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Ritorno...A quel paese
Vantaggi ----
Svantaggi ----
Dettagli
| Genere | love story |
|---|---|
| Età minima | per tutti |
| Regia | pessima |
| Attori | "cani" |
| Sceneggiatura | mediocre |
| Colonna Sonora | anonima |
| Qualità Video (DVD): |
continua
‘E’ stato un gran divertimento, ho pianto così tanto…’. Letteratura e cinema - con la minuscola, ovviamente - possono essere anche questo: più che ‘opere’, diremo ‘prodotti d’evasione’ che astuti intrattenitori confezionano abilmente per il loro pubblico. Sentimentalismo a catinelle, amori contrastati dal destino beffardo e via peripeziando. Dialoghi banali ma diretti. Colonna sonora ariosa e retoricamente coinvolgente. Gli ingredienti del melodramma strappalacrime sono (devono essere) invariabilmente gli stessi per garantire ciò che i patiti del filone si aspettano (anzi, pretendono).
Però, così come il melodramma lirico veniva riscattato dalle partiture spesso sublimi, per dire, di Verdi e di Puccini - con il grande lucchese in ciò ancor più accorto del superiore maestro bussetano -, può capitare che filmakers ispirati sconfinino nel genere per ricavarne esiti nobilissimi (per rimanere ai giorni nostri, il raffinato Clint Eastwood de I ponti di Madison County, per esempio).In effetti, dopo quindici minuti dall’inizio della proiezione non sai bene dove il film possa andar a parare. Perché alla canonica, melensa trama che incomincia a dipanarsi e alle stucchevoli immagini patinate, inopinatamente fa seguito uno scorcio di battaglia davvero ben girato (che, purtroppo, oltre ad essere fine a se stesso, rimarrà l’unica sequenza degna di nota ma, intanto, sufficiente per un po’ a mantenere vivo il lumino della speranza).
Cold Mountain è uno sperduto paesino montano del North Carolina che si rianima all’arrivo del pastore (un pleonastico Donald Sutherland) e della di lui figlia (Ada/Nicole Kidman). Neanche il tempo per un timido e belloccio giovane (Inman/Jude Law) di invaghirsi, ricambiato, della fanciulla che egli deve partire in armi per combattere gli Yankees nella guerra di Secessione (1861-1865).In battaglia, se la fortuna ci avesse arriso, l’infelice avrebbe potuto beccarsi un pallettone in mezzo agli occhi o una baionettata nel ventre. Il film sarebbe finito lì. Invece, ahinoi, la sfanga e, mosso dall’amore, decide intelligentemente di abbandonare la quotidiana carneficina per ricongiungersi alla sua bella. E qui inizia l’odissea del ritorno, consistente in una serie di episodi piuttosto slegati e stilisticamente incoerenti.
Nel cammino, per un tratto, fa comunella con un ormonale prete, devoto di S. Rocco Siffredi ovvero molto più incline ad assecondare le esigenze del corpo (in tutti i sensi!) che alla cura delle anime. Il duo viene attirato da un subdolo personaggio, capo di un’originale famiglia di cacciatori di taglie, per il resto costituita da quattro ninfomani. Seguono un paio di sequenze involontariamente esilaranti, dove Inman, davanti ad un deretano squadernatogli senza tanti preamboli, balbetta del suo amore a prova di tentazione. Al contrario, l’ecclesiastico ha l’occasione per tenere a bada le altre donne, di diverse fogge, contemporaneamente. Ma dai, Minghella, non si fa così, accidenti.Nel suo peregrinare, l’amoroso incoccia in un’inconsolabile e graziosissima vedovella che, nell’ordine: 1. si mostra terrorizzata, diffidando logicamente del nostro pezzo di pane come di un malintenzionato; 2. un attimo dopo, evidentemente mutando d’umore di botto e sentendosi repente a suo agio, davanti a lui decide di allattare il figlioletto; 3. poiché il fesso indugiava troppo, nel corso della notte lo invita direttamente nel suo letto; 4. infine, l’inerme virgulto fredda a distanza una giacca blu in fuga con un colpo secco da ridicolizzare Bufalo Bill!
Intanto che una madre e i due pargoli vengono fatti fuori in perfetto stile spaghetti-western dai cattivi di turno, la sfortunata Ada, sempre in attesa del fidanzato, rimane orfana. Purtroppo, la dipartita da questa valle di lacrime del padre è telefonatissima, perciò si coglie l’imminente prodursi del dramma alla lontana, quando egli è ancora ben vivo e vegeto e già i bookmakers non accettano più scommesse. La musicona, le carrellate, i fogli di carta al vento falliscono irrimediabilmente l’effetto in un tentativo di lirismo d’accatto.Mi fermo qui, credo sia sufficiente per rendere l’idea. Aggiungerò soltanto che a peggiorare la situazione è il trucchetto di fingere di raffreddare il sentimentalismo (effettivamente, il film non commuove mai) con intermezzi buffi, affidati per lo più ad una sorta di aiutante di Nicole Kidman, impersonata da Reneé Zellweger.
Notazione a margine: hai voglia di dire che la visione in lingua originale sottotitolata è faticosa e perciò inutile. Da tempo non ricordavo un doppiaggio così irritante, sopra le righe, stonato come quello dell’attrice statunitense. Jude Law mi pare coerentemente monoespressivo dall’inizio alla fine e di Nicole Kidman si dovrà pur dire che, a dispetto dell’immutata avvenenza, gli anni passano anche per lei e i ruoli da ragazzina non le si addicono più.
Sono arrabbiato perché era da un po’ che non andavo al cinema. Del resto, di che mi lamento? In fondo, dovevo aspettarmelo. All’uscita da Il paziente inglese avevo cordialmente mandato a quel paese il cineasta anglosassone e l’intera Academy che gli aveva attribuito addirittura 9 Oscar (a conferma dell’insignificante o, perlomeno, aleatorio valore artistico di tale riconoscimento). Anche quest’ultimo lavoro è in corsa per 7 statuette, sia pure per categorie minori. Complimenti.
Voto: 4.P.S.: l’opinione è stata scritta il 22 febbraio. Durante le settimane trascorse in attesa dell’inserimento della categoria, si è, nel frattempo, tenuta la serata degli oscar. Come largamente previsto, ha fatto incetta di premi Il ritorno del re. Niente da dire, quando un kolossal è ottimamente diretto non si può che accettare il verdetto con soddisfazione. Non c’entra che, artisticamente parlando, Mystic River meritasse di più, in fondo è già tanto che un film di quel genere sia entrato nelle nomination. Poiché l’Academy è costituita in buona misura da attori, ben più affidabile è il premio per le migliori interpretazioni. Non potevano andare ignorate le entusiasmanti interpretazioni di Sean Penn e di Tim Robbins e così è stato. Ha vinto pure, come attrice non protagonista, Reneé Zellweg. A parte il formidabile stomaco dei giurati per aver saputo digerire la mappazza, è chiaro che la sua prova non deve essere stata così male. E’ altrettanto lampante che il doppiaggio nella versione italiana ci ha messo molto del suo.
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martinovi 22/09/2006 09:21
analisi spietata ma assolutamente pertinente
annasegr 13/09/2006 18:23
Io ho visto questo film ieri sera, in TV..., per fortuna dunque non ho nemmeno spesoi soldi del Cinema.... Il canone intanto..., vedere o non vedere i film che la RAI trasmette..., lo paghi ugualmente.... A dir la verità forse tu sei stato un po' Cattivello..., ma effettivamente questo film è un "bel"... Polpettone.... D'accordo anche sul giudizio circa gli Attori... Ciaooooooooo. Anna.
promassi 17/09/2004 10:33
Non potevi esprimere meglio il mio pensiero... hai dimenticato solo una cosa, secondo me pazzescamente importante: dove lo mettiamo il ritorno del protagonsta che con un solo ricongiungimento si assicura la continuazione della stirpe?? :-O Bravo!! grande opinione.
Groudy.Blue 05/09/2004 21:54
lo avevano definito come un film eccellente, io per la verità non l'ho proprio visto, comunque apprezzo molto la tua lucida critica negativa molto sincera. ;-)
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Sei diventato il mio mito personale dopo che ho letto questa tua inchiappettata a sto film bolso e noioso. Un tentativo di risciaquare via col vento detro una pozzanghera polpettonica e buonista. MA almeno quello era un film. E così ti piazzo una fiduciona!