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Opinione

per Shadows of the Sun - Ulver
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5 Stelle Ulver - Shadows Of The Sun
2 su 2 utenti Ciao hanno valutato come utile la seguente opinione Vedere le valutazioni
Raccomandato: Si

Vantaggi La perfezione in musica.

Svantaggi Nessuno.

Dettagli

Qualità dei testi buona
Qualità della musica ottima
Voce artista ottima
Originalità molto originale
Design del disco buono
Paragone con dischi precedenti dell' artista migliore

L'autore

temm Dal 30 gen 2010

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1 Utente Si fida di me

Opinione più recente dell'autore

  • 30/01/2010

    Ulver - Shadows Of The Sun

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Tanto per cominciare: Gli Ulver non hanno MAI fatto Death Metal, solo un ignorante può taggarli in questo modo.

Sono convintissimo che questo sia uno dei dischi più belli che io abbia mai avuto l'onore di sentire, è uno di quelli che mi danno la sensazione di poter materialmente toccare la mia anima, quasi la sento esplodere.

Parlare degli Ulver è quanto di più difficile ci sia, un gruppo partito dal Black Metal (pur distinguendosi dagli altri gruppi BM scandinavi) e finito, con quest'ultimo disco, in una sorta di ambient tra mille virgolette e dalle mille influenze. Fino all'uscita di Shadows Of The Sun consideravo Perdition City -e il suo trip-hop alieno- un capolavoro insuperabile, ma ora devo ammettere la difficoltà di scelta, se non la netta vittoria di SOTS. Enorme, infatti, sono il genio e l'ispirazione che permeano l'ultima fatica dei tre. E' impossibile non accorgersene; molto probabilmente sbaglierò, accecato dalle emozioni esplosive che questi brani mi comunicano, ma credo che neanche un disgustoso fanatico della musica più commerciale possa negarlo. Credo anche che lo si debba conoscere, è talmente tanto *aggettivo esagerato a piacere* che snobbarlo vuol dire odiare la musica, tutta.

Già dalle prime note di Eos una sensazione di potenziale rivoluzione interiore ci pervade. Siamo accolti da un organo (raramente si è sentito uno così pregno di pathos) e dalla fantastica voce di Kristoffer Rygg

The sun is far away
It goes in circles

Questi sono i veri protagonisti del disco, incontrastati. E, d'altronde, quali protagonisti migliori potevamo attenderci?
Nel prosieguo del brano c'è spazio per un emozionante assolo di sax (che tornerà anche più in là nel disco) mutuato direttamente dai più alti picchi di Perdition City.
Da qui in poi ci si perde, le prime tracce sono totalmente avvolgenti e stranamente rassicuranti, sembra di essere improvvisamente piccolissimi, in braccio alla propria madre. All The Love e Like Music, come ho appena avuto modo di dire, procedono con la stessa intensità e a volte la evolvono, amplificandola grazie anche all'uso degli archi e delle percussioni praticamente perfette e mai troppo invadenti nel dualismo protagonista. Infatti...

The past
The future

The promises

The folly
Of those who died

For nothing

Leaving their wives
And their children

For love

The only thing
That makes us human

...se non l'avete ancora ascoltato, non potete neanche immaginare cosa possa essere questa parte di All The Love.

Ma, dal momento che gli Ulver (fino a prova contraria) continuano ad essere umani o poco più e non dei, l'abum ha un suo naturale "rilassamento". La tensione spirituale si attenua e ci si prepara per pezzi, forse, di minore intensita ma senza dubbio di simile, quindi grandissima, qualità. Vigil è a suo modo un grande brano, particolarmente soffice e sognante, costruito con inserti elettronici cesellati e morbidissime melodie scolpite, però, nel ghiaccio. La title track si apre con suoni indecifrabili, che sembrano provenire direttamente dal centro della grande madre Africa e, evolutisi nel lunghissimo tragitto percorso, trascinandosi dietro qualcosa di ogni luogo attraversato, essere arrivati fino nelle ghiacciate terre scandinave. Melodie di piano perfette ci guidano fino a poco più della metà del brano, che presto si evolve in un ricettacolo di rumori agghiaccianti.
Le ultime 4 tracce chiudono in maniera perfetta, a mio avviso, questo capolavoro. Let The Children Go è toccante e al tempo stesso terrificante, in definitiva riuscitissima anch'essa; soprattutto grazie ad una voce divina, accompagnata da sonorità che per qualche istante ci fanno pensare ad un particolarissimo industrial "tribaleggiante". Continuiamo con Solitude, irriconoscibile e maestosa cover dei Black Sabbath: masterpiece. La qualità di questa re-interpretazione è indescrivibile, solo loro avrebbero potuto compiere un capolavoro del genere. Per quanto riguarda le due canzoni di chiusura, Funebre e What Happened?, le lascerò avvolte nel mistero. A voi il piacere di scoprirle ex-novo.

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Commenti

Avete domande riguardo Shadows of the Sun - Ulver? Domanda
Pagina 1 di 1 | 1 - 2 di 2 commenti
  • Rebellion84 12/11/2010 22:19
    Ha valutato l'opinione
    Molto utile

    Grandissimi Ulver. Ho avuto modo di vederli a Torino. A modo loro padri del Black.

  • GirlfriendinAcoma 30/01/2010 13:27
    Ha valutato l'opinione
    Eccellente

    complimeti per la recensione, la trovo davvero eccellente sia per come e' scritta sia per la perspicacia usata nel parlarne. Benvenuto temm.

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