest’ultima soluzione).
L’attrazione principale dell’isola è rappresentata dal villaggio, composto da 160 case, situato nel mezzo dell’isola. Le vie del villaggio sono ricoperte da sabbia. Le tradizionali case Ryukyu sono ad un piano ed hanno un piccolo giardino circondato da un basso muretto in pietra. Le case sono fatte in legno, pietra o cemento, però tutte hanno un unico segno distintivo: il tetto ricoperto da tegole rosse. Ed all’esterno di ogni casa è appeso almeno un “shisa”, un leone od un drago che simboleggiano la protezione degli abitanti della casa. La cultura è una sintesi di quelle cinese, giapponese e indigena locale.
I pochi ristoranti presenti sull’isola offrono la semplice cucina di Okinawa che, ricca di verdure e povera di grassi, risulta una delle ragioni per cui la popolazione delle isole di Okinawa ha una longevità superiore a quella media dell’intero Giappone.
Arrivato a Taketomi per una escursione giornaliera, finisco per starci due giorni. Alloggio quindi in uno dei tre cottage col tetto di paglia del Takana Ryokan. Una ulteriore prova che siamo lontani da Tokyo è data dal fatto che le porte dei cottage non ha la serratura a chiave.
La colazione mattutina è molto salutare: frutto della passione, papaya e ananas provenienti dalle piccole coltivazioni locali.


Anche sull’isola di Iriomote, la seconda più grande dell’arcipelago, si respira la stessa aria di sicurezza. Essendo l’isola abbastanza grande, decido di noleggiare un auto e mi viene detto di lasciarla pure, il giorno che riparto, al porto e con le chiavi sul sedile.
L’isola è disseminata di montagne, attraversata da fiumi, ricoperta da fitte giungle e paludi di mangrovie.
Qui decido di alloggiare al Niraina Resort costituita da una villa, con tre camere, posta sulla spiaggia chiamata “Hoshizuna no hama” (che significa spiaggia dalla sabbia a forma di stellina).
Attraverso il proprietario del Resort prenoto un’escursione in canoa sul fiume Pinai. La durata è di mezza giornata e siamo accompagnati da una guida.
Il fiume Pinai, dall’acqua chiara e trasparente profonda poco più di un metro, serpeggia nella palude facendosi spazio fra verdeggianti sponde ricoperte di mangrovie. In alcuni punti il fiume è così stretto che il nostro naso percepisce l’odore della melma e degli alberi che crescono lungo le sponde. Altrove si allarga così tanto che il silenzio sembra possa amplificare i suoni delle nostre pagaie nell’acqua o di qualche occasionale uccellino. Poi, mentre siamo immersi nella tranquillità siamo scossi da un serpente dalla pelle marrone, lungo circa un metro, che, dopo essersi cullato sul ramo di un albero, si lascia cadere in acqua, si avvicina alla nostra canoa, passa sotto di essa e pacificamente raggiunge l’altra sponda.
Iriomote è circondata da diverse piccole isole, una delle quali ha un solo abitante. Era mia intenzione andarci, ma poi ripensandoci ho trovato inopportuno sbarcare senza preavviso ed ho quindi ripiegato su Yubu. Questa isoletta si trova a pochissima distanza dalla costa orientale di Iriomote. L’isola è ora inabitata, e questo dopo essere stata sommersa durante un tifone nel 1969. E’ stata trasformata in un giardino ricco di piante tropicali, fiori ed animali. Passeggiando per l’isola ho avuto modo di vedere un albero chiamato “gajumaru”, della famiglia dei ficus più che un albero sembra un insieme di radici rivolte verso l’alto. E poi, ancora “otaniwatari” (sempreverde della famiglia delle orchidee), moltissime varietà di ibisco,buganvillea, palme, ed ancora tantissimi altri fiori e piante tropicali dai nomi a me sconosciuti. Fra gli animali, molti allo stato brado ed altri all’interno di ampi recinti, scorgo cinghiali, capre, struzzi, anatre, tacchini.
Il clou del viaggio verso l’isoletta di Yubu è rappresentato dal mezzo di trasporto. Considerata la breve distanza (circa mezzo chilometro) e la profondità dell’acqua, si va a bordo di un carretto di legno con pneumatici d’auto come ruote. Il carretto è trainato da un bufalo d’acqua (conosciuto anche come bufalo indiano). Il bufalo addetto al mio carretto di chiama Goro, è maschio ed ha 15 anni. Il conduttore mi dice che ha la forza di trainare il carretto con venti persone a bordo. Oggi è fortunato perché siamo solo in due.

Un’altra isola visitata, ma questa volta più che brevemente, è stata Kohama. La pubblicità che mi accoglie allo sbarco dice che Kohama è la terra della canna da zucchero (e questo mi sta bene), che è la location dove viene girata la serie televisiva “Churasan” (e questo mi lascia indifferente), che è sede di un nuovo hotel da 150 camere con un campo da golf a 18 buche (questo significa aver stravolto l’ambiente). Chiede al proprietario della barca di portarmi subito altrove. Eccomi allora a sbarcare a Hatoma, un’isola con soli 58 abitanti e tutti molto anziani.

L’ultima escursione è sull’isola delle Yaeyama più lontana. Yonaguni è situata circa 130 chilometri ad ovest di Ishigaki e solo 100 chilometri ad est di Taiwan. Isolata dalle altre isole delle Yaeyama, Yonaguni ha una propria lingua parlata dai 1726 abitanti. Estesa su di un’area di circa 30 chilometri quadrati, Yonaguni ha una costa punteggiata da grotte e barriere coralline, mentre le circostanti acque contengono rovine e reperti vecchi di migliaia di anni. Grazie al cielo terso ed ha un ottimo binocolo sono riuscito a vedere la costa di Taiwan.

*********

-notizie pratiche-

Il costo del trasporto sui battelli che collegano Ishigaki con le altre isole è abbastanza contenuto: si parte dai 5 Euro per raggiungere Taketomi per salire ai 31 Euro richiesti per andare alla remota Yonaguni.

12 Euro è il costo del biglietto andata/ritorno per andare sulla piccola Yubu a bordo del carretto trainato dal bufalo. Nei 12 Euro è compreso il costo dell’ingresso al giardino botanico.


A Taketomi ho alloggiato al Takana Ryokan (9 camere tipiche giapponesi e 3 cottage in stile occidentale). Ho pagato 76 Euro a notte, con cena e colazioni inclusi.

A Iriomote ho alloggiato al Niraina Resort (3 camere poste all’interno di una villa). Ho pagato 100 Euro a notte, colazione compresa.




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Commenti su questa Opinione

  • CAPA1963 pubblicata 08/10/2017
    Mi è tornato il desiderio di ritornare a Okinawa ...io ho visto solo Naha e l'isolaTokashiki che mi hanno rapito... ottima descrizione.
  • Bellatrix72 pubblicata 25/10/2010
    missione compiuta!!! ciao
  • Bellatrix72 pubblicata 22/10/2010
    mamma mia com'è lontana,.....e come vorrei andarci!!!!!!!! devo ripassare per l'eccellente me loricordi?????????????
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Ciao

Su Ciao da: 25/09/2010