L'horror degli anni '80 è a mio avviso il migliore che sia mai stato girato nella storia del cinema e nel contesto del genere cinematografico. Le prime sperimentazioni di effetti speciali particolari e più evoluti, le nuove idee tradotte su celluloide, e il genio di alcuni registi, tra i quali, il mio beneamato Lucio Fulci. "Quella villa accanto al cimitero" risale al 1981, esattamente un anno prima della mia nascita, e fa parte della cosiddetta "Trilogia della Morte", A cui Fulci dette vita contestualizzando tre delle sue opere.
Le riprese hanno inizio, è notte fonda, musica inquietante di sottofondo e alcuni ululati ad introdurre le immagini della villa maledetta. Improvvisamente, le riprese si spostano dall'esterno all'interno della casa, dove una ragazza seminuda rinviene la tomba del dottor Freudenstein proprio lì, dove qualche minuto addietro aveva appena consumato un amplesso con il suo ragazzo Steve. Nessuna traccia del ragazzo; rumori molesti rendono la tensiona palpabile, unitamente a setting spettrali, ragnatele, stanze a soqquadro e provate dal tempo. I due ragazzi infine muoiono per mano di un misterioso assassino, efferato, violento, e dalle mani molto, molto sinistre.
E' giorno, e dopo i titoli di inizio film, ecco Fulci introdurci nel vivo della storia. Alcuni struggenti passi di pianoforte sottendono le scene iniziali, che vedono un bambino imbambolato, ipnotizzato e catturato da una fotografia di una villa, appesa sulle mura di casa propria. Nella stanza irrompe sua madre, che indaffarata nel fare i bagagli per l'imminente trasferimento familiare, gli domanda il motivo della sua ostinazione: egli infatti, dietro alle finestre della casa nella foto, vede una bambina, che gli intima di non partire, di non lasciare la propria casa.
Nuovo cambio di scene: ora davanti alla casa c'è una bambina, molto simile a quella della foto, lunghi e fluenti capelli rossi, una bambola tra le braccia. E una voce, che la richiama nel voler tornare a casa. La piccola, di nome May, non vuole farvi ritorno, e resta imperterrita a fissare la casa.
Presso il Museo / Libreria di storia Americana, il rettore e il dott. Nelson Boyle parlano dell'incarico conferito a quest'ultimo, vale a dire il proseguimento delle ricerche condotte dal dott. Eric Peterson, purtroppo interrottesi a causa di una disgrazia: si dice infatti che, dopo aver massacrato la donna che amava, si sia tolto la vita impiccandosi. La famiglia Boyle, composta da padre, madre e figlioletto, si trasferisce quindi nella villa incriminata, che fu teatro delle sanguinarie morti di cui sopra. Nelson, spinto da sete di conoscenza e da un certo qual legame con Peterson, di cui è stato un tempo il braccio destro, si mette quindi a lavoro, indagando su cosa sia successo, sui personaggi coinvolti nella vicenda e su ogni minimo dettaglio che possa portare alla verità.
Scopre che quella villa, proprio quella, accanto al cimitero, è stata la dimora del dott. Freudenstein, medico radiato dall'ordine dei chirurghi per via dei suoi folli esperimenti e delle sevizie che infieriva ai malcapitati, al fine di ricavarne la formula per la vita eterna. Sua moglie è come presa da una nevrosi maniaco depressiva, il suo bambino continua ad avere visioni e contatti con la bambina della foto, la responsabile dell'agenzia che affitta la villa viene misteriosamente uccisa, così come la baby sitter del piccolo Bob, e la misteriosa presenza albergante in cantina si fa sempre più accentuata, assetata, efferata....
Buona prestazione per il nostro Lucio, alle prese con numerosi clichè del genere cinematografico (la villa, la presenza che vi abita, i bambini e la loro percezione extra sensoriale...), che riesce comunque ad organizzare secondo una trama complessivamente ben congeniata: un inizio direi perfetto, due efferati omicidi, il preambolo e la storia che sottende il trasferimento del dott. Boyle, gli effetti speciali e lo splatter del sapiente Gianni De Rossi, le riprese di Salvati. Questi ultimi due elementi sono la prova evidente della maestria del buon Fulci: il sangue, i brandelli di carne, le gole tagliate, sono perfettamente contestualizzati in una storia che, anche se priva di questi aspetti, starebbe in piedi da sola, al contrario di alcuni film la cui sceneggiatura è così traballante da doverne riempire i buchi con splatterismi e succo di fragola a fiumi.
Solo due gli appunti che vorrei fare: probabilmente sarebbe stato più opportuno soffermarsi maggiormente sulla storia della bambina e della sua famiglia, pur senza svelarne il mistero finale, e sul suo dramma personale, cioè la solitudine. Non rimangono tuttavia punti interrogativi sulla storia, domande in sospeso o aspetti non risolti. a tempo debito, ogni situazione viene ricollegata al seme intravisto in principio, tutto trova la propria spiegazione e il finale, mondieu, lo lascio a voi.
Ottimo film, l'ideale da guardare nella notte di Halloween, magari in compagnia di qualche amico e di una bella marmitta di pop corn. Se vi piace l'horror, troverete in Lucio Fulci una pietra miliare del genere cinematografico. Parola di Epi. Spero di esservi stata utile!
12.11.2007 23:09
Ottima Opinione... Ci@o
08.11.2007 17:13
Brrrrrr...
03.11.2007 16:18
Passo, il genere non mi si addice proprio.