Sonata a tre in re magg. op.8 n°6 per due violini e basso continuo - G. Tartini

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Sonata a tre in re magg. op.8 n°6 per due violini e basso continuo - G. Tartini

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Il trillo del diavolo

3  04.11.2004

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Dettagli:

Qualità dei testi

Qualità della musica

continua


Robert_Strange

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Chi avesse già letto la mia recensione al libro “Canone inverso” saprebbe già della grande passione che nutro per la musica classica e più precisamente per il periodo barocco (anche se devo confessare che se dovessi scegliere il mio compositore preferito non esiterei a citare Mozart).
Volendo invitare gli iscritti di questo sito a volersi accostare all’ascolto di quella che è la Musica per eccellenza (ma forse fra questi c’è chi è magari ancora più appassionato di me), vorrei cominciare a parlare di quegli autori e delle relative opere che possano sembrare interessanti, sia dal punto di vista prettamente “musicale” (intendendo con questo la bellezza dei componimenti, la facilità di ascolto, le tecniche di composizione) sia da quello più semplicemente narrativo di leggende o episodi legati a ciascun autore o a ciascuna opera.
Professata la mia “fede” allo stile barocco, per non smentirmi, mi sembra logico cominciare a parlare di un compositore appartenuto a tale corrente musicale, non troppo conosciuto, forse, ma degno di essere menzionato per una sua famosissima opera: “Il trillo del diavolo”.
Sto parlando di GIUSEPPE TARTINI, nato a Pirano, in Istria, da genitori fiorentini con i quali si trovò ad avere i primi contrasti quando questi decisero di avviarlo al sacerdozio.
Riuscì, dopo un periodo di studi compiuti presso i Padri Scolopi a Capodistria, a proseguire tali studi a Padova dove s’impegnò nell’apprendere nozioni letterarie e giuridiche.
Fu proprio a Padova che Tartini cominciò anche i suoi studi violinistici fino ad arrivare ad acquisire una notevole tecnica.
Sposatosi giovanissimo all’età di 17 anni, si trasferì ad Ancona per svolgere il lavoro di violinista d’orchestra nel locale teatro d’opera e di questo si trova conferma nel “Trattato di musica secondo la vera scienza dell’armonia” ed anche nel trattato “De’ principi dell’armonia musicale contenuta nel diatonico genere”.
In quest’ultimo scritto il Tartini rivendica la celebre scoperta del “terzo suono” avvenuta proprio durante il suo soggiorno ad Ancona. Esso consiste in un fenomeno abbastanza semplice: dati due suoni di qualunque strumento musicale che possa protrarre e rinforzare il suono per quanto tempo si voglia (trombe, corni da caccia, oboe, ecc..)si ha un terzo suono prodotto dall’urto dei due volumi d’aria

Immagini
Sonata a tre in re magg. op.8 n°6 per due violini e basso continuo - G. Tartini Fotografia 83967 tb
G. Tartini
mossi dagli altri due suoni. In pratica, dati due suoni simultanei, ne risulta un terzo le cui vibrazioni sono pari alla differenza fra le vibrazioni dei suoni dati.
Tale “terzo suono” si colloca tendenzialmente nella zona più grave rispetto ai due suoni ed è più chiaramente percepibile se i due suoni dati sono posti a distanza di quarta, di terza e di sesta (sia nel modo maggiore che nel modo minore).
C’è da dire che la teoria musicale del violinista non era tanto legata alla prassi del suo tempo, quanto invece all’insegnamento di Pitagora, e considerava i principi musicali come regolati da quelle stesse leggi fisico-matematiche che governano l’universo.
A questo proposito va detto che nel suo scritto teorico intitolato ”Scienza Platonica” egli afferma che l’anima dell’universo altro non è che una precisa legge di ragioni e proporzioni non immaginarie, ma reali, determinanti la natura dello stesso universo e regolando le varie parti che lo compongono con quell’ordine e quel legame che necessariamente serve a costituire un tutt’uno.
È questo che egli chiama “l’anima del mondo”.
Un aneddoto vuole il musicista così tanto ossessionato dalle sue teorie sull’universo da riempire di numeri e di calcoli ogni pezzo di carta e addirittura gli spazi bianchi delle lettere che riceveva.
L’opera del Tartini si esplicò per la maggior parte del suo tempo a Padova, dove il compositore ebbe l’incarico di dirigere nella basilica di S. Antonio una scuola di violino, frequentata da numerosi allievi anche stranieri (da qui il soprannome di “maestro delle nazioni”).
Svolse numerosi incarichi anche a Venezia e Praga e, nonostante le sue lunghe assenze da Padova, mai fu privato dell’incarico presso la Basilica del Santo che gli venne conservato, anzi, pur senza alcuno stipendio, fino al suo ritorno che avvenne intorno al 1726.
Mai più accetto di assentarsi da Padova salvo che per le vacanze autunnali e per un probabile viaggio a Roma, intorno al 1740, per rendere omaggio alla salma di Papa Clemente XII grande estimatore del musicista.
Fu proprio nel 1740 che Tartini avvertì i primi disturbi al braccio che resero sempre più difficoltose le esecuzioni del violinista.
Una curiosità riguardo a tale musicista consiste nel fatto che egli sempre si rifiutò di suonare il violino in teatro tra un atto ed un altro delle opere, una consuetudine veneziana che si era diffusa in tutta l’Europa musicale grazie anche alle celebri esibizioni di Vivaldi.
La vita familiare del compositore istriano fu tormentata da numerosi problemi e preoccupazioni causati dalle precarie condizioni economiche dei fratelli e dalle cattive condizioni di salute della moglie.
Dopo la morte del padre, la famiglia Tartini subì alcuni rovesci finanziari, cui seguirono le richieste di aiuto a Giuseppe, il fratello celebre in condizione di guadagnare. A tali richieste egli rispondeva a volte di raccomandare in Dio, altre con sostanziosi aiuti, e altre volte ancora informando dei conti totali dei suoi guadagni per dimostrare che non poteva sostenere altre spese.
Nel 1760 la salute della moglie va peggiorando fino a portarla alla morte nove anni dopo a 79 anni. Tartini non le sopravvisse a lungo e morì il 5 Febbraio del 1770. Sono entrambi sepolti nella chiesa di S.Caterina a Padova.
Lo stile musicale del Tartini, evidente nelle sue sonate e nei suoi concerti, rappresenta una fase di transizione tra il Tardobarocco ed il Classicismo della musica in Italia.
Egli giunge ad una “specializzazione” strumentale molto marcata ed ad una più sottile elaborazione delle forme musicali barocche.
La sua produzione, stampata solo in piccola parte, comprende circa 160 sonate violinistiche, circa 150 sonate a tre, circa 200 concerti per violino ed archi ed un gruppo di sinfonie che vengono anche eseguite sotto forma di quartetto, tipica del secondo Settecento.
Tra queste opere, come detto sopra, è il “Trillo del diavolo” che risulta essere il suo componimento più conosciuto ma probabilmente non il migliore.
Il diavolo ed il violino sono stati accostati con una certa insistenza nella musica occidentale (leggete “Canone inverso”!).
Il motivo di tale accostamento è presumibilmente riconducibile da un lato ai magici effetti virtuosistici che si possono ottenere con il violino, dall’altro alla diffusione di questo strumento nell’Europa orientale, in particolare fra gli zigani, popolo misterioso che, oltre ad esercitare la chiromanzia, possiede credenze religiose in cui si mescolano norme cristiane e pagane.
A proposito di Giuseppe Tartini la leggenda nacque da una fonte precisa, il “Viaggio in Italia” dell’astronomo Lalande che la racconta come se fosse lo stesso musicista a narrarla:
<<Una notte, nell’anno 1713, sognai di aver stretto un patto col diavolo, che si mise ai miei ordini.
Tutto mi riusciva favorevole, I miei desideri erano prevenuti e la mia volontà soddisfatta dallo zelo del mio nuovo servitore. Mi venne in mente di dargli il violino per vedere se sapeva suonarlo. Con mia grande meraviglia ascoltai una sonata bella ed insuperabile, ed eseguita con tale bravura, che non pensavo potesse trovare paragone. Restai sorpreso e rapito al punto che, per il piacere, mi mancò il respiro.
Presi subito il violino sperando di ripetere almeno in parte ciò che avevo ascoltato poco prima: inutilmente! Composi allora la sonata che, in realtà, è la migliore che io abbia mai scritto e la chiamo ancora la sonata del diavolo. Essa è, però, talmente inferiore a ciò che avevo sentito, che avrei spezzato il violino e abbandonato per sempre la musica, se avessi potuto fare a meno di essa>>.
Le composizioni del Tartini sono per la maggior parte sonate e concerti che nacquero inizialmente nell’osservanza della tradizione barocca, in particolare dei modelli di Arcangelo Corelli, che successivamente svilupparono una tendenza verso il Classicismo.
L’evoluzione impressa dal Tartini alla sonata ed al concerto è abbastanza lineare. Prendendo come punto di partenza l’Op. 5 di Corelli, interamente dedicata alle sonate per violino e basso continuo, egli si orientò verso una scrittura sempre più virtuosistica e, si direbbe, autosufficiente dello strumento, fin quasi a trascurare la parte del basso continuo. L’abbandono del basso continuo costituisce una tendenza tipica della transizione dal Barocco al Classicismo.
In ultimo va detto che con Tartini venne portata alle estreme conseguenze la “specializzazione” strumentale, tipica di Torelli e Corelli, che condusse al definitivo distacco dalla vocalità, nel senso che le idee musicali, la loro condotta ed il loro intreccio avevano assunto un andamento caratteristicamente strumentale che appariva frammentario e antimelodico al gusto barocco.
Lo stesso Tartini disse: <<Questi generi sono così diversi che, chi è adatto all’uno, non può esserlo all’altro. Bisogna che ciascuno sappia attenersi al suo talento. Io fui sollecitato a lavorare per i teatri di Venezia, ma non volli mai farlo, sapendo che una gola non è un manico di violino>>.
Questa sua teoria verrà ben smentita, però, dai musicisti che verranno in futuro.

Spero di non avervi annoiati.


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Aury74

Aury74

16.04.2005 22:17

ottima opinione

Peppino73

Peppino73

16.04.2005 17:22

non voglio essere banale .. ma dire eccellente e poco :-))

bamby_76

bamby_76

20.03.2005 14:50

ma che annoi!!!!! sm@k

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