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Piccola deviazione indie dalla mia top ten
Vantaggi un piccolo capolavoro
Svantaggi per pochi
Dettagli
| Genere | drammatico |
|---|---|
| Età minima | vietato min. 18 anni |
| Regia | buona |
| Attori | geniali |
| Sceneggiatura | buona |
| Colonna Sonora | appropriata |
| Qualità Video (DVD): |
continua
Ho scoperto solo oggi che finalmente Requiem for a Dream è uscito in Italia. Ebbene, volevo scrivere due righe a favore di questo film che ormai aspettavo di vedere nelle sale in Italia da tempo e che speravo sarebbe stato degno di una maggiore esposizione nel nostro Paese particolarmente dopo il riconoscimento di Jennifer Connelly agli ultimi Academy Awards.
Due righe, insomma: vedremo se riesco a fermarmi in tempo.Ho visto questo film due anni fa negli Stati Uniti, e sono certa che pochi di voi l’avranno già visto. Pertanto vi risparmierò i dettagli salienti inerenti la trama, ma alcuni dati vi saranno utili per comprendere se questo film è adatto alla vostra personalità. Se avete visto Trainspotting, se avete visto Drugstore Cowboy, se non avete paura di addentrarvi nel mondo oscuro delle schiavitù e delle dipendenze, potrete indulgere e regalarvi la visione di questo film; e probabilmente mi ringrazierete. Se viceversa preferite chiudere gli occhi di fronte a crudeli evidenze del mondo moderno; se siete attratti da produzioni patinate di stampo hollywoodiano con budget a otto e più cifre; se temete di affrontare una realtà che probabilmente – e fortunatamente – non vi appartiene, ma che potrebbe rivelarsi attraverso scene raccapriccianti, offensive, scioccanti, passate oltre e probabilmente mi ringrazierete comunque.
Dipendenza. Qual è la prima immagine evocata se pensate a questo vocabolo?Dipendenza va a braccetto con debolezza; tutte le persone deboli, indifese, hanno bisogno di dipendere da qualcosa o da qualcuno. Ma la dipendenza può assumere le forme più disparate. L’unica cosa che accomuna le persone che dipendono da qualcosa o da qualcuno è la loro schiavitù. Non sono persone libere. Sono intrappolate nella loro dipendenza, che spesso è loro necessaria per evadere dal loro mondo e crearsi un piccolo alcova dove rifugiarsi. Un sogno da costruire. Un sogno da accarezzare, da sfiorare, ma che non possono mai gustare appieno. Da qui il lamento; l’elegia; il requiem di un sogno.
La trama di questo film si sviluppa proprio attorno alla dipendenza e all’anelare per un sogno, visto attraverso quattro protagonisti e che si sviluppa nell’arco di tre stagioni : l’estate, l’autunno, l’inverno. La scena iniziale è un preludio perfetto a ciò che presumibilmente sarà il tono che caratterizzerà tutta la pellicola. Harry Golfarb rinchiude la madre Sara in uno sgabuzzino, per sottrarle il televisore e rivenderlo per la sua dose quotidiana di eroina. Che ne dite come inizio? E siamo solo all’inizio dell’estate.I quattro sognatori sono Harry (Jared Leto), Tyrone (Marion Wyaans), Marion (Jennifer Connelly), e Sara (Ellen Burnstyn).
Harry Golfarb è un ragazzo come tanti altri. Una vita mediocre da fannullone passata per le strade di Brooklyn. Non fa nulla di concreto nella sua vita per elevarsi, per trovare una direzione. Passa la sue giornate a bighellonare e ad acquistare droga, mentre aspetta che gli passi davanti il colpo della sua vita. Harry ha una dipendenza, ma non vuole ammetterlo. Harry ha un sogno nel cassetto. Ma Harry ha una dipendenza, e non vuole ammetterlo nemmeno a se stesso.Tyrone è un ragazzo come tanti altri. Una vita da barbone, in coppia con il suo migliore amico Harry , con il quale setaccia la vie di Brooklyn. Non fa nulla di concreto per migliorare la sua situazione di indigente, né è cosciente della vita bieca che conduce. Passa le sue giornate ad aiutare Harry a vendere e provare “roba”, mentre aspetta insieme al suo amico per la pelle (e le vene) che arrivi il colpaccio che li salverà dal buco in cui vivono: una bella partita di droga pura da tagliare, rivendere e con il quale diventare ricchissimo e sfondare. Tyrone ha un sogno nel cassetto. Ma Tyrone ha una dipendenza, e non riesce ad ammetterlo.
Marion è una ragazza come tante altre. Una vita da borghese, una presenza affascinante, curata, dotata non solo fisicamente ma anche economicamente; eppure, come tante ragazze cresciute nella bambagia è fuggita da una vita conformista e da genitori opprimenti, approdando fra le braccia del ragazzo “sbagliato” di cui è perdutamente innamorata. Non fa nulla di concreto per sollevare se stessa, né Harry, dalla terribile spirale della droga nella quale sono rimasti intrappolati. Passa le sue giornate a tramare per riuscire a sfondare come designer di moda, e favoleggia di aprire un negozio di abbigliamento e di vivere con il suo principe azzurro Harry nell’agiatezza economica e nei riflettori del suo successo come stilista. Marion ha un sogno nel cassetto. Ma Marion ha una dipendenza, e non ne è cosciente.Sara Golfarb è una donna come tante. Una vita mediocre da vedova passata nella cittadina di Coney Island. Non fa nulla di concreto per uccidere la solitudine, per dare un senso alla sua vita. Passa le sue giornate davanti al televisore e dentro al frigorifero, interrotta dalle sporadiche visite di suo figlio Harry, mentre aspetta che le passi davanti l’opportunità della vita che aspetta da sempre. Sara ha un sogno nel cassetto. Ma Sara ha più di una dipendenza, e non lo sa nemmeno.
Per sognare, hanno tutti bisogno delle loro dipendenze. E dipendenza chiama dipendenza.L’estate è la stagione della ricchezza, dell’abbondanza, dell’attività frenetica, delle promesse mantenute.
Lo schema progettato dai tre ragazzi per sfondare e poter avere il denaro necessario per perseguire il loro sogno richiede una partita di droga pura. Per poter trovare il canale giusto, iniziano ad addentrarsi nel mondo oscuro e pericoloso delle gang e dei pushers; e per un certo periodo, il loro piano funziona. Il loro sogno si avvicina…Se solo potessero fermarsi dall’acquistare dosi per il proprio consumo, se solo le band newyorkesi non si facessero guerra….
L’estate termina brutalmente, ed inizia l’autunno.Tempo di sacrifici, di rigore, di cadute (sinonimo di autunno, in Inglese).
Non credo sia necessario raccontarvi che l’autunno termina e che inizia il lungo, freddo, implacabile inverno. Non vedremo mai la primavera.
Ma la trama, in Requiem for a Dream, non è di primaria importanza; il film ruota attorno alla descrizione e allo sviluppo dei caratteri. E’un ritratto del Sogno Americano, visto attraverso gli occhi della classe sociale borghese meno agiata, un compendio di stereotipi che riflettono le scelte impossibili da comprendere che spesso vengono fatte per perseguire il sogno di migliorare la propria vita con il minor sforzo possibile, illudendosi nel contempo di poter conseguire i propri obiettivi senza sacrificio. Quattro personalità, quattro situazioni, quattro mondi diversi; quattro aspetti diversi di ciò che il Dio Denaro, il Dio Fama, il Dio Droga, il Dio TV, il Dio Cibo possono rappresentare nella idolatria più alienante e coinvolgente. Quattro personaggi, altrettante interpretazioni sorprendentemente efficaci. Jared Leto nella parte del ragazzo rovinato che tuttavia prova sentimenti nobili; Marion Wyaans nel giovane di colore che insegue il suo sogno senza scrupoli, ma che a volte riesce ad essere responsabile e logico; Jennifer Connelly nella parte di Marion, la ragazza che potrebbe avere tutto facile, me che cede alle sue debolezze. Eppure, quella che mi ha lasciato a bocca aperta è la magnifica trasposizione di Sara offerta da Ellen Burstyn. Innanzitutto, non è un ruolo affatto semplice; riuscire ad inchiodare lo spettatore a scene interminabili dove il tuo solo interlocutore è un frigorifero non è impresa da tutti. E la credibilità della sua trasformazione, il coraggio che ha infuso nella sua Sara è stata davvero lodevole. Una delle migliori performance artistiche degli ultimi anni, senza dubbio: per questa parte la Burstyn era stata nominata all’Oscar come miglior attrice protagonista, suscitando poi le ire dei più acclamati critici statunitensi quando ha perso la statuetta a favore di Julia Roberts. Nulla da eccepire, ma credetemi, Erin Brockovich al confronto di Sara Gotlieb era una passeggiata. Un termine di paragone dell'eccellenza raggiunta dalla Burstyn in Requiem for a Dream può essere dato da Gloria Swanson in Sunset Boulevard; quel genere di interpretazione che solo un'attrice nella sua piena maturità e che ormai ha rotto tutti gli schemi convenzionali è in grado di regalare al pubblico.( e dire che mentre la Roberts non mi dispiace, Ellen Burstyn è una fra quelle attrici che ho sempre considerato come la pasta cotta in acqua senza sale.)Darren Aronofsky, un regista poco conosciuto da noi ma che avevo già avuto modo di apprezzare come regista di un’altra pellicola a mio avviso straordinaria (Pi), ha creato un piccolo gioiello per raccontare il requiem di un sogno di quattro protagonisti. Poi l’ha confezionato rendendolo grezzo, macchiandolo, sporcandolo, brutalizzandolo.
Sottraendo alla pellicola l’uso del colore rosso per poi utilizzarlo in pochi efficaci momenti; utilizzando una tecnica appropriata, quella della visione realistica degli effetti destabilizzanti delle droghe come se fossero sensazioni di prima mano. Non nascondendoci nulla, anzi zoomando su alcuni particolari agghiaccianti e proprio per questo incredibilmente potenti. Constatando con occhio clinico e obiettivo le varie fasi dell’assunzione delle droghe, dei loro effetti, del degrado che ne consegue senza fronzoli, nella loro integra bruttezza. Privandoci di profondità d’animo nella narrazione dei tre ragazzi, perché è così che un tossicodipendente vede il mondo; con distacco. Non a caso l’unico personaggio di spessore rilevante è proprio Sara nel suo volontario isolamento; a prima vista gli altri protagonisti paiono sottili, effimeri. Eppure, proprio per la volontà del regista di costringerci a coinvolgerci nostro malgrado, siamo in grado di provare una pletora di sentimenti per i ragazzi che sarebbero inevitabilmente andati repressi avessimo potuto testimoniare la loro vicenda con inutili abbellimenti o sentimentalismi. Non c'è morale di fondo. Non c'è traccia di pietà nella documentazione. Non ci sono lezioni didattiche che dissuadono i giovani dall'uso della droga e gli anziani dall'uso della TV. C'è solo arida, vuota, asettica cronaca che trae proprio il suo significato simbolico dal senso di nulla che erode lo spettatore. Il risultato è notevole, ma solo per stomaci davvero forti.
Se riuscite a trovare Requiem for a Dream,
Se riuscite a guardare le tre stagioni senza dover interrompere la visione,
Se riuscite a guardare ogni singola scena senza dover distogliere gli occhi,
Vi sentirete sporchi, nudi, degradati, ma consapevolmente e significativamente cambiati.
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kikka 26/10/2005 13:16
bizioros 02/09/2005 09:58
ok l'ho visto ieri sera, sempre in lingua originale, e devo dirti che mi ha dato una bella botta allo stomaco; la sensazione che mi ha lasciato in misura maggiore è di sporcizia, quasi come se mi avesse violentato il cervello; ho sognato molto male stanotte e mi sono svegliato con la bocca amara; rileggo la tua recensione e dopo la visione mi appare anche migliore
bizioros 30/06/2005 16:14
Complimenti per la recensione, anch'io ho gia visto Π (in lingua originale) e ne sono rimasto colpito e ho sentito tantissime buone opinioni su questo altro lavoro di Aronovsky, non vedo l'ora di vederlo, anche se ci vuole la serata giusta, dopotutto adesso è estate...;)
eleonorazocc 28/03/2005 17:35
Bellissima recensione. Ora non mi resta che trovarlo e vederlo!
Erika985 04/08/2004 13:11
Come faccio a vedere questo film in videocassetta o in dvd?
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Requiem For A DreamRegista:: Darren AronofskyAttori: Jared Leto;Ellen Barkin;Jennifer Connelly;Marlon Wayans |
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