Ritratti - Francesco Guccini

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Ritratti - Francesco Guccini

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RITRATTI DI UN PUZZLE DISOMOGENEO

3  15.04.2004

Vantaggi:
GUCCINI RIMANE UN GRANDE ARTISTA E UN GRANDE UOMO

Svantaggi:
IL DISCO NON E' CERTO UNO DEI CAPISALDI DELLA DISCOGRAFIA GUCCINIANA

Consiglio il prodotto: Sì 

Dettagli:

Qualità dei testi

Qualità della musica

Voce artista

Originalità

Design del disco

Paragone con dischi precedenti dell' artista


normosferico

Su di me:

Iscritto da:01.01.1970

Opinioni:342

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In media l'opinione è' stata valutata molto utile da 10 utenti Ciao

"Ritratti" (euro 18,54), l'ultimo lavoro di Francesco Guccini,, a tutto guarda fuorche' al futuro. Non e' una novita', Francesco Guccini e' sempre stato attratto - quasi ossessionato, felicemente ossessionato - dal passato. Dal ricordo, dalla memoria e dalla nostalgia. "Ritratti" e' un disco saldamente legato alla tradizione, e alla lunga produzione dell'artista. Fin dal titolo a una parola, "Ritratti": secco, deciso, come molti predecessori (titoli lapidari, forti al punto da non necessitare aggiunte: "Radici", "Guccini", "Amerigo", "Metropolis", "Stagioni"). Album non innovativo, e anche questa non e' una novita'. Guccini non ha mai avuto ne' l'esigenza musicalmente esploratrice di Ivano Fossati, ne' quel desiderio di superare la balbuzie musicale che portava Fabrizio De Andre' a cibarsi, regolarmente di collaborazioni illustri. E non ha neppure mai avuto - troppo "onesto" per farlo - l'aspirazione furbetta e furbastra di far passare per nuove, geniali e quasi rivoluzionarie, certe trame stancamente etcniche o malamente rockettare, come l'ultimo Vecchioni o il frequente De Gregori. Dei cantautori della prima generazione, e Guccini vi appartiene non tanto per eta' quanto per anticipo nei tempi e duratura genialita' nello scrivere, "il giullare montanaro" - come e' stato piu' volte chiamato - e' sempre stato quello piu' vicino al cantastorie. La musica non e' mai stata particolarmente importante, quasi sempre ridotta a semplice accompagnamento di un testo pregno, torrenziale, rutilante. Invariabilmente ispirato - e "quanto" ispirato. "Ritratti" non fa eccezione. La musica dei nove brani e' quasi unitaria, cambia raramente di tono, fin troppo monocorde. Piuttosto, quello che stupisce in "Ritratti" e' una evidente disomogeneita' tra i brani, come se - giunti a rimontare il puzzle - i pezzi non fossero tornati. E l'autore, ormai impossibilitato a ritardarne l'uscita, si fosse trovato costretto a consegnare alla casa discografica un prodotto finito, si', ma con troppa colla posticcia. E insolite sbavature. Non che Guccini abbia sempre e solo fatto concept album, cosa che puo' dirsi invece di De Andre', ma "Ritratti" e' un titolo - preciso e inequivocabile - che comunica un'idea non riflessa dai brani. Ci si aspetta delle istantanee sfolgoranti, dei ritratti indelebili; si ha invece a che fare con brani belli ma mai indimenticabili. E' un "deja vu" slegato frantumato, con troppi scalini. L'idea del puzzle irrisolto, degli estremi che non tornano, sembra confermata sia dalla scelta di pescare senza evidente organicita' tra autori vicini ma comunqui "altri" da se' (Manuel Vasquez Montalban, Jose' Manuel Serrat), fatto di per se' inconsueto per un autore che anzitutto scrive (di testi "nuovi" propri, qui non ce n'e' piu' di 5), sia dalla riproposizione di figure storiche cantate non oltre quattro fa (il Che della "Canzone" omonima, ripreso da Montalban, che fa pero' rimpiangere quello di "Stagioni"); sia, ancora, dal recupero' un po' estemporaneo di una canzone inedita di 33 anni fa, "La tua liberta'".
E se e' vero che, spesso, l'ultimo brano dei dischi di Guccini coincide con un "divertissement" o una perla in qualche modo "esterna" ("I fichi", ad esempio), qui il gioco funziona meno. Come funziona meno l'espliticitazione, sempre cara all'artista, del suo credo politico, la sua feroce indignazione, che in un recente passato aveva portato a bei testi ("Canzone per Silvia"), qui deriva - ed e' una novita' - verso un dolore didascalico ("Piazza Alimonda"). Anche la dialettale "La ziatta" sembra messa per rafforzare una falla, mentre "Odysseus" e "Cristoforo Colombo" (un Colombo simbolo di eroismo e solitudine) piacciono, a tratti rapiscono, ma non travolgono mai fino in fondo. "Ritratti" guarda al passato, perche' Guccini non sa fare cose non belle, che pero' porta con se la sensazione che oggi all'artista interessino piu' altre cose. Forse quello che manca a "Ritratti" e la genialita' e l'immediatezza e per questo l'album e' destinato a far compagnia ad "Amerigo" e "Stanze di vita quotidiana" , produzioni "minori" di Guccini. Come dire: un passo indietro rispetto a "Stagioni", due rispetto a "Quello che non". Idea personale, beninteso. Che nulla toglie alla grandezza artistica e morale di un grande uomo.

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Ritratti - Francesco Guccini Fotografia 2042 tb
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wannabewrtr

wannabewrtr

01.10.2005 00:18

A me è piaciuto, nonostante qualche cosa sia un pelino sottotono, disomogeneo come dicevi tu. Però c'è quella cosa fantastica che è Una canzone. Ma forse perchè ho un'adorazione smisurata verso tutto quello che è metanarrativo... "Perchè può nascere da un male oscuro, che è difficile diagnosticare, tra il passato teso e il futuro, lì presente pronto a scappare"... Semplicemente grandioso.

sherazade7

sherazade7

11.05.2004 20:47

condivido cio' che hai scritto, ma soprattutto ti faccio i complimenti per come scrivi! ciao fede

cub1

cub1

18.04.2004 02:22

può darsi tu abbia ragione, ma io ho amato questo disco al primo alscolto

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