Opinione su "Sacra di San Michele"

pubblicata 23/05/2015 | Sybille_80
Iscritto da : 18/10/2008
Opinioni : 216
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Su di me :
Ottimo
Vantaggi Luogo da scoprire, scenario incredibile
Svantaggi -
Eccellente
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Rapporto qualità prezzo
Collocazione
Orari di apertura
Interesse

"Luogo di storia, luogo di leggende"

Sacra di San Michele

Sacra di San Michele

Annessi e connessi

Oggi vi porto con me in visita alla Sacra di San Michele. La Sacra è un monumento che avrei voluto vedere da molto tempo, e proprio per questo, alla prima occasione utile non ho avuto dubbi.

Situata nel comune di Sant’Ambrogio di Torino, diocesi di Susa, data la sua unicità, è stata scelta come monumento simbolo del Piemonte. Probabilmente lo conoscerete tutti, perché è un luogo piuttosto particolare , collocato proprio sulla cima del monte denominato Pirchiniano. Data la sua posizione la Sacra nel corso dei secoli è diventata un punto nevralgico per il transito di molti pellegrini Italiani e Francesi.

La via Michelita o la via Angelica

In realtà, prima della mia visita alla sacra, ero a conoscenza soltanto della via Francigena, che guidava i pellegrini da tutta Europa verso Roma. La Via Michelita o la Via Angelica, unisce le Basiliche di Mont Saint Michel in Normandia, la Sacra di S. Michele in Piemonte e Monte Sant’Angelo in Puglia.

La leggenda vuole che questa via sia stata tracciata dalla spada di San Michele durante la lotta contro il demonio.

Sempre secondo questa leggenda la Sacra di San Michele si trovi esattamente a metà della Via Michelita, a 1000 chilometri da Mont Saint Michel e a 1000 chilometri da Monte Sant'Angelo in Puglia.

Ai piedi della Sacra c’è la Valle di Susa, e da qui, lo sguardo corre verso le vallate che collegano la vicina Torino alla più lontana Francia.Nel corso della storia per lungo tempo, il monte Pirchiniano è stato utilizzato come punto strategico dedito alla sorveglianza delle popolazioni circostanti. Soltanto verso l’anno mille, nei primi scritti è possibile ritrovare qualche informazione sulla costruzione della sacra.
Ma ancora una volta sono molte le testimonianze che si mescolano, miscelando leggende e fatti reali. I primi scritti, storicamente riconosciuti, che citano la sacra sono quelli del monaco Guglielmo, secondo il quale, la sua costruzione ebbe inizio nel 966. Il monaco avrebbe vissuto qui per lunghi anni, anche se, i suoi scritti sono molti e le date non quadrano sempre.

Consigli di viaggio

Il monumento è facilmente raggiungibile attraverso un breve percorso a piedi (meno di un chilometro). L’afflusso di turisti è talmente forte che è stato realizzato un piccolo parcheggio un po’ più a valle per rendere disponibile la visita a tutti. La passeggiata per raggiungere la sacra è breve e nei giorni festivi è possibile usufruire della visita guidata. Il costo della visita è cinque euro (2015), e decisamente li merita tutti. Anche perché la visita è bella se si riesce ad unire quanto vedono gli occhi, con l’imponenza della storia. Da tenere in considerazione che, proprio per la costruzione particolare, ci sono molti gradini, dislivelli e pavimentazioni sassose all’interno dell'abbazia.

Medioevo storico ed altre leggende

La guida ci accoglie a fianco della rappresentazione dell’Arcangelo Michele. La statua è molto bella, con quelle grandi ali spiegate e quel viso sereno, l’artista prescelto è un artista alto atesino. Il viso dell’angelo punta verso l’orizzonte, con una serenità percepibile e che sembra quasi un auspicio positivo per tutti i visitatori.

Prima di addentrarci all’interno la guida sottolinea l’importanza del Santo Giovanni Vincenzo, un eremita che soggiornò qui a lungo ed al quale si riconducono le nicchie più antiche e l’ambiente centrale della cripta. Questi ambienti, e la stessa idea iniziale della Sacra, sono legati a questa figura che per primo ebbe l’intuizione di un piccolo ritrovo lontano dal mondo, per chi cercava pace ed isolamento. Ci si riferisce a questa figura soprattutto perché il Santo, aveva vissuto per un periodo a Ravenna, e molti dei motivi sulla parte più antica della Sacra richiamano l’architettura bizantina. Anche la stessa scelta del monte Pirchiniano assume i contorni della leggenda, proprio perché si racconta che la costruzione fosse iniziata sul monte Caprasio, ma i massi continuavano a sparire rendendo inutili le operazioni. Una notte il Santo Giovanni Vincenzo, sarebbe stato sveglio per sorvegliare questi massi ed avrebbe scoperto degli angeli a spostarli sul Monte Pirchiniano. Per questa ragione, si decise di spostare l’opera (che non era compiuta) dal monte Caprasio a quello Pirchiniano. Da allora le opere procedettero senza problemi.

Sulla costruzione

La struttura dell’abbazia, fu per lungo tempo affidata ai Benedettini, che diedero asilo ai pellegrini che utilizzavano la via Francigena in cammino verso Roma e protezione alle popolazioni della zona.

L’opera più ardita fu immaginata dall’abate Ermengardo, che resse il monastero da fine anno mille a prima metà 1100. Fu sua l’idea dell’ impressionante basamento, che partendo dalla base del picco del monte, raggiunse la vetta, costituendo il livello di partenza per la realizzazione della nuova chiesa.

Questo basamento, uno dei pochi al mondo con una costruzione così particolare, è alto 26 metri ed è sovrastato dalle absidi che portano la cima della costruzione a sfiorare i 1.000 metri di altitudine rispetto ai 960 del monte Pirchiriano. Proprio la punta del monte Pirchiriano costituisce la base di una delle colonne portanti della chiesa ed è tuttora visibile e riconoscibile grazie alla presenza di una targa, all’interno della chiesa, riportante la dicitura: "culmine vertiginosamente santo" modo in cui amava definire questo posto il poeta rosminiano Clemente Rebora. Osservare questa punta dall’interno della chiesa e scoprire che si tratta della cima di un monte è decisamente un immagine particolare ed unica.

Questa nuova chiesa sovrasta le strutture più antiche che sono state completamente inglobate, il passaggio del tempo nella costruzione è evidente dai diversi stili presenti (stileromanico con caratteristiche normanne, stile romanico di transizione, gotico francese)

Lo scalone dei morti

Dal protiro, a più piani, si accede allo scalone dei Morti, così chiamato perché anticamente era fiancheggiato da tombe. Ho trovato questo scalone, decisamente impressionante. Il profilo della montagna si affianca alle scale, ed è un po’strano se si pensa a come il palazzo si sia praticamente sviluppato sulla montagna stessa. Lo scalone dei morti è la parte che ho amato di più: enorme, altissimo, pieno di archi e così strano con quella montagna che ad un certo punto s’incontra con i gradini. Poco più in la c’è la porta dello Zodiaco, con gli stipiti decorati da rilievi dei segni zodiacali.All'epoca, i segni zodiacali, erano un modo per rappresentare lo scorrere del tempo. Devo essere onesta, non sono stata molto brava ad identificare i singoli segni, la guida ci aveva avvisato soltanto che la bilancia era stata fusa con lo scorpione, ma io, purtroppo ho identificato (e non ne sono nemmeno certa) soltanto l’ariete.

Proprio per adattare la struttura, alla vetta del monte, l’aspetto estetico è differente rispetto a quello di una normale facciata. La costruzione, è differente, forzatamente particolare ed innovativa. E così, esteriormente, la vera facciata corrisponde allo scalone dei morti mentre la chiesa effettiva è un po’ più in alto dopo un'altra rampa di scale ed un terrazzo panoramico.

Dopo seicento anni di vita benedettina, nel XVII secolo, la Sacra restò quasi abbandonata per più di due secoli. Nel 1836Carlo Alberto di Savoia, pensò di collocare, stabilmente, una congregazione religiosa. Offrì l'opera ad Antonio Rosmini, giovane fondatore dell'Istituto della carità, che accettò, trovandola conforme allo spirito della sua congregazione. Da allora, la Sacra è abitata e gestita dai Padri Rosminiani.

La leggenda di Alda

Su tutte le altre rovine, che raccontano della vita precedente di questo luogo, che fu per lungo tempo utilizzato come punto di vedetta, la più evidente è la torre della bell’Alda. Si dice, che la ragazza inseguita da alcuni soldati avrebbe tentato di fuggire si sarebbe ritrovata alla cima della torre. Costretta a gettarsi sarebbe stata salvata dall’aiuto di alcuni angeli. Ma sempre la leggenda, vuole che per dimostrare ai compaesani quanto successo, ritentò di lanciarsi, e dato che questa volta fu semplicemente per vanità, questa volta ne rimase uccisa.

Il nome della Rosa

La sacra ispirò Umberto Eco per la realizzazione de ‘Il nome della rosa’.

Effettivamente, vederla in lontananza avvolta dalla nebbia mattutina è un emozione che ti trascina in altri tempi. L’ambientazione è questa, anche se il film non è stato girato in questa sede, perché i costi logistici sarebbero stati troppo alti da affrontare. Purtroppo, non ho avuto la possibilità di visitare la biblioteca che è visitabile soltanto una volta al mese, in una data prestabilita.

Concludendo

La Sacra di San Michele è senza dubbio un luogo da visitare per la sua importanza storica, ma anche per il panorama che si gode da qui. A mio parere è un monumento unico al mondo da scoprire e conoscere.


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Commenti su questa Opinione

  • milady8 pubblicata 24/07/2015
    che bella descrizione e che bella giornata che è stata
  • doomer pubblicata 28/05/2015
    Eccellente ...Sono ripassato come promesso per la giusta valutazione alla tua pregiata opinione a presto!
  • stefy1970 pubblicata 23/05/2015
    molto bella
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Su Ciao da: 08/09/2004