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“Ero stato catturato dalla milizia fascista il 13 dicembre 1943. Avevo ventiquattro anni, poco senno, nessuna esperienza, e una decisa propensione, favorita dal regime di segregazione a cui da quattro anni le leggi razziali mi avevano ridotto, a vivere in un mio mondo scarsamente reale, popolato da civili fantasmi cartesiani, da sincere amicizie maschili e da amicizie femminili esangui. Coltivavo un moderato e astratto senso di ribellione”.
In questo modo ha inizio la storia, che vede protagonisti migliaia di ebrei: la deportazione nei campi di concentramento, l’incombenza della morte, la paura, la rassegnazione, il desiderio di libertà…A testimonianza di questa tragica esperienza, Primo Levi scrive nel 1946, pubblicando “Se questo è un uomo” nel 1947.
Un ebreo italiano, il 13 dicembre 1943, viene catturato dalla milizia fascista e inviato al campo di smistamento di Fossoli; il 22 febbraio 1944, inizia poi il viaggio in treno verso Auschwitz, dove viene effettuata alla stazione una prima selezione; qui vi è la descrizione di Emilia, una bambina che fece il viaggio verso Auschwitz con Levi :
Accompagnando donne, bambini e anziani incontro alla morte, nelle camere a gas, il viaggio verso il campo prosegue, lasciando una prima sensazione di amarezza e timore, che sicuramente avrebbe lasciato spazio a mille altre simili emozioni. Impauriti ma allo stesso tempo rassegnati, i prigionieri vengono spediti in una “camera vasta e nuda”, dove tutti vengono spogliati nudi e rasati.
Con il passare dei giorni, la situazione peggiora notevolmente: ventre gonfio, membra stecchite e piaghe sui piedi; Levi, dopo un incidente sul lavoro viene ricoverato nel cosiddetto “Limbo”, ossia in una baracca di riposo, che interrompe i ritmi quotidiani dell’ “Inferno”.Trascorre così l’inverno e la primavera e, terminato il freddo e il gelo, adesso la preoccupazione di migliaia di persone è il caldo, i malori estivi. Fortunatamente il nostro protagonista, effettua un esame di chimica, e una volta superato, inizia a lavorare in laboratorio, facendo un salto di qualità nella vita del campo.
Il momento più brutto è quello delle selezioni, poiché tutti per un momento mettono la loro vita a repentaglio; morti ingiuste, inaspettate, violente vengono subite da molti di loro, i quali già da tempo avevano smesso di lottare, attendendo quel momento in cui tutto ciò sarebbe finito… in un modo o nell’altro.Torna nuovamente l’inverno e Levi, fortunatamente, viene promosso specialista nel Laboratorio Chimico. Ammalato di scarlattina, a gennaio, viene nuovamente ricoverato nel Ka-Be, Reparto Infettivi. Dopo pochi giorni, partono tutti i sani, mentre i malati rimangono nel campo. Purtroppo durante la marcia moriranno tutti, incluso Alberto, il suo migliore amico. Seguono giorni di bombardamenti e di incendi; le torrette sono ormai vuote… i tedesche sono fuggiti.
Levi, insieme ad Arthur e Charles, due malati francesi, cerca di sopravvivere, provvedendo personalmente al cibo, ai medicinali, ai vari accessori e persino ad una stufa; passano in queste condizioni gli ultimi dieci giorni, in cui ormai i pochi sopravvissuti si aggirano nel Lager come “ spettri affamati”. Il 26 gennaio, i Russi giungono a liberare il campo.“Per gli uomini vivi le unità di tempo hanno sempre un valore…, ma per noi ore, giorni e mesi si riversavano torpidi dal futuro nel passato…, il futuro ci stava davanti grigio e inarticolato, come una barriera invincibile. Per noi, la storia si era fermata”.
La quotidiana lotta contro la fame, il freddo, il lavoro lascia ben poco spazio al pensiero. Tutti ormai, assumono le sembianze di bestie, prive di sentimenti, ricordi, emozioni…L’autore divide i prigionieri in due categorie: i sommersi e i salvati ; i primi, sono coloro che non hanno saputo adattarsi alla vita del Lager, e che, spinti anche da un velo di pessimismo, soccombono, eseguendo passivamente tutti gli ordini, non mangiando nulla fuori dalla normale razione di cibo, non riuscendo a districarsi tra regolamenti e proibizioni. I salvati invece, sono coloro che, pur non rispettando perfettamente le regole del campo, riescono a sfuggire agli occhi di tedeschi e polacchi, escogitando innumerevoli espedienti per rimediare il cibo, o qualsiasi altro articolo utile per sopravvivere; Levi fa parte di questi. Infatti, aiutato dalla fortuna e dotato di astuzia, riesce ad uscire vivo da questo tremendo incubo.
Spesso viene nominato Dante durante la narrazione, e Levi sembra associare il Lager con l’inferno dantesco; la prima giornata nel campo è definita antinferno. Il Lager stesso è invece considerato la casa dei morti, e la nudità dei prigionieri può essere identificata con quella delle anime dei dannati.“Più giù di così non si può andare: condizione umana più misera non c’è, e non è pensabile. Nulla più è nostro: ci hanno tolto gli abiti, le scarpe, anche i capelli; se parleremo, non ci ascolteranno, e se ci ascoltassero non capirebbero. Ci toglieranno anche il nome: e se vorranno conservarlo, dovremo trovare in noi la forza di farlo, di far sì che dietro al nome, qualcosa ancora di noi, di noi quali eravamo rimanga”.
Pertanto, ci troviamo di fronte ad uno scrittore che intende mettere in luce tutti di questo tragica esperienza, senza curarsi delle esigenze estetiche.“Tutti avevamo rubato: alle cucine, alla fabbrica, al campo, insomma agli altri, alla controparte, ma sempre furto era; alcuni, pochi, erano discesi sino a rubare pane al compagno. Avevamo dimenticato non solo il nostro paese e la nostra cultura, ma la famiglia, il passato, il futuro che ci eravamo rappresentato perché, come gli animali, eravamo ristretti al momento presente”.
Ritengo tale fatto, solo avendo letto la testimonianza di un uomo ebreo, che ha subito tali violenze, disonorevole per tutto il genere umano. Dove erano finiti i sentimenti, il pudore, la vergogna, la compassione?Mi sono sempre documentato, riguardo questo orribile periodo storico; personalmente, la lettura di questo libro, mi ha aiutato molto di più rispetto agli altri, a capire quali erano le disumane condizioni in cui sono state costrette a vivere, e a morire queste persone.
L’umanità offesa e demolita: è questo il messaggio principale del libro, ed è reso ancor più chiaro, tramite la celebre poesia.Voi che vivete sicuri
Nelle vostre tiepide case,
Voi che trovate tornando a sera
Il cibo caldo e visi amici:
Considerate se questo è un uomo
Che lavora nel fango
Che non conosce pace
Che lotta per mezzo pane
Che muore per un sì o per un no.
Considerate se questa è una donna,
Senza capelli e senza nome
Senza più forza di ricordare
Vuoti gli occhi e freddo il grembo
Come una rana d’inverno.
Meditate che questo è stato:
Vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
Stando in casa andando per via,
Coricandovi alzandovi;
Ripetetele ai vostri figli.
LEVI.
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Groudy.Blue 24/01/2006 18:13
uankenobi 13/06/2005 20:43
Sono passati tanti anni da quando l'ho letto, mi hai fatto venire voglia di riprenderlo!
62038 24/02/2005 20:40
Questo libro mi è stato imposto a scuola, quindi lo avevo preso male, ma mi sono dovuta ricredere
olilu 22/02/2005 19:18
topotto 22/02/2005 18:56
anch'io sono una grande estimatrice di Primo Levi. Hai provato a leggere il suo "Se non ora quando?"? E' la storia di un gruppo di erbrei russi e polacchi che, scampati dai campi di concentramento, organizzano una loro proprio resistenza libera e parallela alla russa...levi riesce benissimo a esprimere l'orgoglio di un popolo che non rinuncia alla sua identità e non si rassegna all'orrore del nazismo.
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