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Opinione

per Pagano (Gianfranco Franchi)
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baol70 Dal 6 apr 2005

c'era una volta Ciao.it :). Nel frattempo divengo pallino argento, come passa il tempo continua

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Se non fosse che lo conosco e che è perfettamente rintracciabile con il suo portale letterario Lankelot, gli scriverei una lettera.
Tanto per dirgli che sai caro Franchi, per quanto mi riguarda hai colto nel segno. Non perché magari abbiamo avuto occasione di conoscersi, non basterebbe. Ma perché Franchi è uno che fa la differenza parlando a suo modo della "differenza". Differire, non amalgamarsi, combattere lealmente e non marcire. Esponendo il suo fianco alle critiche ma nello stesso tempo, preparandosi a battagliare gagliardamente. Alla faccia delle mode. Alla faccia delle convenienze e dei convenevoli. "Pagano" infatti, sua seconda prova di narrativa, è un sintetico ma intenso manifesto di chi ha perso ogni residua religione e vive sdraiato e scomodo in questo mondo invadente e che tutto sommato gira al contrario.
Non è un testo con cui andare per forza d'accordo, ma una lettura appagante, scevra di neologismi alla moda o facili convenevoli, zeppo di Letteratura e culto del bello, vivo e lirico, con le sue imperfezioni magari, ma d'altronde liberarsi dei propri "ma" e "perché" comporta certo una imperfettitudine, siamo uomini, non caporali.
Ma. Tutto posso dire tranne che. Adoro leggere testi stimolanti e non degli odiosi e mercificati sonniferi letterari che vogliono solo la complicità, il sonno invece che la pacifica collisione (non collusione) delle idee. Bravo Franchi, davvero, è stato un piacere. Leggerti, dico.

C'eravamo lasciati un anno fa, quando eravamo qui a celebrare l'esordio narrativo di questo talentuoso Gianfranco Franchi, apprezzandone lo stile e la poesia che vigorosa scorreva tra le pagine di quel "Disorder", edito dalla medesima e coraggiosa casa editrice Il Foglio. Dove le voci non sono un coro. Dove ad un trentenne dotato viene data la possiblità di esprimersi e non di essere un "espresso", con raccomandata di ricevuta di ritorno. Ed eccoci arrivati oggi a "Pagano", seconda prova dello scrittore, una sorta di ripresa e di approfondimento di alcuni temi presenti nel primo libro, dichiarate parti di una trilogia narrativa che si concluderà ovviamente con la terza prova, nonché una vigorosa sterzata in termini di presa di posizione e di resistenza verso tutto, verso il resto che osteggia e ci limita, non ci fa respirare.
Parliamoci chiaro. Pagano è un libro "indigesto", credo assolutamente ostile a lettori anche forti che si siano radicati e incatenati in alcune certezze sociologiche e politiche. Perchè questo antiromanzo (tale è la sua struttura e la sua non narratività che invece poi diventa narrativa allo stato puro e non grezzo) è una costante aggressione (sintomo però di uno sconcerto e non forma scritta di una aggressività latente) al "modus vivendi" di una certa "italietta" e una chiara e stentorea presa di posizione nei confronti della storia recente di questo paese che, in molti ormai, crediamo alla deriva, sorpassato dal suo ricordo e imbolsito dalla sua autoreferenziale chimera di diventare nazione. A nulla vale richiamarci a quello che dissero gli eventuali padri del paese, nessun figlio è nato, anzi, solo aborti.

Quelli di Franchi è un urlo, come per esempio quello ieraticamente e magnificamente rappresentato su tela da Munch agli inizi del novecento, non è un semplice disagio esistenziale o politico, ma la rabbia e la forza di rivendicare uno spazio autonomo e fiero in un ambiente che spazio non ne ha e comunque non ne regala. Intellettuale e di destra, con malcelata e talvolta irrisoria acredine verso la cultura dominante che in Italia (è bene ricordarlo) è stata sempre a sinistra perlomeno nel mainstream educativo e storiografico, ferocemente imbestialito dallo stato padrone che tartassa il comune cittadino schiavizzandolo con lacci e vincoli che avrebbero fatto rabbrividire anche il Kafka de "Il Castello" o de "Il processo", desolatamente lasciato solo perché "diverso" e fiero della diversità, spersonalizzato dalla assoluta mancanza di rispetto della attuale società italiana verso chi pratica e si nutre della attività letteraria, Franchi più che raccontarsi si specchia, ma non con atteggiamenti vanitosi o pateticamente di autocommiserazione, bensì con la certezza amara e velenosa di uno stato di cose inaccettabile epperò non scalfibile, quasi immanente nella sua gelida e obbrobriosa assolutezza granitica anche se spesso tronfia e pacchiana.

Struttura dicevamo particolare, con toni da "pamphlet" o meglio da "cahier de doléance", (quei quaderni di doglianza, lacrime e sangue che il prossimo decapitato Luigi XVI, re di Francia, concesse alla popolazione francese onde poter recepire direttamente alla fonte le problematiche in atto nel 1789), vicino per forma (non certo ovviamente per contenuti) al romanzo saggio, di cui Kundera diede un indiscutibile e magistrale esempio scrivendo "L'insostenibile leggerezza dell'essere", Pagano sconcerta gli animi emotivamente fragili e plagiati dalla fratellanza massmediatica dedita allo svuotamento consensuale del cervello. E nella parte finale, con una sorta di zoologia fantastica quasi onirica ma in realtà lucidissima, dedicata ad una "memorabile" cena nella casa paterna, lascia intravedere quello che magari potrà essere uno dei possibili sbocchi futuri di Franchi,almeno in narrativa. I corto circuiti sintattici (e non lessicali) che circondavano e stilizzavano la narrazione presente in Disorder qui non abbondano, quello che colpisce è il tono vigoroso quasi violento, sostenutissimo ma mai aulico o retorico, chiaro, diretto limpido al cuore. L'esteta, il dandy, lascia qui il posto al dolore, alla rabbia, all'odio o meglio allo sdegno verso un apparato socio-politico esistenziale che pare non lasciare mai margini di sviluppo alla piena soddisfazione.

Non starò qui a discutere su quali e quante eventuali discordanze posso trovare, nel libro, rispetto alle mie idealità, conoscenze o credenze, perché qui si smonta (decostruendolo senza sillogismi ma con pochi e rapidi passaggi), tutto quello che ci è piaciuto far credere fosse l'unica e sola possibile verità. Un testo di pura e sacra Letteratura allora, capace di mettere in discussione (più che discuterle meramente) le memorie acquisite, perché questo un libro che parla franco, apodittico, un manifesto che non lascia dubbi. Posso solo dichiarare la stupita sorpresa delle tante comunanze di sentimenti, insoddisfazioni e insofferenze varie che animano lo spirito del testo, nonostante abbia una formazione assolutamente diversa e tutto sommato rispetto allo scrittore io appartenga ad una generazione diversa, visto che quando Franchi si affacciava al liceo io avevo già sostenuto metà degli esami universitari e le macerie di un mondo che Franchi più che isolatamente o comunemente detestare soffre e sentie la "non appartenenza" è praticamente figlio della mia (e di molti) spensierata adolescenza anni ottanta tutta bambagia e desertificazione culturale.
Insomma un romanzo fermamente sconsigliato ai preconcetti e nocivo agli apriorismi, né dialettico né dialogico forse, ma connotato dalla cifra autoriale della Scrittura.
Notevole, comunque, per rigore ed onestà intellettuale, così scarsa e rara nel mondo editoriale italiano, presa di coscienza che credo (non spero, credo) sarà fervida di sviluppi e architetture future ancor più vigorose.

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Avete domande riguardo Pagano (Gianfranco Franchi)? Domanda
Pagina 1 di 16 | 1 - 5 di 79 commenti
  • Asiuletta 08/03/2008 22:11
    Ha valutato l'opinione
    Molto utile

    Analisi incisiva e profonda sia del libro che dell'autore, in un tutt'uno ricco d'interesse e riflessioni. Magistrale questa tua recensione

  • krazykat 28/02/2008 14:54
    Ha valutato l'opinione
    Eccellente

    Ah, ma allora sei del giro del Coatto...ho due o tre libri suoi, a casa. Ogni tanto li prendo, li sfoglio, li rimetto giù; non li ho mai letti davvero fino in fondo, e non gli ho mai detto cosa ne penso. Non mi azzardo, fino a quando non li avrò digeriti. Però, ogni volta che ci passo vicino, nel marasma delle mie librerie, penso: che cosa grande, che la gente che esiste sul WEB ti mandi dei messaggi così, cose che si toccano, come la fede del nonno che torna dall'aldilà, nei racconti di Buzzati a proposito del Mago.

  • WuMingVTR 30/01/2008 11:46
    Ha valutato l'opinione
    Eccellente

    Il nostro amice, mi ha inviato questo prezioso dono tempo fa, ancora nono sono riuscito a leggerlo devo trovare qualche ora notturna per farlo, prima o poi.

  • am78 24/01/2008 16:35
    Ha valutato l'opinione
    Molto utile
  • Paola194 09/01/2008 12:24
    Ha valutato l'opinione
    Molto utile
Pagina 1 di 16 | 1 - 5 di 79 commenti

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