Stanley Kubrik, Palazzo delle Esposizioni - Roma

Stanley Kubrik, Palazzo delle Esposizioni - Roma

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IL PALAZZO DELLE ESPOSIZIONI IN ROMA Stanley lo scrivo da un'atra parte, questa é già lunga così- Vorrei dire due cose subito. Prima cosa Meno male che c'è Seconda cosa Costituisce prima di tutto una immagine di pochezza ed approssimazione, il che purtroppo non è sorprendente. Visitato ... Leggi l'opinione





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PALAZZO ESPOSIZIONI ROMA, CAPUT MUNDI
Una Opinione di kandara su Stanley Kubrik, Palazzo delle Esposizioni - Roma
08.10.2007


La valutazione di questo autore:   


Vantaggi: c'é
Svantaggi: monumento di approssimazione

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Opinione completa

IL PALAZZO DELLE ESPOSIZIONI IN ROMA
Stanley lo scrivo da un'atra parte, questa é già lunga così-

Vorrei dire due cose subito.

Prima cosa
Meno male che c'è

Seconda cosa
Costituisce prima di tutto una immagine di pochezza ed approssimazione, il che purtroppo non è sorprendente.

Visitato con cura il giorno domenica 7 ottobre, il giorno dopo della sua inaugurazione. Con l'occasione sono state presentate tre mostre differenti, una su Mark Rothko, direi importante, la seconda su Kubrik, che credo sia una mostra itinerante che era questo inverno a Gent, ma di pregio per occupare uno spazio più interattivo e di continuità con le fasce di cultura medie cittadine (mentre Rothko è un assoluto) e Mario Ceroli, omaggio all'Italia, alla sperimentazione ed all'arte in divenire.

Le tre mostre in contemporanea coprono un ampio spazio artistico e rappresentativo, e si rivolgono ad una platea molto differenziata. Il biglietto è unico, e chi va per vedere una cosa non manca di dare un'occhiata al resto. Per i curiosi come me poi è un'occasione unica.

Darò delle informazioni generali di utilità, per inquadrare il "prodotto", e quindi le mie impressioni e commenti.

L'EDIFICIO, L'UBICAZIONE, LO SPAZIO MUSEALE.

Il palazzo si trova a metà di Via Nazionale, all'altezza di San Vitale. Si tratta di un imponente palazzo neoclassico, con un bell'ettaro pieno di spazi espositivi. Grande quindi. È possibile organizzarvi mostre anche impegnative, dinamiche.
Sono tre piani, in pratica due per le esposizioni ed uno per servizi.
L'accesso è maestoso, un'ampia scalinata porta ad un colonnato sormontato da una trabeazione dotata di un timpano che esibisce bassorilievi intonati con il resto. Niente di straordinario come qualità architettonica, ma degnità sicuramente.
Il piano principale, a cui si accede dalla scalinata, è composto da un vasto ambiente centrale, spaziosissimo, dominato da una cupola posta oltre il piano superiore. Questo vastissimo, luminoso e suggestivo spazio è quasi inesistente, tuttavia, per la normale esposizione. È uno spazio centrale libero e funzionale, che procura un rilevante impatto sull'immaginazione. Ma poco adatto a porvi opere, dato che da un lato riceve l'ingresso, mentre a fronte è limitato dalla scale che porta al piano superiore.
Scale marmoree importanti e ben dimensionate con il resto dell'edificio, ma che riducono il vasto spazio centrale ad un ipervestibolo, ad una grandissima sala di ingresso.
Gli spazi espositivi del primo piano sono disposti attorno al grande salone centrale, come delle cappelle. Le volte vetrate a botte sono state sacrificate per inserire a mezza altezza le strutture di illuminazione (queste ben dimensionate e del resto assolutamente opportune. L'illuminazione delle sale è eccellente). Questi spazi sono grandi e regolari, possono essere quindi ben sfruttati articolandoli mediante addobbi specifici per creare dei percorsi.
Nel caso delle grandi tele di Rothko si è scelto di usare le sale tali e quali, dato che lo spazio era necessario.
Le sale afferiscono alla sala centrale mediante l'apertura totale di una delle loro pareti, per cui si deve continuamente uscire in uno spazio estraneo al percorso e rientrare in una nuova sala. Il che non è bene perché la sala centrale diventa un mercato di persone sperdute o stanche e viene traversata in tutti i lati rendendo l'individuazione del percorso non immediata e lo spirito, l'umore della visita, il calarsi nello spirito dell'artista quanto meno problematico.
Il piano superiore dà una impressione riduttiva dopo aver percorso la grande scala. In effetti si tratta di una balconata che contorna il foro quadrato della volta della sottostante sala centrale, con inoltre dei vani accessori, delle salette utili ma modeste confronto alla scenografia dell'impressionante sala di ingresso.
E' come se si fosse realizzato uno spazio destinato a ricevere le spoglie ed il monumento funebre di Napoleone Bonaparte, la cui ubicazione sarebbe stata al centro della grande sala centrale, mantre il resto degli spazi sarebbero stati funzionali a questo punto focale centrale.

I lavori sono durati cinque lunghi e presumo costosi anni. Grazie a Veltroni che è sensibile alla vocazione artistica e turistica e culturale di Roma. E questo è semplicemente banale. E molte persone di valore hanno concorso alla realizzazione ed alla gestione.
l'Azienda Speciale Palaexpo, ente strumentale del Comune di Roma, Assessorato alle Politiche Culturali, é gestore di mostre d'arte e rassegne cinematografiche, teatro, musica e fotografia. Oltre al Palazzo delle Esposizioni gestisce per il Comune di Roma anche le Scuderie del Quirinale, la Casa del Cinema, la Casa del Jazz e il Teatro del Lido di Ostia.
Il presidente è Giorgio Van Straten, fiorentino, scrittore, di nobile famiglia, molto molto qualificato nel mondo dell'arte e delle esposizioni museali, in particolare per le arti figurative e la musica. Potrebbe essere tuttavia più una figura di rappresentanza. Può dare dritte e conoscenza preziose, mentre certo fondamentale è Rossana Rummo, bella signora napoletana, che ha una quantità di incarichi per la gestione di organizzazioni di cultura e spettacolo tra Roma e Napoli. Anche troppo occupata, temo, per essere veramente incisiva.
Quindi a fare la differenza sono i quadri intermedi, che non conosco, ma che temo abbiano avuto un imprinting municipalesco, quindi blando e confuso. Grandi teste, grandi architetti, ma poca gente in cantiere, dove poi chi fa tutto è il capomastro.

L'ACCESSIBILITÀ

Il palazzo è in Via Nazionale 194, a Roma beninteso.
Invece cinema auditorium e ristorante sono accessibili da via Milano 9°, che poi è la via perpendicolare a Via Nazionale che fa angolo con il Palazzo dal lato di piazza Venezia.
Il Palazzo è chiuso il lunedì, ma per il resto è aperto dalle10 alle 20, continuativamente. Venerdì e sbato si arriva fino alle dieci e mezzo di sera. Molto bene.
È 12,50 euro, Vi sono varie riduzioni, ma l'unica vera riduzione è per le scolaresche prenotate che pagano 4 euro. Secondo me sarebbe meglio far entrare gli studenti con visite guidate e rigorose, ma pagandoli, non chiedendo soldi. Bisognerebbe portarceli a forza, e chiedere che scrivano temi saggi pensieri, premiando quelli meritevoli. L'Italia ha un solo valore, la cultura. La musica, l'archeologia, la pittura, l'architettura, la letteratura. Di questo vive. I turisti che vengono a goderne le bellezze e la cucina sono vettorizzati dal fascino mitico dell'Italia come centro del mondo e del pensiero. Senza arrivare a tanto, sarebbe conveniente, convenientissimo investire in questa immagine. Quindi che ridicolezza è che gli studenti paghino in una esposizione del comune? Deve esserci un investimento, devono essere spesi dei soldi per farceli andare gli studenti. Anche il bus che li prende e li riporta a scuola. In cambio essi devono lavorare, e devono essere i loro professori a preparare le visite e sapere tutto e aiutarli nelle ricerche e nello sviluppo.
Ed ai professori per questo lavoro devono essere dati dei crediti.
Le visite guidate sono possibili ma debbono essere prenotate con largo anticipo, ed hanno restrizioni.
Sono disponibili audioguide ma non gratuite. Qualche museo intelligentemente dà le audio guide gratis pensando che il miglior cliente della cultura è il fruitore che capisce. E se la gente è contenta determina il successo. Quindi aprire porte e portoni. Meglio fare 15 euro di ingresso e dare la guida gratis, e magari anche un catalogo, quanto meno semplice.
Pessima l'accessibilità per i portatori di handicap, a causa della scalea all'ingresso e di quella assurda dell'uscita. Tra i due piani invece ci sono due modesti ascensori. Esiste in teoria un sistema pro handicappati, ma bisogna invocarlo, con tutte le conseguenze negative della confusione e dell'inefficenza dell'organizzazione. Ed é orribile che un handicappato non abbia le sue vie, da gestirsi, per non essere dipendente dagli altri, specie se mediocri. Il rpogetto é un progetto anti-handicappato, non anti-handicap, e poi si é scritto un bel manifesto di solidarietà assicurando l'assistenza. Sembra il manuale di come mettersi nelle condizioni migliori per avere problemi.

I SERVIZI
Il bookshop è aperto per tutto il tempo di apertura del Palazzo, e così anche la caffetteria, mentre il ristorante, pur pretenzioso, apre dalle 10,30 alle 02,00 (così scrivono demenzialmente nella brochure, anche con i centesimi, solo che non è chiaro se siano le due di notte o le due del pomeriggio. Ho controllato, e sono le due del pomeriggio. Arridemenziale orario. Ma chi va a consumare un pasto raffinato alle dieci del mattino, e si fa cacciare alle due?).
L'impressione è che i servizi siano poco integrati con lo spazio espositivo, che il tutto sia poco omogeneo, forse per rispettare gestioni differenziate.

IMPRESSIONI E COMMENTI

A parte delle potenzialità notevoli del Palazzo, e la contentezza a vederlo disponibile per la città, la mia impressione è che in ben cinque anni di lavori si sia fatto poco ed in modo confuso, giungendo a risultati spesso discutibili e certamente poco unitari.
E' possibile che ciò sia dovuto a scarsa qualità progettuale, ma è più probabile che si tratti invece del risultato di compromessi e contraddizioni insiti alla gestione politica della cosa pubblica. In tale tipo di gestione, al contrario di quanto dovrebbe avvenire nella sana amministrazione, quello che conta non è l'efficienza e la correttezza del risultato, ma la rilevanza del significato politico dell'iniziativa, e del consolidamento di posizioni di prestigio che consentono di gestire potere.
Il mio amico sergente_hartman osserverà che sto parlando di amministrazioni di sinistra.
Quindi il risultato non è unitario, e la spesa probabilmente non congrua, certamente non lo sono i tempi di realizzazione.

Tanto più che all'inaugurazione è risultato evidente che non si era pensato ad almeno un miliardo di cose, e che le incongruità si sprecano. Questo dopo cinque anni. Il museo è anche un monumento al pressapochismo, alla superficialità ed all'impapocchiamento. Del resto questo è mentalità generale, quindi non c'è da meravigliarsi se il Palazzo lui medesimo sia così. Perché avrebbero dovuto gli italiotes riuscire a fare cose rigorose? "Siamo mica svizzeri!", dissero con malcelato orgoglio nazionale.

Invece per l'occasione, data la rappresentatività dell'operazione, sarebbe stato auspicabile sforzarsi di mostrare il meglio, il genio, la dura disciplina che consente all'artista di conseguire il capolavoro.

Quando arrivate, coda modesta, ma che si snoda selvaggia sul marciapiede, invade la fermata dell'autobus, costringe i passanti a scendere dal marciapiede con le carrozzine, si arrampica sull'augusta scalea, penetra tra le severe colonne.

Nessun segno di intervento della direzione o degli inservienti nerovestiti. Totale indifferenza. Ma non c'è una simulazione degli aspetti funzionali? E non esiste un monitoraggio, specie in apertura? E non esiste un ufficio di pubbliche relazioni che si preoccupa del feedback del pubblico?

" macchennessò?" "macchemmefrega" "m'arrimbarza"

E la coda disordinata ed ispida è il biglietto da visita del Museo visto dall'esterno.

Quando l'inserviente vi fa passare (vestiti di nero, con radio alla bocca per comunicare con la centrale operativa, sguardo scazzato da morire causa assunzione precaria, nessun training, paga bassa, orario lungo, tentativi di harrassing dal diretto superiore) è chiaro che voi siete lì non come graditi ospiti, ma a vostro rischio e pericolo, e con premeditazione per rompere i cosidetti.

Il banco della reception è improvvisato. Troppo alto, tropo stretto, i ragazzi al computer sono pochi e affaticati, devono gestire un pubblico stanco della coda e bisognoso di sapere dove sono le toilettes, ammassato disordinatamente, vociante, non si capisce chi è prima e dopo, chi sta con quello e lì non serve a niente e chi invece aspetta il turno.

Non c'è filtro ricettivo. Non si entra gradualmente e progressivamente e sicuramente nelle mostre. Entrate all'interno, vi trovate addossati alla biglietteria ma già siete praticamente dentro la sala di ingresso immensa, senza soluzione di continuità. Avete quindi l'impatto dell'ingresso al museo in pratica quando ancora dovete farvi un pezzo di coda ed il biglietto, e poi, quando vi strappano il ticket, siete sparati in mezzo ad una folla che gira ovunque nella grande sala, e non sapete se Rothko è su o giù o dove.

Nella logica liberistica ed umanistica latina si suppone che voi vi arrangiate per conto proprio, e quindi non vale la pena di fare casini per guidarvi al meglio, che sa tanto di costrizione. Ed è giusto, infatti alla fine si scopre che Rothko è proprio lì, in quelle sale attorno attorno, e che la disposizione è progressiva e temporale, ogni sala un periodo. Che si vada in senso orario lo si scopre andando a vedere le date delle opere, scritte sui cartelli, e si giunge alla conclusione dopo un numero molto modesto di tentativi, che rendono più saporita ancora la scoperta del personaggio, che rappresenta un premio per essere riusciti a capire dove e come andare in tempi ragionevolmente brevi.

Si scopre alla fine che le sale sono numerate, infatti c'è un cartellino dietro la colonna sistemato in modo che non sia evidente, per non disturbare lo spazio architettonico. Potete quindi immaginare che si cominci da uno, e, vi rassicuro, è così.

L'uscita è altrettanto improbabile. Non si trova dove sarebbe logico trovarla, a fianco dell'entrata e accedendo alla scala trionfale, dove farsi un'ultima foto con lo sfondo del palazzo. L'uscita non è alla fine di un percorso logico di visita, perché non c'è un percorso intuitivamente tracciato, studiato perché ci si diriga verso quel punto e lungo quel sentiero.

No, qualcuno ha messo le cose lì, dove gli pareva bene, ha scritto un cartello uscita vicino all'uscita, toilettes vicino alle toilettes, sala 1 (piccolissimo) vicino a sala uno, e questo è quanto. La sofisticazione dei percorsi non è calata al gran Palazzo. Ma allora a che servono i nomi titolatissimo che sovraintendono? Sono solo nomi o lavorano anche? La mia teoria è che il Direttore Generale, preso per un convegno ad Ischia con Bush ed un cocktail a Capri con Ben Hur, abbia chiamato con il telefonino la sua colf pregandola "di pensarci lei che adesso proprio non poteva ma proprio no" . Adesso dopo cinque anni di preparativi.

Ma torniamo all'uscita. Una volta trovata, dato che basta chiedere e te lo dicono dove è, si accede ad un vastissimo pozzo quadrato, smisuratamente alto e spoglio, e lungo i quattro lati corre una scala di marmo che occupa solo un piccolo spazio nel vuoto complessivo. Una ringhiera moderna inventata dal saldatore dell'impresa e via. Questo mega spazio è scappato al genio dell'architetto. Eppure è il percorso obbligato in uscita di (si spera) milioni di visitatori. Dimenticato. Ma non è finita, perché dopo un corridoi etto da morgue si passa una porta metallica da garage, con maniglione antipanico, guardata da giovane volontario, che dà direttamente sul marciapiede di via Milano. Un'uscita infima, da retro di bordello. Accuratamente pensata in cinque anni di altro facendo. La porta, ampia, giustamente piega verso l'esterno. La tragedia è che è più ampia del marciapiede, per cui chi percorre la via, come chi esce dal ministero, è costretto a scendere dal marciapiede e farsi arrotare dall'autobus che arriva in discesa da via Milano. L'unica speranza è che il semaforo di Via Milano con Via Nazionale sia rosso.

Ma dove vengono le auto ed i bus che vi porteranno in albergo? In via Milano in divieto di fermata permanente? E chi ha fatto l'analisi della sicurezza, che il Comune chiede per legge a chiunque voglia aprire anche una pizzeria?

Alla mostra di Rothko ci sono degli schermi che consentono di sfogliare le immagini al tocco dello schermo. Nessuna informazione, ma i ragazzini sono tutti li intorno a dar ditate. Bel gioco, si sfoglia il blocco notes di Rothko, si vede la sua idea che cresce. Bello proprio.

Uno solo è poco. Probabilmente sembrava troppo, ma non ha fatto conto, il progettista del percorso museale, che uno strumento interattivo come quello è gestito da una persona sola, e che questa persona vorrà vedersi tutto il blocco di Rothko. Per non parlare dei bambini. Quindi diciamo quattro minuti e mezzo per ogni coppia, afflusso medio previsto di dieci persone al minuto, o si mettono 22 aggeggi o si costringe qualcuno a saltare, anzi, la massima parte non vedrà il bel giochino. Ma chi ha avuto la brillante idea di mettere quegli attrezzi ha pensato, "già, con quello che costano, figurati se io metto tutti quegli aggeggi per quelli là, che vengono tanto che non sanno cosa fare". Vi sembro cinico? Guardate, la cosa più probabile è che on sia stato fatto neppure questo di ragionamento, che la scelta si stata fatta a caso da qualcuno che non c'entrava niente, non dal progettista del museo, dal presidente, dal direttore generale, da Veltroni o da Maga Magò.

Pizza e mandolino, come quel giovane che ho chiamato, avendo lui divisa nera, piglio squadrista e radio all'angolo della bocca dove sussurrava chissà cosa e chissà a chi, dato che un visore dito sensibile di cui mi ero finalmente impadronito mi dichiarava la vera ragione del successo, della conquista…Lo schermo mostrava una sola porzione dell'immagine. Era entrato in modo ingrandito, e l'iimagine andava ben al di là dei confini fisici dell'hardware. Certamente c'era un settaggio saltato, ed appunto io mi proponevo di informare onde rimediare. Appunto con la radio, mi immagino che serva a chiamare stazione spazio 3, attenzione, monitor 2xb in panne, urge settaggio immediato. Certo satellite 42, lo abbiamo, dovrebbe essere OK? Prego confermare. OK confermo centro controllo, siete sempre forti! Cinque dita con me e strizzata d'occhio. Fine del film. Il ragazzo sapeva, ma non supponeva che la cosa si potesse rimediare. Al contrario si sforzava, chissà perché, di salvare forme e dignità contro la più evidente paralisi del sistema, a beneficio non si sa di chi, e neppure richiesto, dato che io cercavo di risolvere, non di dargli un voto. Diceva che era il primo giorno, ed io dicevo cominciamo bene, dopo cinque anni di prove. E lui, ma non abbiamo neppure avuto il tempo di fare formazione, ed io, peggio mi sento, questo mi sembra grave, nessuna formazione agli assistenti del museo, dopo cinque anni. E lui, alle lacrime, ma non è colpa mia, ma non è per cattiveria. Ed io che credevo di rassicurarlo, ma guardi, basta che lei segnali alla manutenzione…ma non c'era la manutenzione, almeno che lui sapesse, gli avevano detto di stare l e di non far avvicinare i visitatori alle opere, e questo era tutto.

E la radio?   
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Vantaggi: leggera, interessante, ben allestita
Svantaggi: nessuno

Scopro solo ora e con immenso piacere questa sezione. Che grande scoperta. la trovo UTILISSIMA : niente di + utile visto che i biglietti si prenotano anche via internet e soprattutto è difficile scegliere una mostra "fuori casa". Personalmente anch ... Leggi l'Opinione

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25.01.2011

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