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per Scent of Woman - Profumo di donna (Dvd)
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5 Stelle Da Roma a Hollywood Opinioni con immagini
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L'autore

pupaolo Dal 26 lug 2003

Chiamano il potere l'amaro calice. Ma l'amaro è un aperitivo, stimola l'appetito. continua

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Nel 1969 Giovanni Arpino pubblica il romanzo "Il buio e il miele". Cinque anni dopo quel testo diventa film per opera di Dino Risi con il titolo "Profumo di donna". Passano altyri diciotto anni e nel 1992 il regista americano Martin Brest ne dirige il remake hollywoodiano "Scent of woman".
Solitamente operazioni di questo genere riescono male per varie ragioni, non ultima l'inveterata abitudine allo stravolgimento dei testi storici e letterari che, quasi con furore iconoclastico, sono soliti compiere gli sceneggiatori e i registi d'oltreoceano, i quali poco rispetto nutrono per le opere dell'ingegno altrui. E molto spesso un remake non è all'altezza dell'originale anche perchè si scontra inevitabilmente con i ricordi, le nostalgie, i sentimenti che il film originale aveva suscitato negli spettatori. E' dunque più facile che un rifacimento cinematografico venga giudicato benevolmente se lo si vede prima di quello del quale è copia. Succede ai giovani ma a quelli che hanno più anni che capelli in testa capita assai di rado.
"Profuno di donna", e uso volutamente il titolo italiano, incappa meno di altri in quella che io non esito a definire "la maledizione del remake". La versione americana si discosta un po' da quella originaria di Risi ma mantiene una sostanziale correttezza e fedeltà all'opera del regista italiano. Cambiano alcuni particolari ma l'impianto rimane lo stesso.
E così chi può avere la ventura di vedere entrambi i film assiste di fatto ad una grande sfida tra mostri sacri del cinema. E tra due cinematografie stilisticamente lontane.
Roma contro Hollywood o, se preferite, Gassman contro Pacino: un duello davvero affascinante!
La storia raccontata da Risi è il viaggio del capitano Fausto, cieco, in compagnia di un soldatino-studente, da Torino a Napoli. Il capitano, tipo in apparenza allegro e pieno di vita nonostante la cecità, medita il suicidio. La sua ricerca della donna si può leggere anche come ricerca della morte. Nella storia raccontata da Brest c'è un ufficiale che parte da Boston diretto a New York dove va, accompagnato da uno studente, per la festa del ringraziamento.
I film, dunque, nel loro impianto sostanziale non si differenziano molto. La variante di rilievo che nel film americano l'accompagnatore assume un rilievo da coprotagonista, con una sua storia che scorre in parallelo con quella della figura principale, mentre il suo omologo italiano invece non ha tale spessore, subordinato com'è all'istrionismo e alla grande presenza scenica di un Gassman che domina la scena. Il film di Brest risente di questa differenza, ne sconta l'esigenza in un finale in cui la storia dello studente e quella dell'ufficiale devono necessariamente confluire. Ciò rende il film americano forse un po' troppo lungo e appesantito.
La trama in sè non è una gran cosa, e forse mette conto di dedicare un po' di tempo alla lettura del libro di Arpino per cogliere aspetti che i film inevitabilmente devono trascurare. uello che più conta in entrambe le pellicole è la psicologia dei personaggi, la loro caratterizzazione. Sia Gassman che Pacino danno prova sublima del loro istinto scenico, del loro essere istrioneschi padroni della scena, della recitazione. Dimostrano entrambi la loro capacità, più che di interpretare, di calarsi nel personaggio di fantasia fino a mostrarcelo reale, credibile, come fosse una persona che conosciamo.
Più che le singole scene da ricordare, che sono molte in entrambi i film, era questo l'aspetto che secondo me andava sottolineato: due splendide prove d'autore e d'attore.
Se dovessi azzardare un difficile giudizio su chi vince la sfida potrei optare per un pareggio. Ma sbilanciandomi assegno la vittoria, ai punti e di misura, a Gassman per lìinterpretazione, mentre per quanto riguarda la regia la prevalenza di Risi è fuori discussione. Di Risi si è detto che è il Billy Wilder italiano e con "Profumo di donna", che segna il suo passaggio dalla commedia al dramma conferma appieno questa attribuzione.
Nell'edizione italiana va segnalata la presenza, nel ruolo del soldatino-studente che accompagna Gassman nel suo viaggio, di Alessandro Momo, giovanissimo ma avviato ad una carriera promettente che un tragico incidente motociclistico stroncherà mettendo fine alla sua giovane vita.
La differenza di durata dei due film è consistente (100 minuti per Risi e 137 per Brest) per cui la visione andrà articolata in serate diverse a meno di non voler imitare certe reti televisive e le loro "maratone", che trovo utili per registrare film che magari non abbiamo in videoteca, ma deleterie per chi invece voglia gustare la semplice visione.
E con questa opinione stile 2x1 vi auguro una doppiamente buona visione.


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Pagina 1 di 8 | 1 - 5 di 36 commenti
  • castoroinfiamme 09/02/2007 12:21
    Ha valutato l'opinione
    Molto utile

    CHE FILM! CHE FILMISSIMO! bello davvero.. bravo per il voto

  • Teslo 22/05/2006 22:55
    Ha valutato l'opinione
    Molto utile

    Per me, che rientro tra i giovani che hanno visto solo il remake, questa opi è molto utile per conoscere qualcosa del film originale e invogliarmi a noleggiarlo... Gassmann è un titano che non teme confronti e che merita sempre la visione.

  • BitRider 01/05/2006 14:22
    Ha valutato l'opinione
    Utile

    A me sono piaciuti tutti e due! Bella opinione

  • El3na 16/10/2005 17:18
    Ha valutato l'opinione
    Molto utile
  • vipvip1 31/07/2004 15:39
    Ha valutato l'opinione
    Molto utile

    Visti entrambi. Concordo con il giudizio finale, anche se credo che girati in tempi diversi siano dotati ambedue di un certo fascino....Ciao. Vincenzo.

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