Opinione su "Sacra di San Michele"

pubblicata 05/12/2010 | barby.66
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"un'abbazia sopra un alto monte"

Torre della bell'Alda

Torre della bell'Alda

Da quando sono piccolina ho sempre frequentato la Valle di Susa che è la vallata vicino a Torino che porta alle montagne olimpiche.
Non distante dalla città, poco dopo i laghi di Avigliana, all’imbocco della Valle di Susa, in cima alla montagna si erge imponente e maestosa la Sacra di San Michele.
E’ molto bella, di notte è sempre illuminata ed assume un fascino molto particolare e può incutere timore.
Domina tutta la vallata, la vigila, è come una guardia silenziosa e un vero e proprio punto d’orientamento, davvero molto scenografico.
Così qualche tempo fa, in una domenica dove non c’era molto da fare, abbiamo deciso di andarla a visitare.

Entrambi eravamo già stati almeno due volte, ma molto tempo fa, quando eravamo piccolini e i ricordi erano affievoliti, ciò che io ricordo maggiormente era il ripido scalone centrale e il freddo che c’era sia all’interno che all’esterno.
Per arrivare si devono percorrere 4 chilometri in salita, con molte curve, la strada è stretta ed è immersa nel verde della vegetazione montana.
Tra l’altro nel percorso della salita abbiamo anche notato che c’erano molte piante di castagno, ed essendo nel periodo giusto cioè in autunno e al ritorno ne abbiamo approfittato per fermarci a raccoglierne qualcuna.
Siamo così arrivati al piazzale principale dove bisogna lasciare l’auto, parcheggiamo e ci avviamo a piedi verso l’ingresso, qui si dovrà camminare ancora per 5 o 10 minuti circa percorrendo una strada che sale dolcemente.

Arrivati al suo ingresso abbiamo notato che ora per visitarla si deve pagare un biglietto d’ingresso di 4 Euro a persona. Il biglietto si acquista in una casetta in legno che si trova sulla destra dell’abbazia.
Qui si possono acquistare anche dei souvenir, cartoline, penne, ma anche alcuni libri scritti in inglese, tedesco, francese e spagnolo.
Il sabato e la domenica l’ingresso è regolamentato e si entra a gruppi, ogni 20 minuti circa, con delle guide volontarie.
La visita di tutto il complesso dura circa 1 ora.
La nostra guida era molto brava e ci ha spiegato molto dettagliatamente la storia di questo antichissimo monastero, rispondendo a tutte le domande che noi gli facevamo.
La misteriosa, mistica e anche magica Sacra di San Michele è di color grigio verde, si erge sul monte Pirchiriano, chiamato anche Monte del Fuoco del Signore.
Il monte originariamente veniva chiamato Porchiriano, perché un tempo ogni monte qui intorno aveva preso il nome dagli animali che vi abitavano, qui infatti c’erano i porci, al Monte Musinè c’erano gli asini, al Monte Caprasio vi erano le capre, in un altro le pecore, ecc.
Dato che il nome non si addiceva molto ad ospitare un’abbazia, fu variato in Pirchiriano.
La prima abbazia fu costruita ancora prima dell’anno 1000 dal conte Ugo di Montboissier, un ricco nobile francese che risiedeva nella zona dell’Alvernia. A quel tempo quasi tutti i nobili almeno una volta nella vita decidevano di andare a confessare i propri peccati al papa, così fece anche lui e per redimersi come penitenza gli fu detto di costruire una chiesa, si pensa anche che per avere una penitenza così onerosa i suoi peccati dovevano essere importanti.
La costruzione fu attribuita all’architetto Gugliemo da Volpiano che costruì sopra le tre absidi già esistenti e gli studiosi stabilirono che qui, già in epoca Romana c’era un presidio militare.
Si pensa che la navata centrale sia stata costruita dal V al VI secolo, per i primi cristiani che risiedevano in queste zone. Successivamente arrivarono i Longobardi che installarono un altro presidio di guardia per combattere le invasioni dei Franchi e aumentare le loro difese.
Proprio loro dedicarono questo luogo all’arcangelo San Michele. Si pensava infatti che il modo migliore per avvicinarsi all’arcangelo, che non era un santo ( quindi non abita sulla terra, ma abita i cieli ), fosse quello di costruire un’abbazia in cima ad una montagna, proprio per essere più vicino al cielo.
Ecco perché questo è un edificio sia religioso che militare.
Una volta saliti i primi scalini ed entrati nella porta d’accesso, la guida si ferma per darci le prime informazioni sulla struttura e sulla sua storia, poi si percorreranno 243 ripidi scalini, in pietra molto scomodi.
Questo è chiamato lo Scalone dei Morti, perché un tempo qui venivano esposte le salme dei monaci e si svolgevano anche le cerimonie funebri. Fino a qualche decennio fa c’erano ancora alcune nicchie dove erano visibili gli scheletri dei monaci.
Qui un tempo c’erano anche molti sepolcri, anche se attualmente se ne contano soltanto due o tre, questo è tutto quello che è rimasto, il resto è stato distrutto dal tempo e dalle guerre.
Questo scalone rappresenta la vita terrena con le sue varie difficoltà, fino ad arrivare al Portale dello Zodiaco, che è anche il punto dove entra la luce che illumina lo scalone.
Questo portale è molto importante sia a livello artistico che culturale. E’ unico nel suo genere ed è il più antico ciclo romanico sullo zodiaco e su molte costellazioni. Rappresenta la morte, lo scorrere del tempo e quindi una nuova vita.
Questo portale è anch’esso molto antico, del XII secolo, davvero splendido. Qui ci sono degli antichi capitelli, pilastri, scolpiti e finemente decorati sia con immagini sacre che profane, tra cui il leone con la coda palmata, che rappresenta la rinascita, altri leoni che si rincorrono, due grifoni che beccano la testa di un uomo, un leone con la testa di drago, Caino che uccide Abele, il viso del diavolo, quattro falchi che si appoggiano su un cerchio, delle persone che litigano e che si tirano i capelli, Sansone che scuote le colonne di un tempio, ma anche due donne che allattano due serpenti.
In questo portale su una colonna di destra possiamo vedere tutti i 12 segni zodiacali formati da alcuni rami intrecciati.
Tra le particolarità è che all’epoca del Medioevo il segno dello Scorpione e della Bilancia erano considerati un unico segno, la Bilancia infatti era identificata all’interno dello Scorpione e i piatti della Bilancia erano rappresentati dalle chele dello stesso Scorpione.
Questo perché la Bilancia che da sempre rappresenta la giustizia, viene visualizzata sui reni e lo Scorpione sui genitali, punto della creazione del genere umano. Si pensava che erano i reni a dare una caratteristica di giustizia al potere creativo e generativo dello Scorpione.
Oltre a questo il segno del cancro è rappresentato rovesciato in base a come siamo abituati a vederlo attualmente e ci può ricordare la testa di un vescovo, mentre il Capricorno è rappresentato con le ali.
In questi capitelli e nelle facce interne si notano molte decorazioni floreali e di animali, si può anche vedere i lavori che effettuò il noto Niccolò o Nicholaus, scultore di note cattedrali realizzate nella zona del nord Italia, da citare la Cattedrale di Piacenza, il Duomo di Ferrara e il portale di San Zeno di Verona.
Qui lavorò tra il 1114 e il 1120, e si possono notare anche influenze del linearismo, della scuola scultorea francese di Tolosa del grande maestro Gilduinus.
Nella parte opposta, sul lato sinistro dello Scalone dei Morti ci sono i capitelli con le 15 costellazioni, comprese quelle dell’emisfero boreale. Guardando queste sculture non si può non pensare a come fosse possibile che un tempo vi era una conoscenza così approfondita del mondo celeste, degli astri, degli spazi celesti e soprattutto del cielo boreale.
Gli studiosi pensano che questo importante portale non sorgesse dove noi lo vediamo ora, ma sia stato probabilmente ricomposto, forse a causa di un terremoto o da un crollo della sua struttura.
Si è indotti a pensare questo perché è decorata soltanto la facciata interna e non quella esterna, mentre normalmente è quasi sempre il contrario.
La chiesa è quindi fatta su vari livelli.
L’ingresso della chiesa è attraverso una porta in legno tutta lavorata, una volta entrati ci ha avvolto la musica dei canti gregoriani.
Ci hanno poi fatto sedere, mentre un padre Rosminiano di cui non ricordo il nome è stato simpaticissimo e bravissimo, ha iniziato le sue spiegazioni sull’abbazia.
La chiesa è costituita da tre navate romano gotiche, al suo interno ci sono dei bellissimi affreschi del XV e XVI secolo, tra cui un trittico di Defendente Ferrari.
Qui sul lato sinistro della chiesa c’è quella che è la punta della vetta del Monte Pirchiriano, la possiamo riconoscere perché c’è una targa in cui c’è scritto : culmine vertiginosamente santo.
Altra particolarità è che solitamente nelle chiese la facciata è posta di fronte alle absidi che si trovano dietro all’altare principale, che solitamente è anche il portale d’ingresso, qui invece è posto sotto il pavimento, dove si trova la volta dello Scalone dei Morti.

Alcune parole per farvi conoscere un po’ della storia di questa struttura così importante
La storia è davvero molto antica, come anticipato prima nasce ancora prima dell’anno 1000 e si dice sia stata costruita su un sito dove ci sono particolari correnti geomagnetiche, legata anche ai poteri dei simboli.
Tra le leggende c’è quella che dice che il vescovo di Ravenna, Giovanni detto Vincenzo. Volle lasciare la sua carica per vivere da eremita, per costruire un piccolo insediamento religioso legato al culto di San Michele Arcangelo. Lui voleva costruire sul Monte Caprasio che è situato proprio di fronte al Pirchiriano, così iniziò a spostare sia i tronchi che le pietre per la costruzione di questa chiesetta.
Il giorno successivo non trovò più nulla, ma vide un gruppo di angeli che trasportavano il materiale sul monte Pirchiriano. Così sorse la prima rudimentale chiesa, di architettura bizantina.
Negli anni successivi fu anche costruita una piccola sezione in modo da poter ospitare sia i pochi monaci che vivevano qui che qualche pellegrino.
Successivamente il vescovo Giovanni detto Vincenzo chiese che questa chiesa venisse consacrata. Arrivò quindi il vescovo di Torino : Amizone.
Il vescovo durante la notte si svegliò a causa di alcune grida, vide che sul monte Pirchiriano c’era una luce fortissima che lo illuminava, lui entrò in chiesa e vide un altare che veniva sollevato dagli angeli.

La successiva abbazia che fece costruire Ugo di Montboissier, sorse a lato della chiesa, qui vi erano le cellette, la biblioteca, la cucina, il refettorio e le officine.
Il basamento di questa nuova chiesa è stata costruita sopra le costruzioni più antiche.
I lavoro all’interno durarono moltissimo, perché s’incontrava sempre qualche difficoltà, dovuta proprio al fatto della sua imponenza e della sua posizione. Ecco perché qui si possono vedere più stili, da quello romanico, al gotico francese.
Nella Sacra di San Michele vi erano i Benedettini e l’abbazia divenne uno dei più importanti monasteri.
Al tempo fu molto frequentato soprattutto per chi passava attraverso la Via Francigena, quella che porta in Francia. Era infatti anche un punto d’asilo per i molti pellegrini, ma era anche un punto fondamentale per la protezione delle persone che abitavano in questa zona. Qualche anno dopo nel XI secolo fu costruita una vera e propria foresteria, era distaccata dal monastero ed era in grado di ospitare numerosi pellegrini in cerca di riposo.
Al tempo la gente comune non sapeva né leggere, né scrivere e per poterlo imparare bisognava essere dei nobili o degli ecclesiasti. Qui i Benedettini riuscirono ad avere una ricchissima biblioteca, ma anche una scuola di grammatica che era famosa in tutta l’Europa del tempo.
I frati che vi abitarono erano circa una cinquantina e cercarono di conservare e di trasmettere la loro conoscenza. Erano dei viaggiatori e fecero numerosi scambi culturali con altri monasteri.
La Sacra di San Michele trattava ed era collegata direttamente con i nobili e con l’aristocrazia del tempo.
In tutta la sua lunga storia conobbe momenti di estrema gloria, ampliamenti e rimaneggiamenti vari, ma subì anche dei momenti di profonda decadenza.
Intorno al 1600 l’abbazia entrò in un momento di forte crisi e decadenza e nel 1621 l’abbazia fu abbandonata dai Benedettini, il monastero fu soppresso da papa Gregorio, e fu lasciato vuoto per circa 200 anni. Questo è anche dovuto al fatto che in Italia nacque il culto di San Francesco e la chiesa dei poveri, di conseguenza molte donazioni che un tempo facevano i nobili, non furono più elargite.
Senza dimenticare che la Sacra è situata in un punto molto scomodo da raggiungere. A quel tempo si saliva soltanto a piedi e la strada non era molto agevole, ( ricordo che l’abbazia è costruita in cima al monte Pirchiriano a 962 metri d’altezza ).
Così divenne una fortezza militare, fu bombardata più volte, fu anche semidistrutta prima nel 1630 dai soldati di Luigi XIII, da Richelieu, e nel 1706 quando ci fu l’assedio di Torino.
A seguito di questi avvenimenti ha subito molte modifiche e rifacimenti, fino ad arrivare alla completa e antica integrità.
Il re del tempo, Carlo Alberto di Savoia, il 29 agosto 1836, ottenne il benestare del Papa Gregorio XVI per affidare l’abbazia ai padri Rosminiani.
La casa Savoia al tempo era molto interessata a questa abbazia perché ne voleva fare un monumento dinastico e anche un mausoleo, e dal duomo di Torino, portarono qui le salme di molti principi e principesse della casata.
All’interno della chiesa possiamo ancora vedere dei grandi e imponenti sarcofaghi in pietra.
Nella parte antica della chiesa possiamo ancora vedere quella che un tempo era la struttura sempre in pietra usata dai Savoia per i loro ritiri spirituali.
Dalla navata interna sul lato destro passando attraverso una porticina in legno si può percorrere una scala che porta alla cripta. Qui si possono vedere le tre cappelle anch’esse molto antiche, infatti sono del X, XI e XII secolo.
I padri Rosminiani si insediarono qui il 13 ottobre 1836 e li possiamo trovare ancora adesso.
Tra coloro che contribuirono alle varie ristrutturazioni citiamo : Ernesto Melano, Arborio Mella, e per ultimo l’architetto portoghese Alfonso d’Andrade che nel 1888 creò la navata a sesto acuto.
Una volta che si è visitata l’abbazia al suo interno, si possono visitare le rovine esterne.
Tra tutte, quella che maggiormente spicca è la Torre della Bell’Alda. Non si sa bene quale fosse il suo uso di un tempo, quello che si pensa è che fosse un punto d’avvistamento per tutta la vallata.
Da qui infatti si riesce a godere di un ampio e splendido panorama, molto suggestivo. Tutto intorno le montagne che fanno da contorno a questa splendida valle, uno spettacolo davvero indimenticabile e molto suggestivo.
Legata a questa torre c’è un’antica storia che era già raccontata nel 1699 dallo storico Gallizia.
Si narra che c’era una bellissima ragazza che stava sfuggendo alla cattura da un gruppo di soldati che la stava inseguendo, ad un certo punto non ebbe più vie di fuga e dovette scegliere o di essere catturata o di buttarsi giù dalla rupe. Pregando intensamente San Michele, scelse di buttarsi giù, ma non morì, miracolosamente non si fece che qualche piccolo graffio.
Qualche tempo dopo aver raccontato quanto accaduto, molti di loro non ci credevano e le chiesero di rifare ciò che aveva fatto. Così, lei per vanità e per denaro, decise di ributtarsi giù, peccato che questa volta San Michele non le venne in aiuto e lei morì sfracellata.
Se questa storia sia veramente accaduta o no non lo sapremo mai, ma come in tutte le leggende c’è sempre una parte di verità. Dovremmo comunque imparare da questa antica leggenda a non essere troppo vanitosi.
Qui oltre alla Torre della Bell’Alda ci sono ancora alcuni pezzetti dell’antica abbazia di un tempo, anche se oramai rimane solo più poco. A causa di un forte terremoto i muri sono diventati pericolanti e purtroppo, si sono dovuti abbattere per far in modo che non cadessero.
C’è ancora una casetta sempre in pietra che era usata dal Genio Militare come telegrafo ottico che rimaneva sempre il più sicuro di tutti, perché non poteva essere boicottato, tranne che dalla nebbia.
Oltre a questo si possono ancora vedere dei pezzi dell’antica teleferica.
Da una legge emanata nel Dicembre 1994 la Sacra di San Michele è diventata il monumento simbolo di tutto il Piemonte, questo è dovuto anche alla sua antica storia, alla sua arte, alla sua bellezza, alla sua cultura, ma anche alle sue prove e testimonianze di forte spiritualità.
La Sacra di San Michele è stata anche fonte d’ispirazione per lo scrittore piemontese Umberto Eco, nel suo famoso romanzo “In nome della Rosa”. Famose sono le sue controversie religiose, le lotte politiche e anche la sua decadenza. Qui si volevano girare anche le scene dell’omonimo film, ma è poi stato scartato perché i costi da sostenere erano troppo elevati.

Dalla Sacra di San Michele inizia quella che da sempre è chiamato il Sentiero dei Franchi, un sentiero antichissimo utilizzato dai Longobardi, dai Franchi e da Carlo Magno che scese in valle dal Valico del Moncenisio.
Il percorso è da sempre un’importante via di pellegrinaggio, anche perchè collega cinque abbazie della Valle di Susa : Sacra di San Michele, Monte Benedetto, Certosa di Banda, Madonna della Losa, Abbadia di Oulx.
Attualmente questo percorso molto famoso e molto frequentato da chi ama stare in mezzo alla natura e vuol fare del trekking, senza troppe difficoltà.
Tra le persone degne di nota che sono venute in visita qui, c’è nel 1991 papa Giovanni Paolo II, e all’interno dell’abbazia si possono ancora leggere le parole che egli pronunciò in quei giorni.
Altra particolarità di questa antica abbazia è il fatto che è stata costruita in linea retta con Mont Saint Michel in Francia e al Santuario di San Michele Arcangelo in provincia di Foggia. Entrambi sono costruiti a 1000 chilometri di distanza tra di loro e proseguendo questa linea retta si arriva direttamente a Gerusalemme. Tra l’altro l’abbazia è costruita con l’ingresso rivolto a oriente, proprio da dove venne Gesù.
Questa abbazia aveva il privilegio di non essere sotto la giurisdizione di alcun vescovo. Tutto ciò nel 1803 fu soppresso e ristabilito nel 1817, ora fa parte della diocesi di Susa.

Questi gli orari di apertura della Sacra di San Michele:

l’orario invernale viene effettuato dal 16 ottobre al 15 marzo dalle 9.30 alle 12.30 e dalle 14.30 alle 17.00;
mentre l’orario estivo viene effettuato dal 16 marzo al 15 ottobre dalle 9.30 alle 12.30 e dalle 14.30 alle 18.00.

Sia nel periodo estivo che in quello invernale tra le giornate feriali e le giornate festive ci può essere una variazione di circa 30 minuti circa.
Per raggiungere la Sacra di San Michele si deve prendere l’autostrada Torino – Bardonecchia e uscire a Rivoli, da qui s’imboccherà la SS 24 fino ai laghi di Avigliana e seguendo sempre le indicazioni la strada inizierà ad inerpicarsi sul monte, fino a raggiungere il parcheggio.

Si può raggiungere la Sacra anche con la strada ferrata chiamata : Carlo Giorda.
Parte vicino alla base della parete a nord della Sacra, nella località che è chiamata Croce della Bell’Alda, qui c’è anche un parcheggio per le auto.
La strada ferrata termina vicino alla stradina asfaltata che si trova a pochi metri dalla sacra.
Il tempo di percorrenza di questa strada ferrata è di 4 ore circa, ma non è molto difficile.
Consiglio, come tutte le altre strade ferrate di percorrerla con le adeguate attrezzature.
Il miglior periodo per affrontare il percorso è da aprile a ottobre, causa il freddo intenso che si può trovare sulle pareti
Per la discesa si può percorrere la mulattiera di Sant’Ambrogio.

Il luogo è splendido ricco di storie e di avvenimenti magici, si noterà anche un’energia particolare e un fascino unico. Inizieremo a vederla già da lontano, se la guardiamo dalla strada sottostante può anche incutere timore, ma le sensazioni che scopriremo quando si è al suo interno sono indefinibili.

Rechiamoci qui con amore e rispetto, e pietre dolcemente ci parleranno, dobbiamo però aprire il cuore e ascoltare con esso.


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Commenti su questa Opinione

  • kurtolo pubblicata 08/10/2011
    ottimo
  • iceman1 pubblicata 15/01/2011
    Hai proprio ragione: ha un fascino particolare! Ciao
  • geolele pubblicata 23/12/2010
    Bellissima segnalazione!
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Su Ciao da: 08/09/2004