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per Pagano (Gianfranco Franchi)
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Reperibilità edicola
Layout: mediocre
Qualità Materiale buona
Prezzo 10,00

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Lallacare

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E' difficile parlare del libro di un amico. Gianfranco Franchi è, al di là della facile retorica, un mio amico. Una persona che stimo moltissimo al di là delle differenze sostanziali che ci sono fra noi. Lui è giovane, io no. Lui è romano, io evidentemente no. Lui è di destra, io non so più dove la mia anima profondamente politica mi colloca oggi. Di sicuro non accanto a lui. Eppure. L'aver vissuto venti anni in più non mi regala più conoscenza, no. Eppure. Eppure io riconosco in Franchi quello che un artista è: un creatore di bellezza. L'arte produce bellezza, e la bellezza è il viatico verso la felicità. Noi in questo paese abbiamo dimenticato la bellezza e abbiamo dimenticato che lo scopo dell'uomo sulla terra è la felicità. Stretti in angusti cubicoli, pressati dai bisogni ma vieppiù dai falsi bisogni, abbiamo dimenticato noi stessi, siamo stati facili prede di malfattori senza scrupoli che hanno impoverito e umiliato le nostre identità. E noi ne siamo stati complici.


*********"A dire la verità non era possibile pensare molto, perché faceva tanto caldo che Alice si sentiva tutta assonnata e con le idee confuse: adesso si stava domandando se valesse la pena di alzarsi e raccogliere fiori per fare una ghirlanda di margherite, quando ecco che improvvisamente le passò proprio davanti un Coniglio Bianco, con gli occhi rosa." (Carrol, Alice nel paese delle meraviglie).


La lettura della nuova opera di Gianfranco Franchi (di seguito Lankelot che Lankelot sarà per sempre, per i suoi amici, qui e altrove) non è stata facile. Pagano è un concentrato di violenza intellettuale che non può lasciare indifferenti chi abbia un minimo di senso critico, di apertura mentale. Quello che si intuiva in nuce in Disorder diviene manifesto. Politico, individuale, intellettuale. E' la storia di una generazione che la gente della mia età ha contribuito a cancellare, a destrutturare, a rendere molecolare. Sarà casuale, e certamente lo è, che questo libro arrivi fra le mie mani dopo la manifestazione del V-day di Beppe Grillo e a qualche mese dal successo editoriale de "La Casta". Cose diversissime fra loro, linguaggi opposti, ma mentre i movimenti alla Grillo hanno tutti una connotazione antipolitica che mi terrorizza, perché nulla è più corrosivo della demagogia che prende le pance, che annulla quei concetti di solidarietà che travalicano regionalismi e generazioni e si trasformano quasi sempre poi in cose diverse, in Pagano c'è l'utopia intellettuale che corrode la politica con la bellezza del pensiero. A loro modo sono fotografie diverse dello stesso paese, che convergono sull'insofferenza e su una resa dei conti. Può un intellettuale vivere del proprio lavoro e della propria intelligenza nel paese dei codici fiscali e della burocrazia, dei contratti a progetto? E' la discesa nell'agone commerciale, nel totem elevato al Dio Euribor che parte la riflessione di un mondo orrorifico che tutto prende e travolge, di una madre infingarda che ti soffoca con la sua stessa placenta. Blandamente mi rendo conto che la struttura del linguaggio che in Disorder era sperimentale a chi si accostasse a quel mondo per la prima volta, qua si fa fintamente colloquiale, per prenderti alle spalle in alcuni passaggi fondamentali.
Aspettatevi di leggere un quaderno d'appunti ordinato in una prima parte, con passaggi musicali quasi crepuscolari. Che fiammeggia in alcuni passaggi, irrita in altri. Irrita in una contestualizzazione condivisibile nella forma, ma non nella sostanza dell'analisi. Ma è onesta e cristallina, questo sì. Lankelot non accetta compromessi, i suoi lettori ne hanno accettati molti e molti ne accetteranno. E fra mille domande che scivolano fra le pieghe di un aggettivo, di una subordinata, mancano risposte. Ma mancano anche progettualità e una pur minima assunzione di responsabilità che non sia l'allontanamento, il mettersi volutamente in esilio. Un esilio che è fatto di Gianicolo e Monteverde, in un onirico passaggio sotterraneo e fiabesco, dove prima il genius loci del quartiere e poi una cena con strani personaggi (di una crudezza devastante) non potevano non farmi pensare ad Alice di Carroll.
Geograficamente sbilanciato, dove una patria intera risiede nei confini di un quartiere, Lankelot riporta in frattali una dimensione nazionale che rigetta, una grande abiura, un greve, sprezzante, ininterrotto fiume di disprezzo verso baracconi della burocrazia, verso generazioni che si sono arrese, ma anche verso chi quelle frontiere vorrebbe varcare. In un mondo senza frontiere nulla è più definitivo del confine culturale, che permea la politica in tempi geologici, ma in maniera incisiva.
Da storico, prima che da animale politico, Lankelot attaglia una fenomenologia dell'Italia e degli italiani che, seppur rigorosa, non può che far sussultare ogni qual volta si intravveda una deviazione dai concetti consolidati.
.Anarchico di destra che vota a sinistra, Lankelot ha a volte una visione etnolatrica che spiazza. Roma, l'Italia agognata dei Comuni, un irridente sguardo ad una italianità falsa, imposta. Da sarda, prima che da italiana, posso in parte concordare. Noi viviamo la nostra italianità con malcelato disprezzo. Forse siam prima di tutti cittadini di una Chiesa che è diretta discendente dell'Impero romano. E sentiamo un'appartenenza prima municipale che nazionale. La federazione italiana sognata da molti e scomunicata da Pio IX non è mai stata definitivamente compiuta. Se lo fosse non avrebbero più alibi mafie e camorre, che su questo substrato hanno intessuto la storia di questo paese. Ma il superamento di questo disagio, di questo disprezzo è necessario per la nostra stessa sopravvivenza. Che piaccia o meno a Lankelot, anarchico di destra. O nichilista borghese?
[…non appartengo a nessuna Chiesa (…) e non appartengo a nessun partito - l'unica tessera è stata quella dell'MSI-AN, nel momento del passaggio: avevo sedici anni. Pensando più a Evola che a Longanesi mi dicevo anarchico, ma di Destra; probabilmente, non ha più senso alcuna distinzione].
Il dichiarare il suo egoismo stirneriano fa a pugni con la mia visione sociale, fondata sulla collaborazione fra simili, sulla vera rivoluzione che fu l'Umanesimo, che egli legge come la madre primaria di tutte le schiavitù oltre a farmi intravvedere una deriva evoliana in una romanità esasperata. Lontananze siderali fra me e Lankelot, e non bastano gli accenni di bonaria condiscendenza nei confronti di alcuni resistenti (non tutti, non tutti), o a un facile antiamericanismo.
Eppure.
Eppure è un libro che tutti dovremmo leggere con grande attenzione per i più svariati motivi. Non ultimo quello di affrontare un'opera di incisiva bellezza, e di grande impatto emotivo. Lo consiglio vivamente a chi ha la mia età, soprattutto. Perché specchio di molti nostro fallimenti, della prova fisica dello sfaldamento di una politica in cui credevamo, che ci ha tradito e in un certo senso abbiamo tradito. Ma dalla quale bisogna ripartire. Perché non c'è futuro senza politica, senza i partiti, senza il confronto democratico. Siamo stati anestetizzati dalla televisione, abbiamo creduto ai giornali, abbiamo votato turandoci troppe volte il naso. In questo il j'accuse di Lankelot mi colpisce profondamente, e dovrebbe colpire ognuno di noi.


Pagano di Gianfranco Franchi
Edizioni Il Foglio
€. 10,00


Gianfranco Franchi, che compirà trent'anni l'anno prossimo, ha pubblicato libri di poesia (L'imperfezione: Opera; L'ombra della fontana) e un libro di narrativa, già da me recensito e presentato a Sassari: Disorder. Unknown pleasures. Oltre ad altri milioni di cose, è responsabile del portale Lankelot.eu. Gianfranco Franchi inoltre è una persona gentile, di grande carisma, elegantissimo bevitore. L'unico uomo a mia memoria che indossi il loden con candida innocenza.

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per Pagano (Gianfranco Franchi)
Lankelot a Sassari
di Lallacare Lallacare

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Avete domande riguardo Pagano (Gianfranco Franchi)? Domanda
Pagina 1 di 25 | 1 - 5 di 121 commenti
  • ghengsta 13/02/2008 17:08
    Ha valutato l'opinione
    Molto utile
  • WuMingVTR 21/01/2008 09:58
    Ha valutato l'opinione
    Eccellente

    Hai ragione Lankelot sarà sempre Lankelot ... ho ricevuto il suo libro ma ancora non ho ancora avuto tempo per leggerlo e purtoppo il mio tempo per leggere si assottiglia sempre più ... ho finito gli eccellenti ... poi ripasso V.

  • Olsger 09/11/2007 11:35
    Ha valutato l'opinione
    Molto utile

    Ottima opinione

  • mrtvtr 31/10/2007 17:43
    Ha valutato l'opinione
    Molto utile
  • irfcar 31/10/2007 01:12
    Ha valutato l'opinione
    Inutile

    brava, molto inutile

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