The Resistance of Muse, tra rock e classicismo.
20.10.2009
Vantaggi:
Tutti quelli che possono derivare da un album ben studiato, progettato ed eseguito .
Svantaggi:
la copertina, veramente kitch .
Consiglio il prodotto:
Sì
Dettagli:
Qualità dei testi
Qualità della musica
continua
 Khaino
Su di me:
27 anni, studente per la gloria, amante della musica, della letteratura, e del cinema di qualità.
F...
Iscritto da:27.11.2005
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In media l'opinione è' stata valutata molto utile da 4 utenti Ciao
Non è mai impresa facile approcciarsi ad un nuovo lavoro dei Muse, il rischio è sempre quello dell’effetto “torta alla panna”; già, perché i muse sono un po’ come una torta di panna, che ad un primo impatto stimola la tua golosità in maniera esagerata, ma se non ci si regola l’indigestione è dietro l’angolo. Perché va detto, nonostante il gruppo riesca nel difficile compito di restare, album dopo album in testa alle classifiche, anche grazie a pezzi acchiappafolle, non sono certo un prodotto di facile digestione. Sono infatti lontani i tempi in cui il terzetto componeva canzoni che ben si sposavano con l’attitudine rock del tempo ( il primo album “Showbiz” del ’99 risente fortemente delle influenze post-grunge di fine millennio). Oggi quei ragazzetti di Devon, UK sono cresciuti, sono maturati e per quanto ancora la formazione sia rigorosamente a tre, non si accontentano più di comporre pezzi rock consueti al numero dei componenti. Chitarra, voce, basso e batteria non bastano più, anche perché Matt Bellamy è uomo ambizioso, si sa, forse anche troppo. E se già con il secondo “Origin of Simmetry” (2001) l’esigenza di ampliare il malloppo sonoro si rivela nell’uso massiccio di synth ed effetti, è con il successivo “Absolution” (2003) che Matt e Co. decidono di spingersi oltre le loro possibilità di terzetto ingaggiando intere orchestre e cori. Oggi, al loro 10° anno sulle scene, affievolito l’impeto prettamente rock degli esordi, superata l’indole apocalittica del sempre temuto 3° album, e dopo lo stato di grazia, musicale e commerciale del precedente “Black Holes & Revelations” (2006) la Musa si presenta al pubblico con il suo album più ambizioso ( ma questa, non è forse l’espressione che accompagna ogni uscita del gruppo? Il sottoscritto si riserva il diritto di riprendere il discorso in futuro). Ad ogni modo, questo “The Resistance” si impone come un dignitoso riassunto di quanto i Nostri hanno saputo fare in questi 10 anni. Un glorioso calderone in cui ogni esperienza, influenza, sfida postasi davanti al combo, viene esplorata, assimilata e sapientemente trasposta in musica. L’album, che gode di due anime ben distinte, una prettamente rock, l’altra ambiziosamente classica/sperimentale/sinfonica (mi sia concesso l’accostamento coatto, please), si apre, nella più consueta tradizione con il primo singolo estratto, “Uprising”, il classico singolone con tutte le carte in regola per strizzare l’occhio a radio e classifiche: Ritornello catchy, incedere assolutamente bootyshake nella ritmica che strizza persino l’occhio alle piste da ballo (come d’altronde lo era stato “Supermassive Black Hole” per il precedente lavoro, e “Time Is Running Out”, per quello ancora prima), oltre che fare il verso alle attuali mode che si piegano ad un revival anni 80 con un riff ed un chorus che richiamano forse un po’ troppo una certa “Call Me” dei Blondie, a riprova che i Muse, sanno fare musica, ma sanno il fatto loro anche in ambito di Marketing. Sulla stessa falsariga, “Undisclosed Desires” fa ancheggiare e riporta alla mente un Prince dei tempi migliori, ma senza il caratteristico falsetto. La sezione ritmica è forse una delle migliori partorite da Christopher Wolstenholme e Dominic Howard con un basso asciutto e convulso, al limite dello slapping, ed il brano si presta con molta probabilità ad essere uno dei prossimi singoli. Come dicevamo, questo Cd consta di due anime, distinte ma perfettamente amalgamate. E’ “United State of Aurasia ( + Collateral Demage)” che riassume perfettamente il concept, e rappresenta il perno attorno cui ruota l’intero progetto. La matrice rock vuole essere un non troppo velato tributo ai Queen di “Bohemian Rapsody”, ma il pezzo si espande in divagazioni d’impronta classica che finiscono nell’esecuzione della “notturna in Fa maggiore” di Chopin, oltre che sfociare in composizioni arabeggianti, in un melting pot che sottolinea quella “unità” culturale espressa nel titolo. Da segnalare l’utilizzo di samples della “Vienna Synphonic Library”. Sul finale, il reboare di un aereo che passa conduce sopra una parata militare; quella a cui rimanda il costante incedere ritmico di “Guiding Light”, pezzo maestoso quanto raffinato, pomposo e fiero, con un Matt in stato di grazia, che a questo punto si fa, ideologicamente, agitatore di folle in una splendida quanto anthemica “Unnatural Selection”, incui una polifonia di archi, piano e voci, viene disturbata/accompagnata da cori di Hooligans ( come riferito sullo stesso booklet), per poi implodere in uno swing malato e visionario (poteva essere altrimenti?). “MK Ultra” ci riporta ai rabbiosi fasti degli esordi, mentre, nota di demerito (si fa per dire, ovvio) va alla successiva “I Belong toYou (+ Mon Coeur s’ouvre a ta voix), che per quanto parta con le migliori intenzioni, e nonostante si innalzi, stilisticamente parlando, grazie ad un incursione nell’opera “Sansone e Dalilah” di Chamille Saint-Saens riarrangiato ed eseguito da Bellamy (che canta in francese!!), finisce con un midi a dir poco imbarazzante. Si ritorna in odore di classica con il trittico che chiude questa ambiziosissima opera: le “Exogenesis” (rispettivamente: Overture, Cross-Pollination e Redempion) che dimostrano come Matt possa e sappia comporre anche per un’ orchestra sinfonica (quella presente nei brani è composta da membri della “Edodea Ensamble” di Silvia Catasta e diretta da Audrey Riley). Un finale che paga tributo ai grandi maestri del passato attraverso il quale i Muse cercano la loro redenzione ed Assoluzione... Se è vero che il “rock è sudore, sperma e anima”, è anche vero che “The Resistance” può contare anche sulla melodia, sulla grazia e sulla leggerezza di un ricercato classicismo, e su una maturità ed una raffinatezza non comuni, che rendono questo LP uno dei migliori di questo 2009. Nota di merito per la durata, sotto i 60 minuti che fa si che un album così corposo e sovrabbondante nn risulti stucchevole e noioso a lungo andare. Il sottoscritto ha già il biglietto per il live di Novembre a Bologna, nonché la Deluxe Edition dell’album stesso. Consigliatissimo.
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