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La cura di Jung per riuscire ad amare se stessa

2  22.07.2005

Vantaggi:
Emilia Fox attrice protagonista,alcune scene davvero belle,l'espediente narrativo,alcuni "graffi"moscoviti

Svantaggi:
Faenza è troppo innamorato di S . Spielrein per essere obiettivo per cui riduce Jung a un borghese pauroso,insiste troppo sulla relazione tralasciando altri importanti aspetti della relazione .  . insomma,il libro da cui è tratto lo ha letto?

Consiglio il prodotto: No 

rosarina

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Opinioni:79

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In media l'opinione è' stata valutata Eccellente da 18 utenti Ciao

Ho voluto vedere questo film di R.Faenza dopo aver letto, grazie al solito prezioso consiglio di una mia amica, "Diario di una segreta simmetria" di A.Carotenuto il libro cui il film fa riferimento. E vi dico subito, senza alcun dubbio, che anche questo è uno di quei casi in cui il libro è molto più bello del film, anche se non è tutto da buttare. Quello che mi chiedo alla fine del film è se davvero Faenza abbia letto il libro e abbia capito la complessità di questa storia e cosa abbia voluto trarne per il suo film. Sospetto un innamoramento fatale per la protagonista S.Spielrein, che, in un gioco del destino, gli ha rubato l'anima. Mi spiego subito: il film non è inguardabile, ha delle scene ben girate, scorre bene. Il problema è l'aderenza alla storia, il volersi cimentare in una difesa a tutto tondo di una sola parte arrivando a far passare Jung per un uomo borghese, incapace di lasciare la moglie (che si capisce non amare) e che vuole restare nei canoni della società borghese.
la trama del film narra la storia realmente accaduta di Sabina Spielrein, affetta da sofferenza schizofrenica, che arriva dalla Russia al Burgholzi, l'ospedale di Zurigo dove opera C.Gustav Jung,nel 1904. Grazie alla dedizione e la bravura di Jung Sabina, lentamente ma splendidamente guarisce. Nessun accenno, neppure grossolano, sulla natura della sofferenza di Sabina. Fatto sta che si innamora di Jung e lui anche, una passione che divampa totalitaria, che però rimane nascosta. "Purtroppo" alla lunga in Jung prevale il senso di colpa verso la moglie che aspetta un bimbo da lui e che silenziosamente sa,intuisce la relazione con Sabina e prevale l'ancoraggio ai valori borghesi, al matrimonio, all'immagine sociale. La povera Sabina soffre tremendamente l'abbandono, comunicato dal lagrimoso Jung, tenta qualcosa ma alla fine il suo amore è così puro che per non ferire Jung sparisce e torna in Russia. In tutto questo si accenna al fatto che in questi anni Sabina si laurea e diventa psicoanalista. In Russia la ragazza si dà da fare, passionale anche nel lavoro, si sposa e ha una bimba Renata. Scrive all'"amico"Jung delle sue vicissitudini professionali e personali, ma è più matura,più salda. Fonda l'asilo bianco nella Mosca Leninista cui aderisce con fervore dove applica la lezione psicoanalitica con i bambini più problematici. Arriva lo Stalinismo che porta via l'asilo di Sabina e i suoi insegnamenti, assieme alle migliori menti e alla più che promettente scuola psicoanalitica russa. Dopo Stalin arrivano i tedeschi e Sabina muore a Rostov in un rastrellamento tedesco alla Sinagoga. L'espediente narrativo del film è dato dalla ricerca che fa una ragazza con lo stesso cognome, forse lontana parente, incuriosita dalla lettura di materiale trovato in una biblioteca che ruba. Affiancata da un professore tedesco che sta studiando lo stesso argomento iniziano la ricerca in Russia dell'asilo bianco e di notizie su Sabina.
la trama, nuda e cruda, del film è questa.
ora le mie critiche

1) trattare il prof.Jung come un omino piagnone e furbetto mi sembra fuori luogo. Neanche Sabina Spielrein lo ha mai fatto nelle sue lettere più furenti. Se Faenza fosse stato onesto avrebbe trovato sicurmante modo di far capire a tutto il pubblico (che magari non è nella materia) che l'innamoramento nei confronti di Jung è quel normale processo psicoanaltico che fa nome a TRANSFERT. Ora, prima di giudicare un uomo e un professionista, ricordiamoci che siamo agli albori della pscioanalisi, con pochissimi punti di riferimento, dove coivolgimenti emotivi sono fortissimi e tutti gli analisti (i primi della storia) si trovavano a dover continuamente difendere il proprio privato da tutti questi movimenti dell'anima dei pazienti, avendo pochissime armi professionali, teorie ancora in via di sviluppo. Mentre oggi possiamo contare sul lascito di tanti maestri, a moltissima teoria e letteratura, allora Freud, Jung, Adler e altri impattavano l'inconscio dei pazienti direttamente su se stessi e l'unica cosa che potevano fare era scriversi,capire e andare avanti sulla strada della psicoanalisi. L'incontro con Sabina è stato devastante per Jung, che è caduto nel gioco del transfert, dove il paziente seduce il suo dio salvatore e lui cede. Jung ha ceduto,sì. Ma non nel modo subdolo, quasi vigliacco,con cui lo tratteggia Faenza. Spielrein è una donna intelligente, viva che sa quali debolezze di Jung toccare,sa dove punirlo e dove sedurlo, come ogni paziente fa col suo terapeuta. Se oggi ogni buon analista sa che esistono questi passaggi transferali nelle terapie lo deve anche a Jung e ai suoi "errori".
non è intellettualmente onesto da parte di Faenza tralasciare in modo assoluto questo aspetto nel film. La relazione con Sabina fu complessa, piena di passione sicuramente, ma inserita nel percorso terapeutico e per capire questa relazione non si può prescindere dalla sofferenza psicologica di Sabina, che tra l'altro si fondava su un rapporto distorto proprio con la figura paterna. Lasciare Sabina, interrompere la relazione fu l'atto di un analista che torna in sè, e rimette i necessari confini al fine di una sana relazione terapeutica.

2) Sembra che a muovere Sabina sia solo una istintiva passionalità irresistibile. Si tralascia o si accenna soltanto al cammino professionale di Sabina (supportata sempre da jung e freud, che conoscerà e frequenterà quando aderisce alla psiconalisi) questo sì fatto con sana passione, perchè qui Sabina ama se stessa e le sue idee e questo lo deve alla terapia che ha fatto, al cammino e alla sua intelligenza vivissima. nel tentativo, credo genuino, di difendere una figura femminile, Faenza esalta di Sabina le "solite" qualità che riesce a concedere una mentalità piuttosto maschilista.....

3) anche volendo ammettere che i fatti siano andati così, la storia resta a mezz'aria comunque, un pò sfilacciata nella logica degli eventi. Si insiste sul fascino della passione tra i protagonisti, sulla cupezza delle atmosfere, che pure in certi momenti sono congeniali, ma si perde facilmente il filo.

cosa resta di positivo di questo film?
l'attrice protagonista Emilia Fox nel ruolo di Sabina. Brava soprattutto nelle scene iniziali, in cui malata rende davvero bene le crisi isteriche che venivano descritte all'epoca. Ma rimane all'altezza in tutto il film, in cui i suoi sguardi rendono meglio del copione e della sceneggiatura i passaggi verso la guarigione e sono l'unico segnale di qualcosa di "storto" nell'amore che prova per Jung, mentre i suoi occhi sono davvero rilassati nel suo asilo, con sua figlia e il marito. Un'attrice che non conoscevo e che mi ha molto convinta in questo film.
Mi sono piaciute anche certe "cartoline" di Mosca, alcuni sferzanti passaggi ironici sul nuovo corso della Russia capitalista a rotto di collo, come il dialogo col bibliotecario russo. Altre spine moscovite, meno sarcastiche e più tristi, come l'alloggio scarno dell'unica persona che incontrano che abbia conosciuto Sabina e la discoteca, con prostituzione anche diurna, costruita a fianco dei locali dall'ex Asilo Bianco.
Infine quasi pittorica la scena d'amore tra Jung e Sabina, in un abbraccio di corpi da spezzare il fiato. Le potenzialità di Faenza le trovo qui, come in Sostiene Pereira (film molto più riuscito a mio avviso), in certi attimi catturati con grazia, in scene davvero ben girate......forse dovrebbe leggere di meno e provare a credere nelle sue storie!
quando si ha di fronte tanto materiale, complesso come questa relazione di Sabina Spielrein con Jung, ci sono due alternative:
o cercare,con duro lavoro, di rendere il nocciolo della questione (visto che si scrive nel film che è una storia vera tratta dal libro) secondo un proprio stile, o non farlo proprio e rimanere comunque onesti nei confronti del libro e dei protagonisti.....
....la bellezza di emila fox- Spielrein che canta Tum Balalaika non può farmi aumentare le stelline che do a questo film che tutto sommato mi ha deluso.

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prime fasi della terapia
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heidi1971

heidi1971

14.04.2007 20:27

ottima opinione! che però non condivido ... a me il film è piaciuto moltissimo e, sarà perchè non ho letto il libro, non ho notato tutto quello che dici tu ... concordo sulla bravura dell'attrice ... ripasso per la valutazione!! ciao

ocram32

ocram32

07.03.2007 08:46

l'ho visto..una pu che buona recenzione..brava.

Sauvage

Sauvage

26.10.2006 19:20

Non ho visto il film....ma mi sembra una storia molto particolare che potrebbe interessare..... , ..........

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