Pulau Ubin

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Opinione su "Pulau Ubin"

pubblicata 21/07/2015 | sobs
Iscritto da : 05/12/2014
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Fiducie ricevute : 28
Su di me :
Ottimo
Vantaggi natura, ricordi dei tempi che furono
Svantaggi nessuno
Eccellente
Qualità
Rapporto qualità prezzo
Collocazione
Orari di apertura
Interesse

"Singapore ... l'altra"

Anche se la maggior parte dei viaggiatori conoscono Singapore come una giungla urbana con grattacieli adibiti ad uffici od ospitanti hotel a 5 stelle e lucenti futuristici centri commerciali, c’è un altro lato della città che invita a percorrere la breve distanza che porta dalla modernità al ricollegamento con la natura. E proprio questo è il lato di Singapore che amo e che ogni volta mi riporta alle mie prime visite di questa città-isola-stato.

Quindi se andate a Singapore e avete del tempo libero e se volete scappare dal caos della vita cittadina, allungare le gambe, prendere un po’ di aria fresca, fare un po’ di fotografie, godere la biodiversità di Singapore, vi posso consigliare alcuni luoghi, sconosciuti al tipico turista occidentale, che meritano certamente una visita.
Che si tratti di visitare aziende agricole in campagna, osservare la fauna selvaggia in una palude di mangrovie oppure camminare nella foresta pluviale, il lato rustico di Singapore presenta una rinfrescante nuova maniera per passare il proprio tempo lontano dalle classiche attrazioni turistiche di questa destinazione asiatica.


L’escursione che desidero proporvi oggi è la piccola isola, a forma di boomerang chiamata Pulau Ubin, che si trova a nordest della città di Singapore. Qui si trova l’ultimo villaggio rurale tipico della tradizione malese. Esplorare questa isola è come viaggiare indietro nel tempo, nella Singapore degli anni ’60, quando la vita era più umile e semplice e la gente si muovevano con ritmi lenti. In questo villaggio vivono ancora un centinaio di persone che si basano sull’agricoltura per vivere, attingono l’acqua dai pozzi e usano gruppi elettrogeni per l’illuminazione e i pochi elettrodomestici che posseggono.

L’isola era, una volta, una area densa di cave di granito che erano una risorsa economica per le poche migliaia di coloni che si erano stabiliti nell’isola. Oggi il territorio è caratterizzato da colline e fosse derivate dagli scavi per ricavarne granito. Le cave di granito, ora abbandonate, creano drammatici paesaggi pittoreschi, mentre le foreste secondarie e le grandi, verdi distese erbose permeano l’isola con uno spirito di frontiera selvaggia.

Sceso dal traghetto sul molo di Ubin, vado verso occidente e raggiungo Ubin Town dove trovo parecchie bancarelle che vendono i tipici satay (spiedini di carne di pollo o di montone cotti sulla griglia e serviti con una salsa piccante a base di arachidi, e accompagnati da fette di cipolla e di cetriolo). Vi sono altre bancarelle che vendono altre merci e una dove si può noleggiare una bicicletta. Prima di iniziare la mia vista dell’isola mi fermo ad una bancarella dove ordino un piatto di satay accompagnato da succo di cocco fresco.

Nel centro di Ubin Town ho modo di visitare il “wayang”, il tipico teatro dove una volta si svolgevano le manifestazioni tradizionali dell’isola; a seguire faccio un salto al tempio chiamato Tua Pek Kong.

L’esplorazione dell’isola si può fare in bicicletta, ma viste le dimensioni dell’isola stessa ho deciso di farla a piedi. Mi incamminano lungo il tranquillo Pulau Ubin Tree Trail in quanto consigliato per avere una visione a 360° della vita dell’isola. Il sentiero è tranquillo perché poco battuto, e si snoda attraverso vecchie piantagioni di alberi della gomma e di palme da cocco. Ho modo di vedere la casa del defunto capo del villaggio, poi proseguendo raggiungo una incantevole casa in stile Tudor, retaggio della dominazione coloniale inglese.

Sulla punta orientale dell’isola di Pulau Ubin, distante una quarantina di minuti a piedi dal centro di Ubin Town, ho modo di visitare Chek Jawa consistente in sei diversi e riccamente naturali ecosistemi: mangrovie, banchi di sabbia, coralli, alghe della laguna, costa rocciosa e foresta costiera. Questi ecosistemi ospitano milioni di animali terrestri, volatili, pesci e crostacei, e centinaia e centinaia di diverse specie di vegetazione.
Percorro il sentiero costiero, lungo poco più di un chilometro, e ho occasione di scorgere stelle marine e cavallucci marini nelle trasparenti acque dell’oceano.

Personalmente, sono arrivato nelle prime ore del mattino e ho lasciato l’isola quando il sole ha cominciato a scendere nelle acque dell’oceano.

Una giornata indimenticabile che consiglio a tutti senza remora alcuna.

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A Singapore città prendete un autobus (2, 29, 59 o 159 dipendendo da dove si trova il vostro hotel) e raggiungete il Changi Village Bus Terminal. Da lì, con una passeggiata lunga un centinaio di metri raggiungete il Changi Point Ferry Terminal dove salirete sul traghetto che vi porta a Ubin. La traversata in traghetto dura una decina di minuti. Il costo del biglietto di andata e ritorno costa l’equivalente di 3 Euro.

Chek Jawa è aperta dalla 8.30 alle 18 di ogni giorno. L’ingresso è gratuito.

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  • irina89 pubblicata 05/08/2015
    Una Singapore versione retrò: basta spostare le lancette indietro di mezzo secolo.
  • giovy1990 pubblicata 22/07/2015
    Che bello.... voglio partireee..ora!!!
  • Groudy.Blue pubblicata 22/07/2015
    il sudest asiatico, wow! E singapore mi incuriosisce non poco
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Su Ciao da: 10/07/2015