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Opinione

per "Ritorno a Cold Mountain"
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5 Stelle IL SOGNO DI UN AMORE CHE NIENTE PUO' FERMARE Opinioni con immagini
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Raccomandato: Si

Vantaggi Una storia fantastica capace di far sognare

Svantaggi Solo per i troppo pretenziosi o pignoli

Dettagli

Genere love story
Età minima per tutti
Regia ottima
Attori geniali
Sceneggiatura ottima
Colonna Sonora da comprare!
Qualità Video (DVD):
continua

L'autore

nieto Dal 31 gen 2003

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Qualche sera fa hanno riproposto per televisione un film che avevo già visto al cinema e che mi era piaciuto molto, "Ritorno a Cold Mountain", e mi sono detta: perché non parlarne su ciao?
E poiché ne volevo parlare in tono positivo, sono stata incuriosita dalle opinioni che attribuivano a questo film solo un paio di stellette o una sola. Ho dato una letta ad alcune di esse, quindi commenterò anche quelle.

La critica più 'gettonata' è quella di aver abbandonato molto presto le scene 'reali' della guerra di secessione per andare ad affossarsi su una storia d'amore assurda…..
Ma andiamo con ordine: potrebbe essere 'in lettura' anche qualcuno che "Ritorno a Cold Mountain" non l'ha visto…. Diamogli quindi le basi per capire quello che sto per scrivere.
Il film si apre sui campi di battaglio, o meglio, nelle trincee della guerra di secessione americana e da subito concentra l'attenzione su un soldato particolare: scena spettacolare di guerra e sterminio immancabile, quindi battaglia cruenta, e subito dopo tutto questo sparisce. Torniamo unicamente a seguire QUEL soldato, che scopriremo chiamarsi Inman (un meraviglioso Jude Law dagli occhi penetranti e dolci). E scopriremo così che il giovanotto è follemente innamorato della figlia del pastore della stessa comunità religiosa di Cold Mountain (Carolina del Nord) alla quale appartiene, Ada (una bellissima Nicole Kidman) e che tutto ciò che desidera è tornare da lei, poterla guardare ancora 'solo 5 minuti'. Da qui la storia prende il via: il flash-back ci racconta dell'incontro dei nostri 'moderni' Romeo e Giulietta, di come sono nati i loro sentimenti reciproci, dell'addio unito alla promessa 'io tornerò'-'io ti aspetterò'. Seguiremo l'interminabile viaggio di Inman (ormai disertore per amore) attraverso mille pericoli e una realtà sempre più spietata che è quella della guerra 'civile', di chi non sta al fronte; ma anche la dura lotta quotidiana per la sopravvivenza di Ada, giovane tutta 'pizzi e merletti' che sa fare tutto tranne che provvedere a sé stessa. E l'interrogativo è: riusciranno i due a coronare il loro sogno d'amore? La conclusione, dopo 4 anni di attesa, avventure e pericoli. E amore nella sua forma più eccelsa.
Il film è tratto dall'omonimo romanzo di Charles Frazier

Torniamo alle mie considerazioni. Dicevo che molti hanno avuto da ridire sul fatto che la guerra di secessione fosse stata relegata ad una singola scena e che, quindi, non ne abbia trasmessa la tragica realtà. Bè, io penso questo: la televisione (e per estensione tutto il cimena) è un fenomeno commerciale. Si produce ciò che si vende. Vi siete mai chiesti perché così poche emittenti propongono trasmissioni culturalmente di rilievo o documentari? Semplice: non pagano!!! Lo spettatore medio (purtroppo) chiede alla televisione svago, divertimento, illusione… insomma, più un sogno che non la realtà: "Ritorno a Cold Mountain" è questo che dà! Un sogno, e non nozioni culturali-scientifiche-storiche che servano ad arricchire il nostro personale bagaglio di conoscenza "seria". Se voglio conoscere meglio il periodo della secessione, devo scegliere programmi culturali, magari un canale dedicato a programmi storici su sky: non andrò certamente al cinema a sgranocchiare pop-corn! E' vero che alcune pellicole hanno avuto il pregio di insegnare molto: io stessa ne ho elogiati alcuni, ad esempio Schindler's list e Il pianista (se volete leggere le mie opinioni, ovviamente vi aspetto… lasciatemi un commento per farmi sapere cosa ne pensate, grazie). Ma questa come ho già detto, ahimè, non è la norma, ma l'eccezione che conferma la regola.
E allora godiamoci questo filmetto senza applicare rigidi ed elevati standard qualitativi: deve solo piacere e far sognare per raggiungere il suo scopo. E, a parer mio, lo raggiunge.
Inoltre, e apro una piccola parentesi, io non credo che il periodo storico sia stato così "ristretto e relegato". Perché non è 'guerra' solamente la battaglia con i soldati che cadono come le ciliegie d'estate, ma è anche la 'normalità' di chi resta e si ritrova una vita completamente sconvolta in un mondo che nemmeno più riconosce, la lotta di poveri ragazzi quasi imberbi sconvolti dall'orrore della guerra che lasciano il fronte per trovare un po' di pace, quella tranquillità che spetta a tutti, e che devono continuare a lottare e a guardarsi le spalle perché ora il nemico non è solo quello con l'uniforme diversa dalla tua e che quindi sei (più o meno) pronto a contrastare, ma anche quello con la tua stessa divisa addosso e dalla quale ti aspetteresti di essere aiutato e chiamato 'fratello' secondo quell'innato (ma, ahimè, talvolta dimenticato) spiritto umanitario che ci dovrebbe distinguere dagli animali (che a volte sono invece molto più 'umani' di noi).

Ritenendo esaurita questa parte, spostiamo i pensieri su altri aspetti. L'autore è Minghella, lo stesso di "Il paziente inglese" che, personalmente, non ho molto apprezzato. Troppo lento, troppo sconnesso, troppo….. troppo tutto. In effetti Minghella con la lentezza va proprio d'accordo. Anche Ritorno (abbreviamo, altrimenti non finiamo più!) è lento, terribilmente lento: ma penso che questa volta la lentezza abbia un significato, una precisa ragione di esistere. Tutto è lento e ovattato, quasi sospeso nel tempo: rende l'idea della vita sospesa di chi è rimasto, di chi guarda avanti con speranza alla fine della guerra, di chi aspetta……

Ma la cosa più bella è proprio il carattere di 'fantastico' che assume l'amore di Inman e Ada: come ho già detto, qualcosa che fa sognare.
Un amore nato da uno sguardo e fatto di mille silenzi ed un solo bacio (Inman è conosciuto in paese perché taciturno fino all'estremo: non parla mai! Non è bravo con le parole: l'impressione è che le parole conosciute siano troppo ovvie e limitate per esprimere il suo animo profondo e vero. Segue Ada con lo sguardo, ma rifiuta di entrare nella stessa stanza; la guarda, ma non si spinge fino al punto di salutarla. Ma quel suo sguardo così profondo e penetrante incanta Ada, le entra dentro, e la lega a sé. Tutto questo pochi giorni prima dello scoppio della guerra che porterà lontano Inman: quell'unico bacio, dato in fretta e furia alla sua partenza, con la promessa di riprendere da quel preciso punto e costruire qualcosa insieme); un amore assoluto, che cancella tutto il resto nonostante gli stenti e gli orrori della guerra, che spinge a scrivere lettere su lettere anche se queste non avranno mai una risposta; un amore travolgente, che dà la forza di superare qualsiasi cosa e sopportare qualsiasi cosa e ad Inman di compiere una 'titanica ed eroica' impresa; un amore da favola il cui epilogo è un meraviglioso momento di felicità, un piccolo pezzo di paradiso, sprofondato nella tragedia.

Un'altra critica viene mossa agli attori protagonisti: un pesce fuor d'acqua la Kidman, ormai troppo matura anagraficamente e compassata per interpretare Ada; troppo muto Law per interpretare uno follemente innamorato come Inman. Credo che chi ha scritto questo abbia poi anche capito ben poco del film! (scusate la schiettezza). Ada deve per forza essere 'tutta d'un pezzo', quasi glaciale, non perché la Kidman abbia offerto la peggiore delle sue interpretazioni, ma perché una ragazza di quell'epoca (lo ricordiamo, il 1860-1865) era così: la rigida istruzione puritana lo esigeva, ed Ada, ricordiamolo, era pur sempre figlia di un pastore! Le avrebbe forse insegnato ad essere così espansiva? No, sarebbe stato un vero anacronismo. In quanto a Law, è stato perfetto nel sottolineare la bellezza intrinseca del personaggio di Inman, una bellezza data proprio dal suo silenzio e, come ho già detto in precedenza, dal dare "l'impressione che le parole conosciute siano troppo ovvie e limitate per esprimere il suo animo profondo e vero". Altra menzione al merito ad un'attrice definita "non protagonista" ma che per me protagonista lo è: Renée Zellweger, calata nella parte di 'un tipo' non facile da far amare ma che riesce senz'altro a conquistare lo spettatore con la sua mascolina praticità e grezzaggine, ma anche con la sua nascosta fragilità e bontà d'animo interiore, ben nascoste sotto la corazza che i dispiaceri e le disgrazie che la vita ci scaraventa addosso ci costringono ad indossare come autodifesa.
Inoltre, se fossero stati così 'cani':
Jude Law sarebbe stato candidato all'Academy Awards?
Renée Zellweger avrebbe vinto l'Oscar e il Golden Globe come miglior attrice non protagonista?

Trovo fuori luogo tutti i tentativi di accostare questo film ad altre opere già ben note: si è parlato del nuovo Via col Vento o del viaggio di ritorno di Ulisse dalla sua Penelope… ogni opera è a sé stante, e Ritorno è non fa eccezione: non vi è ravvisabile nessuna Rossella O'Hara arrogante e decisa a conquistare le luci della ribalta, né alcun Ulisse tormentato dal disfavore degli dei. Non cadiamo nei soliti clichè con paragoni banali e fuori luogo solo per assecondare i 'sentito dire'.

Sono invece degni di nota alcuni spezzoni rubati a personaggi di secondo piano per la loro profondità ed il loro dramma personale: il maggior esempio, una giovane sposa e madre di un bambino ancora in fasce, vedova di guerra, che ospita Inman durante il suo viaggio di ritorno. Dapprima Sarah, questo il suo nome, è spaventata, ma consapevole che negare aiuto ad un soldato, regolare o disertore che sia, può essere pericoloso e scatenare la di lui furia. Poi rivela il suo dolore: chiede a Inman, alloggiato nel granaio, di entrare e stendersi semplicemente affianco a lei. Lui lo fa, e il volto di lei si riga di lacrime al ricordo del suo perduto amore. Ma poi arrivano altri soldati, molto meno 'galanti' di Inman, e maltrattano il bambino e cercano di stuprare lei. Inman interviene e la salva, uccide due dei soldati, il terzo (che aveva anche dimostrato un po' di umanità verso il bambino) si arrende e Inman lo lascia andare, ma Sarah sopraggiunge e lo fredda con un colpo di fucile, tornando subito in casa dal suo bambino come se avesse ucciso solamente una zanzara. Scena davvero toccante.

Dati tecnici:
Titolo originale: Cold Mountain
Durata: 155' circa
Anno: 2003
Regia: Anthony Minghella ("Il paziente inglese", "Il talento di Mr. Ripley")
Scenografia: Dante Ferretti, Francesca Lo Schiavo
Fotografia: John Seale
Costumi: Ann Roth
Cast: Jude Law (Inman), Nicole Kidman (Ada), Renée Zellweger (Ruby), Natalie Portman (Sarah), Philip Seymour Hoffman, Giovanni Ribisi, Brendan Gleeson, Charlie Hunnam, Ray Winstone, Donald Sutherland (il reverendo Monroe, padre di Ada), Jena Malone
Genere: Drammatico
Fonte: "Ritorno a Cold Mountain", di Charles Frazier
Girato in Usa e Romania, ha aperto la 54a Berlinale
Produzione: Albert Berger, William Horberg, Sydney Pollack, Ron Yerxa
Distribuzione: Buena Vista
Uscita al cinema: 13 febbraio 2004


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di nieto nieto

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  • dadadario 23/03/2010 12:04
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  • ipermax66 19/10/2006 17:02
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  • Monfalconese 15/10/2006 22:40
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  • brandolino 12/10/2006 11:59
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  • Conoscere 10/10/2006 17:37
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