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UN MAKE-UP DI EMOZIONI 1
Vantaggi Lascia una piacevole sensazione di crescita emozionale
Svantaggi praticamente assenti
Dettagli
| Qualità dei testi | 5 |
|---|---|
| Qualità della musica | 5 |
| Voce artista | 5 |
Francesco Grecchi, è questo il vero nome dell'artista, è stato ed è un grande maestro per me, tanto che mi ha trasmesso la voglia di scrivere e comporre ma è certo che non mi sogno neanche di arrivare al suo livello; lui è un marziano, irraggiungibile nel suo genere. A 14 anni con lui ho conosciuto la buona musica, ai tempi delle canzonette ultracommerciali vuote di contenuto e di crescita interiore (matia baazar, giardino dei semplici ect.). La copertina in vinile richiama l'atmosfera dei caffè chantal parigini dell'800 precedentemente sperimentata in "Arlecchino" un brano facente parte di uno degli Lp realizzati in precedenza. Ed è proprio con questo capolavoro di Francesco che ho cominciato a suonare, avrò suonato queste canzoni migliaia di volte e non mi stancherei di farlo ancora.
"Rimmel si affaccia nel 1975 sul mercato discografico come un prodotto frutto della maturità artistica dell'autore e dall'eco dell'inflenza dell'intellighenzia culturale di sinistra post-68ina;
solo che lui crea uno stile proprio ed unico nel suo genere. Proponendo un collegamento melodico ed una sinergia di suoni che danno un eleganza e corposità esaltando i testi creati in un contesto di ermetismo di ricerca che stimola i neuroni più nobili del nostro intelletto. Sì! Si potrebbe formulare un'equazione: De Andrè sta a Leonard Cohen come De Gregori sta a Bob Dylan!
Mi sono chiesto tante volte a 14 anni il significato dei testi ed alla fine ho sviluppato delle interpretazioni; ed invito i lettori di questa opinione a condividerne almeno una minima parte.
Nel brano "Rimmel si può riscontrare le illusiohi che delle coppie possono farsi il più delle volte l'uno dell'altra, in un rapporto nella quale vivono una quotidianità fantasma nel bene e nel male "tra le pagine chiare e le pagine scure" e "qualcosa rimane" se la relazione salta. E l'interiorità di un'intrinseca prospettivadi un "futuro" legati da un impegno troppo "invadente" esorcizzato,"distrutto dalla fantasia", che rimane un retaggio; eredità della sensazione creata dalla rottura e dal distacco.
Il fatto di "spedire" delle "labbra" preconfezionate, riciclate da una relazione conflittuale e cariche di un rossetto evanescente di vanità ad "un'indirizzo nuovo": un nuovo confronto di esperienza affettiva, viene comparato con la capacità di sopperire, "sovrapporre" alle parti buone del vecchio rapporto "la mia faccia", in un salto nel buio "a quella di chissà chi altro". Colpo di scena! Dal trucco dell'apparire si passa al barare, con carte nascoste e col massimo valore addirittura "assi" che nella logica dovrebbero comporre un poker, ma l'assurdità presuntiva del personaggio femminile lo fanno diventare oltre ogni immaginazione un "colore".Il romantico bisogno di credere nella lettura delle carte da parte di "uno zingaro" per sentirisi "vincente"ed il rendersi conto che è un'ennesimo "trucco". Prefigurazioni di ricordi ancora con "un vento che passa" in un ritorno alla vanità impersonata dal lusso "sul tuo collo di pelliccia e sulla tua persona". E l'incoscienza del trasporto delle passioni "e quando io senza capire ho detto sì", e la riscoperta del fallimento"e hai detto è tutto quel che hai di me, e tutto quello che ho di te". Tutto questo in uno sfondo impeccabile di pianoforte, basso e batteria.
In "pezzi di vetro" viene trasmesso un quadro poetico di una figura dallo spirito di saltimbanco propria dell'uomo e dall'esaltazione virile maschile confrontata con la stessa fragilità conseguente alla nascita di un rapporto "non conosce paura l'uomo che salta e vince sui vetri" e poi "ti amo...ti prego non mandarmi via... non lasciarmi ferito..."
Il "signor Hood" era una figura che identificavo fino a poco tempo fà con "Mussolini" per le parole "sempre ispirato dal sole" ed il fatto "quando piove lo vedi sempre con le spalle al sole" che aveva voltato le spalle al socialismo? Oppure la frase "pistole caricate a salve ed un canestro di parole" che identificavano il (leone di carta) come fu chiamato il duce. Ma ultimamente sono stato informato che si trattava di una figura che impersonava allegoricamente il Robin Hood degli ultimi 30 anni della politica italiana, quindi non me ne voglia Marco Pannella per l'equivoco.
Quanti di noi hanno fatto proprio il messaggio di "Pablo"in cui viene evidenziato il valore dello scambio di idee e della crescita interiore "Con le mani io posso fare castelli(progetti), costruire autostrade(percorsi) e parlare con Pablo", ed è proprio la figura intellettuale di Pablo che è ritenuta la più interessante all'epoca e ne fà un dongiovanni infedele: "lui conosce le donne e tradisce la moglie". Si, c'è anche interrazialità di coscienza conseguente ai problemi legati all'immigrazione ed alle morti bianche. Ma quello che ci resta è il messaggio della resurrezione della memoria "Pablo e vivo!".
Partecipazione nella composizione di Lucio Dalla.
Si può classificare come una ninna nanna per quelli che hanno bisogno di coccole visive e carezze musicali "Buona notte fiorellino". Un valzer in un'arcobaleno di parole colorate di naturalità estrema e che terminano in una realtà celebrativa "fra i tuoi fiocchi di neve e le tue foglie di tè, buona notte, questa notte e per tè."
Una dissacrazione poetica della realtà fascista la troviamo in "Storie di ieri". Un confronto fra generazioni storiche e realtà politiche diverse. Molti di noi sanno che Francesco subì un processo di valutazione sommaria da parte di fazioni estremiste della sinistra dell'epoca che lo tacciarono di imborghesimento e fu letteralmente aggredito dall'opinione pubblica di queste fazioni. Ma in questo brano possiamo notare che lui stesso mette in discussione la categoria di cui fa parte:"Mussolini ha scritto anche poesie... I poeti che brutte creature... Ogni volta che parlano è una truffa."Parte strumentale ottima con un basso impeccabile ed un sassofono eccellente.
In "Quattro cani per strada" si si intravedono delle tipologie di classe diverse in chiave allegorica della media umana. "Il primo è un cane di guerra" (un ufficiale, un capitalista guerrafondaio.)
"Il secondo è un bastardo" (un barbone , un derelitto ma con spirito libero da convenzioni e da ruoli). "Il terzo è una cagna" (che identifica la figura femminile nel suo aspetto variegato a metà fra la mercificazione ed il desiderio [istintivo] di maternità) "Qualche volta si nega qualche volta si dà e semina i figli nel mondo..."
"Il quarto ha un padrone"(la figura del proletario), tutto questo con chitarra, batteria, sassofono e ed il mitico sottofondo finale a sfumare della voce di Lucio Dalla.
In "Piccola Mela" poi si rimarca la differenzazione della personalità umile dell'artista nella ricerca del naturale e semplice dall'evidente assolutismo borghese del "la figlia del dottore" che "è una maestrina" e "che conosce a memoria tutti i libri di Omero" letteratura ellenica ostentata da una nozionistica ossessiva "li ripassa tre volte la mattina."
"Piano bar" è un'omaggio alla rottura di collaborazione con Antonello Venditti in cui Francesco non è un campione di delicatezza nei riguardi dell'amico che viene anche stimato come carente di sensibilità artistica"perchè piangere non sà." Ma la chiave musicale ed il timbro ritmico rendono giustizia alla riconciliazione. Ed Antonello risponde"Scusa Francesco."
Concludendo l'opinione: il cd è un'insieme di trucchi e di emozioni in una "trousse" dove prevale il "Rimmel" per esaltare l'occhio interpretativo dell'ascoltatore. Ciao Paolo:
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w De Gregori...pasa d ame se ti va..anche se non sono sicuramente al tuo livello