Papua nuova Guinea Luogo Selvaggio

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Papua nuova Guinea Luogo Selvaggio

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Opinione su "Papua nuova Guinea Luogo Selvaggio"

pubblicata 02/09/2017 | CHEZIAOTTO
Iscritto da : 18/07/2007
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Un abbraccio Cristiano a tutti I componenti di questo meraviglioso Sito! Che Geova vi benedica per il vostro cuore a Lui dedicato Umberto Polizzi (CHEZIAOTTO)
Ottimo
Vantaggi Ottimi posti per la salute e per il relax
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Eccellente
Bellezze naturali
Ospitalitá
Attrazioni
Gastronomia
Efficienza trasporti pubblici

"MERAVIGLIOSA. Forse un domani vi tornerò ancora."

Papua nuova Guinea Luogo Selvaggio

Papua nuova Guinea Luogo Selvaggio

Molti di voi sanno che dal 1982 vivo in Australia, ma comunque sono italiano, sono nato a Lucca. Spesso io e mia moglie ci spostiamo per ammirare le meraviglie australiane e quelle vicine, una di queste è la bellissima Papua Nuova Guinea, la più grande isola del mondo dopo la Groenlandia. È situata proprio a nord dell’Australia che si può raggiungere prendendo un volo low cost!
Desiderosi una una salutare vacanza, abbiamo voluto integrarci io, mia moglie e altri amici, in questo ambiente 'diverso' naturale e prezioso al fine di una completa rigenerazione dello spirito se non anche totale del fisico.

A Papua Nuova Guinea



Papua Nuova Guinea costituisce la parte orientale della Nuova Guinea, la più grande isola del mondo dopo la Groenlandia. È situata proprio a nord dell’Australia. Insieme a numerosi isolotti e arcipelaghi, questa estensione di 600 isole rappresenta l’estremità orientale del grande arco di montagne che si estendono attraverso l’Himalaya e la Malaysia fino al Pacifico. Essa comprende alcune delle regioni montane più impervie e pericolose del mondo. Spesso queste catene sono molto alte, con vette che superano i 4.000 metri. Vi troviamo gole profonde, pittoresche valli e rumoreggianti cascate. È davvero un paese interessante e con caratteristiche del tutto eccezionali.
Le sorgenti del fiume Purari si trovano qui nelle regioni dell’altopiano sulla più alta vetta di Papua Nuova Guinea, il monte Wilhelm. Scendendo dalle loro maggiori elevazioni, questi fiumi di montagna formano il corso principale del Purari. Serpeggiando, esso attraversa le basse foreste tropicali e le paludi lungo il golfo di Papua, gettando infine le sue acque lente e fangose nel mar dei Coralli.
In questo vario paese tropicale la gente è interessante come il paesaggio.

Il nostro itinerario dove il legname abbonda


Venendo dal Mar dei Coralli, ci avviciniamo ora al pittoresco litorale. Sulla spiaggia, da ambo i lati della foce del fiume Purari, ci sono boschetti di alberi del cocco. Risalendo lentamente il fiume, giungiamo alle paludi create dalla marea, paludi ricche di mangrovie. Successivamente vediamo le paludi di erbe e le paludi di palme dove l’uomo può ancora incontrare il coccodrillo.
Lasciate alle nostre spalle le paludi, giungiamo alle lussureggianti foreste pluviali della pianura. Generalmente vi crescono numerosi alberi con la chioma a ombrello, molto ombrosa, sotto cui crescono palme, piante rampicanti e canne. Da queste foreste praticamente vergini, si spera di poter ricavare il legname necessario alla costruzione di dighe, centrali elettriche, alloggi per gli uomini e cose simili.
Continuando il viaggio controcorrente, giungiamo nei pressi della regione montuosa dell’entroterra. Lì il Purari somiglia a un irregolare torrente di montagna, con alcune infide rapide e cascate. A oltre 1.000 metri d’altitudine le foreste pluviali cedono il posto a un altro tipo di foresta montana, dove in genere gli alberi non hanno la grande chioma a ombrello che abbiamo già vista. In questa foresta predominano gli alberi della famiglia delle querce. In certe zone una nota caratteristica del paesaggio sono i pini di Klinki, alberi originari di Papua Nuova Guinea. Alcuni di essi sono alti 85 metri, con un diametro di due metri.
Al di sopra dei 2.100 metri fa la sua comparsa in genere la foresta d’alta montagna. Essa giunge fino a circa 3.350 metri d’altezza e frequentemente è dominata dal Nothofagus, una specie di faggio. Troviamo una varietà di conifere, un albero che fa le pigne. Salendo più in alto la foresta si fa alquanto stentata ed è coperta di muschio. Si vedono pure alti pandani. Vicino alle sorgenti dei molti corsi d’acqua montani, la flora alpina è in genere limitata a zolle erbose, felci arboree e cespugli. Il nostro viaggio controcorrente finisce qui. Davanti ai nostri occhi si staglia la vetta rocciosa del monte Wilhelm.
Oltre alle foreste del bacino del Purari, troviamo estesi pascoli, sia nelle alte valli che nelle regioni dei bassipiani. Ricoperti soprattutto da un’erba chiamata Kunai, questi pascoli sono sorti in seguito al frequente impiego del fuoco per sgombrare il terreno da coltivare a orto e per far fuggire gli animali dai nascondigli quando gli uomini vanno a caccia.

Tribù degli altipiani e abitanti della costa


I primi abitanti di Papua Nuova Guinea vivevano della terra. Erano dediti alla caccia e raccoglievano i prodotti del suolo. Col passare del tempo, la popolazione imparò a praticare l’orticoltura e l’agricoltura.

Oggi è quasi autonoma economicamente. Provvedono alla loro alimentazione soprattutto con le piante comuni nelle regioni tropicali: taro, igname, banane, canna da zucchero, frutto dell’albero del pane, palma da sagù e noce di cocco. Onnipresenti sono i numerosi maiali, cani e galline.
La gente abita lungo le coste e, a volte, su isole ricoperte da folti boschi o nelle giungle che coprono i monti e nelle impervie regioni degli altipiani. Vivendo spesso isolati gli uni dagli altri, hanno preservato usanze e tradizioni distinte, oltre a 700 e più lingue e dialetti. Da molto tempo la popolazione è divisa in gruppi e clan, accentrata spesso in borghi costruiti sulle rive dei fiumi o in remoti villaggi su catene montuose dove le piogge sono frequenti. Ma per quanto le tribù, i clan, le usanze e le lingue siano varie, gli abitanti hanno in comune due inestimabili amici, le acque del fiume e le foreste del paese. La vita vegetale varia da quella che cresce nelle paludi e nelle foreste della pianura costiera al muschio e alla vegetazione alpina. Le acque del fiume sono essenziali alla vita. Per il cacciatore, le foreste significano uccelli e animali con cui sfamarsi, oltre a pellicce e piume variopinte usate a scopo ornamentale.
Nelle radure presso i villaggi, gli abitanti coltivano gli orti. Dalla foresta ricavano legno da intagliare, utensili per l’orto, lance, archi e frecce, mazze e molte altre armi per la guerra e la caccia. Inoltre, dalla foresta ottengono legna da ardere, corteccia e fibre con cui fare i vestiti. Da essa ricavano legname per le abitazioni, materiale di copertura per i tetti e materiale per le pareti. Per poter attraversare fiumi e gole costruiscono ponti di bambù e di canne. Anche chi abita lungo la costa ha bisogno della foresta. Con i suoi materiali costruiscono canoe, reti da pesca e trappole. La foresta provvede i tronchi con cui costruiscono le loro grandi imbarcazioni multiple. Nelle vaste paludi attorno al fiume Purari, le canoe ricavate dai tronchi sono il loro esclusivo mezzo di trasporto, poiché questa gente non usa né veicoli né bestie da soma. Sì, la foresta è veramente loro amica.

Vaste risorse idriche


Poiché l’altitudine del bacino idrografico varia dal livello del mare a quasi 4.700 metri, ci sono notevoli variazioni di clima. Nel delta e nelle regioni più basse il clima è caldo e umido, mentre sulle più alte vette montuose il clima è freddo, con occasionali gelate e qualche rara nevicata. In Papua Nuova Guinea non esistono un’estate o un inverno veri e propri, solo periodi “piovosi” e periodi “secchi”. Essi dipendono dalle due stagioni prevalenti, il monsone nordoccidentale che va da dicembre a maggio e gli alisei sudorientali che vanno da maggio a dicembre.
La precipitazione annua media, in tutto il bacino di raccolta, è di 370 millimetri. Con tutti questi paesaggi impervi e le abbondanti precipitazioni, il bacino del Purari ha un considerevole potenziale idroelettrico. I corsi d’acqua che vanno a formare il fiume principale scendono dagli altipiani attraverso gole profonde e strette, per cui sarebbe possibile costruire molte dighe. Le possibilità di utilizzare le acque di questo bacino sono davvero enormi. Sebbene per moltissimo tempo possa non sorgere la necessità di tali immense quantità di energia elettrica, la presenza di un potenziale così grande in una regione in rapido sviluppo incoraggia i pianificatori.

Ciò che potrebbe riservare il futuro


Mentre scienziati, tecnici e operai si adopereranno per portare a termine questo progetto di ingegneria che include la costruzione di dighe, gallerie, centrali elettriche ed elettrodotti, causeranno cambiamenti definitivi e di vasta portata non solo per il suolo, ma anche per la maggioranza degli abitanti del bacino di raccolta del Purari. Essi conosceranno il ventesimo secolo dell’uomo moderno. Il primo effetto sarà l’inondazione delle case e delle terre. La gente dovrà andare ad abitare altrove. Nelle zone coperte dall’acqua un eccezionale habitat di animali selvatici, utile sia agli abitanti locali che al sistema ecologico tropicale, andrà perduto. Scienziati, economisti, fautori della conservazione ambientale e altri dovranno compiere studi approfonditi per assicurare il progressivo sviluppo di questa regione.
Le autorità governative attendono già con impazienza i promettenti vantaggi economici di questo progetto. Lungo le strade d’accesso alle dighe, si potrebbero impiantare importanti industrie del legname. Qui c’è molto legno duro, da cui si possono ricavare compensato, materiale per impiallacciatura, legname da segare e pasta di legno, per menzionare alcuni prodotti di tali industrie. L’industria del legname di Papua Nuova Guinea ha dinanzi a sé allettanti possibilità, ed è già alle soglie di uno sviluppo rapido e di un’espansione in vari campi. I discendenti degli antichi abitanti della foresta si stanno rapidamente trasformando in lavoratori capaci e addestrati. Ci sono anche vaste zone che si prestano molto bene all’irrigazione. Quindi si può prevedere lo sviluppo dell’agricoltura e delle industrie connesse all’allevamento del bestiame. Con l’elettrificazione delle zone rurali e lo sviluppo dell’energia idroelettrica, ci sono grandi possibilità di sviluppo industriale.
Da non dimenticare è la sempre popolare industria turistica. Essa ha già avuto un buon inizio in questo paese. Oltre ai bei paesaggi, abbiamo ammirato varie attrazioni locali, gli animali selvatici e gli uccelli. Abbiamo imparato anche che la caratteristica atmosfera tropicale di questo paese contribuiscono pure gli ottimi lavori artigianali.
In passato il fiume Purari è stato “amico” degli abitanti di Papua Nuova Guinea. Anche le lussureggianti foreste dell’isola hanno reso loro un buon servizio. Ma solo il tempo dirà fino a che punto durerà l’“amicizia” fra l’uomo moderno e le acque e le foreste di questo paese.

Riflessioni a vacanza conclusa


È stato senz’altro un piacere visitare questo bel posto isolato, ed è stato un piacere dirvi quello che abbiamo visto: delicate bellezze della creazione accanto a manifestazioni della vigorosa, dinamica energia del grande Creatore, Geova Dio, e tutte in grandi proporzioni in questo maestoso parco alpino, la regione neozelandese dei fiordi.
La vacanza stava per finire, seguivo con il binocolo alcune altre meraviglie del posto, avevo lo sguardo triste e un soffocato nodo in gola per la gioventù perduta.
Che triste la vecchiaia. Forse un domani vi tornerò ancora. Forse!
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Commenti su questa Opinione

  • irina89 pubblicata 25/09/2017
    Foresta vergine, rarità botaniche, animali allo stato brado, tribù indigene: un crescendo corroborante di scoperte. Grazie, Umberto.
  • Vetruna pubblicata 23/09/2017
    Eccellente recensione! Un luogo meraviglioso
  • Zarin pubblicata 23/09/2017
    eccellente!
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Su Ciao da: 27/07/2000