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E nel 1972, dopo aver diretto "La bella Antonia prima monica e poi dimonia" Mariano Laurenti mette subito mano a "Quel gran pezzo dell'Ubalda tutta nuda e tutta calda". Per questo film dispone di un budget di 60 milioni di lire: in poco tempo ne incasserà 600!
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Una Opinione di pupaolo su Quel gran pezzo dell'Ubalda tutta nuda e tutta calda (M. Laurenti,1972) 20.05.2005
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Anni '50: c'è un giovane, p0oco più che ventenne che ha la passione del cinema. Sorte benigna vuole che questa passione trovi soddisfazione e questo giovane entra nel mondo del cinema. Non è un attore, le sue preferenze vanno alla regia, allo scrivere sceneggiature. E così, in quegli anni in cui in Italia trionfa il nerorealismo, il cinema nostrano sforna prodotti di qualità e Roma diventa una seconda Hollywood con lo sbarco massiccio di attori e registi d'oltreoceano, troviamo il nostro giovane impegnato come aiuto di registi qualiMario Camerini, Mauro Bolognini, Dino Risi. Il nostro, Mariano Laurenti è il suo nome, continua a lungo e nel frattempo avviene l'incontro che segnerà il suo destino: quello con Steno di cui diventa aiuto e che finirà per considerare, nonostante le precedenti collaboprazioni, il suo vero Maestro. E dopo le esperienze con questo Maestro, anche Mariano Laurenti decide di fare il grande passo: diventa regista. E' il 1966: i due grandi filoni del cinema dell'immediato secondo dopoguerra, in Italia, sembrano essersi avviati al declino. La vena neorealistica appare prosciugata e quella della commedia all'italiana comincia a sfrangiarsi in filmetti di scarso contenuto. Sono gli anni in cui trionfano le parodie, alcune buone altre decisamente ignobili e a riempire le sale basta un "musicarello", uno di quei film che dilatano oltremisura il testo di una canzone facendola diventare una storia popolare, più simile ad un fotoromanzo che a qualsiasi altra cosa. L'importante è che sia interpretata dal cantante che ha portato la canzone al successo. Laurenti debutta dunque nel 1966 con una parodia dell'Agente Flint, una specie di James Bond ma meno serioso. Dopo questo si impegnerà in alcuni musicarelli tra cui non disprezzabili sono I ragazzi di Bandiera Gialla con Gianni Pettenati e Marisa Sannia, Zingara con la Zanicchi ancora lontana sia da Teodorakis che da Mediaset, Ma che musica maestro ecc.. Si cimenterà anche a dirigere il duo comico per eccellenza, Franchi e Ingrassia, con risultati tutto sommato non disprezzabili e che oggi vengono rivalutati criticamente, come sempre avvenuto per i comici: criticati in vita ed esaltati post mortem. E lunga sarà la silza di liceali, dottoresse, poliziotte e professoresse tutte e sempre alle prese con maschi più o meno giovani ma con la caratteristica comune dell'arrapamento perpetuo. E arriviamo ai primi anni '70, quando ormai la "commedia all'italiana" è diventata puro esercizio di grossolane vicende boccaccesche, spacciate ahimè per erotiche. Di erotico c'è poco o niente mentre trionfa lo stile pecoreccio, una volgarità popolaresca a volte spiritosamente presentata altre volte mero pretesto per infarcire di parolacce e doppi sensi qualche storia pruriginosa priva di senso. Laurenti è un tipo che lavora parecchio e arriva a sfornare anche tre film all'anno. Non che siano opere che richiedano uno sforzo particolare ma è pur sempre un tuour de force sia per il regista che per il cast, in genere sempre quello o con poche varianti. E nel 1972, dopo aver diretto "La bella Antonia prima monica e poi dimonia" Mariano Laurenti mette subito mano a "Quel gran pezzo dell'Ubalda tutta nuda e tutta calda". Per questo film dispone di un budget di 60 milioni di lire: in poco tempo ne incasserà 600! Il film, allora oggetto di critiche passai poco benevole, è oggi considerato come il prototipo della commedia pecoreccia. A Laurenti si riconosce di non scadere mai nella volgarità fine a se stessa o puro pretesto per attirare spettatori di bocca buona. Un certo garbo e un certo stile , che gli derivano certo dalle sue esperienze giovanili con registi di altro calibro, rimane nelle sue opere. "Quel gran pezzo dell'Ubalda tutta nuda e tutta calda" è oggi considerato anche dai critici più trinariciuti un film che può fregiarsi, nel suo genere, dell'appellativo di "cult" e senza alcun doppio senso, come invece doppio senso vi è nel titolo di questa recensione: che fa riferimento ad un marchingegno di cui il protagonista del film discute in modo davvero esilarante. Per girare le avventure di Ubalda Mariano Laurenti dispone di un cast in cui, oltre a figure minori e oggi ormai dimenticate, spiccano Edwige Fenech, attrice di nascita tunisina (Bona, la città dov'è nata e...sì mai nome fu appropriato), che con la sua presenza occupava lo schermo, bellezza capace di oscurare qualsiasi difetto di recitazione, qualora questa fosse richiesta nelle circostanze. E poi ad affiancare la Fenech un'attrice teutonica che in Italia aveva trovato fortuna e che in Italia quella fortuna in parte perderà finendo nella palude del porno da cui riemergerà molto tempo dopo solo per accorgersi che ormai nessuno o quasi si ricordava di lei: Karin Schubert. Con le due statuarie donne un Pippo Franco scatenato e perfettamente a suo agio nei ruoli che allora anche troppo spesso gli venivano offerti. Parlare di trama, nel caso dell'Ubalda nuda e calda può apparire un puro esercizio di retorica. Tuttavia non è che il film sia privo di storia, anzi, però la trama è puro pretesto per una serie di sequenze dove ciò che conta sono le peripezie che Edwige e Karin vivono per cornificare gloriosamente i rispettivi mariti o sollazzare monaci di scarsa religiosità e di abbondante "dotazione". Edwige Fenech è Ubalda, Karin è Fiamma, i loro mariti Pippo Franco nei panni di Olimpio "Laspo" de' Pannocchieschi marito di Ubalda e Umberto D'Orsi Mastro Oderisi consorte di Fiamma. Gli intrecci e le cornificazioni reciproche si arriscono di altri episodi tra monaci, cinture di castità e relativi problemi di chiave, defatiganti sedute, a volte rischiose, di fottisterio extraconiugale e via di questo passo. Rivisto oggi, a distanza di oltre trent'anni, il film appare perfino ingenuo nella sua sboccata trivialità popolaresca. E gli si riconosce però quel tono leggero che altri del suo genere non hanno. Nel 1996, a 67 anni, Mariano Laurenti prova a farne un remake: è "Chiavi in mano". Ma i tempi e i gusti del pubblico sono ormai cambiati, la commedia pecoreccia è finita in archivio uccisa dal porno a buon mercato, dal soft porno e dalla stanchezza del pubblico, vuoi per la ripetitività, vuoi per l'eccessiva produzione di titoli che finivano alla lunga per essere uno la fotocopia dell'altro. E "Chiavi in mano" fu un fiasco clamoroso: Martufello è divertente ma non ha le phisique du rol, Vastano si era bruciato fin troppo con le macchiette tv e Angela Cavagna e Cinzia Roccaforte pur appetitose non reggono certo il confronto con Edwige e Karin. Quanto a consigliare la visione di "Quel gran pezzo dell'Ubalda tutta nuda e tutta calda" non ho problemi: il film è divertente, scollacciato e volgarotto ma ben fatto più di altri, anche seri. Non è un capolavoro, certo, ma dà un'idea dei gusti di certo pubblico (nemmeno poco del resto) che frequentava le sale. In periferia più che altro, dove finivano rapidamente questi film. E per un certo tempo, ancora oggi su qualche emittente, popolavano anche le notti tv di provincia e non solo. Buona visione!
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