"VOI CHE VIVETE SICURI
NELLE VOSTRE TIEPIDE CASE,
VOI CHE TROVATE TORNANDO A SERA
IL CIBO CALDO E VISI AMICI:
CONSIDERATE CHE QUESTO E' UN UOMO
CHE LAVORA NEL FANGO
CHE NON CONOSCE PACE
CHE LOTTA PER MEZZO PANE
CHE MUORE PER UN SI E PER UN NO
CONSIDERATE CHE QUESTA E' UNA DONNA
SENZA CAPELLI E SENZA NOME
SENZA PIU' FORZA DI RICORDARE
VUOTI GLI OCCHI E FREDDO IL GREMBO
COME UNA RANA D'INVERNO.
MEDITATE CHE QUESTO E' STATO
VI COMANDO QUESTE PAROLE.
SCOLPITELE NEL VOSTRO CUORE.
STANDO IN CASA ANDANDO PER VIA
CORICATEVI ALZANDOVI:
RIPETETELE AI VOSTRI FIGLI......"
Questa poesia e' l'incipit originale del libro scritta da primo levi e ho scelto questa per iniziare la recensione perche' trovo in queste parole riassunto il senso di orrore del libro e il messaggio...quello di ricordare di non dimenticare.
Ho appena riletto questo romanzo autobiografico e mi sembra un' occasione proficua in vista della fiera del libro di torino parlarne.
E' un romanzo di memorie, autobiografico,scritto in prima persona da Primo Levi ,chimico italiano ebreo, deportato ad Auschwitz nel febbraio del 1944.
Il libro e' stato scritto nel 1946 in pochi mesi dall'autore che scrisse come se un fuoco di raccontare lo divorasse. Non riusci' a pubblicarlo subito perche' non si voleva ne credere ne raccontare cio' che era successo solo una piccola casa editrice lo accetto' e solo nel 1958 riusci' a pubblicarlo per Einaudi.
E' un libro intenso, duro difficile da leggere per la riflessione che la lettura stessa porta a fare. E' scritto in modo semplice, sintetico e scorrevole ma le cose che racconta sono schiette e dure. La cosa che colpisce del libro e' che non ci sono sentimenti di odio nei confronti dei tedeschi e che il libro e' scritto come se lui fosse uno spettatore con un modo di vedere le cose obiettivo e lascia al lettore la capacita' di giudicare, conoscere ma non comprendere. Anche se comprendere perche' questo e' successo e' impossibile leggere e' doveroso come cittadino per non scordare gli orrori commessi e perche' tutta la sofferenza patita dall'autore abbia almeno come senso quella di essere di insegnamento per le generazioni future perche' cose simili non devono piu' accadere.
Raccontare per l'autore e' importante perche' la scrittura di cio' che si e' vissuto e' una cura anche se non risolutiva per le ferite della sua anima e perche' nessuno mai deve permettersi di ricreare un lager.
Primo Levi si e' rivelato un ottimo narratore soprattutto di emozioni, e' stato capace di far capire a tutti le sue senzazioni di orrore e di smarrimento, ha raccontato con dovizia di particolari le condizioni in cui per 11 lunghi mesi e' stato costretto a sopravvivere con un solo scopo quello di arrivare vivo per raccontare.
"SOLTANTO UNO STUPORE PROFONDO: COME SI PUO' PERCUOTERE UN UOMO SENZA COLLERA"?
A questa domanda provo a rispondere io, personalmente credo che nel lager i tedeschi non percepissero questi uomini e queste donne come tali ma come bestie totalmente prive della loro connotazione umane, solo bestie da lavoro, o cavie da esperimento ma non persone simili ai figli o ai parenti..credo che solo cosi' sia possibile infierire senza un motivo...L'odio antisemitico dei fascisti e' stato molto duro e crudele senza risparmiare nemmeno donne e bambini e seppur gli ebrei sono stati tantissime volte perseguitati (colpevoli di non aver riconosciuto il figlio di dio) mai con una ferocia tale a sterminarli dalla faccia della terra con soprusi e mezzi atti proprio alla loro morte.
ma ora veniamo un po' al racconto del libro...
Primo Levi era rinchiuso in un campo di prigionia italiano nelle vicinanze di Modena ma nel 1944, spostarono tutti i prigionieri nei campi di concentramento di Germania e Polonia.
Il viaggio in treno da questo campo di prigionia si rivela da subito incerto, lungo, difficile, ma ancora non toglie la speranza e la dignita', il viaggio e' in un carro bestiame chiuso per giorni con tutti i prigionieri lordati dai loro escrementi.dopo giorni di viaggio in condizioni umilianti senza bere arrivarono al campo di lavoro di Buna-monovitz e birkenau.
Le persone che scesero dal convoglio erano moltissime ma piu' di 500 non erano vive due giorni dopo..uccise nelle camere a gas senza un motivo spesso altre volte perche' erano inabili. Le camere a gas erano mascherate a docce con veri spogliatoi e spesso le persone che uscivano dai convogli non capivano che stava per accadere loro. mi sono chiesta spesso perche' uno sterminio di massa di un intero popolo e di un'intera cultura con forni crematori fatti per bruciare dopo aver usato il corpo in tutte le sue forze. Ho forse capito che si usava il gas quando ho letto che era quello per uccidere pidocchi e cimici...li si trattava semplicemente come parassiti anche nella morte.
Molti bambini sono stati risparmiati e utilizzati come cavie da esperimento, tantissimi studi di medicina sono stati fatti cosi', soprattutto sui gemelli, a opera del dottor himmler.si sperimentavano nuovi farmaci o nuove cure a malattie inoculate opportunatamente.
Al campo iniziarono a capire che le cose erano spesso senza una spiegazione che si poteva morire per non aver risposto abbastanza prontamente o per capriccio.
Patirono gia' da subito, la sete, il freddo, la fame e l'umiliazione che piano piano inizio' il suo lavoro di spersonalizzazione e di trasformazione di uomo in bestie.
Subito furono espropriati di dignita' con il furto di tutti i loro beni, con l'umiliazione di stare nudi in piedi alla merce' di tutti senza potersi coprire, si videro rasare barba, capelli e peli e sicuramente per una manovra igienica, ma anche e soprattutto per non avere piu' elementi identificativi che li facessero notare. Gli furono fatte indossare delle divise di cotone grezzo a righe tutte uguali e delle scarpe di legno che erano spesso spaiate e dei veri mezzi di tortura...ora erano stati trasformati in fantasmi, disinfestati e con una serie di regole assurde e incomprensibili da seguire ma che andavano seguite pena...la morte...
Non c'e' stato un semplice sterminio, ma una costante e perenne depersonalizzazione che porto' in queste persone a vedere la morte come una benedizione. Sono stati tolti persino del loro nome e marchiati con un numero azzurro che per sempre rimarra' a ricordo sul braccio sinistro. Immaginate cosa puo' voler dire in una persona ogni volta che si sollevala manica osservare il numero e ricordare, ricordare di essere trattati come una bestia.
Quello di Levi era 174157 e indicava convoglio e nazionalita'.
" ABBIAMO DECISO DI TROVARCI NOI ITALIANI, OGNI DOMENICA SERA ALL'ANGOLO DI UN LAGER..." ma smisero subito perche' vedersi, contarsi, e capire che la situazione degli altri rifletteva la propria...Capi' subito che era meglio per sopravvivere non pensare.
Levi indica bene questa situazione anche ricordando che per un prigioniero gli oggetti che ne facevano la vita o la morte erano la scodella e il cucchiaio per mangiare la zuppa..unico cibo con un pezzo di pane che veniva loro passato. E un'altra cosa che trovo snervante e dura e' la retrocessione agli istinti di sola soppravvivenza per cui bisognava dormire sempre con un occhio aperto per non ritrovarsi senza nemmeno un cucchiaio...e' vivere in quelle condizioni? non sicuramente in modo umano.
Consiglio la lettura del libro a tutti, io lessi questo libro la prima volta a scuola in seconda superiore e ne ero rimasta colpita, ora l'ho riletto e ho provato lo stesso senso di sgomento e di tristezza per le condizioni in cui queste persone vennero costrette a vivere. non vi e' molto altro che la descrizione dei fatti quotidiani ma questo lo fa uno dei libri piu' belli e piu' completi dell'olocausto.