Salò (Silvio Bertoldi)

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Salò (Silvio Bertoldi)

Tre sono in genere gli eventi descritti nei 21 mesi che vanno dall'8 settembre 1943 al maggio 1945: l'occupazione tedesca, la Resistenza e la vicenda ...

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Opinione su "Salò (Silvio Bertoldi)"

pubblicata 09/02/2015 | silvius123
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Concordo con il Saggio che sentenziava: "Preferisco il bacio al lebbroso alla stretta di mano del cretino"
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"SALO'"

Salò (Silvio Bertoldi)

Salò (Silvio Bertoldi)

Salò. Vita e morte della Repubblica Sociale Italiana

racconta intrighi e meschinità di un mondo alla dissoluzione che la debolezza di Mussolini, virtuale prigioniero dell’alleato tedesco, contribuisce ad esaltare.
Alcuni protagonisti dell’epoca forniscono all’autore la propria testimonianza, tra l’altro Giorgio Pini, ex sottosegretario agli Interni della Repubblica sociale italiana

La nuova creatura politica prende vita il 14 novembre 1943. In settembre, i paracadutisti tedeschi di Skorzeny liberano Mussolini al Gran Sasso e lo trasferiscono a Monaco, dove si riunisce alla famiglia. In un discorso radiofonico, annuncia agli italiani la formazione di un nuovo soggetto pubblico che, però, divide il fronte del consenso. Qualcuno aderisce, altri si defilano, altri ancora vacillano.

Pettegolezzi e ambiente sul Garda

Le maldicenze fioriscono tra mogli, amanti, parenti, che seguono i protagonisti in fuga. Impera l’intrallazzo, la spiata, il servilismo verso l’alleato tedesco per ottenere favori materiali e la compiacente tolleranza per traffici e commerci. I luoghi di ritrovo e i caffè ospitano il nutrito gruppo degli “esuli”, avulsi dalla comunità locale, il cui divertimento consiste nel propalare malignità sul prossimo, sull’esempio dei moderni condomini rissosi.

Il Duce in privato

Mussolini, il capo, soffre d’insonnia, prova nausea per la politica, è insofferente alle beghe, oppresso dalla gelosia della moglie, furibonda per la presenza sul lago dell’amante Claretta Petacci.
La scrittura gli offre momenti di tranquillità, lontano dai collaboratori in cerca di potere e privilegi e dall’assalto di amici e parenti di donna Rachele, bramosi di stipendi e prebende.

Si fanno sentire le antiche suggestioni socialiste. A poco a poco, prende corpo l’idea di un’economia socialista, in contrasto con gli “ipocriti” industriali che hanno prosperato per venti anni sulle generose commesse di stato. Il progetto da subito incontra aspri ostacoli tra i comandi tedeschi e non incanta la classe lavoratrice. La sperata pianificazione abortisce quasi sul nascere.

Rapporti con l’alleato tedesco

I tedeschi non nascondono l’evidente disprezzo che nutrono per i fascisti. È chiaro a tutti che serve una decisa sterzata, sia per migliorare l’immagine del partito, sia come indizio del superamento della crisi.

Il generale Graziani si mette al lavoro con l’intenzione di organizzare l’esercito. I bandi di reclutamento sortiscono risultati assai deludenti e le autorità spesso ricorrono al ricatto, arrestando genitori e parenti dei coscritti, nella speranza di attrarli ai centri di raccolta. Al contrario, accorre una massa di generali, colonnelli, ufficiali, sedotti dallo stipendio molto elevato, in pratica degli sbandati con problemi di decoro e sopravvivenza.

La scarsa considerazione dell’alleato spesso porta a decisioni unilaterali, immotivate, ed a fatti clamorosi, sfociati nella fucilazione di alti ufficiali della marina italiana. A Genova, ad esempio, interviene con la massima decisione la X Flottiglia Mas di Borghese. Armi alla mano, impone di ridare dignità e funerali militari alle salme di comandanti, inumate in anonime fosse comuni.

Il Principe nero

Una tra le poche eccezioni, se non l’unica, di fascista che gode di gran credito presso i comandi tedeschi è il principe Junio Valerio Borghese. Personaggio d’illustre stirpe, possiede una popolarità quasi leggendaria, meritata per alcune imprese eccezionali, degne di medaglia d’oro. Si disinteressa di politica e s’ispira al romantico codice d’onore che vede il signore guidare i propri “cavalieri” nella lotta e distinguersi per temerarietà e sprezzo del pericolo.

Da guerriero d’altri tempi, non riconosce l’armistizio di Cassibile, stipulato con gli alleati, non obbedisce all’ordine di deporre le armi e mantiene intatto il prezioso patrimonio militare della X Flottiglia Mas.
I nemici lo ammirano e lo temono, ricordando con apprensione le incursioni dei piccoli sommergibili e dei “maiali” nei loro muniti porti, e le trentadue navi colate a picco.

Borghese si schiera a fianco di tedeschi e fascisti, pare influenzato dal risentimento personale d’essere stato tenuto all’oscuro dell’armistizio e delle trattative intercorse.
L’ordine tassativo del principe è di aprire il fuoco contro qualsiasi soggetto tenti un attacco alla sede del gruppo, a La Spezia.

L’andamento incerto delle ostilità costringe Berlino a confiscare buona parte delle piccole unità navali italiane, assai apprezzate dall’ammiragliato tedesco. Per sopravvivere, la Decima Mas si trasforma in unità di terra, i marò San Marco, esperti in sabotaggi e lotta antipartigiana.

Il conte Ciano e la suocera

Per il voto espresso al Gran Consiglio del fascismo (25 luglio 1943), Ciano è processato per il “tradimento dell’Idea”, un vero e proprio abominio giuridico. Gli alti gradi del nazismo, ricambiano la disistima nei loro confronti e lo odiano, soprattutto Hitler, per la faccenda dei famosi Diari, compilati durante la sua permanenza al Ministro degli Esteri.

In casa Mussolini, le cose non vanno meglio. Donna Rachele, l’irriducibile nemica, mai ha approvato il matrimonio con la figlia Edda e lo ritiene un voltagabbana e il traditore del Duce per antonomasia. La semplice anima popolana della donna da subito sente antipatia per Galeazzo e il mondo mondano da cui proviene. Non proverà la minima comprensione per la sua sorte, nemmeno in prossimità della fucilazione.

Si sacrifica Ciano per superiori ragioni di stato che impediscono al Duce, debole e succube di Hitler, di opporsi all’esecuzione del genero.
L’unica persona che tenta di salvare Galeazzo è “Felicitas” Beetz, la spia tedesca messa al suo fianco per scoprire il nascondiglio dei famosi Diari. La ragazza s’innamora del nobile romano, (tra i due nasce un tenero idillio in carcere), tenta di barattare i diari con la vita dell’uomo ed escogita una finta evasione, accettata dai superiori.
Hitler, però, pone il veto.

Cinecittà in laguna

Dopo l’otto settembre 1943, a fronte di viveri tesserati, mercato nero, fame, prezzi alle stelle, si tenta un timido ritorno alla routine quotidiana. A Verona riaprono i cinema e i teatri, furoreggia l’avanspettacolo. La mondanità approda a Venezia, alla Giudecca, dove si ricostruisce la nuova Cinecittà. Attrici, attori, registi, tecnici, caratteristi, case di produzione, arrivano in laguna, perché compromessi con il passato regime o per necessità economiche. Gli entusiasmi si spengono in pochi mesi.

Ogni tanto, arrivano tetre notizie a sconvolgere la pigra e sonnolenta atmosfera del lago. I Gap partigiani, nell’inverno 1943-’44, intensificano le azioni di guerriglia antifascista e la lotta s’inasprisce.
La fucilazione dei sette fratelli Cervi ha luogo nel dicembre 1943, mentre anche Firenze conosce la ferocia delle repressioni.
Il console tedesco Gerhard Wolf, però, innamorato della città, di continuo ostacola l’operato del maggiore Carità, comandante della piazza e criminale comune.
Il filosofo Giovanni Gentile viene ucciso perché reputato il paladino di uno scomodo Ideale. In segno di rispetto per l’eminente uomo di cultura, Mussolini vieta le rappresaglie.

I malviventi diventano poliziotti

Nel crescente caos, pullulano le polizie speciali che agiscono ciascuna per conto proprio. Spesso sono infiltrate da delinquenti comuni che nulla spartiscono con la politica, pronte a macchiarsi di qualsiasi reato pur di arrivare al denaro. Divenuti poliziotti, rapinano, saccheggiano, brutalizzano, protetti dall’impunità che il nuovo ruolo garantisce.
La peggiore è la banda Koch, installata in via Tasso, a Roma, e dedita alla tortura sistematica. Caduta Roma, si trasferisce a Milano, a villa Triste, incrementando il suo sanguinario curriculum.

Accordo finanziario

Impadronitisi dopo armistizio del patrimonio militare italiano, annesse intere regioni, i tedeschi svuotano la Banca d’Italia e tutti gli istituti di credito. In sostanza se la guerra costava allo stato italiano otto miliardi il mese, ora i tedeschi, combattendo da soli, si sentono in diritto di pretendere tale cifra. Parlando di soldi, colpisce una curiosità che ha del miracoloso. Il bilancio di Salò appare in attivo e rendiconta (nel 1944) entrate per 380 miliardi a fronte di spese per 360 miliardi, grazie alle capacità di Pellegrini Giampietro.

Battute finali

Tutti ormai trattano la resa. Ufficiali fidati dell’aeronautica organizzano un volo diretto in Spagna per mettere al sicuro il Duce, ma l’uomo rifiuta di salvarsi da solo. Il 22 aprile 1945 sull’aereo salgono alcuni membri della famiglia Petacci, che raggiungono la salvezza.

La Repubblica di Salò finisce, in pratica, nell’aprile 1945, con la fuga di Mussolini e dei suoi ministri verso la Svizzera.

Commento

Tra l’8 settembre 1943 e il 25 aprile 1945, la vita italiana conosce tre fondamentali avvenimenti: la guerra partigiana, l’occupazione tedesca e la Repubblica Sociale. Per quanto importanti, i primi due rappresentano il retroscena nel quale si snoda l’avventura della terza che diventa l’interprete del narrato.

L’autore, illustrando l’affresco di Salò, usa una scrittura lineare e struttura la complessa realtà in argomenti distinti, più facili da seguire, collegati fra loro da situazioni e protagonisti che fungono da collante.
I riferimenti temporali non appesantiscono lo scritto e appaiono per soddisfare l’esigenza cronologica di alcuni avvenimenti.
Ho apprezzato, e da lettore condiviso, lo sforzo di Bertoldi di proporre un profilo dei personaggi e chiarirne le psicologie.

La disposizione della materia, ad elementi, mi permette di saltare alcuni argomenti che, al momento, non rientrano nel mio interesse, come la riorganizzazione fascista delle città del nord.

Nel complesso, giudico “Salò” un ottimo testo, equilibrato, che consiglio perché permette di avvicinarsi ad una pagina tragica della Storia italiana che è indispensabile conoscere e capire. Non contiene, ovviamente, novità eclatanti, perché la pubblicazione risale al 1976 e gli archivi erano ancora vietati alla libera consultazione. Costituisce, senza dubbio, un ottimo punto di partenza di studi successivi. Per scrivere l’articolo ho selezionato alcuni soggetti che mi parevano utili a rendere chiaro il quadro globale.

Considerazioni personali

Per quanto poco approfondite per l’eccesso di notizie e la complessità della narrazione, due figure emergono dal grigiore di quella società ormai in completa decadenza.

“Felicitas” Beetz, e il suo grande amore per Galeazzo Ciano, disposta a perderlo e renderlo alla moglie, pur di salvarlo. È lei, in lacrime, a deporre un mazzo di fiori sulla bara del giovane conte. Ancora lei comunica all’anziana madre la sorte del figlio e le confessa il proprio sentimento che confermerà anche in interviste successive, nel corso degli anni.

L’altro personaggio che spicca è Edda, la figlia del duce, una donna molto volitiva. Non ha paura di nessuno, intimorisce per la forte personalità e critica apertamente il regime fascista, i nazisti, persino Hitler. Vola a Berlino per dirglielo in faccia e protestare con aspra fierezza contro il trattamento subito dal marito.

Sembra che Edda Mussolini, la moglie di Ciano, abbia fatto amicizia con “Felicitas”, la spia tedesca che aiuta lei e i suoi figli a fuggire in Svizzera ed a salvare i diari del marito. “Felicitas”, per la cronaca, si chiama Hildegard Burkhardt, sposata Beetz.

Nota

Per chi volesse approfondire l’argomento, Gaetano Afeltra ha pubblicato il titolo «La spia che amò Ciano», Rizzoli 1993.
Nel 2007, la documentazione riguardante “Felicitas” è stata consegnata all'archivio dell'Istituto Storico Germanico di Roma. (fonte: Wikipedia).

Autore

Silvio Bertoldi (1920), giornalista e saggista. Esperto riconosciuto di Storia italiana del Ventennio, direttore di “Oggi”, “Epoca”, collaboratore del “Corriere della Sera”. Autore di molti saggi, documentati e apprezzati, sui protagonisti del fascismo.

Caratteristiche tecniche

Autore: Silvio Bertoldi
Titolo: Salò. Vita e morte della Repubblica sociale italiana
Editore: BUR Biblioteca Univ. Rizzoli, 2000.
Numero di pagine: 498
Prezzo: euro 6,75-10,40

NB

Recensione su edizione 1976, Rizzoli Milano. Allego la foto della parte interna, perché la mia copia è sprovvista di copertina.

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  • erratacorrige0 pubblicata 30/08/2015
    Una recensione professionale, ricca di storia e appunti inediti. Massima considerazione possibile.
  • mrforni pubblicata 27/02/2015
    eccellente
  • Lucifa pubblicata 24/02/2015
    interessante, eccellente
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Informazioni sul prodotto : Salò (Silvio Bertoldi)

Descrizione del fabbricante del prodotto

Tre sono in genere gli eventi descritti nei 21 mesi che vanno dall'8 settembre 1943 al maggio 1945: l'occupazione tedesca, la Resistenza e la vicenda della Repubblica Sociale. In questo libro viene descritta esclusivamente la storia di Salò: i fatti e i personaggi. Una storia di Salò vista dal di dentro: la storia tragica e appassionata della Repubblica di Mussolini e degli uomini che lo seguirono per opportunismo, per fede, per "mantenere la parola data", per amore di strage, per "cercar la bella morte". 21 mesi disperati in cui l'Italia fu divisa in due e che lasciarono una profonda ferita nell'anima degli italiani.

Caratteristiche Tecniche

EAN: 9788817258852

Tipologia del prodotto: Libro

Categoria commerciale: tascabile

Autore: Silvio Bertoldi

Numero totale di pagine: 498

Alice Classification: Storia d'Europa

Editore: BUR Biblioteca Univ. Rizzoli

Data di pubblicazione: 2000

Origine del record: Il copyright dei dati bibliografici e catalografici e delle Immagini fornite è di Informazioni Editoriali I.E. Srl o di chi gliene ha concesso l’autorizzazione. Tutti i diritti sono riservati.

Ciao

Su Ciao da: 17/12/2009