QUANDO RITORNERAI

5  23.04.2012

Vantaggi:
un sogno che talvolta diventa realtà

Svantaggi:
non credere che certe cose possano accadere

Consiglio il prodotto: Sì 

bukowskygeorge2

Su di me: A BREVE NUOVO RACCONTO ^____^

Iscritto da:30.05.2009

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In media l'opinione è' stata valutata Eccellente da 64 utenti Ciao

Dopo lunga assenza, causa lavoro e anche un po’ per mancanza di ispirazione, eccomi di nuovo a voi con un racconto direi fuori dal tempo.

Una storia che potrebbe essere anche vera o assomigliare a qualcosa di accaduto, ma mixata con la fantasia che spesso accompagna la mia mente strana, potrebbe apparire vera.

Certo ogni riferimento a persone e cose è puramente casuale, ma …… chissà che qualcuno non si riconosca nell’accaduto ?

IL SOTTOTITOLO

QUANDO L’AMORE TI SCORRE ACCANTO E NON TE NE ACCORGI

Prima parte

CORALIE

Quella sera il nobile Antonio De Foscari , giovane virgulto di una antica casata veneta, faceva ritorno dalla Ville Lumiere, dove era stato ospite per un lungo periodo del suo amico Fabrice Berthex . La vacanza. nonostante scrivesse agli amici, rimasti in Italia, fosse pazzescamente divertente, era stata noiosa, a parte la dolce parentesi di Coralie .

Certo il tempo era trascorso tra mille avvenimenti, in casa Berthex non era ammessa l’inattività, c’erano sempre sorprese divertenti, ma in Antonio albergava una malinconia sottile, un senso segreto e crudele della vanità della sua vita, quasi un odio di sé, in certi sguardi obliqui e tristi, in certi sorrisi distratti e nell’affascinante stranezza con cui a volte piantava in asso magnifiche compagnie, cose ritenute una posa, ma che lo rendevano maledettamente interessante, ecco quanto gli aveva sciupato quel soggiorno parigino.

Adesso però doveva pensare a Coralie , la bellissima biondina, fragile e dolcissima, luce e innocenza, grazia e spirito squisitamente francese, un viso angelico avvolto in una cascata di capelli che Alberto si rammaricava di non aver baciato abbastanza. La ragazza aveva rappresentato una di quelle gioie di cui il suo cuore andava avidamente in cerca da sempre.

Tra i due, dopo alcuni incontri abbastanza delicati, era rimasta , così per aria, ma intensa, una promessa : Antonio avrebbe scritto, sarebbe tornato. Benché Italia, Francia o la luna fossero infine, la stessa cosa, Antonio sentiva che l’amore per Coralie era un sentimento diverso dal solito, una sensazione completamente nuova. Sembrava, per la prima volta nella sua giovane vita, di essersi liberato di quella tristezza.

Pur attorniato da tanta gente, in mezzo ad una vita brillante, fatta di viaggi e feste, ricca e brillante che così bene si addiceva al lato più frivolo e spensierato del suo temperamento, e perfino nella dolcezza di una serata trascorsa accanto a Coralie , mai aveva potuto impedire a se stesso di distrarsi, di ascoltare qualcosa di lontano e assolutamente indeterminato che saliva dalla sua mente, dal suo cervello annebbiato, dal fondo meno illuminato del suo gaio cuore.

Giunto a casa non trovò nessuno dei suoi, anche perché non aveva avvertito del suo ritorno, ma ciò non gli creò problemi si preparò un bagno caldo defatigante ed un fumante tisana come in una moderna SPA.

L’acqua rilasciava il suo umore vaporoso dalla vasca di porcellana e mentre si spogliava Antonio vide qualcosa scivolare dalla tasca dei pantaloni nell’acqua trasparente.

Era un bigliettino.

Allungò rapidamente la mano e lo raccolse interamente inumidito e gli riuscì molto difficile la decifrazione in quanto l’inchiostro si era sparso sul foglio, lo asciugò con il calore di un phon e fortunatamente, a parte qualche sbaffo, poté leggerlo.

Portava la firma di Coralie.

Lesse con il cuore che gli batteva tumultuosamente.

_Caro Antonio, non ho cuore di dirti che mi sono fidanzata , e perciò i nostri rapporti debbono considerarsi da questo momento quelli di due buoni amici. Fu l’altra sera , tra intimi… con Fabrice Berhex. Mi perdonerai vero ? Anzi ci perdonerai ? Noi ti vogliamo sempre molto bene. Sii tanto felice e, appena possibile, ritorna a trovarci_ .

Antonio era turbato, lo rilesse ancora pensando si trattasse di uno scherzo.

No, non era uno scherzo.

Mentre le acque calde del bagno, nel quale si era immerso, lo avvolgevano, illanguidendo le sue membra, penso a Coralie , Coralie che lo aveva guardato con occhi così limpidi ed estasiati….fidanzata !

Pensò al suo ambiente, ai suoi parenti, ai suoi amici, che avrebbe presto incontrato, con un velo di vergogna e di pena.

Piantato !

Per l’ennesima volta piantato in vita sua, piantato quando il suo cuore di ragazzo viziato incominciava a credere che riuscisse a battere. Aveva voglia di piangere, ma coraggiosamente sorrise. Poco a poco, un pensiero leggero e gioioso fece breccia nel suo cervello : si sarebbe vendicato. In amore nessuno sapeva fare vendette più belle di Antonio De Foscari .

Antonio ritornava con aria assolutamente vana e serena presso le sue fiamme infedeli, ecco tutto, le circuiva di sguardi distratti, si faceva notare per la grazie vagabonda della sua persona così bella; per la conversazione affettuosa, e tuttavia come infastidita dalla noia; per quel che di disincantato e sdegnoso ch’era nei suoi occhi, in contrasto con il gaio sorriso delle labbra: e le spensierate erano perdute.

A Coralie avrebbe fatto

Fotografie per Quando ritornerai
  • Quando ritornerai Quando ritornerai - Coralie.
  • Quando ritornerai Quando ritornerai Alessandra
  • Quando ritornerai Quando ritornerai Antonio e Alessandra
Quando ritornerai Quando ritornerai - Coralie.
Quando ritornerai - Coralie.
questo. Correttezza e noncuranza sarebbero state, quando fosse tornato a Parigi , la base del contegno; il rispetto della decisione da lei presa, e insieme la simpatia per l’amico, avrebbero giustificato il distacco del suo sorriso, la lieve indifferenza (quanto la subiscono le donne) , ma l’avrebbe guardata, qualche volta, oh se l’avrebbe guardata ! E quando la bella sarebbe stata tutto un rogo di rimorsi e d’amore, l’avrebbe salutata con un cenno leggero della mano.

Rallegrato da tanta idea, quasi non sentiva più la sua pena. Una gioia più bella del bisogno di essere amato illuminava il suo cuore, se pensava come (certamente non subito, bisognava darle il tempo di pensare che egli si fosse ritirato con discrezione e quindi di pensare con pietà a lui) quella dolce fanciulla si sarebbe disperata.

Dopo il bagno mentre si asciugava pensava come concludere la serata e penso di andare a casa dei suoi amici più intimi, gli inseparabili fratelli Bassani .

Nonostante fosse sabato i suoi amici non erano a casa erano andati al cinema, così gli disse la cameriera. Prima che questa chiudesse la porta un momento disse vorrei lasciare un biglietto per il signorino Paolo sono Antonio De Foscari , un amico di famiglia. Forse aveva già sentito quel nome o forse fu convinta dalla bontà del suo sguardo e lo fece entrare, nel mentre qualcuno di casa la chiamò e sparì.

Antonio spinse la porta che dava accesso al salotto dove erano uso riunirsi gli amici di casa Bassani entrò e al buio riconobbe con la sguardo il suo cantuccio, l’angolo solitario dove la responsabile di tutte le sue tristezze sedeva quelle sere, non osando guardarlo quasi mai, o guardandolo a volte con un rapimento, un’umiltà, un dolore muto che adesso gli davano i brividi.

Perché era rimasto sempre indifferente, perché ? Che ne era stato di lei ? Una piccola impiegata, una bambina.

La sera dei saluti (gli amici avevano scherzato intorno alle bellezza delle francesine) essa era tutta bianca, il mento le tremava . Antonio aveva evitato, quasi crudelmente, di guardarla. Ora rimpiangeva. Ora capiva il nome della ferita che s’era portato dentro, tutti quei mesi : ma certo era inutile. Tutto era buio, ordine, tranquillità. Essa non era più là, non lo aspettava. Dov’era andata ?

Seconda parte

ALESSANDRA

In una città, quando cala la sera, tutta la gente che non esce per divertirsi si ammutolisce, si spegne come la luce del sole. Senza accorgersene, diventa pensierosa. La stanchezza della giornata, l’ordine che regna intorno, la luce raccolta delle lampade a basso consumo su una tavola con dei fiori, o anche in cucina dove brillano le pentole. Ci si accosta alla finestra, si guarda nella strada piena di luci o in un pezzetto di cielo in alto, buio e pieno di stelle se è primavera, e il pensiero va.

Alessandra , accesa la lampada dello scrittoio, perché ormai non si vedeva quasi più, alzò gli occhi istintivamente alla piccola finestra della sua stanza, dove un remoto splendore di tramonto si confondeva alle nebbie che salivano dalla campagna. Il silenzio della periferia, in una sera che l’inverno non aveva ancora ceduto alla primavera, il silenzio stesso della sua casa, furono ad un tratto una cosa sola con il vuoto ed il freddo che erano scesi da tempo nel suo cuore. Per un attimo i suoi dolci occhi neri nel viso pallido, espressero tutto lo smarrimento incosciente di chi fissa la notte. Poi quello smarrimento svanì nella dolcezza paziente di sempre. Essa guardava la finestra, per meglio dire quegli ultimi colori del giorno che morivano nella finestra, e pensava.

Come tanti mesi prima, come sempre ogni volta che pensava, che ricordava, il suo piccolo viso tanto bello, si tendeva tutto, illuminato di dentro da una fiamma che era dolore e incantesimo, che era rassegnazione e dolore, non mai rabbia.

Lei non aveva nulla da perdonare a lui; o meglio gli perdonava tutto : la sua bellezza, la sua indolenza, la sua freddezza, il suo egoismo; perché per lei, malgrado ciò che pativa, lui era la bontà e la bellezza stessa della primavera.

Una volta sola l’aveva guardata : lui, il ragazzo esperto e bellissimo le aveva fatto dono di uno sguardo, e Alessandra si era perduta in quello sguardo, mai più aveva potuto dimenticarlo.

Per quello sguardo, lui era ormai salvo tra i ricordi preziosi che ogni donna porta in fondo al suo cuore, anche se la sua strada è segnata diversamente, se la sua vita non sarà che rinuncia e lavoro, vicino a sua madre e ai suoi fratelli più piccoli.

Una sola cosa Alessandra non perdonava, ma solamente a se stessa : le sue lacrime di quella sera, quando lui era venuto per salutare, e tutti erano allegri e lui era il re della serata e voleva tutti felici.

Essa aveva pianto senza rumore, vicino ad una finestra; e lui le era passato accanto e, benché i suoi occhi mostrassero d’ignorarla, un attimo si erano posati sul suo viso.

Il pianto della piccola impiegata, della ragazzetta modesta, l’ultima delle amiche della sorella di Giulio Bassani , doveva averlo sdegnato, lo sapeva, urtato come una cosa di cattivo gusto.

Eppure, a momenti, che dolcezza pensare che lui le aveva viste quelle lacrime ! Non importava quasi più che ne avesse sdegno o pietà, l’avrebbe ricordata per quelle lacrime, qualche volta, per il tremito delle mani, per quel viso incollato ai vetri.

Così, come ieri, come sempre quando pensava alla sua vita senza gioia, e alla gioia meravigliosa che lui dava ad altre donne, grosse lacrime scesero dai suoi occhi. Ma solo per qualche momento Alessandra si consentì di guardarle scivolare lungo una mano. Subito dopo se le asciugò tutte, in fretta, vergognandosi, e ripiegò la testa coraggiosamente sulle carte a cui stava lavorando. Erano delle pratiche dell’ufficio legale, che essa si portava a casa per aggiungere qualche straordinario ai suoi magri guadagni.

Mentre lavorava sulle carte che si era portato a casa che riguardavano tutte cose estranee alla sua vita, la fantasia viaggiava per proprio conto, immaginava, credeva, anticipava quello che avrebbe potuto essere e non era.

Alessandra, ma perché non ti fai più vedere ? Era Anna la sorella di Giulio, la bellissima Anna che parlava.

La giornata di sole aveva invogliato Alessandra a fare spese, era distratta e tranquilla quel giorno. Aveva incontrato Anna proprio davanti al negozio di Intimissimi.

Mah ! Ho tanti impegni con il mio ufficio, e poi, in casa ci sono i miei fratellini, lo sai

Prima venivi sempre, però. Torna una di queste sere, domani per esempio. Sai che è tornato Antonio De Foscari?

Un salto nel cuore, una gioia furiosa, e che sforzo mostrarsi indifferente.

Si, dici ? Vedrò se mi riesce.

E se fosse andata ? Si domandava, mentre continuava a scrivere la relazione che l’Avvocato le aveva chiesto per il giorno dopo.

Si immaginò, là nell’angolo con il suo vestitino comune, con i suoi capelli corti, nella sua modestia di ragazza semplice, con la sua piccola persona confusa e perduta fra tante belle ragazze, ferita e affascinata, esaltata e straziata da mille cose; immaginò gli sguardi che lui gettava a un’altra, alla prima venuta, purché fosse carina, i gesti confidenziali che adoperava con questa e con quella, i suoi sguardi stessi, intensi e dolcissimi per tutti, solo per lei sdegnosi e distratti.

No, no, no mai più sarebbe tornata in quella casa, dove le era parso di vedere per la prima volta quello che può essere la gioia della giovinezza, cioè l’amore.
Sarebbe rimasta sempre vicina a sua madre, sarebbe invecchiata tranquillamente, senza fare voli pindarici, con i piedi per terra e la coscienza di quello che la sorte le riservava, in fondo la vita non era così dura, qualcosa di buono anche per lei ci sarebbe stato.

L’inverno era finito, cominciava un’altra primavera, ne sarebbero seguite altre, precedute da altri inverni, sempre nel silenzio della sua casa o vicino al vecchio avvocato al lavoro sempre lo stesso tedioso lavoro, gli anni sarebbero passati sarebbero arrivati i trenta.

A questo punto l’ Alessandra ventitreenne, che stava lavorando sulle carte dello studio, non sorrise più e scoppio in un pianto improvviso.

Finito, finito, finito. Tappandosi la bocca per non gridare all’ineluttabile trascorrere del tempo che toglie tutto, Alessandra disse Antonio, ritorna! Non mi lasciare così sola.
Terza ed ultima parte

FINALMENTE INSIEME

Da qualche tempo, il campanello di casa di Alessandra suonava discretamente, perché la lattaia (si in quel quartiere di periferia c’era il servizio a domicilio, latte, giornale, pane ecc.), sapeva che lo studio di Alessandra era in fondo al corridoio , e che Alessandra a quell’ora scriveva.

Alessandra dopo un po’ si decise finalmente ad andare ad aprire, la lattaia era andata via, ma aveva lasciato la bottiglia di latte davanti alla porta. Si curvò a raccogliere la bottiglia e rialzandosi vide appoggiato alla ringhiera di fronte, come fosse lì per caso, Antonio De Foscari .

Il latte disse Antonio come seguendo un suo pensiero è un alimento da bambini o da vecchi. Non lo sopporto.

La risposta più giusta, da parte di Alessandra , sarebbe stata : posare la bottiglia, andare incontro al giovane e dirgli : Antonio ! Ma è meraviglioso rivederti ! Sei tornato finalmente. Ma, a parte la stranezza di una simile familiarità con un giovane col quale non aveva quasi mai parlato, Alessandra aveva le gambe che le tremavano e la bocca anche, e non poteva guardare in nessuna direzione, perché vedeva una grande luce. Così si appoggiò al muro stringendo la bottiglia al petto e rispose sotto voce: Invece è molto buono .

Tu trovi tutto buono, tu! , disse Antonio guardandola improvvisamente, con una specie di amarezza, ma sorrise.

Forse per quel sorriso la piccola Alessandra senti un gran calore salirle dentro, poi tutto cominciò a tremare e a saltare davanti ai suoi occhi. Stava benissimo, soltanto che tutto saltava e tremava. Le scale, la porta, in trance vide Antonio toglierle la bottiglia, posarla a terra con una mano, mentre con l’altra, anzi con tutto il braccio la sosteneva. La sua voce non era più quella delle sere in casa Bassani, annoiata e volutamente allegra : era una voce affettuosa e seria, da uomo : Passato ? e poi pesi quanto una bambina .

Antonio disse Alessandra appena il pianerottolo, la scala e Antonio smisero di volteggiare davanti ai suoi occhi mi devi capire, stavo di là, lavorando, ero in penombra, avevo la vista oscurata, capita in queste occasioni quando si passa dal quasi buio alla luce intensa poi con una voce disinvolta, ma era estremamente emozionata : Come hai avuto il mio indirizzo ?

Questa domanda non fece nessuna impressione ad Antonio.

Ti trovo dimagrita disse guardandola tutta, poi le passo un dito sugli occhi e queste ? sono lacrime

Davvero ? Vuoi entrare? gli chiese con gentilezza Alessandra ti preparo un caffè, una tazza di tè, poi ne parliamo

Mai, mai lui doveva capire cos’era per lei, come aveva gridato qualche minuto prima il suo nome e quelle lacrime che aveva toccato che erano per la gioia di lui.

Con la disinvoltura e un po’ dell’indolenza che lo aveva reso celebre, precisamente come se fosse entrato nella sua propria stanza, Antonio , una volta nello studio, che era anche la camera di Alessandra , andò prima vicino alla finestra a curiosare , poi svogliato, si lasciò cadere sul lettino- divano. Alessandra invece prese posto dietro allo scrittoio, guardava le pratiche dell’avvocato mentre Antonio sembrava pensieroso.

Ti domanderai perché sono venuto disse ad un tratto Antonio se proprio lo vuoi sapere, mi annoiavo .

Se la finestra si fosse spalancata e fosse entrata una ventata gelida Alessandra non avrebbe sofferto di più. Sorrise dolcemente, ma dai suoi occhi scesero nuovamente lacrime. Ma si riebbe prontamente anche se soffriva maledettamente.

Ma in Francia ti sei divertito ? Raccontami, dai. Chissà quante donne ? Era quanto di più avrebbe potuto dire, senza che il suo cuore scoppiasse, provargli che sapeva, che capiva bene di quante e quali avventure un tipo come Antonio avesse potuto avere.

Oh per questo ce ne sono ovunque !

E ci tornerai presto, immagino. Devi essere stato felice laggiù.

Immensamente

Allora vado a prepararti qualcosa, cosa preferisci un tè o un caffè ?

E cosa altro avrebbe potuto fare o dirgli? Com’era dolce e crudele allo stesso tempo !

Si un caffè, grazie

Quando tornò tremava tutta al pensiero che Antonio in sua assenza aveva osservato ogni particolare della sua povera stanza. Antonio era in piedi accanto alla scrivania e guardava con attenzione i fogli di carta bollata sparsi qua e là Chi è questo Avvocato Berti? domandò prendendo dalle mani di Alessandra una delle due tazzine, e senza attendere risposta continuò non ho mai capito perché ti sei impiegata, non deve essere una vita piacevole, credo

Tutt’altro, ma che importa ? disse Alessandra cupamente tanto ormai sono vecchia

Ah, così? , fece Antonio . E con l’indifferenza tipica che lo contraddistingueva, come se si trattasse di un vecchio amico, appoggiò un braccio sulle spalle di Alessandra .

E quanti anni hai, tanto per curiosità? disse ridendo.

Lasciami disse Alessandra , con un gran brivido che la percorreva tutta.

Antonio lasciò le spalle di Alessandra e parve intento a mettere lo zucchero nelle tazzine di caffè.

Ora parlava sottovoce, ma intensamente _Ti sembro presuntuoso, inutile, stupido, questo ti sembro, lo so, mi disprezzi e forse mi detesti anche. Ma una volta i tuoi occhi mi seguivano ovunque, non ho dimenticato quella emozione, credimi Alessandra, e perché ti ho ferita così che ti ho cercata. Non sono mai stato buono con le donne, ma con te, con te vorrei essere diverso, darti gioia, con questo mio cuore malinconico_ .

Tu, sei buono, tu sei tanto buono Antonio! , gridò, più che non disse, fuori di sé dalla tenerezza e l’amore, Alessandra . Tu sei… , ma le parole le morirono sulle labbra e abbassò la testa.

Certi silenzi sono così lunghi che si crede che in un attimo siano passati anni, c’è un vuoto, come se tutto fosse improvvisamente perduto. Così stava Alessandra , come perduta nel limbo del tempo, a quella confessione che le era sfuggita dalle labbra. Si stupì di avere caldo, un caldo soffocante di quello che si sente in pieno agosto. Che gioia attraversava il suo corpo. Egli la teneva stretta contro il suo cuore. Guancia sulla guancia, senza un bacio, come non si bacia un fiore per non sciuparlo.

Oh, Antonio, Antonio! sospirò la giovane voce.

Egli sentì benissimo, benché fosse in cielo, per la prima volta in cielo, lui il ragazzo che aveva avuto tutto senza gustare mai il sapore dell’amore, cosa significasse quella preghiera : Non farmi male, sii buono, non dire ad Alessandra cose non vere, Antonio , lo sentì con chiarezza perché il suo cuore era rimasto bambino.

Egli le mise le labbra sugli occhi, leggerissimamente : Ma io ti sposo Alessandra, perché ti amo ! disse con umiltà, una voce ferita, straordinariamente timida, intenta.

Fine

CONCLUSIONE

Una storia d’altri tempi, dolce e amara. Ma che sicuramente farà riflettere. Talvolta un animo che appare arido, v endicativo come nel caso di Coralie , nasconde sorprese impensabili quando la dolcezza di un amore, quasi nascosto, porta allo scoperto la tenerezza di un animo che mai aveva vissuto le gioie che l’amore, quello vero, sa offrire.

Questo racconto, scritto e pensato al giorno d’oggi, può apparire come una favola, ma vi garantisco che qualcosa sta cominciando a fiorire nel giardino di questo secolo sempre più materialista e che l’amore, quello che la tenera storia di Alessandra e Antonio ci fanno intravedere, prima o poi riprenderà il posto che gli compete.

Questo racconto è dedicato ad una amica che l’attende da tempo, e che so la farà felice .

Arrivederci alla prossima che spero non sia troppo lontana.

Bukowskygeorge2

(Le foto sono prese dal web e non hanno nulla a che vedere con i personaggi immaginari descritti nel racconto)
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dozo

dozo

21.08.2012 17:29

Un racconto che mi ha rapito

superecentrica

superecentrica

31.07.2012 14:41

eccellentissima opinione!

luca0007

luca0007

28.07.2012 11:41

unica opinione

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