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Palladio: leggenda o realtà?
Vantaggi Parla del Palladio
Svantaggi Fine troppo concitata e in alcuni punti poco chiara
Dettagli
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Perdincibacco eccomi nuovamente a scrivere dopo diverse pause e intoppi, che mi hanno impedito di dedicarmi a pieno a questo nostro sito. Oggi vi voglio parlare di un libro che per puro caso è entrato in possesso nelle mie mani, visto che era nella mia "biblioteca" senza conferirgli importanza alcuna. Alludo ad uno degli scritti dello scrittore modenese Valerio Massimo Manfredi, specialista nello scrivere romanzi storici o pseudostorici ambientati in diverse epoche del nostro passato, prediligendo però la cultura greca e latina; infatti andando a scovare la sua bibliografia si scopre che tutti i suoi libri hanno titoli, che rimandano ad un passato sempre più presente nel nostro quotidiano.
Il libro in questione è "Palladion", uno dei primi scritti dell'autore, che tratta, come si dovrebbe intendere dal titolo, l'enigma del Palladio:
Qualcuno potrebbe pensare al ben più celebre e blasonato architetto veneto, ma si è fuori strada.
In greco antico "Palladio" si diceva proprio "Palladion" ed era una statua lignea raffigurante la "Pallade Athena"(Chiamata così perchè si diceva avesse sconfitto il gigante Pallante oppure con il significato di "colei che scaglia la lancia appunto "Pallein") donata da Zeus a Ilo per rendere la città di Troia (Ilio) inespugnabile ed inattaccabile. La città divennne vulnerabile nel momento in cui Eleno, figlio di Priamo, ormai prigioniero di Ulisse, fu indotto a rivelare ai Greci, che la città non sarebbe caduta finchè fra le sue mura non sarebbe rimasto il Palladio. Così Ulisse e Diomede rubarono la statua e il finale penso che tutti lo sappiano.Ma arriviamo a noi e al nostro libro: la storia incomincia nel lontano II°/III° sec A.C. ad Alabanda in una colonia romana dell' Asia minore in cui tutto trafelato arriva un giovane ufficiale di cavalleria, Lucius Fronteius Hemina, che deve assolutamente recapitare un messaggio da parte del Senato al Console Vulso, che stava affrontando una difficile e rischiosa campagna militare alle pendici del monte Tauro. Il giovane dopo un lungo viaggio riesce ad incontrare il console e a riferirgli ciò che il Senato aveva deciso: l'assemblea degli anziani aveva voluto consultare il leggendario Oracolo di Delfi e la Pizia, la sua sacerdotessa aveva, come al solito, vaticinato un responso ambiguo poco chiaro dall'intricato significato, che per quel poco che si poteva capire metteva in allerta il popolo romano e tutto l'occidente poichè se il console Vulso avesse oltrepassato le pendici del Monte Tauro avrebbe certamente trovato un esercito proveniente da Oriente di dimensioni smisurate, che avrbbe messe in serio pericolo la civiltà occidentale. Vulso non diede retta alle parole del giovane, ne tanto meno a quelle corrotte del Seanato, pensando di essere al centro di un complotto. Fatto sta che quanto il giovane tornò a Roma arrivò la notizia di una terribile sconfitta subita da Vulso mettendo in agitazione il Senato che inviò un nave "Aquila" per ingraziarsi la dea Athena e riportare delle sacre statue a Roma, ma questa affondò e con se le statue. Il giovane Hemina si avviò verso Lavinium dove sorgeva uno dei templi più importanti della romanità, ma trovò solo il corpo senza vita del sacerdote e strane ombre che fuggirono davanti a lui, era successo qualcosa di anomalo.
La storia prosegue oltre 1000 anni dopo, nel monastero di San Nilo di Grottaferrata in cui tra vecchi codici di Polibio e il sussidio di Tito Livio, il monaco amanuense Theodoros di Focea scoprì la verità dei fatti morendone dalla disperazione; dopo di lui anche il suo confessore morì, così l'Archimadrita Demetrios III decise di custodire il diario personale di Theodoros nell'archivio segreto del monastero e così fu per oltre un millennio.La ripresa della vicenda riparte da Roma, precisamente ai giorni nostri e allo scavo di Lavinium, ora Torre rossa, in cui l'archeologo proferssor Quintavalle è sicuro di aver trovato qualcosa di speciale non solamente dei semplici reperti storici ma statue ben più importanti. Grazie al sussidio si Lyz Allen e Fabio Ottaviani, vero protagonista della storia, si capisce che la scoperta può far venire alla luce reperti di un valore sociale e storico senza precedenti; non a caso i tre capiscono che molto probabilmente l'area in cui scavavano era l'antica Lavinium e che le sette statue che Quintavalle e Lyz hanno ritrovato celano l'antico e leggendario Palladio.
A Taormina sono state trovate due statue bronze raffiguranti due guerrieri, senza armi, scudi ed elmi e poco tempo dopo allo scavo venne sottratto un busto; Ottaviani capisce che ci potrebbe essere una correlazione tra il ritrovamento delle statue e il furto del busto così incomincia un'assidua ed intricata ricerca per capire e scoprire la verità. Una verità amara e beffarda che alcune volte si prenderà gioco del protagonista, che dovrà passare tempo al monastero di San Nilo per capire di quale verità era a conoscienza Theodoros, trascorrere un periodo in balia delle onde poichè sequestrato per interessi economici e di potere.
Purtoppo devo dire che il finale mi pare un po' sbigativo e semplicistico, forse anche un po' incompleto sotto certi punti di vista ma tutto sommato un buon libro per tutti...
Buona lettura
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Alienna 26/01/2012 10:43
peacemaker896 22/09/2007 15:20
al ginnasio avevo letto lo scudo di talos, poi di manfredi non ho più letto niente...ciaoz
Meilantha 31/07/2007 18:46
Conoscere 13/09/2006 20:36
62038 07/09/2006 13:41
Peccato per il finale frettoloso, difetto che si sta diffondendo a macchia d'olio.