René Magritte. Il mistero della natura (Palazzo Reale di Milano)

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René Magritte. Il mistero della natura (Palazzo Reale di Milano)

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Nel penultimo giorno prima della chiusura sono riuscita a visitare la mostra “Magritte – Il mistero della natura”, allestita presso il Palazzo Reale di Milano fino al 29 marzo. In questa mostra sono, anzi erano, esposte circa cento opere, per lo più provenienti da collezioni private. Prima ... Leggi l'opinione





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Magritte e la natura
Una Opinione di Syssy61 su René Magritte. Il mistero della natura (Palazzo Reale di Milano)
30.03.2009


La valutazione di questo autore:   


Vantaggi: Vedere dal vivo opere provenienti da collezioni private
Svantaggi: La mostra è stata chiusa il 30 marzo

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Opinione completa

Nel penultimo giorno prima della chiusura sono riuscita a visitare la mostra “Magritte – Il mistero della natura”, allestita presso il Palazzo Reale di Milano fino al 29 marzo. In questa mostra sono, anzi erano, esposte circa cento opere, per lo più provenienti da collezioni private.
Prima di questo impatto conoscevo Magritte e la pittura surrealista solo a grandissime linee.
Prima di parlare di dipinti esposti, è necessario un brevissimo cenno biografico. Magritte nasce a Lessines, in Belgio, nel 1898, e muore a Parigi nel 1967. All’età di quattordici anni perde la mamma che si suicida buttandosi in un fiume e a diciannove anni sposa Georgette che sarà la sua compagna per tutta la vita. Secondo quanto ci ha spiegato la guida, Magritte diventa surrealista dopo aver visto il dipinto “Canto d’amore” di Giorgio De Chirico, dove, a fianco della testa di una statua greca, compare un guanto in lattice. Magritte si è sempre rifiutato di dare un’interpretazione logica ai suoi quadri, dava loro un titolo che non avesse legami apparenti con il soggetto dipinto e ha sempre negato l’interpretazione psicanalitica dei suoi dipinti, secondo l’ottica di Freud. Anche se riduttivo, per surrealismo si intende una “surrealtà”, ovvero qualcosa che sta al di sopra della realtà e che non può, proprio per questo, essere spiegato secondo i criteri di logica “umana”.
La mostra tenta di illustrare la visione che Magritte ha della natura, anche se a me risulta un po’ difficile riuscire a esprimere a parole questo concetto. Nei suoi dipinti Magritte usa la tecnica dell’olio su tela, ma anche quella del collage e, in alcuni casi, una tecnica definita “guazzo” o gouache, ovvero un colore a tempera più opaco degli altri per la presenza di un particolare elemento.
Il primo dipinto che apre la mostra è “Ricordo di viaggio” o “Souvenir de voyage”, una composizione dove una mela verde e una maschera verde si fondono. Magritte prende due elementi della vita quotidiana, apparentemente distanti, e li unisce.
Il secondo dipinto è “La lecture défendue” del 1936. Nel dipinto, a destra una scala porta una porta chiusa e a sinistra si erge un dito, grande quanto la scala, alla base del quale è scritta la parola “Sirene”, dove la vocale “i” è costituita dal dito stesso. A fianco del dito c’è una sfera grigia. In questo dipinto sono presenti alcuni elementi ricorrenti nella pittura di Magritte: la proporzione “sballata”, secondo la percezione umana, degli elementi presenti nel dipinto, rappresentata dal dito grande quanto la scala e la presenza di una scritta nel dipinto. La parola è segno grafico e pertanto, nel dipinto, viene stravolto il significato che ha nella realtà e va vista come parte integrante del dipinto. La sfera, che a me è sembrata una pallina da tennis, è un altro elemento ricorrente nella pittura di Magritte e sembra che gli ricordasse un sonaglio, ovvero un gioco a cui egli era molto legato da bambino.
Uno dei dipinti sui quali la guida si è soffermata è “La voce del sangue” o “La voix du sang”, olio su tela, 1948. Secondo M. non bisogna descrivere i suoi dipinti, tuttavia io vi trasmetto le mie sensazioni. Nel dipinto c’è un ammasso di qualcosa simile al tessuto umano, delle grandi chiazze bianche, miste a chiazze rosse che potrebbero rappresentare il sangue. A me i disegni bianchi hanno ricordato un ammasso di globuli bianchi e tessuto muscolare e, nel complesso, mi hanno trasmesso un senso di inquietudine.
Segue un dipinto dove sono rappresentati tre porte, una sopra l’altra, su uno sfondo blu notte. La terza porta in alto è chiusa.
Uno degli intenti di M. è rompere con l’arte precedente, soprattutto quella dl periodo romantico, dove era la realtà ad essere rappresentata. In uno dei dipinti esposti, un uomo, vestito di scuro e con il cappello a bombetta, è rappresentato di spalle e su di esse si adagia una riproduzione della primavera di Bottigelli, in versione dorata. A fianco è raffigurato un busto di un uomo con la bombetta e, al posto del naso, sul suo viso è posta una pipa.
Un altro dipinto particolare è “Il seno” o “Le poitrine” dove sono raffigurati una serie di palazzi di colore chiaro sovrapposti in modo scomposto gli sugli altri o gli uni a fianco degli altri. I titoli che il pittore dava alle sue opere spesso erano completamente avulsi dal contenuto rappresentato.
Per le figure femminili M. spesso prendeva spunto dalla moglie Georgette. Nella mostra erano presenti un ritratto della moglie e due o tre dipinti di nudi femminili. Le figure femminili hanno sempre gli occhi chiusi. In uno di questi dipinti, dove la donna è in piedi, la parte superiore del colore della donna è di colore blu, mentre la parte inferiore è di un rosso sfumato. Ho associato l’azzurro con la purezza del cielo e il rosso con la passione. Un altro nudo femminile del 1943, dove la donna è sdraiata, ha il corpo di colori diversi e a fianco è riportata la frase di M. “Ho visto questo pomeriggio, in pieno sole, una donna che aspettava il tram, in compagnia del suo corpo”.
E’ rappresentata anche Sherashade, ovvero la protagonista della favola “Mille e una notte”. Ai lati si apre un sipario e al centro c’è la maschera di Sherashade. Spesso il sipario ricorre nei quadri di M. Il sipario si apre, ma ciò che viene rappresentato è diverso dalla vita reale. Nel dipinto “Il matrimonio di mezzanotte”, due volti, uno maschile e uno femminile, sono rivolti di spalle uno all’altro e sono posti su due piani diversi, quasi a significare due universi inconciliabili che, per ragioni incomprensibili, riescono a stare insieme. Lo sfondo è costituito da alberi posti a testa in giù.
Un altro dipinto su cui la guida si è soffermata è “Il giocatore segreto”, un dipinto rettangolare, di dimensioni molto estese. Sono raffigurati due giocatori con un bastone bianco, forse da golf. E sopra di loro c’è un’enorme tartaruga scura. I due giocatori si assomigliano, forse il giocatore è uno solo, in due diversi momenti del gioco. E’ questo un altro tema ricorrente nei dipinti di M.: lo sdoppiamento o il dualismo dei personaggi. Anche il gioco, come il teatro, è una non realtà. Nel “Ricordo della metafisica”, compare ancora il sipario, c’è un tavolo chiaro dove una gamba è costituita dalla gamba di un manichino, un oggetto rosso è deposto sul tavolo e sul quadro aleggia un silenzio surreale.
In alcuni casi M. è tornato sullo stesso soggetto a distanza di tempo.
Ne “Il ritorno” una colomba, dalle azzurre ali dove sono dipinte delle nuvole, vola nel cielo notturno. A fianco una colomba vola nel cielo diurno. La natura si fonde con i suoi abitanti in alcuni dipinti. Nel dipinto “I compagni della paura” (1942) dal prato nascono delle foglie che, man mano che si stagliano verso il cielo, assumono le sembianze di un gruppo di cinque civette, vi è una macrofusione tra cielo e terra.
Ne “Metamorfosi” un’aquila si fonde con la montagna azzurra, mentre alla base di essa è posto un nido dove sono adagiate tre uova. Il nido è posto in bilico su un muro.
Uno dei dipinti più conosciuti presente alla mostra è quello che rappresenta un paio di stivali dove la parte anteriore è costituita dal collo e dalle dita dei piedi. E’ la rappresentazione delle convenzioni a cui l’uomo è abituato e costretto, il piede non è libero di calpestare la terra, ma è costretto dentro a una scarpa. Tuttavia la cosa non è più percepita come costrizione, ma come richiesta e accettata da tutti. Forse, secondo la guida, M. voleva rappresentare la borghesia del tempo, uomini e donne tutti vestiti uguali e tutti pensanti allo stesso modo. Siamo nel 1945, la seconda guerra mondiale infuria, Magritte è iscritto al Partito Comunista, in controtendenza con le prevalenti teorie del nazismo e del fascismo. A dispetto della sua pittura, così trasgressiva, almeno secondo la mia percezione, sembra che M. fosse una persona estremamente abitudinaria.
Nel “Piacere” una ragazza adolescente lecca un uccellino, mentre la testa di un maiale con la giacca gira il capo per guardare il visitatore, sullo sfondo di un cimitero e un uomo con la faccia di pera guarda i visitatori.
Nello stesso dipinto una bottiglia e una carota sono poste sul lato sinistro, poi diventano un tutt’uno nel lato destro. In una tela una nuvola e una roccia son sospese nel cielo perché esse nella pittura hanno la stessa leggerezza. Nel mondo surreale non esiste la forza di gravità. Ne “Il sorriso” le lapidi sono in primo piano, esse sono le uniche cose che rimangono nel tempo in un cimitero. Spesso l’uomo è rappresentato piccolo piccolo per dimostrarne la sua piccolezza in confronto alla grandezza della natura.
Un senso di claustrofobia, per quanto mi riguarda, emana dal dipinto dove un’enorme rosa rossa è imprigionata in una piccolissima stanza. Mi ha ricordato la favola di Alice nel Paese delle Meraviglie che cresce a dismisura davanti alle porte che diventano piccolissime.
E’ presenta anche “Le fatiche di Alessandro”, una grande scultura di colore scuro che assomiglia un po’ a una grande mano con le dita che si estendono per carpire qualche cosa.
La mostra comprende anche una sezione con le foto di Magritte e una sala dove sono raccolti articoli a lui dedicati, pubblicati in anni diversi e in giornali diversi. In un’altra sala vengono proiettati alcuni filmati inerenti al pittore.
Ho percepito l’atmosfera della mostra un po’ opprimente, alcuni dipinti non erano messi ben evidenza dalla luce, un po’ troppo soffusa in alcuni punti, forse per non rovinarli. Inoltre c’era tantissima gente, dato che era il penultimo giorno di apertura. In compenso il nostro gruppo aveva la prenotazione e, data e ora d’inizio della mostra, sono state rispettate con precisione da orologio svizzero. Il costo è stato di € 20,00.=, comprensivo del pullman che da Pavia ci ha portato a Milano e viceversa e della visita guidata. La guida, una ragazza di nome Giulia, è stata professionale e nello stesso tempo appassionata nel trasmetterci la sua conoscenza su Magritte.
   


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