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Opinione

per Pane e libertà
5 Stelle Socialista o comunista?Un uomo vero
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Raccomandato: Si

Vantaggi Fiction che fa conoscere un uomo poco noto ma che ha contribuito alla storia del'Italia

Svantaggi nessuno

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L'intreccio grande!
La tensione narrativa alta
I personaggi grandi!

L'autore

era67

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Anche stavolta una fiction e anche stavolta un personaggio storico da scoprire e conoscere.
La RAI è servizio pubblico e come tale molte volte ci offre delle fiction incentrate su figure storiche a volte note e a volte poco note.

Confesso…. Di Di Vittorio protagonista della fiction “Pane e Libertà” poco sapevo…. Solo vagamente che fosse figura importante del sindacalismo italiano…

Questa voltai ho seguito il prodotto con molta curiosità… lasciando che poi il Web mi desse conforto su alcuni aspetti del personaggio perché si sa tra fantasia e realtà sempre c’è da discernere.

Prodotto in due puntate andate in onda domenica e lunedì 15 e 16 marzo Pane e Libertà si gioca tutto sulle spalle di Pierfrancesco Favino, attore emergente che sta conoscendo un grande successo anche al di fuori dell’Italia (il secondo episodio delle Cronache di Narnia).
Favino è pugliese come Di Vittorio e questo ha influenzato parecchio la scelta della produzione.
A parte la facilità di proporre il dialetto pugliese, Favino si cala perfettamente nel personaggio… uomo duro e puro che sin da piccolo ha dovuto conoscere l’amarezza della vita.

È il 1957 Giuseppe Di Vittorio, Peppino per gli amici è a Lecco per l’ennesimo comizio, ma mentre con la sua solita foga oratoria infiamma i presenti i pensieri tornano alle proprie origini.
Comincia così il lungo flach-back che ci porta a conoscere e rivivere le fasi più salienti della sua vita che dire avventurosa è dir poco.
Visti i miei commenti alle precedenti fiction dove criticavo i vari flash-back che si intrecciavano senza informare il telespettatore in che epoca eravamo (vedi Einstein o Puccini) e i repentini cambi sbalestravano, ho apprezzato la chiarezza usata in questa fiction… flash del volto rigato dalle lacrime di Peppino e poi la sua vita.

Il piccolo Peppino conosce presto la durezza della sua condizione… perde il padre a soli otto anni perché questi non aveva avuto la possibilità di curarsi dovendo lavorare per il “Padrone”.
Siamo agli inizi dell’900 e i contadini pugliesi sono “oggetti” nelle mani dei padroni, nobili e latifondisti.
La perdita del padre di Peppino viene compensata con sacchi di fave che basteranno appena per 2 mesi… sigh… con grande magnanimità il Padrone prende Peppino a lavorare nelle sue terre.
Il bambino è costretto a lasciare la scuola dove prometteva bene e comincia il suo calvario.
Conosce un coetaneo Ambrogio a cui si lega, ma non scorda l’amore per i libri.
Significativa la scena in cui pur di comprare il libro con tutte le parole del mondo sacrifica le sue scarpe.
Il bambino ha già compreso che per poter sfuggire alla sua condizione l’unico modo è leggere e scrivere… diventare testa pensante.
Un atto di ribellione di Ambrogio che chiede più olio e pane per sfamarsi comporta una punizione durissima, il massaro picchia brutalmente i due fanciulli e Ambrogio nel giro di poche ore muore tra le braccia di Peppino che ne resta profondamente segnato a vita.
Dinanzi alla salma del compagno gli giura che non lo scorderà mai e che farà in modo che più nessuno muoia per un pezzo di pane.

Non so dirvi se il fatto sia realmente accaduto… credo che sia una scena simbolica per far comprendere allo spettatore quanto l’infanzia dura di Di Vittorio abbia influito sulle sue scelte di vita politica.
Fatto sta che crescendo Peppino si dimostra sempre più interessato ai diritti dei lavoratori suoi compagni e così in lui nasce l’idea di fare una scuola serale per trarre fuori dall’ignoranza i lavoratori che dipendono totalmente dai capricci dei latifondisti.
Pane e dignità è il suo slogan per convincere i lavoratori del tutto analfabeti a frequentare la scuola e a dare un obolo per finanziarsi.
Il modo di fare di Peppino indispettisce il giovane barone Santamaria che come il peggior teppistello fa irruzione con i suoi uomini e devasta la scuola picchiando Di Vittorio.
Nel frattempo Peppino con i suoi amici continua la battaglia… non saranno delle minacce a farlo desistere.
Anche Carolina, giovane serva dei baroni, lo segue in questa avventura e ben presto scopriamo che il suo interesse travalica la politica ed è di tipo sentimentale.
I due si dichiarano in maniera tenera proprio durante uno sciopero indetto per avere un salario più giusto a fronte delle immani fatiche che profondono i lavoratori.
Scena davvero crudele quella che conclude lo sciopero.. i baroni hanno chiamato l’esercito per far cessare l’occupazione della terra.
Nonostante la presenza di donne e bambini, i soldati non esitano a caricare.
Per associazione di idee mi vengono in mente i famosi moti milanesi che vennero repressi con brutalità dal generale Bava Beccaris… siamo in epoca successiva ma le condizioni dei lavoratori sono le stesse.
Nelle scene seguenti direi che il regista si sia ispirato al famoso quadro di Pellizza da Volpedo “Quarto stato”, quando i lavoratori si presentano compatti dinanzi ai padroni e ottengono condizioni più eque.

Siamo però alle porte della Prima Guerra Mondiale, i cafoni vengono arruolati a forza e con la promessa di avere come reduci un pezzo di terra.
A Peppino viene offerto un posto da burocrate militare se rinnega le sue idee di rivoluzionario, ma questi rifiuta e va al fronte, non senza prima aver promesso a Carolina di sposarla appena rientrato.
Al fronte viene ferito, ma come promesso ritorna e si sposa.
Il suo amore per Carolina è totale, ma per prima cosa vengono i lavoratori. Con l’avvento del fascismo la vita si fa ancor più dura e Peppino che continua a lottare per i lavoratori finisce in carcere e rischia 12 anni di reclusione, la soluzione è candidarlo in parlamento nel partito socialista,
In parlamento ha modo di conoscere Bruno Buozzi, figura altrettanto importante del socialismo e del sindacalismo di cui rimarrà sempre amico e Matteotti che verrà ucciso dai fascisti.
È in questi anni che Peppino ha modo di conoscere Togliatti e con la morte di Matteotti con sofferenza passa al partito comunista perché ritiene che sia la risorsa più valida nel contrastare il fascismo.
Nel frattempo Peppino ha due figli Baldina e Vindice, ma Carolina inizia ad avere problemi di salute.
La separazione forzata dovuta alle persecuzioni a cui viene sottoposto Peppino acuisce la malattia di Carolina.
Togliatti e Di Vittorio sono fuggiti in URSS presto Stalin, ma la sua testa pensante lo mette in difficoltà.
In un certo qual modo viene invitato ad andare a Parigi e anche qui subisce molte persecuzioni e nella semi-clandestinità deve sopportare la perdita di Carolina a cui dà sepoltura con falso nome.
La storia di Di Vittorio si intreccia profondamente con la storia del mondo.
Il suo vissuto e il suo essere del popolo lo spinge a cercare l’unità dei lavoratori e a far riavvicinare i comunisti ai socialisti.
Parte per la Spagna per combattere contro Francisco Franco. È direttore di un giornale comunista e dirigente di primo piano, ma critica aspramente il patto Molotov-Ribbentrop che permette alla Russia di mangiarsi parte della Polonia.
La sua analisi lucida e senza schemi mentali non viene apprezzata da Togliatti e viene buttato fuori.
Unica consolazione la conoscenza della giovane Angela che pur avendo 30 anni meno di lui sarà la sua nuova compagna di vita.
Ma la Francia non è più un posto sicuro e l’occupazione nazista lo spinge a fuggire.
Viene catturato, ma i figli scampano. Baldina si rifugia negli Stati Uniti, Vindice diventa partigiano, Anita lo attende con fiducia.
Confinato a Ventotene nel 43, viene liberato e grazie ad Antonio Grandi sindacalista di stampo cattolico si rifugia con Bruno Buozzi in Vaticano.
Qui i 3 mettono le basi per fare della CGIL il sindacato unitario dei lavoratori, siano essi socialisti cattolici o comunisti.
Un sindacato che sia immune dai partiti… Un sogno…
TUTTO rema contro di loro… viene a mancare Buozzi fucilato dai nazisti, Il Vaticano teme che i cattolici vengano stritolati dai comunisti.
Di Vittorio ci crede all’unione dei lavoratori, ma poco dopo la nascita della CGIL viene a mancare Grandi.
È rimasto solo lui a combattere l’attentato a Togliatti porterà i sindacalisti cattolici a sganciarsi dalla CGIL .. muore così il sogno dell’unione….
Il colpo è forte e Di Vittorio subisce un infarto .. continerà a lottare da solo per portare avanti la sua idea che nessun lavoratore debba morire di fame
Anche nel 1956 durante la rivolta ungherese, invece di parteggiare col partito, si schiera con gli insorti. "Quelle facce di operai e lavoratori, mi ricordano le facce dei braccianti di Cerignola".
Uomo scomodo per il partito… uomo coerente che nella sua vita ha pagato di persona …. Uomo come pochi….
Il flash-back giunge a termine… Pepino ha rivissuto la sua densa vita perché la morte lo sta cogliendo.. muore sul palco… o poco dopo…

Una fiction molto densa e ricca di significato.. uomini come Di Vittorio hanno reso questo possibile che questo Paese risorgesse dopo la dittatura e una guerra disastrosa... il problema è che lo stampo si è perso…
Notevole la regia di Alberto Negrin.

Cast
Pierfrancesco Favino Di Vittorio

Raffaella Rea Carolina

Giuseppe Zeno Orlando Rubino

Anna Ferruzzo Madre Peppino

Federica De Cola Anita

Danilo Nigrelli Nunzio

Antonio Della Mura Peppino 8-12 anni

Frank Crudele Don Luca

Anna Ferzetti Baronessa Santamaria

Francesco Salvi Bruno Buozzi

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Commenti

Avete domande riguardo Pane e libertà? Domanda
Pagina 1 di 7 | 1 - 5 di 35 commenti
  • Rred 15/04/2009 16:21
    Ha valutato l'opinione
    Eccellente

    Confesso che anche io su Di Vittorio sapevo poco o nulla; per questo volevo guardare questa fiction, ma l'ho persa.

  • ondalis 12/04/2009 17:29
    Ha valutato l'opinione
    Eccellente

    Di Vittorio è stato davvero un personaggio grande e utilissimo per l'umanità! Ciao a auguri di nuovo

  • mira55 11/04/2009 21:15
    Ha valutato l'opinione
    Eccellente

    bravissima

  • Rosyma 07/04/2009 07:16
    Ha valutato l'opinione
    Eccellente

    Ripassata

  • Rosyma 06/04/2009 13:59
    Ha valutato l'opinione
    Eccellente

    Stupenda la recensione, la fiction non saprei perché non l'ho vista. Ho finito gli eccellente, cercherò di ripassare per "correggere" la valutazione, ciao.

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