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Il protagonista del nuovo film di Wim Wenders, "Palermo Shooting", è un fotografo diviso tra arte e pubblicità. La sua ispirazione sembra essere giunta ad esaurimento. Il problema, come gli fa notare una sua studentessa, è che si limita a guardare le cose in superficie. Non prova alcun interesse ... Leggi l'opinione
Palermo Shooting - DVD
Finn, un fotografo il cui lavoroè molto apprezzato in campo internazionale, è un uomo ... continua
costantemente inazione. Il suo cellulare è sempre in funzione, dorme pochissimo (equando dorme ha incubi) e suo lettore mp3 è sempre in funzione. Unasera, mentre si trova alla guida della sua auto, vede, come si suoldire, la morte in faccia rischiando un incidente dalle conseguenzeletali. Da quel momento la sua vita cambia. Abbandona la Germania e sireca a Palermo con l'alibi di un servizio fotografico con MillaJovovich ma in realtà vuole azzerare la propria esistenza per ripartireda capo.Regista:: Wim WendersAttori: Campino;Giovanna Mezzogiorno;Dennis Hopper;Inga Busch;Jana Pallaske
Una Opinione di Giallo_gugu su Palermo shooting (W. Wenders - Italia, Germania 2008) 21.11.2008
La valutazione di questo autore:
Vantaggi:
La prima parte, le immagini e la musica
Svantaggi:
La seconda parte, Giovanna Mezzogiorno, la Morte
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Guardare e vedere. Troppo spesso i due verbi si confondono. Soprattutto nel gergo comune, nel loquire quotidiano, sono quasi diventati due sinonimi. Si dice alternativamente "vedo o guardo la televisione", ad esempio. Ma non si tratta esattamente della stessa cosa. Tutti guardiamo, anche solo per il fatto di muovere i nostri occhi in direzione di un oggetto, di una persona o quant'altro. Senza volerlo. È un atto immediato, naturale. Non tutti, però, vediamo. Vedere implica un qualcosa di più profondo, di meno superficiale dell'atto del mero guardare. Per vedere, davvero, ci si deve impegnare più a fondo. Non basta indirizzare gli occhi da qualche parte, ci vuole molto di più. Il discorso sulla visione ed il suo significato è stato affrontato in lungo ed in largo in particolar modo da Michelangelo Antonioni con alcuni dei suoi film quali "Blow Up", "Professione reporter" e "Identificazione di una donna". Nel primo soprattutto, un fotografo è alle prese con un possibile delitto: la sua macchina ha ripreso l'evento ma c'è bisogno del suo occhio per interpretarlo. L'obiettivo della macchina fotografica guarda ma solo l'occhio del fotografo può realmente vedere. Nei film successivi, Antonioni andava oltre, arrivando a sostenere addirittura l'impossibilità stessa della macchina di riprendere gli eventi (l'omicidio di Jack Nicholson avviene fuori campo, in "Professione reporter"). Il protagonista del nuovo film di Wim Wenders, "Palermo Shooting", è un fotografo diviso tra arte e pubblicità. La sua ispirazione sembra essere giunta ad esaurimento. Il problema, come gli fa notare una sua studentessa, è che si limita a guardare le cose in superficie. Non prova alcun interesse per quello che c'è sotto, per quanto questa superficie cela allo sguardo ed alla vista. L'occasione per riappropriarsi della propria esistenza, e della vita più in generale, è data da un incidente che gli accade, tornando a casa da una notte di bagordi, passata dividendosi tra alcool e sesso occasionale. Trovatosi faccia a faccia con la morte, Finn decide di prendersi qualche giorno di riposo. Così, liberatosi della troupe con la quale ha lavorato su alcune fotografie, si ferma in quel di Palermo e si lascia conquistare dalla città e dai suoi misteri. Passa le giornate errando, fotografando e addormentandosi nei luoghi più impensabili. Fa così conoscenza con una restauratrice (Giovanna Mezzogiorno) che gli salva la vita da sicuro annegamento nel porto di Palermo. Tutto andrebbe benissimo se non fosse tormentato da una visione ricorrente: quella di una figura incappucciata e irriconoscibile che gli lancia una freccia per colpirlo ed ucciderlo. Il film di Wenders segue il percorso di un artista (forse lo stesso regista?) che ormai ha perso il contatto con il mondo e con gli altri. Il successo gli ha dato alla testa e gli ha fatto perdere completamente il senso delle cose. Ha bisogno di tornare sulla terra, di confrontarsi con i suoi simili, di rimparare a conoscerli, a capirli. Solo la morte, la paura della morte, della sua caducità, può portarlo a rivivere in modo normale, come tutti gli altri. Ecco che Wenders mette il suo Finn a confronto con la Morte (qui interpretata dallo straordinario Dennis Hopper, nuovamente agli ordini del regista di Düsseldorf, trent'anni dopo "L'amico americano"): una Morte tutt'altro che grama e oscura, come è sempre stata rappresentata da qualsiasi iconografia. Al contrario, questa Morte è solare: in fondo è solo un passaggio, sostiene la stessa, da affrontare con serenità, un passaggio del quale non si deve avere paura. Non solo, l'invito che la Morte fa a Finn è quello di vivere ogni giorno come se fosse l'ultimo. Quindi, di lanciarsi, fare, incontrare, vedere, vivere. Di più, la stessa Morte è disposta a venire incontro alle necessità del fotografo. In questo suo film, Wenders si confronta apertamente con i suoi due maestri principali, Ingmar Bergman (come non pensare al "Settimo sigillo" o a "Il silenzio") e Antonioni, come detto. D'altronde, questa è una cosa che dice apertamente nei titoli di coda. Fa tornare poi temi che gli sono stati cari nel corso del tempo, quello dell'uomo che lascia tutto e si mette a vagabondare di "Paris, Texas" o "Don't Come Knocking", quello degli angeli de "Il cielo sopra Berlino" o "Così lontano, così vicino!". Torna anche il suo vecchio amico Lou Reed in un cameo fantasmatico. "Palermo shooting" è un film diviso a metà, come è spesso accaduto alle opere di Wenders. Ci ritroviamo dinanzi a due parti che si distinguono profondamente. In questo caso (contrariamente a quello che accadeva ad esempio con altri film quali "Lisbon Story" o "Lo stato delle cose") la prima parte è quella che si fa preferire, mentre la seconda appare di gran lunga più banale e meno interessante. È nella prima parte, infatti, che il discorso sulla visione viene accennato e sviluppato, in particolare attraverso una cura dell'immagine assai elaborata, che sia reale, frutto dei sogni di Finn o del suo lavoro di fotografo. La parte palermitana, invece, è più superficiale e coincide col lungo dialogo con la Morte che, al film, non aggiunge nulla, anzi. Per troppo voler raccontare, sembra che Wenders si perda regolarmente, non riuscendo a compiere un discorso organico. È un peccato, soprattutto alla luce delle premesse che erano state poste ad inizio film. Ad ogni modo, si tratta pur sempre di un film ricco di spunti ed idee e con la classica cura dell'immagine e della colonna sonora (qui giustificata dal lettore mp3 che Finn si porta eternamente appeso al collo) che è, come sempre, a dir poco strepitosa.
(ex Cinemante)
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29.11.2008
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