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Sting ha sempre gradito dilettarsi in mondi diversi da quello del rock e del pop, ma un viaggio di quattro secoli indietro nel tempo è qualche cosa che va veramente oltre i suoi tipici flessibili confini.
Con "Songs From the Labyrinth", Sting viaggia lontano dalle sue recenti incursioni nella corrente dell'easy listening e si butta ad esplorare la vita e la musica del compositore elisabettiano John Dowland. E lo fa in modo sincero e gioioso come solo lo può fare un cantante libero dalla tipica prestazione commerciale.
Sting abilmente adatta il suo modello in modo da adeguarsi al materiale e non viceversa, mantenendosi fedele ad una tradizionale entrata come il suo flessibile tono inizia il malinconico e sobrio "Flow, My Tears".
Con il solo accompagnamento del liuto e dell'arciliuto di Edin Karamazov, Sting usa modi nuovi e, diciamo, più leggeri nel porgere la sua voce che emerge armonicamente e ben definita nel brano "Fine Knacks for Ladies".
Non ci sono appassionati assolo di liuto e neanche performance vocali di rilievo.
Questo disco è stato preparato in modo deciso e nel contempo senza pretese. Non è certo stato fatto per le masse, ma piuttosto per un mercato di nicchia e per quei fans sufficientemente leali di seguire Sting anche in questa sua esperienza nella musica del passato. Ed una volta arrivato nel passato Sting collega le canzoni con la lettura di una lettera di Dowland del 1595. Questo per contestualizzare canzoni che, nonostante siano formalmente e fermamente profondamente legate al passato, alla fine risultano piene di valori, attitudini e sensibilità.
20.06.2009 10:03
corta ma efficace
08.02.2009 15:36
ottima opinione per un ottimo disco
30.09.2008 23:14
ben scritta