Quando si parla dei Kraftwerk si parla di uno dei momenti fondamentali e
rivoluzionari per tutta la musica pop contemporanea. Sottolineo pop in virtù di
varie intuizioni che precorsero i tempi e influenzarono una vasta fetta del
panorama musicale a venire e aldilà del fatto che la matrice ... Leggi l'opinione
Una Opinione di deca su Radio-activity [Remastered] - Kraftwerk 17 Luglio 2004
La valutazione di questo autore:
Qualità dei testi
Qualità della musica
Voce artista
ottima
Originalità
Design del disco
Paragone con dischi precedenti dell' artista
Vantaggi:
un caposaldo della musica elettronica e non solo
Svantaggi:
nessuno
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Sì
Opinione completa
Quando si parla dei Kraftwerk si parla di uno dei momenti fondamentali e rivoluzionari per tutta la musica pop contemporanea. Sottolineo pop in virtù di varie intuizioni che precorsero i tempi e influenzarono una vasta fetta del panorama musicale a venire e aldilà del fatto che la matrice sonora del gruppo tedesco sia sempre stata totalmente elettronica. “Radio activity” costituisce sicuramente il passo più significativo in tal senso. Strutturato come un excursus nella storia recente di scienza e tecnologia, impostato su immagini e riferimenti dal fascino retrò, questo album è una pietra migliare della musica elettronica, della ricerca sul suono al servizio di nuove frontiere culturali, ma anche della sperimentazione acustica mirata all’invenzione e all’uso di nuovi strumenti. I componenti originari del quartetto, infatti, oltre che elaboratori di un genere e iniziatori di un filone creativo, erano soprattutto abili costruttori di apparecchi elettronici. Con i quali diedero vita per oltre un decennio ad una diffusa tendenza e a spunti per nuove soluzioni tecniche. “Radio activity” fu il primo grande successo discografico e radiofonico, una canzone assolutamente innovativa, carica di atmosfere praticamente inedite per il pubblico, con ricchi agganci a temi quali la radioattività e la comunicazione via etere. Senza implicare nella loro concettualità divagazioni care (e abusate) a tutto il precedente corso rock-psichedelico e sinfonico, i Kraftwerk tornarono a schemi essenziali della struttura ritmica e melodica, con interventi canori quasi recitativi e multi-lingue; poprio a voler sottolineare un’inevitabile espansione universalistica di certi messaggi, ma anche il loro inevitabile legame con culture e popoli diversi tra loro. Sintesi analogica, le primissime drum-machine, vocoder, filtri valvolari: nei ‘70 in cui ancora imperavano Yes, ELP, Genesis, che coniugavano l’elettronica con un complesso percorso creativo e letterario, la musica dei Kraftwerk sembrava fuori dal tempo, ovvero proiettata in un futuro ancora più lontano. Brani come “Antenna” all’epoca suonavano di estrema avanguardia. E benchè oggi, a 25 anni di distanza, il tutto appaia ovviamente datato, la struttura portante delle song scritte da Hutter e Schneider resta di un’attualità sconcertante. Al punto che gran parte del panorama tecno-pop, techno, house, underground e via dicendo deve qualcosa al repertorio dei Kraftwerk. Album imperdibile, anche per chi adora le chitarre e odia i sintetizzatori. Perchè questa è una pagina di storia, ovvero un punto di svolta evolutivo della massificazione del sound sintetico.