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Opinione

per Pagano (Gianfranco Franchi)
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5 Stelle LANKELOT VIVE!
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L'autore

kandara Dal 9 ago 2003

Siamo pochi a chiamare Patria l'Europa. Domani saremo la maggioranza. Inshallah. continua

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Nuova aggiunta, ma questa volta in fondo, close to the bottom,

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Devo aggiungere una premessa.
Non ho letto (ancora) il libro. L'ho ammesso ma non in modo chiaro, Sia chiaro. Questa non é una recensione.
Non sono addentro al lavor di Lankelot. Ne so per passata esperienza, modesta, e per conoscenze indirette.
Ritengo invece di conoscere bene lui, non come biografo, ma perché l'ho ben guardato negli occhi. E quello che ho visto mi é piaciuto. E perché ho letto molte sue cose, Non recenti, tuttavia.
Quello che qui scrivo é personale, ed attiene a una tipologia di persone che ardentemente vorrei fossero più numerose, presenti, dominanti.
Le ipotesi che formulo sull'attività specifica di Gianfranco, e dei suoi collaboratori al forum o alla casa editrice sono invece imperdonabilmente infondate, non nel senso che non siano vere, ma perché non conosco abbastanza dettagli per entrare in una analisi specifica.
Questa non era la mia intenzione, non volevo che lo fosse, esemplificavo nel supportare invece la mia voglia di vedere più cuore e più capacità critica nei rapporti politici e di informazione, mia fissa se volete, mio reiterarsi.
Tuttavia quanto scrivo mi rendo conto puòinvece essere benissimo letto come una considerazione diretta, mirata, oggettiva sulle azioni specifiche della casa editrice e del lavoro di chi vi partecipa, cosa che invece non sarei in grado di sostenere, non ne avrei titolo ed esperienza, e neppure volontà.
Quindi in alcuni passi sono stato imprudente e superficiale, e di questo mi indigno con me stesso, per essere stato superficiale quando predicavo qualità.

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Leggo lo straordinario commento di Lallacare sul nuovo libro di Gianfranco Franchi. Applausi.
Vorrei contribuire con alcune considerazioni sul substrato del libro, che derivano dalla mia conoscenza dell'autore, e magari anche esprimere pensieri che possano essere utili per un dialogo costruttivo.

Che Franchi sia di destra mi pare strano, ma solo perché lui non é un mediocre. Probabilmente é parte di una destra intellettualmente attiva, che sarebbe auspicabile per questo paese zoppo di pensiero, che se a sinistra pecca di ideologismo e faciloneria, a destra é vuoto come la manica di un mutilato. E così poi é molto del mondo, dove la destra fa solo dell'accaparramento, di pochi, e qualunquismo, di molti.
Neoliberismo, si chiamerebbe, ed in principio potrebbe essere uno strumento di gestione della crescita demografica, ma gli abusi sistematici e la salvaguardia di sé di classi dominanti sempre più accentrate ad assicurarsi l'utilizzo delle risorse ed il controllo della ricchezza.

Invece la destra culturale, da sempre esigua in quanto la cultura e la crescita amano piuttosto la ricerca e la creatività, il nuovo e l'emotivo, e, più vastamente, quello che unisce in nome di valori universali e libertari, che fanno più grande l'umanità, la destra viva e vera è oggi asfittica. Mancano i grandi uomini che, pur nella conservazione e non nella creatività dominante, forniscano contributi originali e sinceri alla filosofia, dei Kant, alla sistemica dei vivere civile e culturale, allo sviluppo armonico della società e della economia, all'ordine nella letteratura.

Questa mancanza si percepisce nello sbando della gestione della cosa pubblica, per cui quando regna la sinistra imperversa la confusione tra le molte ideologie (e poli di interesse), ciascuna delle quali assume di essere la unica depositaria del vero (e dell'utile), e la fattività, la coerenza con la promessa elettorale, la consistenza con le esigenze del paese sono aspetti non prioritari, non sentiti, al massimo raccontati.

La deviazione è strutturale. Se la sinistra è il motore della storia, la destra non può limitarsi ad essere il freno, è necessario una guida, uno strumento di direzione, che io vedo molto più nella destra illuminata, pratica, concreta, cinica se serve, che non nella sinistra, che invece vocazionalmente esprime il controllo della qualità del diritto e del vivere civile ed apre a nuovi orizzonti di crescita, ma nel ministero è una confusionaria.

Sto esprimendo concetti che attengono alle categorie collettive. I singoli si trovano coinvolti in un filone politico piuttosto che in un altro per ragioni personali, di famiglia, di esperienze individuali, di amicizie ed emozioni, di caso anche, e provvisoriamente, per di più. L'analisi è possibile solo a livello dei grandi numeri. Ma la categorie sono reali, sono verificabili scientificamente, i comportamenti collettivi possiedono regole verificabili e sono prevedibili.

Una assenza della destra quindi, ed in conseguenza una innaturale ipertrofia della sinistra, che dovrebbe essere élite, minoranza. Che diventa torrente e tempesta quando si impongono le dittature, per ricostruire gli equilibri, i patti spezzati. Ma che ritorna negli argini quando i commis d'état siedono coscienziosamente ai loro scranni ed amministrano equanimemente. Nei paesi solidi e sereni governa una destra moderata che ascolta gli umori della sinistra, che si affaccia la potere solo occasionalmente.

Nei paesi dove la sinistra va al potere in modo radicale, per rimanervi a tempo indeterminato, si verifica immancabilmente un viraggio politico del partito rivoluzionario che diventa conservatore, ma ferocemente, più di destra della destra, teso unicamente a preservare ideologie vetrificate e totalmente astratto dal conseguimento del bene degli individui o della collettività. Talebani.

Io vedo il nostro Lankelot, per la sua giovinezza, per la sua sovrabbondanza intellettuale ed il suo fervore emotivo, portato a cercare, a sperimentare. Cammina verso qualcosa che forse ancora non ha definito, ma che immagina come dovrebbe essere. Si riserva di scegliere, c'è tempo per questo, i tempi non sono maturi. E nel frattempo affina le sue armi, intellettuali, e la sua posizione, il suo portale. Gianfranco ha un futuro, anche se non sappiamo quale.

Fosse di destra. Ma non potrebbe mai essere un facinoroso, un talebano.

Questa attitudine, di molti, ma a livello sociale identificabile in assembramenti limitati e disancorati dalla realtà politica e dalla gestione del paese, ma non per questo privi di significato elettorale ed utili alla destra deteriore per le operazioni sporche, soddisfa una esigenza psicologica e non filosofica. Sono i figli malati dei movimenti del superuomo, l'estremizzazione del pensiero romantico che rivendica l'uomo, ma non collettivamente, solo individualmente, come il vero Dio, se ce la fa,se arriva ai necessari livelli di arroganza, violenza intellettuale o fisica, disprezzo verso la logica o l'evidenza della ragione, esaltazione e martirio. Direi il perfetto ritratto del talebano terrorista suicida.

Non che il profilo psico-comportamentale sia esclusivamente legato a Nietzke (o Nietzsche). Vive e sopravvive in tutti i tempi ed in tutte le nazioni, ed interessa una porzione piccola ma attiva della popolazione. Spesso dalla destra sconfina verso la sinistra, quando l'ideologia diventa ideologismo e la volontà diventa fede. Come la flora batterica intestinale, ospiti necessari che assolvono ad un compito funzionale quanto meno opportuno, e che purtroppo a volte si prendono sul serio, si espandono, crescono oltre i limiti fisiologici ammissibili, e determinano periodi nefasti di gastroenteriti e colera, come ad esempio da noi il fascismo, ma anche il nazismo o lo stalinismo, o la banda dei quattro in Cina.

Tra loro ci sono esseri di qualità, ovviamente non etica e morale, ma certamente intellettuale e temperamentale, e molti dissociati, persone che hanno sofferto, che sono incompleti, che non si amano, che si vorrebbero morti, ma prima di loro tutti gli altri. Ne abbiamo esempi chiari sul sito, Arpie che lordano per piacere interiore, o cellule impazzite che non vedono, non vogliono vedere il quadro complessivo, non amano conoscere, ma solo ribadire una logica, o meglio, uno schema assunto, inghiottito senza digestione, non assimilato, che si è installato nel loro cervello e che li governa, come ne "il mondo degli ultracorpi".
La loro vita è semplificata. Il pensiero gli arriva confezionato, senza fastidiosi dubbi, ed a loro resta il piacevole compito di attuare azioni, germinare pesti, compiere vendette e perpetuare sfregi e spregi. Ciò è bene per l'autogratificazione, per il consumo interiore di adrenalina, per un eccellente flusso di emozioni e neurotrasmettitori, il tutto senza l'onere di pagare capitale ed interessi, senza etica e senza morale da gestire in proprio, tutto è chiaro dall'inizio, le responsabilità sono altrove, noi crediamo, siamo fedeli, siamo di acciaio, siamo il tuo pugnale, o Duce.

Che Gianfranco sia uno di loro non lo posso immaginare, non per affetto, ma perché la sua autocoscienza è troppo esuberante e determinata per farsi soffocare da questa droga, che al massimo va bene per piccoli borghesi ansiosi di rampare o piccoli aristocratici spogliati dai contenuti, o approfittatori dell'ultima ora.
Vedo piuttosto i segni di una ricerca ed il bisogno di originalità, un bisogno che probabilmente sarà in futuro piena esigenza di creatività. Sono passati i tempi di quando a trent'anni si era tutto fatto. Oggi a trent'anni stai ancora con i genitori, e benefici del loro ombrello, e difficilmente a queste condizioni si decolla. Bisogna prendere il coraggio a quattro mani e partire, o far fuori i genitori ed i benefici inclusi (magari per recuperarli dopo che si è accertata la qualità del proprio essere).

L'amarezza di Lellacare, nella sua squisita analisi, a mio parere consiste più nella constatata impossibilità di cavalcare a fianco di Lankelot, di avere già fatto le proprie scelte, di non poter influire sul giovane talento che domani chissà cosa farà e dove sarà. Probabilmente come per me stesso.

Magari potessimo trovarlo in un gruppo di giovani conservatori illuminati, a contribuire alla nuova guida del nostro paese. Non sono sicuro, purtroppo devo dire, che lui, se lo fosse, restasse di destra. Temo piuttosto che cercherà l'acqua di sorgente dove è più facile trovarla, dimenticandosi delle necessità del paese, che del resto non sono le sue necessità. Non nella politica, ma nella sola cultura.

Del resto la politica è oggi più che mai fatta di denaro e potere, e non di cultura. La cultura era importante quando era il vettore del pensiero. E portandolo in giro lo qualificava e categorizzava per bellezza e qualità, per valore di linguaggio, comunicazione e conoscenza.
Oggi la vettorizzazione delle informazioni collettivamente utili avviene in forma diretta, poco mediata, infatti i media si riducono a pochi strumenti telematici di nuova generazione che consentono il flusso diretto delle nozioni dal vertice alla infinita piattaforma dei consumatori.
La qualità dell'informazione, compresa la sua veridicità, o contenuto di informazioni constatate e soppesate ed obiettive, decade inevitabilmente a favore delle sua universalità e rapidità. Deve costare poco ed essere compresa dal massimo numero di persone possibile. Il fine è commerciale, di potere, economico, strategico, soprattutto.

Come si può quindi pensare che un esperimento letterario possa funzionare? Che possa portare ad influenzare il potere? Che possa adire a posizioni politicamente significative?
Il lavoro di Gianfranco tende ad essere di nicchia, ma credo che lui stia spiando i mezzi di comunicazione di massa per trovare dei varchi significativi, per poter allargare i sentieri e farli diventare strade riconoscibili. Non per niente esalta un portale e spinge una community. L'azione potrebbe avere una voce più potente, più idonea a farsi ascoltare dalle grandi platee. Magari anche capace di autogenerare dei pensieri, dei principi di comportamento, delle ipotesi,

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Carissima Ildelaura, capirlo non era difficile, visto che l'avevo proprio scritto (che non fosse una recensione, e che non l'avessi letto. Ben chiaro era che si trattava di parlare di un background, e che rincuoravo e un po' contestavo Lellacare, ed i suoi dispiaceri di vedere tanta persona in sì poco posto).
Ora l'ho sottolineato, così non corro il rischio di essere travisato. Credo che l'inquietudine che citi eventualmente non trapeli dal mio scritto, ma dal lettore. Se il mio pezzo fosse stato letto attentamente (non necessariamente perché abbia dei meriti, ma giusto per commentare congruamente) vedrai che io auspico la destra, che mi manca, che ogni segno destrorso di segno positivo mi entusiasma, mi fa singhiozzare di gioia.
Nella mia revisione più che altro ho cancellati i pezzi che facevano riferimenti a persone o cose e che potevano essere legittimamente contestati. Ne é venuta fuori una cosa molto più generica, su caso a cui comunque credo molto.
Franchi mi piaceva molto, se é cambiato, magari per migliorare, con me corre il rischio solo di perdere, perché era già al massimo. Che fosse di destra non lo sapevo neppure, e che lo sia ora non lo posso attestare con radiografie e impronte retiniche, ma solo per fatti riportati, sia pure affidabili e onestissimi.
Per questo ho limato le certezze ed ho introdotto eventualità e possibilismi. Ammettiamo che (forse) Gianfranco sia di destra. Come dicevo nel mio pezzo, ebbene, ne sarei compiaciuto, finalmente una destra non talebana, ipocrita e qualunquista, che ci lascia nelle braccia di una sinistra che, senza avversari degni di questo nome, perde connotazioni e diventa altrettanto qualunquista se non dogmaticamente ideologista.
Mi pareva chiaro, sempre che Gianfranco sia di destra, e questo non si sa. Peccato se non lo é. Se lo fosse spero che vada al governo e che rifondi la destra. Magari lo voto, per la prima volta più in là che socialista (io). Magari.
Non é mica stare con la Roma o la Lazio, essere nella politica. Infatti dico anche, eresia delle eresie, che una buona destra al governo adesso sarebbe un toccasana. Fuori allora i mafiosi e i criminali organizzati da occupare un posto vitale per l'Italia, e dentro finalmente qualcuno di decente.
Per Lankelot, mi riferivo a cose vecchie, ammetto, ho ammesso, e quindi cancellato. Sono stato imperdonabilmente superficiale. Eventualmente mi aggiornerò sullo stato attuale delle iniziative, anche se l'invito non mi sembra un invito, ma piuttosto una diffida a non dire cazzate senza un solido substrato di fatti.
Pur giusto, infatti ho ammesso e ottemperato.
Un invito più entusiastico e caloroso, di segno positivo e non bacchettativo) probabilmente mi motiverebbe di più a partecipare, anche magari sarebbe servita una attenzione equilibrata a tra la giusta reprimenda e l'apprezzamento delle parti entusiastiche. Franchi é stato non avaro di contributi simpatici, sottolineando la cosa era a parte tutto un segno di grande amicizia. Il che non diminuisce certo la mia stima nei suoi confronti.
Mi prenderò la briga di frequentare Gianfranco, non la pena, come se la mia superficialità (purtroppo devo ammettere evidente) non mi consentisse attenzione sufficiente per ascoltare un suo discorso fino in fondo, o fossi altrove con la testa (e questo non é del tutto falso), se lui mi dichiarerà non il suo amore ma almeno una certa simpatia ed il desiderio di avermi tra i suoi lettori/sostenitori/ supporters.
Non perché io sia la principessa del pisello, ma perché io ho fatto ampi gesti e segnali di interesse, proprio con la mia opinione, e per di più ho scritto a Gianfranco chiedendogli una sua copia firmata del libro, appunto per leggerlo, e magari, dopo averlo letto, per scrivere una recensione.
Lui apparentemente mi ha prontamente risposto di sì, assicurandomi anche una copia del suo primo (che anche non ho letto, anzi, neppure sapevo che avesse scritto), e sono sicuro che il nostro promesso incontro sarà sereno, nonostante la Salem che si é determinata al momento, e che io sto cercando di sfuggire in tutti i modi, nonostante che ammetta che mentre scrivo questo mi girano un poco (veramente, non tantissimo) perché mi si dimostra che le buone intenzioni pagano modestamente e l'ottimismo é equipaggiamento da rinviare frequentemente a fare il tagliando.
Mi prendo la briga (non la pena, né la soddisfazione) di puntualizzare un po', visto che nel tuo pubblico commento ci sono delle imprecisioni che toccano la mia immagine (non é molta, ma nemmeno la mia risposta é particolarmente puntuta).
Nel caso che, nonostante queste algide premesse, il futuro porti nuovi e più intimi contatti tra Kandara e Lankelot, temo che le sorprese non possano essere meglio di quanto già mi aspettassi. Anzi, direi che la sorpresa l'ho avuta con le reazioni sugli aspetti marginali, o non marginali forse, ma in ogni caso, anche se le osservazioni erano giuste, certamente non rincorrevano i contenuti e non volavano verso le positività e gli entusiasmi, tanto da non vederli dove pure, mi sembra, sono palesi.
Quindi la sorpresa potrebbe essere su un clima generale un po' più freddino e stitico di come le mie (infondate, torno ad ammettere) aspettative ed ingenui svolazzamenti mi avevano proditoriamente portato. Ma questi sono solo (abbastanza giustificati) timori, non certezze.

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Commenti

Avete domande riguardo Pagano (Gianfranco Franchi)? Domanda
Pagina 1 di 5 | 1 - 5 di 23 commenti
  • kandara 29/11/2007 18:29

    Il clone velociraptor2 fa parte di una famiglia purtroppo non estinta. Buona caccia.

  • velociraptor2 28/11/2007 23:56
    Ha valutato l'opinione
    Utile

    Tesi veramente antiquata e manichea. Da sfiorare il razzismo e l'intolleranza.

  • c19591959 27/10/2007 23:26
    Ha valutato l'opinione
    Molto utile
  • uncieloazzurrro1 05/10/2007 08:36
    Ha valutato l'opinione
    Eccellente

    ottima recenzione a presto

  • dizzy 05/10/2007 08:27
    Ha valutato l'opinione
    Molto utile
Pagina 1 di 5 | 1 - 5 di 23 commenti

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