Scienze dell'educazione - Urbino

5  03.09.2002

Vantaggi:
piccola, a misura d'uomo

Svantaggi:
pochi, e casuali

Consiglio il prodotto: Sì 

Dettagli:

Disponibilità dei professori

Preparazione dei professori

Organizzazione

continua


snail

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In un'altra mia op ho parlato di un delizioso hotel in quel di Urbino, adducendo come motivazione alle mie frequentazioni gli studi che ho effettuato in questa città (a breve, una op sulla città stessa).
Non posso quindi esimermi dallo scrivere una op su questo corso di studi, per me interessantissimo.

L'università di Urbino (http://www.uniurb.it) è una delle più antiche d'Italia. Per anni ne è stato Magnifico Rettore l'illustre Carlo Bo (purtroppo, da poco scomparso), e già questo la dice lunga sulla cultura umanista che trasuda in quegli ambienti. Di Urbino poi, piccola roccaforte medioevale, non ne parliamo ... insomma, tutto parla di studi, cultura, umanesimo.

Di facoltà ne abbiamo diverse (http://www.uniurb.it/Uni/Facolta/homefac.htm) e tutte interessantissime; da quel poco che ho potuto constatare (ricordo che Scienze dell'educazione è un corso multidisciplinare, per cui spesso si ha a che fare con altre facoltà e/o altri corsi di laurea all'interno di Scienze della Formazione), tutte abbastanza ben organizzate (tranne, in qualche singolo caso sporadico - ma lì credo dipenda più dall'uomo che dall'organizzazione).

Del resto, Urbino si basa oramai quasi interamente sulla sua università, per cui i servizi sono assai integrati (la città, davvero a misura d'uomo, offre spazi ridotti per cui, in poche centinaia di metri avete la segreteria centrale, la facoltà, la banca dell'ERSU, librerie, agenzie, e quant'altro ...), e la gestione degli studenti fuori sede è davvero ottimale.

Nell'ambito della Facoltà di Scienze della Formazione (http://www.uniurb.it/Sciform/home.htm) abbiamo la "mia" :-) Scienze dell'educazione (http://www.uniurb.it/Sciform/sced.htm).

Lo confesso. Sono arrivato a questo corso davvero per caso, su indicazioni di una mia amica che, all'epoca, era in procinto di cambiare facoltà (io all'epoca ero ormai in procinto di lasciar perdere definitivamente gli studi universitari, dopo un fallimentare periodo presso La Sapienza di Roma, Corso di laurea in Psicologia - senza aver mai dato nemmeno un esame, causa impegni di lavoro ed altri corsi professionali seguiti in contemporanea).

Ricordo il primo impatto con il primo esame, storia medioevale, un complementare. La mia prima grande sorpresa fu il numero dei candidati, 35 !!
Figuriamoci !! Provenivo da Economia e Commercio della mia città dove (dieci anni prima!!) per un esame di Matematica Generale eravamo 400 iscritti! (e tralascio commenti sulla Sapienza, dove quasi occorreva prendere appuntamento per parlare con un bidello, figuriamoci con un professore!). Perciò, quando sentii una ragazza esclamare "ma quanti siamo?! troppi! dio mio, non ci sbrigheremo mai più", quasi scoppiavo dal ridere! :-)
Nonò, lì è tutta un'altra cosa, davvero più a misura d'uomo. Non è raro, ad esempio, passeggiare in centro e trovare un professore seduto ad un tavolino di un bar, e potersi fermare a fare quattro chiacchiere con lui (in genere, son sempre ben disposti ... tranne qualche dovuta eccezione, s'intende! ;))

E' vero. Gli esami sono molti (40); li chiamano "semestrali", ma di alcuni (almeno, per quantità di materiale da portare) dubito si possa dare tale definizione.
Ma la cosa (almeno, per me!) avvicente sono gli argomenti: si spazia dalla pedagogia alla sociologia, dalla psicologia alla metodologia didattica e l'analisi, dall'antropologia alla storia (e dove credete io abbia trovato tutti quei testi che di quando in quando vi propino nelle mie op? ;-))

Insomma, come formazione di base, credo che ce ne sia per tutti i gusti, e davvero una persona non ha che di arricchirsi con tutte queste materie.
Siamo, naturalmente, sul piano teorico. E da qui, le dolenti note.
Chiariamo subito: non credo sia responsabilità dell'Università in sé, quanto piuttosto di un ordinamento errato, sia in merito a queste discipline, sia in merito alla figura professionale (l'educatore, appunto).

Primo punto: il tirocinio.
Posso parlare solo della mia esperienza, limitata a questa università e agli anni in cui me ne sono interessato (ormai, cinque anni fa circa). Un gran casino!
Quando mi informai, mi rivolsi al professore referente per chiedere lumi; in sintesi, la risposta fu:
1- non sappiamo se è obbligatorio o meno
2- l'unico vantaggio che ne avresti sarebbe una menzione nel diploma, il che faciliterebbe la tua ricerca di lavoro (eccapirai! son venti anni che lavoro nel campo sociale!)
3- si corre il rischio di farlo, e con l'uscita del nuovo ordinamento di non vederselo riconosciuto.
Insomma, non ho svolto il periodo di tirocinio, troppe incertezze e, appunto, lavorando non mi potevo permettere il lusso di perder tempo.
Ma questo vale per me, ovviamente, e per chi, come me, già lavora in ambiti sociali. Per chi fosse completamente a digiuno (come le matricole neodiplomate) il suggerimento è: fatelo. Sono esperienze che accrescono ed arricchiscono il vs curriculum, e non solo per i (benedetti!) crediti formativi, ma proprio da un punto di vista *umano*.
E se avete scelto questo settore, capite benissimo a cosa mi sto riferendo.

Secondo punto: la figura professionale.
FOrse si dà troppo per scontato (o magari nell'incertezza del mondo del lavoro si cerca solo in questo ambito?) che lo sbocco univoco di questo corso di laurea sia l'insegnamento, e quindi la scuola. Beh, non è così, o perlomeno non è solo così. In Urbino gli indirizzi sono tre: scolastico, extrascolastico, esperto di processi formativi (il mio, logicamente, è il secondo). Credo che nel frattempo siano stati attivati altri indirizzi (vi suggerisco di fare riferimento ai siti che vi ho indicato).

La possibilità di inserimento lavorativo, quindi, si ampia. Ma resta il problema a monte: tolta la figura dell'insegnante, che cos'è, giuridicamente, un "educatore professionale"? Al momento, praticamente niente :( Non esistendo un albo degli educatori (e forse non esisterà mai, anche se mi giungono notizie che qualcosa si stia finalmente muovendo... ) siamo "pesci piccoli".
Se a questo aggiungete poi che, politicamente parlando (e qui non parlo dell'attuale governo, ma proprio della tendenza generalizzata "globalizzante") di ridurre gli spazi del "sociale" a favore di quello "sanitario", le prospettive future non sono proprio delle più rosee ... a meno che (forti della nostra preparazione metodologica/didattica, oltreché culturale/umanistica) non ci si "specializzi" in qualche settore di competenza. A ciascuno il suo :-)

Non posso concludere questa op senza un riferimento al relatore della mia tesi, il professor Tanoni (http://www.tanoni.net), docente della cattedra di tecnologie per l'istruzione e l'apprendimento [1], con cui ho avuto l'onore di lavorare per la conclusione dei miei studi. Davvero, un sentito ringraziamento :-)

[1] quando parlavo di "specializzazioni" ;-) ...


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crosss

crosss

18.03.2003 14:20

Interessantissimo ciò che racconti: strada nuova direi, posto che non in tutte le università è presente una facoltà del genere!

rinobon

rinobon

03.09.2002 19:19

L'eccessivo affollamento dei alcuni atenei è alla base del peggioramento della qualità dell'istruzione da questi offerta... Molti pensano che il problema si risolva col numero chiuso, ma per me non è così... ma questo è un altro discorso! Ciao. Rino.

kaki

kaki

03.09.2002 19:03

Io studio Sociologia a Urbino e devo dire che è sicuramente una delle facoltà meglio organizzate e dove si respira davvero la vita universitaria! Ciao ciao Katia

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