... Resurrection (05:03)
Musiche Composte da John Debney
Orchestra Diretta da Nick Ingman
Coro Diretto da Terry Edwards
Orchestrazioni di Brad Dechter, Mike Watts, Frank Bennet, Jeff Atmajian
Testi di Lisbeth Scott, John Debney
Orchestra Registrata Presso Air Studios, Lyndhurst Hall, ... Leggi l'opinione
Una Opinione di mastramvl su Passion of the Christ [Original Motion Picture Soundtrack] (Original Soundtrack) 01.10.2008
La valutazione di questo autore:
Qualità dei testi
ottima
Qualità della musica
ottima
Vantaggi:
Partitura di grande bellezza
Svantaggi:
Molto impersonale
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Sì
Opinione completa
Una mescolanza di sonorità etniche e musica sacra, di presenze corali estremamente drammatiche e celebrative, di ritmiche che fanno della loro insistente presenza base per crescendo ed esplosioni esecutive di estrema bellezza.
John Debney scrive pagine musicali dal gusto mediorientale, con una scelta puntuale ed accurata della strumentazione, dai Pan Flute a maestosi Timpani, e donando un sapore sacro e drammatico ai suoi movimenti attraverso una presenza costante e ben dosata del coro, sia maschile che femminile.
THE PASSION OF THE CHRIST
The Olive Garden e Bearing The Cross aprono il disco col carattere appena descritto, attraverso dipinti dai toni del marrone e del rosso carminio, colorando le atmosfere con quelle drammatiche spennellate asciutte, quasi prive d'acqua, come se fosse la terra stessa a restare impressa sulla tela del pentagramma. La sezione d'archi ricrea quella drammaticità, i crescendo sui timpani ne aumentano il vigore, e l'esplosione delle voci, lievemente rafforzate da una timida presenza di corni, ne esalta la grandiosità, innalzando la bellezza della musica, e la maestosità del commento musicale.
Ben altro carattere viene rappresentato in Jesus Arrested, drammatico, disperato, estremamente mediorientale. Una voce solista disperata viene introdotta dalle ritmiche etniche, e degli sfiati, accompagnati da una moderata presenza elettronica di supporto, introducono un crescendo martellante che splende sui tom tom e attraverso le voci del coro, lasciando largo spazio a ricercatezze timbriche, atmosfere circondate da una tempesta di sabbia, di cui se ne percepisce l'odore, di cui si percepisce il suo soffiare sul volto. Debney lavora molto sullo sfondo, attraverso cori parlati, mescolanze tipiche delle terre dove nacque Gesù, ed una intelligente presenza sintetica di grande supporto emotivo.
La sacralità, la ricerca della fede, del divino, questo è ciò che traspare dalle pagine che compone per Peter Denies Jesus, per poi regalarci momenti di estremo vigore, Simon Is Dismissed, con una martellante presenza ritmica, vigorosa, potente, ma non maestosa, ma non brillante, bensì spenta, drammatica, che giudica, che condanna, che flagella. Ed è proprio in Flagellation / Dark Choir / Disceples che tutto ciò si assapora, ma senza musica invasiva, senza presenze predominanti… solo visioni sfocate, atmosfere per niente nitide, come a non voler distogliere dai momenti commentati sulla pellicola.
Forse l'unico vero tema, forse il più bello della partitura, forse, certo. Mary Goes To Jesus. La disperazione e il dramma attraverso un movimento di estrema bellezza, interpretato dalla sezione d'archi, in cui solo i violini si cimentano nell'esecuzione della melodia, donando grande spessore alla figura di Maria.
Debney continua a prediligere l'approccio etnico, attraverso soluzioni ritmiche di grande spessore ed estrema caratterizzazione locale, che però lasciano ampio spazio a temi e supporti corali; Peaceful But Primitive, o meglio ancora Crucifixion rendono a pieno l'idea di questi movimenti, passando dalla drammaticità dei momenti più terribili della storia alla desolazione dei cuori e delle anime dopo la crocifissione del Cristo.
Forse il movimento vigoroso più bello dell'intera partitura, questo è Raising The Cross. Il compositore descrive atmosfere confuse, sapori asciutti, labbra secche. Un trionfo di percussioni, una presenza corale di gruppo e solista che s'incastrano intrecciandosi e sciogliendosi, per confondere, disperdere, far sentire spaesato l'ascoltatore, prima di guardarsi attorno e vedere solo il vuoto che la musica dipinge attraverso atmosfere, niente melodia, niente temi, solo atmosfere.
La confusione si fa ancora più forte in Jesus Is Carried Down, che spazia tra momenti etnici, atmosfere desolate, un frastuono che emula le grida di una folla inferocita, per poi sfociare in un canto solo e drammatico, prima di aprire il movimento conclusivo dell'opera, Resurrection, che spalanca le porte del cielo, spazzando via nubi e tempeste di sabbia. Un trionfo di percussioni, tonalità brillanti, ed un crescendo corale di divina bellezza, che rinfranca lo spirito e illumina i cuori, per poi calare una volta toccato il massimo splendore, con la ricerca dell'atmosfera, ancora una volta, per poi concludere, prima di dire tutto è fatto.
COMMENTO ALLA PASSIONE SECONDO DEBNEY
L'approccio scelto da Debney non presenta particolari punti di cedimento, anzi, direi che si tratta di un commento adeguato, opportuno, saggiamente sviluppato. Il compositore predilige le sonorità dei luoghi in cui si svolgono le vicende, facendo largo uso di strumentazioni tipiche, dai fiati alle percussioni, ed inserendo in modo considerevole una presenza corale d'indubbia bellezza. Anche qui c'è la ricerca del singolo, dell'anima forse, attraverso l'individuo, che talvolta è la voce, talvolta è lo strumento. Se col corpo corale Debney costruisce basi solide e monolitiche, col canto solo e disperato esalta l'immaterialità del tema, e la sua superiorità. Il canto diventa voce della partitura, e l'intonazione sporca, asciutta, dalle labbra secche, dalla pelle squamata, dipinge e marca con fermezza il profilo della musica, come nella sabbia, come nella roccia.
Una partitura bella, una partitura coinvolgente, ma purtroppo, anche estremamente impersonale. Debney accusa il suo grande pregio, la sua costruzione cede sui suoi pilastri più solidi. Partitura priva di personalità, dalla bellezza oggettiva, emozionante senza dubbio, ma come una foto che ritrae alla perfezione qualcosa, come un quadro che rappresenta un paesaggio con estrema fedeltà. Ma dov'è quella sbafatura? Dov'è quel tocco ricorrente? Non c'è.
La perfezione della partitura è il suo punto debole, e se oggettivamente posso dire che si tratta di un grande lavoro, soggettivamente mi dispiaccio perché ancora una volta non riesco a sentire che sapore ha la musica di Debney.
JOHN DEBNEY
Il compositore statunitense John Debney è senza dubbio uno degli artisti maggiormente presenti nel panorama cinematografico americano al giorno d'oggi. Con una media di 5 pellicole l'anno, il compositore si è distinto nel corso degli anni per la sua bravura nella gestione dell'orchestra e nella versatilità che lo ha reso capace di affrontare ogni genere di pellicola.
Figlio di Louis Debney, produttore Disney, John studia presso il Californa Institute Of Art, diplomandosi in composizione.
La sua carriera inizia sul piccolo schermo, grazie a lavori come Magnum P.I. o Star Trek The Next Generation. Affronta poi il grande schermo con titoli quali Hocus Pocus, Corsari, Bugiardo Bugiardo e i più recenti Sin City, Spy Kids, Zathura, Chicken Little, Elf, Dragonfly - Il Segno Della Libellula o Piacere Dave.
Debney svolge anche una intensa attività come riesecutore, dirigendo orchestre di fama internazionale durante le esecuzioni di partiture del passato, le quali vengono incise per produrne degli album di migliore qualità rispetto alle registrazioni originali. Questa sua attività porta l'artista ad approcciare alla musica in modo spesso impersonale, evitando quindi sfumature stilistiche che potrebbero alterare il lavoro di altri artisti. La professionalità con cui svolge questo ruolo diviene spesso però anche il suo limite, portandolo a scrivere pagine di notevole bellezza, ma difficilmente riconoscibili quanto a stile, proprio perché talmente ben confezionate da non presentare elementi di riconoscimento.
Debney resta comunque un compositore di tutto rispetto, estremamente attivo e con una preparazione tecnica invidiabile.
IL DISCO DELLA PASSIONE
Il disco è prodotto dalla Sony Classical, ed offre una selezione di 15 movimenti musicali, tutti altamente rappresentativi della partitura completa. La durata è di circa 54 minuti, così proposti:
01. The Olive Garden (01:56) 02. Bearing The Cross (03:42) 03. Jesus Arrested (04:37) 04. Peter Denies Jesus (01:58) 05. The Stoning (02:25) 06. Song Of Complaint (01:33) 07. Simon Is Dismissed (02:25) 08. Flagellation/Dark Choir/Disciples (05:54) 09. Mary Goes To Jesus (02:47) 10. Peaceful But Primitive/Procession Medley (03:36) 11. Crucifixion (07:38) 12. Raising The Cross (02:13) 13. It Is Done (03:37) 14. Jesus Is Carried Down (04:39) 15. Resurrection (05:03)
Musiche Composte da John Debney Orchestra Diretta da Nick Ingman Coro Diretto da Terry Edwards Orchestrazioni di Brad Dechter, Mike Watts, Frank Bennet, Jeff Atmajian Testi di Lisbeth Scott, John Debney Orchestra Registrata Presso Air Studios, Lyndhurst Hall, London Coro Registrato Presso Abbey Road Studios, London Prodotto da John Debney, Mel Gibson
CONCLUSIONE DELLA PASSIONE
La partitura composta da Debney è senza dubbio un ottimo lavoro, tanto che nel 2005 il bravo artista ha proposto un'opera, chiamata Symphony Of The Passion. La composizione consiste in sette movimenti, tutti divisi in due parti, i quali ripercorrono la passione del Cristo partendo dalle pagine musicali composte per il film di Mel Gibson. Il risultato è un'opera grandiosa, molto bella, forse più bella della partitura scritta per il film, che tra l'altro ho avuto modo di sentire dal vivo alla Premiere Mondiale, tenutasi nel luglio del 2005 presso l' Auditorium - Parco Della Musica di Roma, dove Debney ha diretto l' Orchestra Di Santa Cecilia e Coro.
Durante l'evento ho avuto modo di avvicinare più volte l'artista americano, il quale si è dimostrato estremamente cortese e bendisposto col pubblico, tanto da restare tra gli spettatori con estrema umiltà fino a tarda notte.
Tornando alla colonna sonora concludo dicendo che si tratta di un ottimo componimento, non un esercizio di stile, vista l'impersonalità che lo caratterizza, ma senza alcun dubbio di pregevole fattura e frutto di uno dei pochi artisti che in questo campo ancora sanno tenere in mano una matita e scrivere sul pentagramma delle note con estrema padronanza dell'arte.