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Opinione

per Rudebox - Robbie Williams
Leggi l'opinione successiva "un pò di perplessità!!!"
4 Stelle Anni 80, sithy pop, disco music, rap e depressione Opinioni con immagini
20 su 20 utenti Ciao hanno valutato come utile la seguente opinione Vedere le valutazioni
Raccomandato: Si

Vantaggi supera Escapology e Intensive Care un'atmosfera anni 80' e featuring di tutto rispetto

Svantaggi brani rap che sminuiscono il taglio qualitativo...tracce non immortali come ai tempi di Angels

Dettagli

Qualità dei testi ottima
Qualità della musica ottima
Voce artista buona
Originalità molto originale
Design del disco soddisfacente
Paragone con dischi precedenti dell' artista migliore

L'autore

Groudy.Blue Dal 25 mag 2004

Ho pubblicato il mio libro Mosaico Scampia, uno studio sociologico (che trovate anche su Ciao... continua

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"Chacun à son goût " è scritto a caratteri cubitali in un tatuaggio sul torace di Robbie Williams, che, in Rudebox (2006) come in ognuno dei suoi album, si ricrea da zero con un nuovo sound. Dopo il Robbie in versione 007 di I've Been Exspecting You o della versione swing consacrata sotto il segno del Rat Pack in Swing When You're Winning, stavolta il viaggio riparte dal rap e dalla new wave anni 80'.

Le citazioni dell'album possono essere notevoli, la miscela anni 80' di quest'album si rifanno ad un soft sinthy pop figlio dei Depeche Mode in versione Black Celebration (1986), palesi sono anche i collegamenti con i Pet Shop Boys più sottili ed elettrici (che non a caso collaborano alla realizzazione di due brani di questo cd dove la voce inconfondibile di Neil Tennant emerge come non mai) non manca nemmeno una manciata di techno house anni 90' e un rap duro che recupera stili precedenti all'ormai osannata ricerca r'n'b.
Non mancano le cover: un'eccezionale scarica dance music con Lovelight di Lewis Taylor, Kiss Me di Patrick Duffy riletta in stile house con la firma di Joey Negro e poi ancora il ripescaggio di Louise degli Human Legue tinta a nuovo con William Orbit. Dulcis in fundo, non rinuncia all'appello,nemmeno una rilettura di Manu Chao e dei suoi successi Bongo Bong e Je Ne T'Aime Plus per creare un'unica canzone in cui appare anche la voce di Lily Allen, senza dimenticare che vale anche la pena segnalare Never Touch That Switch, track spigolosa prodotta dai Soul Mekanik.

Rudebox è un mastodontico lavoro di 16 tracce che, in quanto a freschezza, è una spanna al di sopra di Intensive Care e forse è anche in grado di superare anche Escapology. La voglia di rimettersi in gioco con un' espressività più immediata, sperimentare, divertirsi è forte, malgrado gli sprazzi depressivi si fanno risentire accanto a vecchi rigetti del passato (non manca nemmeno una canzone autobiografica contro i Take That).

Che dire?
I crediti per affermare che Rudebox sia un pezzo forte nella discografia di un artista come Robbie Williams,sembra avere tutte le carte in regola. Avvisati, però, siamo ancora una volta di fronte ad un album che non regala hits indimenticabili del calibro di Angel, She's The One o anche Rock Dj e Love Supreme ( ma questa è una storia comune, è il sistema dell'industria discografica ad essere cambiata).

La rivista britannica del NME inneggia Rudebox come il miglior album di Robbie Williams, ma molti altri critici rasentano la sufficienza di questo album.

Come stanno davvero le cose?

Le discrepanze non sono da sottovalutare: Rudebox è un album qualitativamente valido e dal sound intelligentemente accattivante che non si fa scivolare via in due parole. Non è da primo ascolto, anche perché si tratta di un album lungo e articolato, eppure, dopo averlo ascoltato e ascoltato,qualche tentennamento rimane.

Quasi impeccabile la veste anni 80', degna di appassionati storici e nuovi estimatori; la parte rap contrassegnata da testi rudi e chilometri lascia avvertire un calo.
Valutare Rudebox resta davvero un dilemma, rasenta la piena soddisfazione ma trattiene un mezzo voto che se tolto sminuisce troppo il disco, se messo lo sopravvaluta.
Promosso a pieni voti il tris in avanscoperta di Lovelight, Bongo Bong-Je Ne T'aime Plus e We're Pet Shop Boys ma sinceramente scartate Keep On , Burslem Normals e il fair play generalizzato nella fase centrale dell'album che crea una fase di accomodamento in un'elettronica monotona che lede l'album. Nonostante tutto però, l'ascolto globale dell'intero album riesce a creare un' atmosfera interessante nel panorama del ripescaggio degli anni 80' in maniera fresca e rigenerativa che fa di Rudebox un album da prendere in considerazione almeno per un pugno di ascolti.

►L'ALBUM VISTO DA VICINO

Si apre con l'omonima Rudebox il percorso di questo lunghissimo album di circa 75 minuti: un singolo in versione rap elettro-melodico quotato dalle classifiche dei singoli ma non pienamente riuscito rispetto a esempi ben migliori all'interno di questo disco: atmosfera robotica, ruvidità nelle parole del testo ma senza quel qualcosa in più. Per trovare la giusta dimensione, Robbie Williams deve rimanere a lievitare fino al terzo brano dove, dopo il velo country,gradevole e disimpegnato di Viva Life On Mars (che ha tanto l'impressione di uno scarto del precedente Intensive Care)si decolla con lo spirito anni 80' di Lovelight perfettamente in sintonia con un ritmo ballabile in stile John Travolta- Prince finemente sintonizzata in un'armonia dance tendente a qualche effetto punk in retrogusto.

Balza poi fuori la coinvolgente rilettura di Manu Chao con l'esperimento Bong Bong-Je Ne T'aime Plus in versione tendenzialmente glam rap setacciata in un sinthy leggero e uno strascico di sax impeccabile.
Con la successiva She's Madonna, comincia a delinearsi il primo esperimento della produzione a quattro mani con i Pet Shop Boys.

Terminato questo primo breve percorso in discesa nella consacrazione, comincia un leggero pantano in cui l'attenzione tende a calare: Keep On, scivola via tra un rap con giochi di parole giapponesi, Good Doctor, un rap vagamente in chiave blues scivola altrettanto pur portando con se la visibile amarezza di un Robbie Williams che in fatto di farmaci antidepressivi ne sa davvero qualcosa, qui sembra puntare sull'autoironia, ma in molti punti del disco il "dark side" appare tra le righe.

Tanto di cappello invece a The Actor, un minaccioso spirito tecno dance che un po' omaggia e un po' denuncia i grandi nomi del cinema USA e che in più porta in se un testo davvero importante sull'identità della gente attraverso e senza i miti.
E' giusto, se non doveroso aggiungere una piccola postilla, fatta eccezione per alcuni testi, i fraseggi di Robbie Williams mirano a trovare un lessico corposo e quasi impegnato anche se senza un particolare filo da concept album che contrassegnano un senso di maturazione notevole.

Valicando il rap deciso di Never Touch That Switch (ancora impigliato nel pantano centrale di Rudebox), l'ambiente torna a planare con lo stile da ballads riflessiva e acquerellata di Louis, un'anticamera che non lascia per nulla presagire l'esplosione magnifica del brano successivo: si tratta di We're Pet Shop Boys ( che ovviamente vede proprio la partecipazione dei PSB): il sapore è magnifico, l'elettronica un po' distaccata, i risvolti palpitanti dei bassi, un leggerissimo effetto trash pop, tutto in una magnifica atmosfera d'effetto davvero magnetica.

Placati gli animi da un'intensa adrenalina degna del periodo tardo anni 80', si schiude una delicata e quasi spiritata Burslem Normals con un disincanto e un senso ovattato che quasi richiama i Depeche Mode, ma questa volta nel sapore tiepido e stemperato di Exciter.

Torna un certo livello anni 80' con il ritmo dance vagamente in stile Madonna di Kiss Me e prima del congedo, Robbie Williams offre una decade autobiografica racchiusa in "The 80's" e "The 90's" ovvero, una cronistoria rap della gioventù agro dolce di Robbie: la scuola, la prima volta a letto con una ragazza e il suo primo cuore spezzato, la morte dei nonni e di una zia per un cancro, l'attaccamento alla madre e poi il decollo con "i quattro fratelli" Take That in cui non c'è bisogno di nominare Gary Barlowe per capire che è a lui che sono indirizzate alcune aspre critiche.

Per quanto simile può essere la struttura rap di queste due canzoni, la prima The 80's ha un rap maggiormente interpretato da uno stile Puff Daddy mentre The 90's ha tutta l'aria di riprendere vagamente le atmosfere dei vecchi tempi di No Regrets e Strong.

E per concludere, tutto si riappacifica in Summertime, una chiusura cristallina e un po' malinconica che di sicuro rimanda ad un prossimo capitoli di Robbie Williams . Oggi canta gli anni 80 e domani?

►IN CONCLUSIONE

Il problema rimane quello: la perplessità. Rudebox è un album che coltiva in sé contraddizioni qualitative: ci sono i grandi nomi, i grandi sound ma anche piccoli tonfi evitabili.

►EXTRA: CONTENUTO OPENDISC E DVD

Inserendo l'album di Rudebox nel proprio pc, apparirà una finestra di iscrizione al sistema opendisc del tutto innovativa: questo spazio permette, tramite connessione a internet, l'accesso ad un'area utenti riservata in continuo aggiornamento con video esclusivi e clip ( visibili con Windows Media Player e Real Player), è possibile ascoltare inedite versioni remix, consultare una ricca photo gallery inedita e ad ogni modo, la persuasione a farvi entrare nella community di Inner Sanctum dedicata a Robbie Williams diventerà il motivo principale di tutto questo spazio: problema, l'iscrizione a Inner Sanctum non è gratuita ( 25 sterline all'anno) ma, se vi consola, attraverso quest'area potete accedere al blog personale di Robbie Williams.

Ben altri contenuti sono presenti nel DVD di Rudebox (presente solo nella versione dell'album in doppio cd). Qui troverete il lungo documentario di We Are Not Alone, un tour del dietro le quinte vissuto e raccontato da Robbie Williams e il suo cast in giro per l'Europa tra un concerto e l'altro: Dublino,Amsterdam,Gothenburg, Copenaghen,Monaco,Hockeneim, Vienna ma anche e soprattutto Milano allo stadio San Siro…l'effetto è assicurato,quel breve filmato a Milano fa davvero la differenza rispetto a tutto il resto, parola di Robbie!

Non finisce qui: nel dvd c'è anche una delle prime versioni live del brano Rude Box e poi (piccolo spazio commerciale) tutto si conclude con il trailer di "Live" in nuovo dvd di Robbie Williams in uscita il 13 novembre 2006 con il meglio delle performance dei concerti di Robbie dagli esordi a Rudebox.


PAL\Chrisalis\EMI Music

►TRACKLIST

1. Rudebox
2. Viva Life On Mars
3. Lovelight
4. Bongo Bong and Je Ne T'Aime Plus
5. She's Madonna
6. Keep On
7. Good Doctor
8. The Actor
9. Never Touch That Switch
10. Louis
11. We're Pet Shop Boys
12. Burslem Normals
13. Kiss Me
14. The 80's
15. The 90's
16. Summertime

► DISCOGRAFIA

LIFE THRU A LENS - Chrysalis, 1997
I'VE BEEN EXPECTING YOU - Chrysalis, 1998
SING WHEN YOU'RE WINNING - Chrysalis, 2000
SWING WHEN YOU'RE WINNING - Capital, 2001
ESCAPOLOGY - Chrysalis, 2002
LIVE SUMMER 2003 - Chrysalis, 2003
GREATEST HITS - Chrysalis, 2004
INTENSIVE CARE- Chrysalis,2005
RUDEBOX- Chrysalis,2006
REALITY KILLED THE VIDEO STAR - EMI Operations/CEVA Logistics, 2009

Immagini

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Commenti

Avete domande riguardo Rudebox - Robbie Williams? Domanda
Pagina 1 di 5 | 1 - 5 di 22 commenti
  • baol70 17/12/2009 09:31
    Ha valutato l'opinione
    Eccellente

    ripassato :)

  • baol70 16/12/2009 10:52
    Ha valutato l'opinione
    Eccellente

    Un artista che comuqnue stimo molto. Recensione impeccabile, devo ripassare

  • mtctrm 11/12/2007 08:11
    Ha valutato l'opinione
    Molto utile

    non ho ascoltato l'intero album, ma i singoli sono abbastanza carini..

  • isama 18/02/2007 22:58
    Ha valutato l'opinione
    Molto utile
  • katane-sicily 08/02/2007 15:34
    Ha valutato l'opinione
    Molto utile

    Recensione di tutto rispetto.. Ho comprato il CD ieri, appena sentito, concordo in linee generali con il tuo giudizio. Ma non posso ancora dire di più, devo sentirlo meglio e tante alte volte prima di poter giudicare in dettaglio come te.

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