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Opinione

per Carl Orff
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1 Stella Carmina Burina
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Qualità dei testi scarsa
Qualità della musica buona
Voce artista buona

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odre

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Sarà anche un gioco di parole poco raffinato ma ne ho abbastanza.
Sì abbastanza di una musica che sta con un piede nella fossa e uno non si sa dove.
La fossa è quella del cattivo gusto, quasi trash, sia nei testi che nella strumentazione.
E poi si fa presto a dire i Carmina e Catullo dove lo mettiamo? Quelli sì erano Carmina.
E non ditemi che non c'entrano nulla, anzi!
Doppi sensi sia nei testi sguaiati e cialtroni di universitari goliardici e doppi sensi nel più raffinato poeta mai esistito.
E doppi sensi erotici... solo che il dio greco dell'amore diventa per Catullo un "tagliatore d'anime" per gli studenti occasioni di stupri, violenze, orge e quant'altro.
Certo, i poverini dovevano riposare le membra e l'intelletto dagli studi e dai viaggi per assistere alle lezioni dei docenti dall'una all'altra università. Spesso a piedi o a cavallo d'asini - rubati o vinti al gioco a scapito da qualche allocco caduto nelle grinfie di bari professione.
Che c'entra la musica in tutto questo?
Ecco, appunto, me lo domando anch'io.
Infatti non c'entra per nulla e l'unico merito di Orff è quello di aver sapientemente orchestrato l'humus "musicale" di una cultura (sic) musicale di bassa lega.

Dobbiamo pensare al periodo storico nel quale vennero alla luce.
E ad altre cose che dirò più giù se avete la pazienza di leggere.

Carl Orff è giustamente ricordato e apprezzato per la sua attività di didatta: il suo metodo basato sulla pratica, soprattutto ritmica, fu una rivoluzione nel campo della didattica della musica.
Ma, sapete, dietro una didattica c'è o ci dovrebbe essere una Pedagogia che ne illumini il cammino e ne renda conto.
La Pedagogia musicale, è, intorno agli anni venti del Novecento, poco più che un passatempo per intellettuali fannulloni.
Troppo grandi erano gli esempi - tutti italiani, guarda un po' - che avevano aiutato a venire alla luce geni imperituri, inutile fare nomi.
I "conservatori" erano dei veri e propri soggiorni coatti e chi ne usciva vivo ne usciva anche famoso.
Peccato che da lì a poco avrebbe pagato duramente l'educazione ricevuta, scusate, la maleducazione ricevuta.
Non crediate che le celebrate università tedesche fossero da meno sotto questo punto di vista.
La lascivia vi regnava sovrana, l'insegnamento alla sopraffazione sul debole, il disprezzo per il volgo ignorante ed analfabeta e le gozzoviglie a base di birra e di leccornie sottratte ad onesti contadini allevatori e contadini, erano le discipline più frequentate ed apprezzate.
Certamente a Gottinga c'erano menti illuminate ma la loro presenza si limitava a imbiancare i sepolcri...
Torniamo al metodo musicale.
Basato sul giusto principio che la prima esperienza che l'essere umano ha del suono riguarda l'aspetto ritmico, si cerca di far riemergere questa "formante" dall'inconscio dell'allievo attraverso l'uso di quello che prenderà il nome di "strumentario Orff": essenzialmente tamburi, tamburelli, legnetti, insomma percussioni.
Primo abominevole paralogismo: i primi suoni che il bimbo sente, fin dalla sua esistenza prenatale, è il battito cardiaco e il respiro della madre.
Ritmo, direte voi; perciò Orff aveva visto giusto.
A prescindere dal fatto che con l'inconscio non si gioca, purtroppo non si può giocare, rimane il fatto che entrambi i suoni hanno anche tutti gli altri parametri: altezza, intensità, timbro e spazio.
Non solo, ma tutta la psicologia dell'infanzia dimostra che i sensi sono un coacervo che non vede distinszoni tra un senso e l'altro.
Il bimbo è, come una sorta di schizofrenico che può tranquillamente dirvi che il gelato è vivo, verde e liquido senza neanche averlo leccato mai.
Così conosce la realtà un bimbo; tutto il resto sono favole.
Da questa confusione dei sensi a poco a poco alcuni di essi prendono il sopravvento ma sempre inseriti in un contesto pansensoriale.
Il non sapere questo - eppure la psicologia, in questo campo, aveva già detto la sua parola definitva - porta il didatta Carl a trasformare i suoi bimbi in piccoli neanderthaliani con la scusa che con il ritmo si può cominicare, anzi si possono comunicare perfino le emozioni!
Anche con i segnali di fumo: sfido chiunque a negare che i segnali di fumo di Toro seduto a Little Big Horn non contenessero una buona dose di maledizioni!

Per accumulo - con un salto pedagogicamente e anche semplicemente intellettuale immotivato - si uniscono ai suoni indeterminati dei tamburi e dei legnetti, le "note" dei primi xilofoni o metallofoni (sì, quegli affascinanti e regressivi strumentini con le lamine di ferro o di legno che si "percuotono" con delle bacchette di varie foggie, per lo più terminanti con una pallina...)
Evidente simbolo fallico anche per il più sprovveduto seminarista minorenne e virgineo.
Quello che viene chiesto ai fanciulli è di riprodurre piccole melodie,con siffatti aggeggi, la cui derivazione austro-ungarica è talmente sfacciata da far rivoltare nella tomba qualsiasi patriota italiano.
Di scale non temperate, di suoni che significano di per sè, per la loro conformazione fisica neanche l'ombra (intuizione fantastica di tutta la musica di Giava e di Bali, anch'esa eminentemente percussiva).
Il gioco è fatto.
Quello che dirò non sembri esagerato ma con il metodo Orff (oggi, per fortuna riveduto e corretto) si crea il perfetto imbecille musicista o musicofilo occidentale.
E lo spazio alla creatività?
Si limita a permettere di variare, con formulette da imparare a memoria, melodie che sanno di Laendler (canzoncine tedesche).
Riassumendo brevemente:
- la musica è innanzitutto ritmo;
- gli altri parametri sonori sono degli "accidenti" trascurabili;
- l'imitazione delle azioni degli adulti è cosa buona e giusta perché gli adulti sanno quello che fanno;
- la vera musica è quella tedesca o, comunque, austro-ungarica;
- la vera musica si fa insieme come tanti piccoli soldatini, perché si sa, suonare o cantare insieme "socializza";
- tutto ciò che è volontà del singolo deve ridursi a formule facilmente controllabili dal gruppo;
- la manualità è relegata al semplice "prenderci" (la lamina giusta, in barba alla possibilità di costruire strumenti diversi che proprio dalla spontanea manualità prendano forma e necessità).

A questo punto mi viene da chiedere come mai si utilizzi ancora il metodo Orff, affiancandolo a quello Suzuky che è basato fortemente sull'imitazione (della madre da parte del bimbo).
Le risposte sono complesse ma possono essere viste tutte in Carmina burana.

Nella raccolta di brani, di cui alcuni famosissimi, ciò che domina è il "primitivismo", l'approccio anti-intellettuale al fatto musicale.
Come si trattasse di un fatto primigenio.
L'idea è bella, peccato che sia priva di qualsiasi fondamento: il suono è primigenio, non la musica.
La musica è l'organigramma(sic) di un gruppo di suoni, organigramma che può anche assumere su di se il caso, il caos, la liberazione di forze oscure.
Non sia mai!
Tutti sanno che i Carmina burana sono completi. Non si tratta di frammenti disorganici di cui ci siano rimaste talvolta le musiche, tal'altra le parole. Assolutamente no.
Certo la notazione era approssimativa e, quindi passibile di interpretazione. Però già ai tempi di Orff molti errori erano stati emendati e il testo era lì, bello e pronto per essere ORCHESTRATO.
E' quello che fece il compositore non dimentico della Sagra della primavera strawinskiana e di una certa tendenza alla involuzione sonora di molta musica europea.
Involuzione dapprima nata contro gli eccessive fumoserie evanescenti di troppi brani ispirati a Debussy (badate bene solo alla parte più appariscente e meno significativa) , poi come emulazione del già citato compositore russo, infine come rifiuto del presente.
Già, lo scomodo presente con le sue contraddizioni insanabili (ci saranno due guerre mondiali per tacer del resto) era troppo pesante da sopportare o da modificare.
Meglio allora tornare indietro, nei tempi dei tempi, quando si facevano sacrifici umani ma senza "peccato" (non si possono applicare, antropologicamente, le categorie etiche odierne agli avvenimenti e ai comportamenti del passato).

Era quello che ci si aspettava come risposta alla barbarie imminente: una barbarie musicale ingiudicabile, al di fuori perfino della morale.
E sappiamo bene quanto i medici di Auschwitz tenessero in gran conto i diritti umani più elementari.
Questi sono i Carmina burana.
L'equivalente, per carità, assolutamente innocuo...forse.
Qualche anno prima, nel 1922 Strawinsky celebrava con un balletto, che è un capolavoro assoluto, le antiche nozze russe.
Si tratta, appunto, di Les Noces.
La somiglianza con la partitura di Orff è impressionante ma solo ad un primo ascolto.
Orff prende di Les Noces l'aspetto più appariscente (la predominanza di un ritmo incalzante e l'uso dei timbri taglienti) senza prendere in minima considerazione la profonda commozione di fronte al mistero della vita che si rinnova, dell'abbandono dei figli sposi del tetto genitoriale per creare un nuovo nucleo familiare legato a quello di origine ma diverso.
Nulla del pianto della sposa, nulla dei giochi erotici un po' amari e consapevoli.
Les Noces è un'opera scritta con la consapevolezza di un mondo perduto, anche con il rimpianto e perfino con la rabbia per una tale perdita.
Come dimenticare le campane e i pianoforti lasciati risuonare accordi di seconda (dissonanti ma dolci, melanconici ma vitali) che concludono il balletto?

Non c'è nulla di tutto ciò in Carmina burana. La fortuna di quest'opera sta tutta nella capacità, del resto in soldoni di poco valore, di creare un'atmosfera tra il magico e lo scellerato.
Non a caso questo brano è usatissimo nei filmacci che narrano di rinnovate religioni sacrificali e diaboliche, oppure nelle scene di film ambientati in un passato indecifrabile per accompagnare riti o cortei.
L'abilità dei cineasti è encomiabile.
Kubrick - che di cinema se ne intendeva - non ha mai neanche pensato a questo brano (credo si sarebbe fatto uccidere, piuttosto) eppure molti suoi film l'avrebbe potuto contenere.
Pensate alle scimmie di 2001 Odissea nello spazio o al mini corteo di Arancia meccanica o alla splendida apparizione delle bimbe in Shining e, perchè no, anche all'ultima scena di Full metal jacket.
Non è un caso che non l'abbia usato
Incisioni di questo obbrobrio, affascinante proprio per questo, ne trovate per ogni dove, mai da direttori seri.
Anche questo un caso?
Dicevo all'inizio che la didattica deve essere illuminata dalla pedagogia.
Appunto, non c'è nulla che illumini un'opera che è solo golosa di suono e della specie peggiore perché fa appello all'inconscio senza lasciare alcuno scampo all'ascoltatore che non sia, anche un poco, alfabetizzato.
L'opera di Carl Orff non fa altro che rivolgersi al pubblico di pseudo-musicisti che ha creato: servi delle loro stesse abitudini musicali, primordiali e ferine.

A presto.
Od.

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Pagina 1 di 4 | 1 - 5 di 17 commenti
  • scanner2 04/07/2007 23:55
    Ha valutato l'opinione
    Molto utile

    veramente scritta con passione

  • scanner2 04/07/2007 23:55
    Ha valutato l'opinione
    Molto utile

    veramente scritta con passione

  • scanner2 04/07/2007 23:55
    Ha valutato l'opinione
    Molto utile

    veramente scritta con passione

  • ewaan 15/03/2006 19:56
    Ha valutato l'opinione
    Molto utile
  • gabri69 26/01/2006 22:20

    Non ho capito perchè tu sia così arrabbiato nei confronti di un'opera che risponde semplicemente alle richieste di quel periodo storico, senza contare che i testi medievali sono molti e non tutti necessariamente sconci. Io ho cantato sia quelli composti da Orff, sia quelli dell'abbazia di Benediktbeureun e l'ho trovato divertente. Se a darti fastidio sono i doppi sensi non dovresti ascoltare Mozart, se ti da noia l'arrivismo di Orff allora dimenticati di ascoltare anche Bach che mentre era a Lipsia si lamentava che l'aria di quella città era troppo salubre e non moriva nessuno per cui non potendo scrivere per i funerali non riusciva a campare la sua numerosa famiglia. E' probabile che se nel medioevo avessero avuto delle Play Stations o delle tv. non si sarebbero ritrovati insieme a ridere e divertirsi con filastrocche sconce.

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