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Harold è duro come una roccia e prima o poi vi schiaccerà. Harold controlla i docks di Londra e vuole fare il più grosso affare immobiliare d'Europa. E' in possesso del denaro della Mafia americana ed ha la tacita collaborazione dell'organizzazione criminale inglese .
Harold è un uomo piccolo, dal torace ben sviluppato, con i suoi finissimi capelli pettinati all'indietro sopra un viso rotondo e con i denti che sembrano siano sempre pronti ad addentare la preda.
Non può immaginare e credere che in un solo fine settimana il suo intero mondo possa crollare.
Harold Shand è un teppista che però vive in un grande attico, possiede un yacht di classe che tiene ancorato nel Tamigi, ha l'amore di una amante intelligente e discreta. Ed in modo ossessivo parla dei dieci anni di pace che ha ottenuto negoziando con la malavita di Londra.
Poi una bomba scoppia nella sua Rolls Royce ed uccide il suo autista. Un'altra bomba rade al suolo il pub di sua proprietà. Una terza bomba viene scoperta all'interno del casinò che Harold possiede a Mayfair, e per fortuna non esplode.
Chi lo sta perseguitando?
Chi è il suo nemico?
E perché questo nemico ha deciso di perseguitarlo proprio ora che è la settimana di Pasqua ed un mafioso americano è a Londra perché deciso ad investire decine di milioni in un affare immobiliare di Harold?
"Quel lungo venerdì santo", che è un magistrale e veramente forte esempio di come si fanno i film, è in un certo senso la risposta a tutte le domande di Harold. Ma il punto del film non è analizzare i problemi di Harold Shand. E' invece quello di presentare un ritratto di questo uomo. E ben difficilmente in un film un personaggio è stato presentato bene e completamente vivo come è avvenuto in questa pellicola.
Shand è un uomo crudele, sadico e perverso. Ma lui è anche una massa di contraddizioni, e ci sono dei momenti nei quali lo capiamo in modo completo, anzi quasi quasi ci affezioniamo a lui.
E' un personaggio speciale, sensibile anche al minimo affronto ricevuto, capace di insinuare paura nel cuore di killer. Però quando la sua amante alza la voce diventa pauroso come un pollo.
La parte di Harold è affidata ad un tozzo e muscoloso attore inglese di nome Bob Hoskins che mi ha ricordato Michael Caine quando era giovane ed energetico.
Ci sono delle scene dove appende i suoi nemici a ganci da macellaio e li interroga sulle bombe. In altre scene, momenti dopo, lo vediamo scherzare con i giovani delinquenti del vicinato e poi parlare con l'Americano di milioni.
E' un furbo. E' uno che si è fatto largo, anche con violenza, per raggiungere la cima. E l'ha fatto conoscendo come agire e quali bottoni erano da spingere. Ora purtroppo è qui, impotente di fronte al suo nemico invisibile.
"Quel lungo venerdì santo" ci racconta la sua storia in maniera alquanto indiretta, iniziando con lo scorrere di scene che sembrano di aver nulla a che fare con gli eventi, il tutto tenuto insieme da un tema musicale piuttosto ipnotico.
In un certo senso poi tutto ha una spiegazione. Tutto è stato un grande malinteso basato su una stupida decisione presa da Shand e male interpretata dall'organizzazione terroristica dell'IRA …
Nella parte di Victoria, l'amante di Harold, troviamo una pimpante, allora trentenne, Helen Mirren. La sua interpretazione del ruolo è così perfetta che a certo punto ci si chiede come una donna come lei (inteso come il personaggio Victoria) sia finita nelle mani di un uomo perverso come Harold.
Questo film è un lavoro sbalorditivo, non solo per l'interpretazione di Hoskins ma anche per l'energia che traspira dalla regia, per il potere della colonna sonora e, anche se abbastanza stranamente, per la qualità del violento senso dell'humour che pervade molte scene.