Opinione su "Sin City (Frank Miller, Robert Rodriguez,2005)"

pubblicata 20/06/2005 | profman
Iscritto da : 08/04/2004
Opinioni : 50
Fiducie ricevute : 9
Su di me :
chi non ha paura di morire.. muore una volta sola...
Ottimo
Vantaggi realistica trasposizione di un bel fumetto noir... finalmente!
Svantaggi pur essendo lungo (troppo) lascia un po' incompleta la caratterizzazione dei personaggi
molto utile
Regia
Sceneggiatura
Colonna Sonora
Età minima
Attori

"Un fumetto a forma di film... finalmente!"

sin city - marv

sin city - marv

Nome inquietante (Sin City), tratto da un fumetto nettamente "dark" e di un matita di cui non so moltissimo se non che è riconosciuta notevole (Frank Miller), con un cast - tra cui spiccano Benicio Del Toro, Bruce Willis, Mickey Rourke, Rutger Hauer, Elijah Wood, Clive Owen (ordine non casuale) e la splendida Jessica Alba (più bella che brava.. per ora) - semplicemente da paura, e con una non sottovalutabile partecipazione alla regia (Quentin Tarantino)... si può perdere un film con tutti questi ingredienti??? Direi di no.
Vado quindi a vederlo praticamente appena esce... e all'uscita dal cinema rimango stranito: moltissimi punti a favore, pochissimi contro.. eppure, eppure c'è qualcosa che mi manca, che mi dia il là per esprimere un giudizio articolato su un film sicuramente non banale (e quindi scrivere qui la mia opinione).

Ed ecco che qualche giorno dopo (diversi giorni dopo) scocca la scintilla e come spesso accade vien fuori per caso: una notte, non riuscendo a prendere sonno (meglio, non mi va di andare a dormire), cambio freneticamente canale alla ricerca di qualche cosa curiosa in TV e chi ti trovo? "Dick Tracy" (con Warren Beatty e Madonna), era il 1990 e fu un successo commerciale non da poco, ma ciò che colpiva veramente era l'innovativo tentativo di riportare un fumetto sullo schermo il più fedelmente possibile: non più un classico film basato sulla storia del fumetto (alla Superman), ma quasi una sequenza di tavole per tentare di riproporre le caratteristiche del fumetto sul grande schermo. Fu l'inizio di un nuovo approccio, tramite cui quelle sensazioni che solo il fumetto sa dare venivano fuori da attori in carne ed ossa, senza cioè ricorrere alla "semplice" animazione (come nei cartoni animati), senza mischiare le carte (come con Roger Rabbit), senza travisare l'arte del disegno (come con Spiderman, tanto per dire l'ultimo). Per completezza bisogna menzionare anche il quasi contemporaneo Batman (1989) - magistralmente diretto dal geniale Tim Burton - che riusciva a dare l'idea del disegno con un'ambientazione, un taglio fotografico e delle tinte che ben riuscivano a riproporre la tipica ambientazione goticheggiante dell'uomo pipistrello. Con Dick Tracy si tentò con colori forti e sgargianti, pose plastiche e statuarie, dialoghi a cui mancava solo la nuvoletta, ma ancora mancava qualcosa, era troppo evidente che ci si trovava davanti ad un film e che, conseguentemente, veniva snaturato il fumetto nella sua essenza.

Ecco spiegata la forza che ha fatto scattare l'ingranaggio mentale con cui sono riuscito ad apprezzare fino in fondo l'innovazione del film in esame: con Sin City si fa un ulteriore passo avanti (non dico definitivo, ma significativo sicuramente) verso la perfetta commistione tra fumetto e cinema (si vedano le immagini che ho allegato all'opinione).
Innanzitutto il nero difficilmente è stato tanto nero. È vero che le necessarie tonalità di grigio stemperano un po' il tutto, ma il contrasto viene sapientemente ripreso e reso ancora più evidente dal minimale uso dei colori (il rosso, il blu ed il giallo), ridotto a pochi elementi che a prima vista possono anche sembrare secondari, ma a ben vedere non sono banali... guarda caso i colori usati sono quelli fondamentali - mi si passi l'imperfezione, so bene che i colori fondamentali sono il rosso, il blu ed il verde, ma nella stampa (basta vedere gli inchiostri di qualsiasi stampante a colori) al posto del verde c'è il giallo ed i fumetti, si sa, solitamente vengono stampati... - che uniti ai non-colori predominanti in tutto il film compongono la scala cromatica essenziale.
Altra caratteristica che ho notato: le inquadrature, ovvero l'uso della cinepresa. Fate caso alle singole scene dei protagonisti degli spezzoni che compongono il film: vi sembrano quelle usuali? Oppure sembrano disegnate? A questo si aggiunge la resa del movimento: nel fumetto è la mente ad essere usata per creare il passaggio visivo (ed immaginario) da una scena ad un'altra, mentre nel film - in movimento per definizione - l'effetto è reso "bloccando" la sequenza o facendola proseguire a scatti, il risultato è lo stesso.
Senza tediare troppo, mi fermo qui nell'elenco delle sottigliezze tecniche (tra l'altro dovrei rivederlo per essere più preciso); ciò che conta è comunque sottolineare quanto sia evidente l'assistenza data da Miller al già ottimo regista Rodriguez.

Ma la tecnica, per quanto sopraffina nella capacità di rendere la staticità tramite la dinamicità (concetto inverso al fumetto), da sola non basta. Serve la storia. E qui di storie ne abbiamo diverse. Storie che si intrecciano tra loro, senza un reale e tranquillizzante inzio--->fine (alla Pulp Fiction). Nella città del peccato dove non sembra esserci spazio se non per gangster, prostitute, assassini e poliziotti corrotti, le vite si intrecciano in un turbinoso valzer di violenze-soprusi-sesso con l'altra faccia del male stesso, una sottile redenzione, tanto personale da essere quasi impercettibile se non è vista dall'ottica del singolo. Ed è così che Basin City vive, piena di contraddizioni interne, tetra e apparentemente senz'anima, all'interno della quale si muovono una schiera di personaggi soli con loro stessi e che da soli compiono il loro destino. Come Hartigan, poliziotto ad un passo dalla pensione ma con un'angosciante senso della correttezza; come Marv, bestione brutto dentro e fuori ma afflitto da una mancanza di puro affetto così profonda da fargli mettere in gioco la sua stessa vita per vendicare l'unica donna, anche se prostituta, che glielo ha fatto semplicemente intravedere; come Nancy, bellissima ballerina di una bettola dei bassifondi in attesa infinita dell'unico uomo che le abbia portato rispetto e l'abbia difesa senza secondi fini; insomma, come tutti gli altri personaggi che si muovono all'interno di Sin City: mondo in bianco e nero con pochi attimi di colore, città di disperazione, senza eroi e che non lascia spazio ad assoluti protagonisti, ma tratta tutti alla stessa crudele maniera, rendendoli, in fin dei conti, tutti uguali nella ricerca personale di un seppur minimo riscatto finale, possibile solo attraverso l'amore, meglio se impossibile.

Non concludo dicendo che Sin City è un capolavoro né affermando la convinzione che diventerà un cult; convinto infatti sia della particolarità del lavoro sia dalla parata di stelle che lo firmano e lo compongono, lo consiglio soprattutto agli amanti dei fumetti (specie se di stampo noir) e a coloro che da questo mondo ne sono in qualche modo affascinati, se non fosse altro per dimostrare a se stessi che il bambino che è in ognuno di noi è sì cresciuto, tanto da non lasciarsi impressionare da una violenza gratuita dalla quale è tra l'altro circondato, ma non ha mai smesso di lasciarsi trasportare dalla fantasia creata dalla propria immaginazione e non spiattellata davanti ai propri occhi. Con quest'ultima frase, mi riferisco in principal modo al fumett, ma s'è capito che il film Sin City è la trasposizione più fedele ad un fumetto che abbia mai visto... vero??

p.s. Una segnalazione: se cercate Frank Miller su internet (ad es. su it.wikipedia.org) scoprirete che c'è lui dietro a fumetti del calibro di Daredevil e Elektra, come abbia "risanato" Batman o messo mano a tantissimi altri personaggi, come sia stato sempre scontento delle trasposizioni hollywoodiane dei fumetti, fino a questo Sin City...

{opinione personale da me pubblicata anche altrove}

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Commenti su questa Opinione

  • vipvip1 pubblicata 09/10/2005
    Mi manca questa prosa forbita ed essenziale......
  • noodles88 pubblicata 25/09/2005
    Davvero un'eccelente opinione. Il film è davvero come tu lo descrivi: dark ai massimi livelli. D'altronde era l'unico modo per descriverlo e che rispecchiasse la vera essenza del film. Bravo
  • ghost80 pubblicata 20/07/2005
    Ottima opinione,condivido le tue osservazioni tecniche!
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