Polacca brillante op.22 - F. F. Chopin

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Non solo Notturni...

4 20 Mar 2005

Vantaggi:
La realtè e la fantasia raccontate al pianoforte

Svantaggi:
Io non riesco proprio a trovarne

Consiglio il prodotto: Sì 

Dettagli:

Qualità dei testi

Qualità della musica

continua


Robert_Strange

Su di me: Il solerte gategate mi fa notare che la mia ultima opinione è "fuori tema". Sono felice di...

Iscritto da:01.11.2004

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Devo innanzitutto dire che mi vedo costretto ad inserire la mia opinione in questa sezione non avendo trovato una più giusta collocazione fra le sezioni, relative al grande pianista, presenti su questo sito. In effetti, però, le polacche sono una di quelle composizioni di Chopin di cui voglio interessarmi e quindi, forse, non è del tutto sbagliato che io inserisca quanto sto per scrivere fra le opinioni che si occupano, appunto, di questo tipo di composizioni. Chiedo scusa, inoltre, per l'eccessiva lunghezza dell'opinione, ma non mi va di inserirla "a puntate". Ringrazio sin d'ora tutti coloro avranno la "necessaria resistenza" ad arrivare fino in fondo a questo scritto.
Sarebbe facile prendere in considerazione i due concerti per pianoforte ed orchestra come opere da "discutere" perché essi rappresentano due capolavori della letteratura per questo tipo di composizione. E tanto ci sarebbe da dire anche sugli altri componimenti per pianoforte ed orchestra come, ad esempio che la, forse voluta, carente ed approssimativa scrittura orchestrale di Chopin di fatto non fa che offrire al pianoforte quel rilievo che è voluto dall'autore che abbandona quell'idea di due entità sonore paritetiche che si è solito avere nei riguardi del pianoforte e dell'orchestra.
Ma come al solito la mia inclinazione ad essere "grafomane", è il caso di dirlo, mi prende la mano. Dico subito, quindi, che è mia intenzione scrivere di Chopin relativamente a quelle opere che magari sono poco conosciute fuori dall'ambiente degli appassionati e che, sinceramente, costituiscono componimenti di sicuro interesse e di godibile ascolto.
Prima, però, conosciamo la vita di questo grande musicista polacco.
Fryderyk Franciszek Chopin nasce il 22 febbraio 1810 a Zelazowa Wola - che dista cinquanta chilometri da Varsavia - da Nicholas Chopin e Justyna Krayzanowsa, pianista dilettante. È interessante fare un rapido cenno alla vita del padre del musicista per comprendere come l'ambiente familiare abbia influenzato, in qualche modo, la crescita culturale e musicale del giovane Fryderyk.
Nicholas è di origini francesi e si trasferisce a Varsavia nel 1787. Nel 1794 entra nella guardia nazionale Polacca e cambia il nome in Mikolaj. Nel 1802 trova lavoro presso il conte Skarbek come insegnante di lingua francese del figlio. Nell'autunno del 1810 Mikolaj abbandona il posto di precettore presso gli Skarbek per coprire la carica di insegnante di francese al liceo di Varsavia. Nel 1812 ottiene la stessa carica presso la Scuola di Artiglieria e Genio. E, ancora, più in là diventa professore ordinario di lingua e letteratura francese al liceo. Grazie a questa carica gli viene assegnato un grande appartamento che Mikolaj trasforma in un pensionato per ragazzi benestanti.
È facile comprendere come il piccolo Chopin sia stato condizionato nel suo iniziale "sentire" musicale alla sua vita in una Varsavia in disfacimento, oppressa da Prussia e Russia ed isolata dagli ambienti musicalmente più evoluti. Sicuramente, però, il gusto per la musica della madre e la buona inclinazione di quest'ultima, come già detto, a suonare discretamente il pianoforte, fanno si che, seppure in un ambiente quale quello appena sopra descritto, il futuro compositore trovi terreno sufficientemente fertile per affermare e far conoscere le sue innate doti al pianoforte e la sua capacità di esprimersi in musica.
Deve molto della sua fama alle sue eccelse qualità di virtuoso del pianoforte dal quale riesce ad ottenere un suono totalmente nuovo ed elegantemente romantico grazie alla sua inarrivabile maestria nel legato, nel tocco, nella sfumatura dinamica.
Sin da piccolo Chopin dimostra le sue grandi doti al pianoforte e a soli sette anni viene affidato a Vojtech Zivný, violinista e pianista boemo, che incanala le innate doti artistiche in direzione di un apprendimento dei canoni musicali del tempo.
Comincia a scrivere, così, le prime opere quando riesce a malapena con tratto maldestro a fissare le note sul pentagramma: una polacca in sol minore, una in si bemolle maggiore ed un'altra in la bemolle maggiore che dedica al maestro.
I migliori salotti di Varsavia fanno a gara ad ospitare il giovanissimo musicista per ammirarlo ed ascoltarlo e a dodici anni, poichè Zivný si dichiara non abbastanza preparato a continuare l'educazione quel genio della musica, viene affidato alle cure di un valente musicista - Jòzef Elsner - che ben presto comprende le potenzialità di Chopin e si esprime al suo riguardo parlando di genio musicale.
È abitudine per la famiglia Chopin trascorrere le vacanze scolastiche nell'entrotrerra polacco e ciò consente a piccolo prodigio di entrare in contatto diretto con la musica contadina dalla quale riceve non poca influenza e che si potrà ritrovare spesso nelle composizioni del futuro eccelso musicista.
Dopo la licenza liceale Chopin può dedicarsi a tempo pieno alla musica e nel 1826, quando è già un affermato pianista, si iscrive alla Scuola di Musica retta da Elsner.
Nel 1829 Chopin si reca per un breve soggiorno a Vienna per tenere due concerti nei quali riporta entusiastici consensi di pubblico. Ritorna a Varsavia e compone alcuni studi, i due concerti per pianoforte ed orchestra, l'Andante spianato e la Polacca op. 22 per pianoforte ed orchestra. Nel 1830 Chopin decide di partire

Fotografie per Polacca brillante op.22 - F. F. Chopin
Polacca brillante op.22 - F. F. Chopin Fotografia 178048 tb
Copin 01
per una tournee che lo vede a Vienna, Parigi e l'Italia (dove suona con successo a Venezia). Nella capitale Austriaca non riesce ad organizzare alcun concerto e, intanto, il 29 novembre a Varsavia scoppia la rivolta contro l'occupazione zarista. Anche l'Austria, però, occupa, in quei tempi, le regioni meridionali della Polonia e le faccende di Varsavia mettono in cattiva luce i polacchi agli occhi degli austriaci. Nonostante questo periodo poco felice, il musicista compone lo Scherzo op. 20.
Nel Luglio del 1831 decide di lasciare l'Austria spostandosi dapprima a Linz, poi a Salisburgo e Monaco. Nel settembre dello stesso anno si trova a Stoccarda e qui apprende che Varsavia è caduta nelle mani dei russi. Non interrompe la sua attività di compositore e compone lo Studio in do minore op. 10 n. 12, lo Studio in la minore op. 25 n. 11 e i Preludi n. 2, 8 e 24.
Verso la fine del 1831 è a Parigi dove ha modo di incontrare i profughi polacchi fuggiti da Varsavia tra i quali vi sono anche appartenenti a famiglie nobili che hanno avuto modo di conoscere il giovane pianista nella loro città di provenienza.
È proprio a Parigi che il genio musicale del compositore si manifesta completamente. Diviene ben presto oggetto di attenzione ed ammirazione da parte della società parigina e intuisce subito che il suo fare musica si adatta molto meglio alle case dei privati dove poche ed attente persone possono ascoltare il suo virtuosismo pianistico, che nelle grande sale da concerti trovandosi a disagio di fronte alle grandi masse. In questi salotti ha modo di farsi ascoltare da grandi musicisti come Berlioz, Rossini, Liszt e Cherubini e la cui presenza gli è di enorme stimolo intellettuale ed artistico. Le continue richieste al giovane polacco di intervenire nei vari salotti parigini lo rendono uno degli artisti di punta degli ambienti culturali: ciò fa si che Chopin veda il consolidarsi di un notevole patrimonio.
Nel giovane musicista comincia a manifestarsi, intanto, una grave forma di tubercolosi che probabilmente si porta dietro, in forma latente, sin da bambino e che del resto è già presente nella sua famiglia.
Grazie a Liszt ed alla contessa d'Agoult, conosce la scrittrice George Sand che viene immediatamente attratta dal "personaggio" incarnato dallo Chopin di quegli anni: il musicista bello, malato, richiesto dal bel mondo di Parigi non può che sedurre l'eccentrica scrittrice. Con essa, il compositore, inizia una tormentata relazione che si protrae per dieci anni circa.
Nel 1839 George Sand e Chopin vanno a trascorrere l'inverno nell'isola di Maiorca: le poco confortevoli condizioni del viaggio e l'agitato soggiorno sull'isola entusiasmano la scrittrice ma risultano spaventosi per il musicista, anche per il clima umido che peggiora notevolmente la sua salute. Il 7 febbraio del 1839 devono rientrare in Francia. Gli anni trascorsi con la Sand sono gli anni in cui in cui si concentra la maggior parte dei suoi capolavori come la Fantasia op. 49, la Berceuse, la Polacca-Fantasia ed i Notturni.
La sua salute va sempre più in declino, minata maggiormente da alcuni luttuosi accadimenti che funestano quegli anni: la morte del suo maestro Zivný, quella del migliore amico Jan Matuszynski e la morte del padre Nicholas. Inevitabilmente al crollo del suo stato di salute corrisponde l'inaridimento della vena artistica con una repentina diminuzione dell'attività di composizione.
Nel 1847, come se non bastasse, finisce il suo legame con l'eccentrica scrittrice Sand e l'anno dopo Chopin parte per l'Inghilterra dove conosce Dickens; a Londra tiene il suo ultimo concerto a favore dei profughi polacchi e nel gennaio successivo torna a Parigi in pessime condizioni fisiche ed in serie difficoltà economiche. Assistito dalla sorella Luisa, muore nel mese di ottobre del 1894. È sepolto a Parigi al Pére Lachaise accanto a Bellini e a Cherubini; il suo cuore viene portato a Varsavia ed è murato nella chiesa di Santa Croce.
Non credo ci sia qualcuno che non associ inesorabilmente Chopin al pianoforte dato che è maggiormente per questo strumento che il musicista ha composto le sue opere. Forse, però, c'è qualcuno che leggendo il nome di questo compositore pensa subito ai Notturni come le composizioni più famose e rappresentative del compositore.
Potrei essere d'accordo in linea di massima ma - a parte i due concerti per pianoforte ed orchestra che, a parer mio, "fanno musica" a parte nel novero delle opere del musicista - ritengo che è sostanzialmente per tutta quella sequela di composizioni che si direbbero "secondarie" che, almeno fra gli appassionati, Chopin è più apprezzato: Valzer, Polacche, Improvvisi, Mazurke, Preludi, Ballate e Scherzi, Studi. A cui vanno aggiunte una "Berceuse" ed una "Barcarola" che sono due composizioni in cui Chopin dà dimostrazione del suo genio e del suo talento soprattutto per quanto riguarda la struttura musicale, diversa per entrambe.
Cominciamo per ordine.

- Valzer.
Ufficialmente se ne conoscono diciotto ma a questi se ne aggiungono altri due apparsi nel 1955: il primo pubblicato a Londra dall'editore Day & Hunter non è altro che una mazurka già in effetti edita a Parigi nel 1841; l'altro, mi pare, non è ancora stato riconosciuto come certa composizione del musicista. Chopin si prese cura di pubblicare soltanto otto valzer fra i diciotto di cui sopra e ciò ci fa pensare ad una meticolosa scelta da parte del compositore che scaturisce da quella profonda autocritica, che è propria dei musicisti ottocenteschi, nella pubblicazione delle proprie opere. Si sa bene che il valzer è una forma di danza che appartiene al folklore austriaco e volutamente Chopin lo propone "in contrapposizione" alla mazurka ed alla polacca - che possono vedersi come un omaggio alla propria nazionalità - quasi a voler evidenziare una voluta deviazione dal solco dei modelli classico-romantici per introdurre nella musica colta una danza caratteristica dei salotti o delle pubbliche feste viennesi. Ricordiamo che il valzer ha origine dal "Ländler" austriaco reso famoso soprattutto dai complessi orchestrali di Strass padre che operava nei locali pubblici di Vienna e nei luoghi di villeggiatura della borghesia austriaca. In confronto a questo tradizione i valzer di Chopin sono cosa diversa: innanzitutto non sono destinati al "consumo" perché la complessità del pensiero musicale di Chopin scarta a priori questa destinazione. Del resto, l'utilizzo esclusivo da parte del compositore del pianoforte nel valzer costituisce già una restrizione ad un pubblico raccolto ed attento quale si può trovare in un salotto colto.
I ritmi ed i temi musicali dei valzer di Chopin presentano asimmetrie notevoli presentate con gusto ed eleganza, con particolare attenzione a quei valori della musica che avevano avuto un grande cultore in Mozart. I valzer di Chopin, vista la complessità di scrittura, richiedono l'interpretazione di virtuosi particolari anche se il musicista ritiene che l'interprete deve porre le proprie capacità virtuosistiche al completo servizio della composizione senza mettere eccessivamente in mostra la loro bravura.
Se dovessi consigliare un ascolto per questo tipo di composizione non esiterei a citare il Valzer n° 2 in DO diesis min. OP. 64.

- Polacche.
Abbiamo già detto oche la prima composizione di Chopin fu proprio una polacca - quella in SOL min. - all'età di sette anni cui ne seguono molte altre, scritte soprattutto nel periodo giovanile, ma anche in questo caso fa attenta selezione e ne dà alla stampa un numero ridotto. In tutto Chopin pubblica nove polacche su diciassette che ne ha composte.
Tipica danza nazionale della Polonia, la polacca, al tempo in cui Chopin comincia ad interessarsi alla scrittura di questo componimento, è usata - lo dice lo stesso Liszt - «per ostentare più che sedurre e fu destinata soprattutto a mettere in rilievo gli uomini, la loro bellezza, il loro portamento, il loro atteggiamento cortese e guerresco. Il nome stesso della danza, nella sua lingua, è di genere maschile Polski».
Secondo Liszt il carattere della polacca racchiude tutta la fierezza della Polonia nell'essere stata, nel Seicento e nel Settecento, il baluardo dell'Europa contro le invasioni ottomane. Chopin va oltre questa visione e vede nella polacca una sorta di quadro vivente rappresentativo della sensibilità romantica che si manifesta nella letteratura e nella pittura di quel tempo. Riferendosi, con questo, non alla letteratura ed alla pittura della Polonia quanto alle arti parigine. Si rende conto Chopin che la polacca può assumere grande importanza all'interno della sua produzione per vari motivi che riguardano soprattutto l'impulso emotivo patriottico sempre vivo; poi perché gli consente di noblitare una forma musicale di consumo senza dover essere necessariamente troppo fedele alla tradizione; infine può trovare il modo di trasporre per pianoforte le risonanze proprie delle polacche ottenute da strumenti cui, storicamente, era affidata ottenendo così un connubio tra il necessario virtuosismo e la sua stessa inventiva.
Direi che la Polacca in MI bemolle mag. per pianoforte e orchestra OP. 22 può essere un gradevole ascolto.

- Improvvisi, Berceuse e Barcarola
Gli improvvisi possono essere visti come una sorta di improvvisazione musicale che per Chopin era una consuetudine costante. Gli improvvisi pubblicati da Chopin sono soltanto tre dei quattro che sono entrati stabilmente nel grande repertorio pianistico. L'improvviso Fantasia-Improvviso OP. 66 viene pubblicato postumo nel 1855 e si ritiene che Chopin l'avesse scartato per una vaga rassomiglianza con l'inizio di un improvviso di un virtuoso musicista contemporaneo al musicista polacco. La forma musicale dell'improvviso ha la sua massima espressione nelle composizioni di Franz Schubert che adotta la la struttura consueta di rappresentare un'idea musicale come costituita da una scena musicale seguita da un episodio diverso per poi ritornare alla scena iniziale. Questa struttura consueta era presente in altre forme musicali come il minuetto settecentesco, lo scherzo, il valzer. Chopin, però, modificò questo modo abituale di scrivere improvvisi introducendo l'asimmetria e la variante là dove, proprio la struttura ripetitiva aveva abituato compositori ed ascoltatori alla simmetria ed alla regolarità. Se si guarda da quest'ottica l'esercizio dell'improvvisazione ci si può rendere conto come per Chopin abbia rappresentato più una profonda esigenza del ricercare la poetica nella musicalità e non, come per la maggior parte dei suoi virtuosi colleghi contemporanei, una esibizione di abilità.
Proprio L'Improvviso-Fantasia, in DO diesis min. OP. 66 è quello che voglio proporre di ascoltare.

La Berceuse presenta una struttura musicale molto complessa dall'esito eccezionale. Il ritmo fondamentale è quello di barcarola, molto diffuso nella musica da salotto dell'epoca. Avere intitolato questa composizione Berceuse, però, ci fa capire che per Chopin si tratta di una ninna-nanna e ciò giustifica anche la ripetizione ostinata del ritmo, quasi con scopo ipnotico. La melodia è ricca di fascino che può essere paragonato quasi ad un canto improvvisato che si prolunga in una serie di varianti che raggiungono anche punte virtuosistiche prima che la melodia si ripresenti nella sua forma iniziale fino a conclusione.
Berceuse in RE bemolle mag. OP. 57

La Barcarola, come la Berceuse, è uno dei pezzi unici di Chopin ma si differenzia da essa per una diversa struttura musicale che segue più il modello del notturno, ossia suddividendo la composizione in tre parti in cui la seconda è diversa dalla prima e dalla terza che sono, invece, analoghe. La presenza di queste simmetrie melodiche sono, chiaramente, del tipo proprio di Chopin e cioè sempre variate ed abbellite dall'elegante ed inimitabile virtuosismo del grande musicista che si riscontra, in quest'opera - come anche nella Berceuse, peraltro - per il necessario utilizzo di tasti neri, conseguenza delle tonalità di scrittura usate dal compositore polacco.
Barcarola in FA diesis mag. OP 60.

- Mazurke
Chopin comincia a scrivere mazurke nel 1825 quando ancora si trova a Varsavia. Tale forma musicale non è di uso corrente essendo confinata, al contrario della polacca, nella musica popolare ma Chopin si ripropone di introdurla, e con successo, nella musica colta. Non si conosce il numero esatto di mazurke composte dal musicista polacco certo è che in quelle pubblicate l'elemento più rilevante consiste nel tentativo da parte di Chopin di dare un proprio stile al folklore musicale che non è quello tipico della regione della Mazovia, dove la mazurka ha avuto origine, ma semplicemente quello dei salotti di Varsavia.
Credo valga la pena di ascoltare, tra queste composizioni, la Mazurka n° 3 in DO min. OP 56.

- Preludi
Sono stati pubblicati tutti in un unico quaderno, cosa alquanto insolita anche in relazione a tutte le altre pubblicazioni dell'autore che, seppure raggruppate in generi musicali (valzer, mazurke, polacche, ecc.) appaiono in fascicoli pubblicati in epoche diverse. Anche il titolo di "Preludi" lascia alcune perplessità: sono, questi di Chopin, dei brevi brevi pezzi, ma preludi a che cosa? In Bach, ad esempio, ogni preludio è seguito da una fuga e di questa diventa parte integrante.
Detto questo, però, non ci si può che soffermare sul carattere prepotentemente intimista rintracciabile in ognuno dei preludi di Chopin, ognuno caratterizzato da un'atmosfera singolare che scaturisce dall'attentissima scelta delle armonie e dall'equilibrio che esse trovano con la melodia. Mai come in questi preludi Chopin ha sviscerato il significato più segreto e profondamente rilevante dell'architettura musicale.
Data la loro brave durata sarebbe interessante un ascolto di tutti i preludi, ma se proprio dovessi suggerirne uno direi il Preludio n° 16 in SI bemolle min. OP. 28.

- Ballate e Scherzi
Il titolo di "Ballata" dato da Chopin a queste composizioni sta ad indicare che esse sono costruite secondoo un'architettura nuova rispetto alla tradizione e che non solo non corrispondono ad alcun modello ma anche che non sono dotate di strutture analoghe tra loro. Da questo punto di vista possiamo ritenere le ballate come le composizioni più ambiziose di Chopin e quelle che più ci danno un'idea della sua idea di estetica.
Esse sono basate su una sorta di "narrazione musicale" di cui si percepisce il corso narrativo ma non l'oggetto della narrazione e per questo motivo alcuni critici hanno pensato di accostarle a certi "momenti" della musica strumentale di Mozart.
Di queste ballate quella che preferisco e consiglio all'ascolto è la Ballata n° 1 in SOL min. OP. 23.

Gli scherzi rappresentano un momento di alta creatività per il musicista polacco e derivano da un movimento tipico della sinfonia trasferito sulla tastiera del pianoforte. Ma questo solo per quanto riguarda la struttura musicale, non per imitare al pianoforte le sonorità dell'orchestra. Per Chopin lo scherzo è danza e ritmo ed è componimento che consente all'interprete di poter dare prova di agilità e soprattutto di sensibilità nel saper cogliere le espressive inflessioni dello stile di Chopin.
Propongo l'ascolto dello Scherzo in SI bemolle min. OP. 31.

- Studi
Da quando l'utilizzo dei singoli strumenti assumono rilievo nell'ambito della musica strumentale, il genere dello "studio" ha avuto una tradizione ininterrotta nella storia della musica volta, in effetti, ad una finalità didattica.
Ai tempi di Chopin la didattica diventa una specializzazione che conduce al virtuosismo e quest'ultimo costituisce un valore a sé stante della musica: Paganini e Listz ne sono l'evidente dimostrazione. Nasce anche una letteratura didattica i cui maggiori rappresentanti sono Czerny, Crame, Hiller. Tale letteratura propone esercizi dedicati ad una risoluzione quaasi maniacale di singole difficoltà attraverso una pura e semplice iterazione ginnastica che diviene base dell'insegnamento del pianoforte anche nel nostro secolo. Chopin è stato l'unico, però, in questo tipo di componimento, che è riuscito fondere perfettamente l'alto livello artistico con lo scopo didattico tanto da far scomparire le difficoltà di esecuzione nell'espressione musicale.
Bellissimo è, secondo me, lo Studio n° 3 in MI mag. OP. 10. 

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massimello

massimello

21.02.2006 12:49

Mi spiace non andare oltre l'utile, ma mi aspettavo una opinione sull'op.22.

LELE1810

LELE1810

18.04.2005 22:08

Che carellata! Chiaramente tralascio le giuste parole di elogio perche' non farei altro che accodarmi agli altri... piuttosto muoverei qualche considerazione... Sui preludi avrei consigliato la celeberrima goccia d'acqua (n.15) o l'incantevole preludio n.24, no?! Per gli studi hai ragione... la n.3 dell'op.10 stupenda, ma che ne dici della 12 op.10 o del 1° dei "3nuovi studi" in fa min? Per i valzer a me piace molto anche l'op.69 n.2 e l'op.34 n.2! E per le nostre polacche... l'eroica (n.6)! Non sapevo fossi un appassionato e un intenditore di Chopin! Complimenti! Ero curioso di sapere quale esecuzioni ti piacevano... Ps.Temo ti sia distratto... i valzer sono 19. Pps. La Berceuse mi fa impazzire! Ciao ciao Lele

Aury74

Aury74

14.04.2005 15:16

wow che bella opinione complimenti

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