La valutazione di questo autore:
| Vantaggi: |
grandiosi |
| Svantaggi: |
acustica dell'impianto non eccellente |
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Sì |
Alcuni mesi fa leggendo qualche pagina sperduta su internet, scoprii che i Pearl Jam avrebbero fatto un concerto a Torino durante il loro tour europeo.
Altrettanto casualmente capito su TicketOne il giorno in cui iniziano a vendere i biglietti per il concerto.
Vado o non vado?
I Pearl Jam sono uno dei gruppi che mi hanno fatto iniziare ad ascoltare la musica rock.
Anni fa, dopo essermi innamorato di Nevermind dei Nirvana, ho iniziato ad ascoltare il rock partendo proprio dalla scena dei Seattle, di cui facevano parte i Pearl Jam.
Con queste premesse non potevo farmi scappare di vedere l'ultimo gruppo grunge in vita soprattutto se suona a 60 km da casa mia.
Finalmente il 19 settembre arriva il gran momento.
Con tutti i membri del mio gruppo (eheh sembra quasi di andare a fare uno stage) si parte da Asti alla volta di Torino per raggiungere il Palaisozaki.
Arrivati, ritiriamo il nostro biglietto ed entriamo.
La prima impressione è un po' bruttina.
Sta suonando il gruppo spalla, My Morning Racket, ma il palazzetto è praticamente vuoto.
Cerchiamo il nostro posto, ci sediamo e distrattamente ascoltiamo il gruppo spalla.
I My morning Racket fanno un bel rock potente ma sinceramente li ho ascoltati molto distrattamente perché ero già in trepidazione.
Poi all'improvviso il palazzetto si desta perché Eddie Vedder sale a cantare Quick One, una cover degli Who. Finalmente vedo coi i miei occhi uno dei fautori del suono che più mi piace.
Dopo la canzone finisce il concerto del gruppo spalla, mi mangio una pizzetta e un pacchetto di patatine e finisco appena in tempo per il grande evento.
Scendono le luci e arrivano i Pearl Jam al gran completo.
Iniziano con Go ed Animal per poi suonare Corduroy, una delle canzoni che aspettavo di più poiché la suono con il mio gruppo.
L'inizio è una sferragliata di potenza, con le chitarre di McReady e Gossard, il basso di Ament e la batteria di Cameron.
Dopo la potenza iniziale un attimo di calma con la ballata Eldery Woman Behind a Counter in a Small Town dove la voce di Eddie sprigiona tutto il suo calore.
Dopo questa canzone Eddie prende un foglio e incomincia a parlare in italiano.
Ci spiega che per la serata faranno una scaletta un po' daiversa (diversa) perché in questi tempi di guerra vogliono cantare canzoni che parlano dell'importanza della pace.
E così fanno: cantano dall'inizio alla fine il loro ultimo album, cantandolo in ordine di traccia.
ed è di nuovo energia Life Wasted, World Wide Suicide e Comatose tutte di un fiato poi Severed Hand e Market in the sand la mia preferita dell'album.
Passano per la lenta Parachutes e per Unemployble e per la potente Big Wave per arrivare alla ballata Gone. Dopo Wasted reprise cantata da Eddie con l'abile tastiera di Boom Casper passano alle ultime tre canzoni dell'album Army riserve, la malinconica Come Back ed Inside Job.
Chi l'avrebbe mai detto, tutto l'album suonato di fila, non avevo mai sentito una cosa simile.
Sono davvero unici.
Dopo le canzoni dell'album scatta il delirio perché sparano una in fila all'altra Do the Evolution e Rearviewmirror (altra canzone che suono col gruppo).
Il palazzetto sembra crollare sotto la gente che salta e che urla a squarciagola i testi delle canzoni.
Bellissima la lunga Jam session all'interno di Rearviewmirror.
Dopo questa botta di energia i nostri eroi (che frase da fumetto) ci lasciano per qualche minuto e ritornano. L'intro di basso è inconfondibile è Jeremy e di nuovo tutto il palazzetto che canta la canzone. Poi passano al quasi punk di Lukin e poi alla melodica Better man.
Dopo un'altra canzone che canta tutto il palazzetto Black, con finale fatto solo dalle mani e la voce del pubblico e con Eddie che si inchina davanti a noi promettendo sempre in italiano che non passeranno di nuovo sei anni prima del loro ritorno in Italia.
Dopo Black suonano una canzone che leggendo sul sito ufficiale (dove sono segnate tutte le canzoni suonate, il numero di esecuzioni e la data di esibizione) non suonava da parecchi anni Tremor Christ. Poi la loro canzone più famosa Alive con il suo bellissimo intro di chitarra e tutta ll'energia. E di nuovo tutti cantano a squarciagola.
Altra pausa per i Pearl Jam che escono per pochi minuti e ritornano per l'ultimo pezzo del concerto.
Iniziano con Blood per poi passare alla potente Even Flow tratta dall'album Ten.
A questa canzone segue la chicca della serata Baba O'Riley, cover degli Who, dove Eddie prende due tamburelli che suona con talmente tanta energia da sfasciarli. Salta un po' dappertutto, prende una maschera argentata dal pubblico e sale sugli amplificatori.
Il concerto si chiude con la lenta Indifference dove Jeff Ament suona un contrabbasso.
Il concerto non ha tradito le mie aspettative.
La carica di energia è stata notevole e le esecuzioni impeccabili a dispetto di chi diceva che i Pearl Jam erano cotti.
Unica pecca è forse l'acustica dell'impianto infatti nelle prime canzoni si sentiva un po' il rimbombo ma dopo la situazione è migliorata. Poi il suono del basso (da bassista avevo voglia di sentire cosa usciva dalle mani di Jeff Ament) non arriva alle mie orecchie in maniera chiara.
Per quanto riguarda il pubblico c'è stata una grande partecipazione nonostante il palazzetto non fosse tutto esaurito. Erano pieni al completo il primo anello e tre quarti del parterre mentre il secondo anello era mezzo vuoto.
Una cosa mi chiedo: ma perché tempo fa gli organizzatori non davano più la disponibilità dei biglietti quando il palazzetto era mezzo vuoto e fuori era pieno di bagarini?
Comunque è stata proprio una bella serata da ricordate.
P.S. sotto ci sono alcune foto che sono riuscito a scattare.
Scaletta della serata:
Go, Corduroy, Animal, Elderly Woman Behind The Counter In A Small Town, Life Wasted, World Wide Suicide, Comatose, Severed Hand, Marker In The Sand, Parachutes, Unemployable, Big Wave, Gone, Wasted Reprise, Army Reserve, Come Back, Inside Job, Do The Evolution, Rearviewmirror
Encore 1 Jeremy, Lukin, Better Man, Black, Tremor Christ, Alive
Encore 2 Blood, Even Flow, Baba O'Riley, Indifference