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Fuga da Cold Mountain
Vantaggi ...
Svantaggi ...
Dettagli
| Genere | guerra |
|---|---|
| Età minima | per tutti |
| Regia | buona |
| Attori | convincenti |
| Sceneggiatura | mediocre |
| Colonna Sonora | appropriata |
| Qualità Video (DVD): | NON SO |
continua
Guerra di secessione americana: dopo la cruenta battaglia di Petersburgh il soldato Inman (Law), ferito e disilluso, decide di disertare e tornare a Cold Mountain, dove è atteso dalla bella Ada (Kidman); quest'ultima, morto il padre (Sutherland) si ritrova sola e inesperta, ma viene soccorsa dall'arrivo della possente e mascolina Ruby (Zellweger); dopo varie traversie e incontri più o meno significativi Inman tornerà a casa, ma la guerra non ha ancora finito di mietere vittime.
Minghella (regista e sceneggiatore) traduce abilmente in immagini il linguaggio ricercato di Charles Frazier, autore dell'omonimo romanzo, commettendo il suo stesso errore: la ricercatezza formale tenta di sopperire ad una trama a volte scontata e i personaggi si compensano a vicenda.
Il respiro epico e l'arte visionaria di Minghella sono notevoli, la fotografia di John Seale e la splendida scenografia di Dante Ferretti regalano un tocco di amarezza, disincanto e realismo, la colonna sonora di Gabriel Yared è in perfetta sintonia con la dolce brutalità della pellicola.
La prima parte, quella relativa al combattimento, è ai vertici del realismo e dell'espressività, ed è forse una delle più efficaci mai descritte, grazie anche al contributo potente delle musiche; la storia d'amore tra Ada e Inman non spicca per originalità nè per passione, ed è meglio riuscita nella prima parte, in cui si mette in scena verosimilmente l'imbarazzo, l'incertezza, il pudore, la voglia di conoscersi, che nella seconda, in cui i personaggi sono sorpresi continuamente a perdersi in patetici ricordi.
Il cast comprende grandi star, eppure rivela qualche sorpresa: la Kidman non convince appieno, Sutherland si ritaglia uno spazietto troppo minuscolo, la Zellweger gigioneggia e si profonde in una quantità innumerevole di smorfie ma conquista un (abbastanza meritato) Oscar come miglior attrice non protagonista e dimostra tutto il suo coraggio e l'impegno, specialmente nel lavoro che fa sul suo accento; Natalie Portman esce dai ruoli convenzionali di bella principessina e ci regala un'interpretazione nuova e toccante, eppure il migliore è Jude Law (nomination all'Oscar), capacissimo di infondere credibilità al suo carattere, di mostrare il suo percorso interiore, i suoi sentimenti per lo più contrastanti, e restare nella soffusa luce di eroe Omerico. Bravissimi i caratteristi.
Troppe somiglianze (del romanzo) con l'Odissea e, malgrado il film sia stato paragonato a Via col vento, una netta vicinanza di stile con Il paziente inglese. Minghella cresce (lo dimostra l'epicità delle scene di guerra) ma perde quel dolore mai patetico (mostrato ne Il paziente inglese, e si fa "aiutare" dal personaggio di Ruby, che funge da interruzione nei momenti più sdolcinati).
Ritorno a Cold Mountain è un'opera controversa, che difetta più nella trama che nella realizzazione, e manca di omogeneità più che di efficacia visiva. Alcune grandi scene (la profezia dei corvi, l'ingiustizia commessa sulla madre col bambino, le cure dell'anziana signora tra le sue capre) e belle intuizioni (l'imbarazzo di Inman che torna a casa e non è inizialmente riconosciuto dall'indurita Ada), uno splendido viaggio attraverso la natura (umana e ambientale) del protagonista contrapposto al meno interessante viaggio (mentale e di iniziazione) di Ada e Ruby, e un finale adatto e non consolatorio.
Minghella, coerente col suo messaggio di chiara denuncia alla guerra (più volte espresso dalle parole di Ruby: "chiamano questa guerra una nube sulla prateria, ma l'hanno voluta loro, e adesso se ne stanno sotto la pioggia a dire: sta piovendo!"), evita il lieto fine e lascia morire il personaggio a cui ci si era affezionati di più, che incarna il giovane di belle speranze e saldi ideali che non uccide a meno di esservi costretto (questo gli sarà fatale), dimostrando con un acuto pessimismo come purtroppo, nel mondo, chi prova pietas è destinato a finir male, e ancora come la guerra non generi soltanto morte fra i popoli che si combattono, ma addirittura uccisioni intestine (e per farlo sottolinea la brutale caccia ai disertori).
Un cinema delicato e forte al tempo stesso, capace di un respiro antico e di un'amarezza intestina che pochi dimostrano di possedere, eppure autolesionista in alcune scelte.
In ogni caso, sette nomination agli Oscar, una statuetta (Renée Zellweger), discreto successo di pubblico. Per ispirare il suo cast Minghella ha mostrato L'albero degli zoccoli di Ermanno Olmi: a quanto sembra, solo Law, i caratteristi, Seale e Ferretti hanno recepito appieno le sottili implicazioni, riproducendole nel raccontare la vita agreste.
Ma da Minghella ci si aspetta qualcosa di più.
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apo1971 09/06/2010 13:05
Io gli darei un 7 , risicato. Certo , "Il Paziente Inglese" è un'altra cosa , "Via col Vento" non ne parliamo , però si può vedere . Nicole Kidman , al contrario , la trovo disastrosa e fuori registro! Ottima recensione, da esperta di Cinema direi.
Kurt_R 16/09/2008 21:18
alcistene 08/07/2008 11:03
deliziosa stroncatura
brest 16/06/2008 09:02
In tv non l'ho trovato proprio orribile, ma ammetto che se lo avessi visto al cinema quasi sicuramente mi sarei addormentato. Cento volte meglio il clintoniano "Sommersby". s
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