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Vantaggi Soggetto / Vicenda e personaggi / Fotografia lacerante / Musiche espressive / Sentimentalismo mai banale, violento /
Svantaggi La scarsa divulgazione della pellicola / Preparatevi a stare male per una settimana
Dettagli
| Genere | drammatico |
|---|---|
| Età minima | per tutti |
| Regia | ottima |
| Attori | geniali |
| Sceneggiatura | ottima |
| Colonna Sonora | da comprare! |
| Qualità Video (DVD): |
continua
Brooklin. Estate. Sarah Goldfarb (Ellen Burstyn - candidata all'oscar) conduce una vita silenziosa, stanca, depressa, tra le mura di casa, mentre sogna il suo posto in tv, e mentre il figlio Harry (Jared Leto), figlio di puttana coi fiocchi, con i suoi schizzi di ero in vena, e l'amico Tyron (Marlon Wayans), progettano di fare il grande salto nel mondo dello spaccio, giusto per racimolare qualche soldo, fare la vita agiata, e giusto perché Harry coroni il sogno di aprire un negozietto/boutique con Marion Silver (Jennifer Connely), la dolce ragazza con cui condivide giornata e il sogno di piazzare una buona partita di droga, e mentre le vite scorrono, si lucidano gli occhi di lacrime, "Requiem for a dream" (Usa, 2000) canta un sogno finale in posizione fetale, il ritorno ancestrale al vuoto materno, al fetido puzzo placentare di una volta, rannicchiati su letti d'ospedale, di case, o galere, o divani.
Ognuno, purtroppo, col proprio sogno.
Darren Aronofsky è un grandissimo bastardo, figlio di puttana. Ti mena, ti sbatte per terra, ti costringe a stare male, e non chiede nemmeno scusa. Ti guarda negli occhi (o nell'occhio, per meglio riferirsi alla locandina della pellicola), e sembra chiederti se ne hai abbastanza. Se ti è sufficiente aver visto abbracci, lacrime represse, vite alla deriva, scarsa voglia di ricominciare, e parecchia di stare male, per sognare, poi, e credere, in qualcosa in cui (forse) non vale nemmeno la pene credere.
La trama sopra riportata dalla mia falsa penna, volutamente senza punti fermi (per correre nella lettura) traccia il bilancio asfissiate di un'opera sotterranea che, come sempre va a finire, ha goduto di una scarsa visibilità cinematografica, e, per certi versi, anche home. Lo scarso raggio di commercio lo testimonia lo specchio popolare della critica emergente ciaoista (solo quattro scritture). Ed è un male. Cazzo, se è un male.
Darren Aronofsky ha firmato la regia, più sceneggiatura a quattro mani con sempre con Selby Jr., e ha dipinto la Sistina del dolore, facendoci sorridere con le lacrime sulle guance. E non riesco nemmeno a parlarne con tranquillità, mentre ascolto il mio nuovo disco, mentre ascolto musica per casa, e vorrei trovare lucidità nel modo d'invitare qualsiasi persona capiti tra queste righe a tagliarsi le vene dei polsi, e lasciare entrare, in trasfusione, l'eroina di questo requiem dei sogni, di questo malessere sociale, di questo sprone puntato contro la schiena a tifare, e sperare, e adorare ogni personaggio che vedi distruggersi sotto i tuoi occhi. Vorrei essere anche educato, evitare di usare linguaggi scurrili, ma cazzo, non è possibile. Non riesco. Questa, tutto sommato, è anche una lettera aperta a chi (spero molti), hanno visto l'opera, e ne sono diventati dipendenti. Riguardatelo, fatelo, promettetelo a voi stessi. E fatevi uccidere con le mani dei personaggi che si proiettano fuori dallo schermo (giusto e tanto per citare un piccolo stralcio della vita di Sara Goldfarb).
Il potere ipnotico di "Requiem" (tono confidenziale dovuto al totale trasporto che impone), è affidato anche a mani cristalline e pianistiche: la fotografia di Matthew Libatique (già con Spike Lee, Kossovitz), il montaggio di Jay Rabinowitz (che io personalmente già adoro per il suo sodalizio con Jim Jamursch a partire da "Year of the horse" per arrivare a "Broken Flowers"), le musiche (e sottolineo: soprattutto le musiche) di Clint Mansell (prolifico compositore già sentito, per quanto mi riguarda, e apprezzato, in "The Hole" e "Ore 11.14 - destino fatale").Una tavola di sodalizi artistici che frutta "Requiem for a dream": il vuoto pieno emotivo di una notte di metà maggio, di una desolazione psichica, di un silenzio artistico e creativo che di questi tempi m'inghiotte. Fa star male. Contorce le budella. Fa pisciare sangue, come le ferite in cancrena dei buchi sul braccio, come l'amputazione dello stesso, come la voglia di farsi male, succhiare il cazzo a uno spacciatore viscido, abbassarsi a tutto, pur di avere il proprio sogno, per quanto basso possa essere, pur di ottenere un posto in tv, e portare avanti una dieta fino a rientrare dentro un vestito rosso, fino a quando l'electroshock nemmeno fa poi tanto male.
Fino a quando la poesia, per quanto bassa, e fastidiosa allo sguardo, ha il rumore di vetri infranti e sensazioni annientanti come la storia di quattro derelitti che non sanno nemmeno che pesci pigliare di quello che gli sta attorno. Che godono a scavarsi la fossa, piangono al telefono, e si supplicano a vicenda di tornare, per evitare di finire cadere ancora più un basso.
C'è vita quotidiana ovunque, qui dentro, in quelle immagini. C'è il silenzio del vuoto di casa, frammenti d'immagini rimandate in loop, come musica elettronica martellante: accensione del televisore, sempre lo stesso video, lo stesso sogno, sempre lo schizzo in vena, e le pupille dilatate, e anfetamine e trip, acidi, e tazze di caffè consumate, e rumori di masticazione, e nevrosi, e fughe, e sparatorie e vuoti, orribili, incolmabili, e spacci, e speranze, e viaggi, e crisi d'astinenza, e farsi l'ultimo schizzo, e la depressione dello spaccio nel quartiere, la fine di tutto, il tentativo di trovare qualcosa altrove, mentre tutti gli atomi impazziscono, si scheggiano, finendo a sbattere contro il muro, restando in fin di vita. In dormiveglia. Dormienti. Cellule frammentate, ammassi di coaguli di lacrime, sangue, merda, piscio, eroina rappresa, umori vaginali, schizzi di sperma. Ogni cosa.
Onestamente, e personalmente, ora come ora, mi sono fatto abbastanza del male. A stare male ci godo, talvolta non voglio, ma lo faccio. A stare male si capisce quanto si possa essere felici nonostante non ce ne sia il tanto necessario. Nonostante tutto scorra uguale, senza emozioni. E solo per questo, per un'ora e quaranta di proiezione casereccia, alle due di notte, ne è valsa la pena. Ed è un ottimo passo avanti capirlo._______________________
Tutto sommato è dedicata a te, sai già il perché.
_________________________
In sottofondo:
65 days of static, "One time for all time"
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Yellowstone 17/10/2007 15:07
interessante
noodles88 29/10/2006 11:22
L'ho visto ieri sera...ho dormito d merda, perchè questo film colpisce tutti nel profondo, perchè dentro d noi sappiamo che ciò che s è visto nn è fantasia o un mondo lontano, ma qualcosa che capita tutti i giorni, forse anche adesso. Stamattina però m sono svegliato con voglia d combattere tutto questo e d guardare avanti con più fiducia in tutto, anche nel mondo. Sei stato grande. Emozionante opinione. Ciao e a presto
Worms 23/09/2006 09:14
caria_andrea 09/09/2006 19:09
Ha fatto male anche a me questo film (visto questo martedì, notte), all'inizio uno crede che qualcosa si possa risolvere, non si riesce a immaginare un finale che assorbe ogni goccia di volontà e speranza, per esplodere (implodere?!) in un vuoto assoluto... volevo scrivere un'opi, non credo che lo farò ormai, basta la tua, bellissima.
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Requiem For A DreamRegista:: Darren AronofskyAttori: Jared Leto;Ellen Barkin;Jennifer Connelly;Marlon Wayans |
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JARED LETO/JENNIFER CONNELLY/ELLEN BURSTYN/MARLON WAYANS |
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L'ho visto due settimane fa, e ancora ci penso, di notte tornano le immagini di Sara martoriata dalle scariche elettriche, di Harry e il suo braccio, di Marion nel "culo contro culo", della musica, di Lux Aeterna che mi rimbomba nelle orecchie appena cerco di chiudere gli occhi. Mai un film mi ha messo un turbinio di paura-emozione-voglia di gridare e non riesco a dimenticarlo, non so se sia una delle mie caratteristiche quella di essere così masochista da riguardare ciò che mi ha turbata. Sono arrivata a questo film grazie a Clint Mansell di cui ho apprezzato la colonna sonora di Smokin' Aces e sono piombata nel mondo di Aronofsky. E' un fottuto genio, un genio che come hai detto tu, ti prende, ti sbatte sul pavimento, ti allarga le pupille e te le fissa con degli aghi, per far in modo che tu continui a vedere e che quelle immagini che stai vedendo ti entrino nel cervello in maniera più prepotente delle scariche date a Sara. Grazie della tua recensione, è veramente scritta bene e coinvolgente