Robin Hood (R. Scott - USA, Gran Bretagna 2010)

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Robin Hood (R. Scott - USA, Gran Bretagna 2010)

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chi era Robin Hood?

3  05.06.2010

Vantaggi:
Scott e Crowe

Svantaggi:
quasi tutto il resto

Consiglio il prodotto: Sì 

IceMan46

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Chi era Robin Hood?
Come per tutte le figure che hanno vissuto nell’immaginazione popolare - e la leggenda del fuorilegge della Foresta di Sherwood e della sua allegra brigata risale ai tempi del Medio Evo - la risposta cambia con il cambiare dei tempi.
Nel mondo della celluloide il migliore e più memorabile Robin Hood è quello interpretato da Errol Flynn, quello da dimenticare è rappresentato dalla figura che ci ha regalato Kevin Costner, e da oggi il meno allegro ci viene mostrato da Russell Crowe.

Nella lunga, sanguinosa, seria, nuova versione della leggenda, diretta da Ridley Scott sulla base di uno scritto di Brian Helgeland, Robin non è per nulla “Hood”, ma bensì Longstride, un arciere dell’esercito del re Riccardo Cuor di Leone che sta ritornando a casa dopo l’ultima Crociata.

Ci è sempre stato detto che Robin Hood rubava ai ricchi per dare ai poveri, ma probabilmente era semplicemente una liberale propaganda dei media.
Il Robin Hood di questo film non è un bandito socialista che pratica, gratuitamente, la ridistribuzione della ricchezza, ma piuttosto è, principalmente, un ribelle libertario che combatte contro le alte tasse e contro il piano del governo per calpestare gli antichi diritti dei proprietari e dei nobili provinciali.

Così, “Robin Hood” è un festino medioevale?
Piuttosto, benché tale descrizione fa sì che il film risulti sia più divertente che più provocante di quanto in effetti lo sia.

Le idee politiche, in ogni caso, sono più implicite che evidenti, cosicché regista e produttore possono in modo plausibile negare ogni particolare ed attuale riferimento. E questo è abbastanza giusto: la lotta di guerrieri cenciosi contro tiranni piagnucolosi e sadici avviene attraverso prove ed ideologie.

Nelle nostre menti, almeno al cinematografo, siamo tutti dei forti perdenti pronti a difendere i nostri diritti contro un mucchio di superprivilegiati cretini che comunque non ci lascerebbero soli.

Ridley Scott e Russell Crowe sono due vecchi marpioni nel suscitare questo tipo di vendicativa, onesta e populista passione. L’hanno fatto con successo con “Il gladiatore” a cui questo film assomiglia un poco.
Russell Crowe, più pesante (fisicamente) di quando recitava ai tempi dei Romani, e con indosso delle tuniche dal colore della terra invece che sandali e toghe, è abile nel trovare sfumature dentro personaggi concepiti senza mezzi termini.

Robin Hood è ovviamente stato ritagliato dallo stesso tessuto che ha generato Massimo Decimo Meridio de “Il gladiatore”, Jack Aubrey di “Master and commander: Sfida ai confini del mare” e Jim Braddock di “Cinderella Man – Una ragione per lottare”, ma nel contempo mostra scaltrezza e astuzia che ben si adatta alla storia ed alla sua collocazione.

Se solo la storia fosse stata più “magra” e più agile … ma, ancora, questo è un film di Ridley Scott … insomma si va al cinema aspettando pomposità al servizio di temi plumbei.
Inoltre ci si aspetta talento e precisione nell’orchestrazione di ampie sequenze d’azione, e di queste ce ne sono molte in “Robin Hood”, abbastanza per tenerci vigili ed impegnati in modo discontinuo.
A mio parere il miglior Ridley Scott lo vediamo nelle prime scene nelle quali il re Riccardo (interpretato da Danny Huston) ed i suoi soldati sostano durante il loro lento cammino verso casa, provenendo dalla Palestina. Si fermano e mettono sotto assedio un castello francese. È un assalto abbastanza inutile, ed i risultati sono catastrofici, ma la battaglia dà a Scott l’opportunità di condurre un breve e brutale seminario sulle tattiche militari del XII secolo, completate da torme di arcieri, scalatori di pareti e tinozze piene di olio bollente.

Inoltre Scott tratteggia le personalità di almeno una dozzina di altri importanti personaggi (incluso il futuro fuorilegge e braccio destro di Robin, Little John interpretato da Kevin Duran) nel bel mezzo di un caos marziale.

Ed ancora, Ridley Scott aggiunge anche un piccolo ed accurato scherzo: i Francesi, essendo Francesi, hanno un gruppo di cuochi che servono loro zuppa nel bel mezzo della battaglia. Uno di loro prende un arco e tira una freccia che cambierà il corso della storia britannica.

L’idea che una persona normale ed anonima possa avere un grande impatto sugli eventi del mondo è una nozione gradevolmente democratica.

Fuggendo dalla sconfitta armata inglese, Robin vede un cavaliere morente, Robert Loxley (interpretato da Douglas Hodge), e decide di riportare in patria, nel Nottinghamshire, le sue insegne e la sua spada. Laggiù la moglie Marion (interpretata da Cate Blanchett) ed il padre Walter (interpretato da Max von Sydow) di Loxley stanno difendendosi dagli esattori delle tasse, dalla chiesa e dal disonesto sceriffo (interpretato da Matthew Macfadyen).

Robin e Marion inizialmente si fronteggiano guidati da un forte antagonismo, ma poi la riforma delle tasse e la eterosessualità li unisce per sempre.

Nel frattempo – e credetemi c’è una montagna di “nel frattempo” in questo affollato ed ingombrante film – il re Riccardo è stato rimpiazzato dal più giovane fratello, Giovanni (interpretato da oscar Isaac).
Riccardo non è stato per nulla un grande: grazie alle sue crociate ha portato il suo paese sull’orlo del fallimento. Ma Giovanni è peggiore, e questo lo apprendiamo immediatamente in quanto, a differenza del fratello, è più interessato al sesso che al combattimento. Ed è più interessato a fare sesso con una aristocratica francese (interpretata da Léa Seydoux) anziché che con la propria moglie inglese.
Eleonora d’Aquitania (interpretata da Eileen Atkins), un’altra specie di aristocratica francese e madre di Giovanni, non approva la relazione.

L’animosità antifrancese che il film “Robin Hood” emana è, in modo divertente, sopra le righe - il re francese inizialmente intravisto mentre rumorosamente si ingozza con delle ostriche - ma forse è anche un poco anacronistica, meno adatta al 1200 (epoca nella quale è ambientato il film) che al 2003 (quando per rimostranza contro il mancato appoggio francese alla seconda guerra del golfo gli americani iniziarono a chiamare “Freedom Fries” le patatine fritte servite al Mac’s fino ad allora chiamate “French Fries”).

Ma qualcuno deve per forza fare la parte del mascalzone, e “Robin Hood” ne ha uno abbastanza buono nella figura di Godfrey (interpretato da Mark Strong), un cortigiano dalla doppia faccia il cui diabolico piano è quello di fomentare una guerra fra Giovanni e i nobili del nord dell’Inghilterra in modo da giustificare una invasione francese che porterebbe alla riconquista dell’Inghilterra, già avvenuta nel 1066.

Mentre si avvicina verso la sua sanguinaria fine, il film “Robin Hood” trasforma in cenere ogni documento storico, ed anche la biografia del suo proprio eroe, la cui verità è rivelata attraverso una serie di assurde e insoddisfacenti scene retrospettive.

Chi era Robin Hood?
Dopo più di due ore di frecce infuocate, di musica ad alto volume e di provocatori slogan, è stranamente duro dirlo.
Robin è certamente per la libertà - di tipo inglese, chiaramente - e se abbiamo qualche cosa di negativo da dire a riguardo di questo personaggio, diciamolo in francese.


Fotografie per Robin Hood (R. Scott - USA, Gran Bretagna 2010)
Robin Hood (R. Scott - USA, Gran Bretagna 2010) robin 1 - Robin Hood (R. Scott - USA, Gran Bretagn
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Ciobin

Ciobin

27.06.2010 17:36

eccellente

murales69

murales69

18.06.2010 01:50

La tua è una ottima recensione. Il film però non mi convince e non so se lo vredrò.

sarad12

sarad12

14.06.2010 23:21

eccomi, ciao

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