Una Opinione di raindrop su Panasonic DMC LC5 29 Marzo 2004
La valutazione di questo autore:
Risoluzione
più di 2.000.000 pixel
Qualità video
molto buono
Autonomia
buono, 200 - 300 foto
Design:
semplice
Rapporto pezzo/qualità
molto buono
Vantaggi:
scatta foto ottime, ottica luminosa, robusta
Svantaggi:
dà il meglio con un pizzico di esperienza
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Sì
Opinione completa
Ve li ricordate, quei vecchi film polizieschi francesi, con i volti di Jean Gabin, Serge Reggiani, Lino Ventura, e poi Alain Delon e Jean Paul Belmondo? Quelle storie di personaggi violenti e maledetti, capaci però di riscattarsi con un ultimo, gran gesto? Quelle ambientazioni tristi, quotidiane, talora squallide, eppure incredibilmente affascinanti? Ecco, questa sensazione l’ho avuta quando per la prima volta ho visto la Lumix C5; in mezzo alle sue ipertecnologiche e miniaturizzate sorelle, con le sue dimensioni generose ed il design retrò spiccava come un noir francese, proiettato nel bel mezzo d’una serie d’action movies hollywoodiani. Lumix C5 è il frutto della simbiosi tra la tecnologia Panasonic e le ottiche Leica; ma di combinazioni simili il mercato delle digitali compatte ne offre parecchie. A renderla sui generis, con un’impressione epidermica poi confermata sin dai primi scatti, sono le sue filosofie di progettazione, estetica e d’uso. Un apparecchio con una personalità, insomma; e quando un oggetto, qualsiasi oggetto, ha questa caratteristica, può solamente piacere, o non piacere. Anche gli inevitabili difetti, con l’uso, si trasformano in pregi, ed appigli per nuove esperienze. In ogni caso resterà fuori del coro, e potrà essere incompreso, od aprire una strada. Questa è la storia del mio ultimo acquisto, ed è meglio chiarire subito che cosa stavo cercando: un apparecchio fotografico digitale d’alta qualità, con sensore da cinque piuttosto che quattro megapixel, e funzionalità avanzate. Mi sono trovato ad averne uno da quattro scarsi, la Lumix C5. Quando l'ho vista per la prima volta, in mezzo ad una serie di concorrenti dal look compatto ed ultramoderno, ho pensato ad un errore, o ad un apparecchio usato, finito per caso in vetrina con le ultime novità della fotografia digitale. La Lumix C5 è una macchina fotografica così, con un'aria retrò, che a prima vista le fa attribuire una quarantina d'anni; e la sensazione rimane, anche dopo aver notato le sue componenti ultramoderne, come il display od il navipad. Tecnicamente, è una fotocamera con sensore da 3,9 megapixel ed ottica corrispondente ad un obiettivo 33 - 100. La prima cosa che colpisce è la sagoma generosa, ben più grande delle sue pariclasse, marcata frontalmente dal prolungamento con ghiera di messa a fuoco manuale (entro cui scorre il vero obiettivo). Il ricordo immediato è per quei vecchi apparecchi 35 millimetri con telemetro per la messa a fuoco, complici anche le varie aperture, che sono funzionali ai vari sensori, al flash ed al mirino ottico. La sensazione si rafforza impugnandola, perché la struttura è tutta in alluminio, e trasmette una confortante impressione di robustezza. Posteriormente, a farla da padrone è il display da due pollici e mezzo; veramente grande! Per proteggerlo, è fornito un accessorio: un coperchio che aperto gli diventa parasole, e chiuso ne difende la superficie da graffi e sporcizia. Il mirino è ottico, generoso nelle dimensioni, e con dispositivo per compensare eventuali problemi di vista del fotografo. Fin qui, niente che spicchi da altre sue concorrenti. Il primo punto rilevante è il gran numero di pulsanti e ghiere di comando presenti sul corpo macchina; tutte le funzioni principali sono immediatamente attivabili e selezionabili, con la semplice pressione del dito, senza ricorrere ad articolate manovre di navigazione sul display. I menù richiamabili da display servono unicamente per le impostazioni di base, quelle che di rado sono soggette a modifica. Lo schermo LCD è duplicato da uno più piccolo, a cristalli liquidi, sulla parte sinistra della faccia superiore; qui sono presenti tutte le indicazioni di stato dell'apparecchio, indicazioni che rimangono impostate anche dopo lo spegnimento. Altro aspetto caratteristico, il ridotto numero di modi preimpostati offerto. Mentre le consorelle, rivolgendosi ad un pubblico vasto, gli propongono numerose soluzioni specifiche (giorno, notte, con flash e senza flash, ripresa in caduta libera, dentro il forno della pizza, ecc.), la C5 ha le stesse, poche opzioni delle buone vecchie reflex analogiche: auto, program, priorità di tempi e diaframmi, manuale. Scelte più numerose sono offerte, ad esempio, per il bilanciamento del bianco (con possibilità di ricalibrarlo), o per il flash. Un particolare notevole sono i due tempi d’autoscatto disponibili: dieci secondi per l'uso classico, e due per scatti sul cavalletto con tempo di posa lungo, rendendo in pratica inutile il telecomando. La C5 può riprendere anche brevi filmati, o registrare messaggi sonori; ma queste funzionalità mi paiono superflue, perché il suo mestiere è di fare foto, e ci riesce benissimo. La Lumix è fornita con una scheda Sd da 32 mega, in cui, lavorando con il formato JPG ad alta qualità, trovano posto una quindicina di immagini; passando al TIFF, la capienza è di sole due foto! Insomma, come per tutte le sue colleghe, occorre preventivare la spesa d’una scheda aggiuntiva (accidenti!). Il tempo di salvataggio delle foto è lunghetto, e può richiedere anche diversi secondi. Last but not least, ecco l'obiettivo: uno zoom 33 - 100, con diaframma 2 - 2,5, firmato Leica. Insomma una piccola bomba ad alta luminosità, a cui molto deve la straordinaria incisione delle immagini. Un accenno al software di corredo, una suite Arcsoft di tre applicativi per il ritocco e la catalogazione delle immagini, e la creazione di foto panoramiche. I primi due programmi sono nella media (avrei preferito magari Elements 2, ma non si può avere tutto); l'ultimo invece lavora molto bene, sia nell’allineamento dei singoli fotogrammi che per la regolazione cromatica e luminosa. E qui mi fermo, perché è inutile riscrivere il manuale d’uso, ed invece rispondo alla classica domanda: come funziona? In due parole: molto bene. L'ho testata in alcune foto notturne, in macrofotografia, ed in riprese panoramiche, e da subito l'ho sentita familiare. Usando la priorità di tempi, con un’impostazione di 2 e 4 secondi, e l'autoscatto breve, ho ricavato delle immagini serali di nitidezza straordinaria, quasi prive di rumore. Anche l'autofocus ha lavorato alla grande, nonostante il buio. L'automatismo è ben studiato, ma il meglio di se la Lumix lo dà lasciando lavorare il fotografo, ossia con l'uso dei controlli parzialmente o totalmente manuali. So di dire quasi un'eresia, ma, per sfruttare al massimo le doti dell'obiettivo, conviene usare sempre il cavalletto, impostando diaframmi stretti e tempi lunghi. M’intriga poi la scomodità apparente del paraluce sul display; quasi sento di essere tornato ai monumentali apparecchi da studio d’un secolo fa, quando mi chino e compongo l’immagine sullo schermino. Intendiamoci, la C5 può essere una buona macchina punta e scatta; ma sarebbe come comprare un fuoristrada attrezzato da deserto, per fare la gita fuori porta percorrendo un centinaio di metri sul sentiero ghiaiato. No, questa bisogna studiarla, provarla, scoprirne limiti e pregi, e poi dare sfogo alla creatività. Ultima prova, il fotoritocco; le immagini che ho ripreso, verificate con Photoshop Elements, mi hanno dato una gamma cromatica ben bilanciata, ed un contrasto quasi ottimale. Le ultime righe sono per la batteria ricaricabile agli ioni di litio, senza effetto memoria, e capace di durare, con display acceso, almeno un centinaio di scatti. In definitiva, per chi ama la fotografia, e s’è fatto la mano ai tempi delle 35 millimetri ad ottica fissa, o delle mitiche Zenith russe (le reflex più economiche, uniche a portata di risparmi d’uno studente squattrinato) la C5 può essere la prima macchina, e poi la seconda e la terza: risultato garantito in ogni caso. E quelli che sono nati dopo, possono scoprire senza rischi e delusioni come fotografavamo quando avevamo molti più capelli e molta meno pancia; tanto, con la C5, sarà difficile che commettano i nostri errori fotografici adolescenziali.
aggiunta a posteriori: una funzione un po' desueta per una macchina fotografica è il bilanciamento del bianco; però, questo evita sgradevoli dominanti di colore sulle immagini (tipo il ritratto della suocera a tinte verdastre e livide... che però può non dipendere dall'apparecchio). Dall'esperienza fatta (circa 1500 scatti), vale la pena di avere sempre con se un fogliettino bianco, ed in condizioni di luce estreme di ribilanciare manualmente; la Lumix vi ripagherà di questa piccola attenzione come un fedele cagnolino elettronico.
Altre Opinioni
un ottimo acquisto Valutazione del ProdottoPanasonic DMC LC5scritta da
pilade72
Vantaggi: foto di ottima qualità Svantaggi: un po' ingombrante rispetto ad altre fotocamere
non sono un esperto di fotografia, ma l'acquisto che ho fatto mi ha molto soddisfatto. le foto scattate sono molto belle...certo il merito era anche del posto (vedi opinione precedente) visto che le condizioni atmosferiche erano ottime per fotografare; ma rimane che la qualità delle foto è elevata. ho anche notato che riesce a fare buone foto di interni anche senza flash.
La macchina non è certo una compact, ma tutto sommato non è troppo ingombrante.
... ...ottenere delle foto di qualità medio/alta: io ho stampato alcune foto in formato A4 e il risultato è stato soddisfacente, visto anche che non avevo usato la risoluzione massima.
L'ottica della camera è stata sviluppata da Leica che è garanzia di qualità.
il display a cristalli liquidi è abbastanza grande e permette di vedere bene le foto scattate e il menu delle funzioni è abbastanza semplice da usare, anche se devo ammettere che non conosco ancora ...
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